Il Paradiso per davvero. Il film, i commenti.









Occhi stupiti sul Paradiso

...ma soprattutto, ma essenzialmente non perdere in stupore e in novità, 
non perdere questo fiore, se possibile non perdere un atomo di stupore. 
È il primo che conta. È lo stupore che conta.

Peguy 




Un film per riflettere e scrutarci dentro, se "davvero" stiamo aspettando il Signore, nella certezza che verrà a prenderci per portarci con Lui. Se la nostra esistenza è un Avvento o invece siamo in bilico su una tavola da surf cercando di cavalcare le onde per non inabissarci nel mare della disperazione. Se stiamo desiderando il Paradiso e verso di esso ci stiamo muovendo; se i nostri pensieri, gesti, e parole sono sotto la luce della Pasqua e della vita che non muore, o se invece stiamo impantanati sulla terra, senza sperare nulla. Senza sperarlo oggi, senza vivere nella fede che crede "per davvero" al Paradiso, nella certezza che è lì la nostra vera Patria. Lo hai creduto quando un bambino tornato dal Paradiso te lo ha annunciato? Hai creduto a Colton, il protagonista del film che vi proponiamo? Egli è immagine di ogni apostolo, un "piccolo" al quale sono stati rivelati i segreti del Regno dei Cieli, quelli nascosti ai "sapienti e agli intelligenti" di questo mondo. 

Per farlo, Dio lo ha issato sulla Croce, che per lui ha avuto i tratti di un'infezione all'appendicite mal curata e divenuta peritonite perforante. Sono stati attimi tra la vita e la morte, come ogni Croce, come la tua e la mia. Come quando è morto tuo padre e avevi solo quattro anni, e sei piombato in un grigio che ti ha anestetizzato l'esistenza; o come quando a scuola hanno abusato di te, o la malattia ti ha inchiodato all'insulina, o i tuoi genitori si sono separati, o quello che ti ha crocifisso e solo tu conosci. Quel fatto che ti ha legato mani e piedi, infilzandoti i pensieri al dubbio e all'angoscia con una corona di spine, e trapassato il cuore con una lancia affilata nell'ingiustizia, che da quel momento non più smesso di colare sangue e dolore. 

Ma proprio durante l'operazione si squarcia il velo del Tempio, e il Santo dei Santi, il mistero più grande e inaccessibile si fa vicinissimo,  basta solo aprire le porte della solita Chiesa, come fa Colton. Quel tempo che sembrava infinito, sulla terra dei genitori significava angoscia e paura, come lo fu per la Vergine Maria quello trascorso ai piedi della Croce; con l'anima trafitta dalla spada lottavano con Dio nella preghiera più sincera, stringendosi ai fratelli per sostenere la propria fragilità, mentre per la carne di Colton quel tempo era anestesia, macchine e bisturi, come per Gesù la Croce fu chiodi, spine e aceto. Ma proprio in quel groviglio di lacrime, preghiere e suoni metallici di apparecchiature che segnano impietosamente lo scivolare via della vita, a Colton è accaduto qualcosa di straordinario. Intendiamoci, straordinario solo per chi vive l'ordinario senza stupore, appiattito sulla routine, ingoiato dall'indifferenza e dalla superficialità. Ma per quel bambino lo straordinario restava legato all'ordinario per illuminarlo, accendendo così di stupore i suoi occhi. 

Come accadde a Gesù, nel Getsemani prima, e sulla Croce poi: "Padre, questo che succede nella mia carne, sia il compimento della tua volontà, il perdono celeste che abbracci ogni peccatore sulla terra". Sulla Croce la salvezza era compiuta "per davvero" in Cielo come in terra. Colton esce dunque misteriosamente dal corpo, e comincia a vedere la realtà da un altro punto di vista, quello del Cielo. Altra prospettiva, altitudine diversa, aria rarefatta, e tutto comincia a rivestirsi con i colori dell'aurora di Pasqua. C'è luce intorno a lui, e tutto gli appare "come qui, sulla terra, ma molto più bello". Perché il Paradiso non è molto diverso dalla terra fecondata dall'amore celeste, come l'inferno non è poi così differente dal mondo dove l'amore non c'è. 

Inchiodato sul lettino della camera operatoria, da dentro la sofferenza della sua carne, Dio gli stava concedendo di scostare un pochino la tenda che nasconde il Cielo alla terra, e di guardare così al di là della realtà, per scoprirvi la bellezza che solo il Cielo può dare alla terra. Fissate lo sguardo di Colton, fa pensare a quello di Marcellino pane e vino; entrambi hanno visto Cristo vivo nell'amore. Per questo sono occhi semplici e desti, inzuppati nello stupore. Non quello però esaltato e alienante di chi ha appena visto un fenomeno strabiliante; in fondo Colton non ha assistito neanche a un miracolo. Semplicemente, ha visto con occhi nuovi la storia e la realtà, quelli del compimento

Il nonno ha compiuto la sua ricerca interiore ed è approdato alla casa di Dio. La bimba concepita nel seno della mamma e che non ha visto la luce sulla terra, è viva nel Cielo, felice, affettuosa, in pace. E poi Gesù, bellissimo, sul suo cavallo, come un condottiero vittorioso sul male e la morte. Colton ha pregustato il proprio compimento, la realizzazione della sua vita. Per lui il Paradiso non è stato una parentesi, come chi cerca di spiegare la sua esperienza tendando di ridurla a scienza o a religione. No, per Colton il Paradiso era diventato la cosa più normale: nessuna cesura con il presente, anzi. 

Questa ordinarietà dello straordinario, questo Spirito nella carnalità, queste sembianze terrene del Cielo hanno dischiuso con i colori dello stupore lo sguardo di Colton, per sempre. Per questo è immagine degli apostoli, di coloro che hanno visto Cristo risorto e vivo, e quindi, in Lui e con Lui, sono andati in Paradiso: "Chi ha visto me ha visto il Padre". Gli apostoli sono i testimoni del Cielo, punto. Poi anche molte altre cose, ma innanzitutto sono gli ambasciatori di Colui che dal Cielo è venuto e nel Cielo è tornato, abbattendo per ogni uomo il muro che lo separava dal suo destino eterno. Non possono che essere piccoli, come Colton, messi semplici e disarmati di una notizia tanto straordinaria quanto vicina. 

Il Kerygma, la Buona Notizia che la Chiesa annuncia è che Cristo è risorto con la nostra carne, e ora mostra a tutti le sue piaghe gloriose: non vedi la tua storia di ieri, le sofferenze e i dolori inconsolabili? Tutto è trasfigurato, perché in tutto scorreva, già, la vita di Cristo, che attira e trascina tutto al suo compimento. Anche l'evento più tragico. Colton è entrato nel Paradiso attraversando la Croce, vomitando e con una febbre altissima, coinvolgendo nell'angoscia i suoi genitori. In quei momenti erano presenti anche gli eventi del passato che avevano ferito suo padre e sua madre. Per questo Colton può annunciarci che la nostra vita è già oggi molto più bella in Cielo. Ma abbiamo bisogno dei suoi occhi per guardare con semplicità e stupore alla nostra storia, passata, presente e futura. Gli occhi della fede

Ce lo hanno detto tante volte che il Paradiso esiste, ma poi accade come afferma il padre di Colton: "prima glielo annunciamo, gliene parliamo, e poi capita che lui ci entra davvero nel Paradiso, ne sperimenta l'esistenza, ce lo racconta, e non gli crediamo...". Ecco, l'Avvento è l'occasione che la Chiesa ci offre per passare dal dubbio e dall'incredulità, alla certezza della fede, come hanno fatto i genitori di Colton. Per entrambi, il cambio decisivo è avvenuto quando Colton è stato capace di raccontare di fatti e persone che lui non aveva mai conosciuto. E di raccontarli come li aveva visti nel Paradiso. 


Ecco, la Chiesa ci annuncia proprio questo, i fatti e le persone della nostra storia già in Paradiso. E così ci accompagna alla fonte della fede. Come è accaduto a tutti quelli che Gesù ha guarito in virtù della loro fede: "Va e non peccare più, la tua fede ti ha salvato". La fede che la sofferenza ha gestato e dato alla luce. E' dalle piaghe che la Croce ha impresso nella nostra carne, infatti, che scaturisce la fede! Perché la Croce è l'unica porta che schiude il cammino al Paradiso. Questo Avvento ci invita a salire sulla Croce, e ad aprire gli occhi, chiedendo a Dio la fede. Ciò significa pregare intensamente, camminare nella Chiesa ascoltando la parola di Dio, nutrendoci dei sacramenti, e contemplando il Paradiso che si riverbera nella storia dei fratelli; come hanno fatto i cristiani increduli della comunità di cui il padre di Colton è pastore. 

Colton "originale"

Tutti siamo segnati da una sofferenza che ci schiaccia e ci impedisce di credere, sperare e amare. Ma quando appare il Cielo, quando esso brilla negli occhi dei piccoli apostoli di Cristo, "davvero" il Regno dei Cieli è giunto tra noi. Allora si può iniziare a credere, per sperare nell'attesa del compimento, e vivere amando oltre ogni limite imposto dalla morte e dal peccato. Se il Paradiso esiste "per davvero", la vita cambia radicalmente: ogni istante si riveste di immortalità, ogni parola e gesto si fa incorruttibile perché agganciato al destino eterno per il quale siamo nati. Ogni evento del passato è illuminato e risplende compiuto nell'amore che ha vinto il peccato e la morte. Allora si può vivere nella certezza che anche ogni nuovo passo deposto nella storia ci avvicina alla meta; nulla fa più paura, nessun dolore è più privo di senso. In tutto sentiremo l'eco che rimbalza da lassù, il sapore dolce dell'amore che trasuda dall'amaro delle ferite. Allora sarà Avvento ogni istante, attesa e desiderio della pienezza e del compimento, perché ogni evento e ogni incontro qui sulla terra non saranno che annunci e profezia della Verità piena, anticipi dolcissimi del Paradiso che ci attende.




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Viaggio nell'Aldilà. Il bambino tornato dal Paradiso: "Sono stato tra le braccia di Gesù"












È il 2003. Il 4 luglio - festa nazionale negli Stati Uniti - una normale famiglia americana che vive nel Nebraska, a Imperial, paesino agricolo che ha appena «duemila anime e neanche un semaforo», sta stipando di bagagli una Ford Expedition blu. I Burpo partono verso Nord per andare a trovare lo zio Steve, che vive con la famiglia a Sioux Falls, nel South Dakota (hanno appena avuto un bambino e vogliono farlo vedere ai parenti). L’auto blu imbocca la Highway 61. Alla guida c’è il capofamigliaTodd Burpo, accanto a lui la moglie Sonja e sul sedile posteriore il figlio Colton, di quattro anni, con la sorellina Cassie. Fanno rifornimento a una stazione di servizio nel paese dove nacque il celebre Buffalo Bill prima di affrontare immense distese di campi di granoturco. È la prima volta in quattro mesi che i Burpo si concedono qualche giorno di ferie dopo la scioccante vicenda che hanno vissuto il 3 marzo di quell’anno.


Il piccolo Colton quel giorno aveva cominciato ad avere un forte mal di pancia. Poi il vomito. Stava sempre peggio, finché i medici fecero la loro diagnosi: appendice perforata. Fu operato d’urgenza a Greeley, in Colorado. Durante l’operazione la situazione sembrò precipitare: «Lo stiamo perdendo! Lo stiamo perdendo!». Il bambino era messo molto male e passò qualche minuto assai critico. Poi però si era ripreso. Per il babbo e la mamma era stata un’esperienza terribile. Lacrime e preghiere in gran quantità, come sanno tutti coloro che son passati da questi drammi.

Dunque, quattro mesi dopo, il 4 luglio, la macchina giunge a un incrocio. Il padre Todd si ricorda che girando a sinistra, a quel semaforo, si arriva al Great Plains Regional Medical Center, il luogo dove avevano vissuto la scioccante esperienza. Come per esorcizzare un brutto ricordo passato il padre dice scherzosamente al figlio: «Ehi, Colton, se svoltiamo qui possiamo tornare all’ospedale. Che ne dici, ci facciamo un salto?». Il bambino fa capire che ne fa volentieri a meno. La madre sorridendo gli dice: «Te lo ricordi l’ospedale?». Risposta pronta di Colton: «Certo, mamma, che me lo ricordo. È dove ho sentito cantare gli angeli».



Gli angeli? I genitori si guardano interdetti. Dopo un po’ indagano. Il bimbo racconta con naturalezza i particolari: «Papà, Gesù ha detto agli angeli di cantare per me perché avevo tanta paura. Mi hanno fatto stare meglio». «Quindi», domanda il padre all’uscita del fast food, «c’era anche Gesù?». Il bimbo fa di sì con la testa «come se stesse confermando la cosa più banale del mondo, tipo una coccinella in cortile. “Sì, c’era Gesù”».


«E dov’era di preciso?» domanda ancora il signor Burpo. Il figlio lo guarda dritto negli occhi e risponde: «Mi teneva in braccio». I due genitori allibiti pensano che abbia fatto un sogno nel periodo d’incoscienza. Ma poi vacillano quando Colton aggiunge: «Sì. Quando ero con Gesù tu stavi pregando e la mamma era al telefono». Alla richiesta di capire come fa lui, che in quei minuti era in sala operatoria in stato d’incoscienza, a sapere cosa stavano facendo i genitori, il bambino risponde tranquillamente: «Perché vi vedevo. Sono salito su in alto, fuori dal mio corpo, poi ho guardato giù e ho visto il dottore che mi stava aggiustando. E ho visto te e la mamma. Tu stavi in una stanzetta da solo e pregavi; la mamma era da un’altra parte, stava pregando e parlava al telefono». Era tutto vero. Così come era vero che la mamma di Colton aveva perduto una figlia durante una gravidanza precedente. Colton, che era nato dopo, non l’aveva mai saputo, ma quella sorellina lui l’aveva incontrata in cielo e lei gli aveva spiegato tutto. Sconvolgendo i genitori: «Non preoccuparti, mamma. La sorellina sta bene. L’ha adottata Dio». Di lei il ragazzo dice: «Non la finiva più di abbracciarmi».

Comincia così, con la tipica semplicità dei bambini che raccontano cose eccezionali come fossero normali, una storia formidabile che poi il padre ha raccontato in un libro scritto con Lynn Vincent,Heaven is for Real (tradotto dalla Rizzoli col titolo Il Paradiso per davvero). È da questo libro - bestseller negli Stati Uniti - che vengono queste notizie. All’uscita, nel 2010, conquistò la prima posizione nella top ten del New York Times, e subito dopo dalla storia di Colton è stato tratto un film che è appena arrivato in Italia (dal 10 luglio), sempre col titolo Il Paradiso per davvero. Il film, col marchio Tristar, è diretto da Randall Wallace (lo sceneggiatore di Braveheart) e negli Usa ha avuto un grande successo. Può anche essere che da noi sia un flop, perché gli americani hanno una sensibilità religiosa molto più profonda di quella europea (il caso americano smentisce il paradigma della sociologia moderna, secondo cui la religiosità declinerebbe quanto più aumenta la modernizzazione).

La storia (vera) del piccolo Colton, peraltro, è una tipica esperienza di pre-morte, cioè un fenomeno che l’editoria e la cinematografia statunitense in questi anni hanno scoperto e raccontato molto. Anche perché i maggiori istituti di sondaggio Usa hanno scoperto che si tratta di un’esperienza estremamente diffusa.

Ne ho parlato nel mio ultimo libro, Tornati dall’Aldilà (Rizzoli), perché negli ultimi quindici anni la stessa medicina ha studiato approfonditamente questi fenomeni, scoprendo che non sono affatto da considerarsi allucinazioni, ma sono esperienze reali, vissute da persone in stato di morte clinica. Gli studiosi (io ho citato specialmente i risultati di un’équipe olandese) si sono trovati a dover constatare che la coscienza (anzi una coscienza allargata, più capace di capire) continua a vivere fuori dal corpoanche dopo che le funzioni vitali del corpo e del cervello sono cessate. È quella che - con linguaggio giornalistico - ho chiamato «la prova scientifica dell’esistenza dell’anima». Questi stessi studiosi, con le loro analisi scientifiche, concludono che non si possono spiegare queste esperienze se non ricorrendo alla trascendenza.

Mi sono imbattuto personalmente in questo mistero con la vicenda di mia figlia e mi sono reso conto, dopo aver pubblicato il mio libro, che tanto grande è l’interesse popolare, della gente comune, quanto impossibile è in Italia una discussione sui giornali (o in altre sedi) fra intellettuali e studiosi, su questi fenomeni. C’è letteralmente paura di guardare la realtà. La nostra è la cultura dello struzzo, quello che mette la testa dentro la sabbia per non vedere qualcosa che non vuole vedere. C’è come una censura sull’Aldilà e - in fondo - sul nostro destino eterno: «Tutto cospira a tacere di noi/ un po’ come si tace un’onta/ forse un po’ come si tace/ una speranza ineffabile» (Rilke).
Ma paradossalmente la censura sull’Aldilà (e specialmente sull’Inferno) c’è anche in un certo mondo cattolico che ha adottato «la sociologia come criterio principale e determinante del pensiero teologico e dell’azione pastorale» (Paolo VI). Così accade che, paradossalmente, la scienza è arrivata a constatare il soprannaturale, in questi fenomeni, prima del mondo ecclesiastico e teologico.

Eppure la Vita oltre la vita sarebbe l’unica cosa davvero importante. La sola degna di meditazione. È il grande conforto nel dolore della vita. È stata la grande meta dei santi.Forse bisogna aver assaporato proprio il dolore della vita e della morte per capire. Per avere questo sguardo e questa saggezza. Per lasciarsi consolare dalla Realtà di quell’abbraccio di felicità.

Eric Clapton, alla tragica morte del suo bimbo, scrisse una canzone struggente, Tears in Heaven, dove fra l’altro diceva: «Oltre la porta c’è pace, ne sono sicuro/ E lo so: non ci saranno più lacrime in Paradiso».














di Antonio Socci


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