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22 Luglio. Santa Maria Maddalena



αποφθεγμα Apoftegma

La storia di Maria di Màgdala richiama a tutti una verità fondamentale: 
discepolo di Cristo è chi, nell’esperienza dell’umana debolezza, 
ha avuto l’umiltà di chiedergli aiuto, 
è stato da Lui guarito e si è messo a seguirLo da vicino, 
diventando testimone della potenza del suo amore misericordioso, 
più forte del peccato e della morte

Benedetto XVI










L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Giovanni 20,1. 11-18.

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Maria stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo».
Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.








LA VOCE DELL'AMATO RISORTO E VITTORIOSO SUL PECCATO CI RIDONA LA DIGNITA' E LA BELLEZZE PERDUTE

"Maria!". E' bastato ascoltare il suo nome, e tutto è cambiato. Ma come, Maria di Magdala non stava parlando con Gesù già da un bel pezzo? Perché non lo aveva riconosciuto dalla sua voce? Perché non è il suono e il timbro a rendere inconfondibile una voce, fosse anche quella del marito o della moglie. Non sono la bellezza, l'affetto umano, la passione che determinano l'autenticità di una relazione. Sono l'amore, l'attenzione, la tenerezza, la misericordia, la pazienza, la dolcezza, la serietà con le quali ci si rivolge a una persona che fanno la differenza. In quel "Maria!" c'era tutto questo, ed era per lei. L'amore di Gesù, già sperimentato tante volte, in quel momento, il più importante di tutta la sua vita, era tutto per lei, come se, per Lui, fosse l'unica persona al mondo. Si è sentita di nuovo importante, e per questo era risorta con Lui. In quel sepolcro, infatti, era scesa anche lei. Per questo vi si era recata "di buon mattino, quando era ancora buio". Non resisteva in casa, aveva aspettato che finisse il sabato e poi via, di corsa, verso quel pezzo di lei che Gesù era diventato e che il sepolcro aveva inghiottito. La sua vita, i suoi desideri, le speranze, i progetti, tutto era precipitato in quell'anfratto di roccia. Per Maria la vita s'era fermata allo spirare di Gesù, "il mio Signore". E ora era giunta all'unico luogo a cui sembra essere destinata ogni carne; e Gesù era stato carne e ossa, parole e sguardi, fame e sete come lei, come tutti. L'aveva visto deporre nella tomba, non c'era altro posto dove andare. Ma era successo qualcosa di imprevedibile: arriva e "vede che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro"; certamente qualcuno aveva "portato via il Signore dal sepolcro, e non sapeva dove lo avevano posto!". Maria aveva perduto l'unico luogo che ancora dava senso alla sua vita. Non aveva più "dove" andare, anche l'ultimo appiglio le era stato sottratto: con Lui era svanita anche lei. Per questo, anche se i due apostoli entrano nella tomba vuota e Giovanni vede e crede, mentre essi se ne vanno, Maria rimane incollata dinanzi a quella tomba vuota, "piangendo". Piange perché è una "donna" a cui "hanno portato via il suo Signore, e non sa dove l'hanno posto". "Donna", così l'hanno chiamata gli angeli, così le si rivolge Gesù iniziando a dialogare con lei. Una "donna", innamorata e perduta. Solo le donne possono capire... Gli uomini arrivano sempre dopo, entrano, vedono, credono, ma se ne vanno. C'è una fretta in loro che li spinge sulla cresta della realtà. Le donne no, quando amano aprono se stesse per accogliere l'amato nella propria carne e nella propria anima. Hanno una sensibilità e una profondità sconosciute agli uomini, un amore materno che abbraccia e si lascia fecondare, riuscendo così a sperimentare l'unione con lo sposo a un livello ben più concreto ed esistenziale. L'uomo può staccarsi dalla donna e continuare la propria vita, magari sazio di piacere. La donna invece, accogliendone il seme di vita, resta unita alla parte più preziosa del suo uomo. Anche se se ne allontana, porta nelle sue viscere la carne della carne del suo sposo, fatta ormai carne della propria carne. C'è una vita che palpita in lei, un frammento di lui che le è impossibile dimenticare; nel frutto del loro amore è legata a lui per sempre. 


Così Maria di Magdala con Gesù. L'aveva incontrato nel suo momento peggiore, mentre sette demoni le stavano lacerando cuore e anima. La sua carne stava per essere fatta a brandelli dalle pietre. E Gesù era apparso lì, con un amore di cui nessuna carne era capace; una misericordia che compiva il cuore della Legge secondo la quale sarebbe dovuta morire. Era un "rabbunì" diverso da tutti gli altri, un uomo speciale, l'unico che l'aveva amata davvero, un peccato dopo l'altro, scacciando un demonio dopo l'altro. E lei lo aveva accolto, e Lui aveva deposto nella sua carne e nel suo cuore il seme di Vita Eterna che l'aveva riportata alla dignità, alla pace, alla gioia. L'aveva liberata trasformando la sua libertà piegata verso il peccato in amore. Per questo era rimasta sulla soglia di quella tomba vuota. Aveva in sé un pezzo di Lui, e le gridava dentro graffiandole il cuore di nostalgia. Le sarebbe bastato restare in ginocchio dinanzi alla "pietra", il limite imposto dalla violenza e dalla morte, sapendo che però quell'amato che l'aveva amata come nessuno era lì dietro. Esangue, diafano, privo di vita certo, ma quella bocca che le aveva sussurrato l'amore era lì; quegli occhi che l'avevano guardata con tenerezza infinita; quelle mani che l'avevano rialzata dai suoi peccati; quei piedi che l'avevano cercata; quei capelli, che aveva bagnato di lacrime; Gesù era comunque lì dentro, e lei era con Lui, perché Lui era rimasto in lei nell'amore che l'aveva riscattata. Troppo grande il dolore, troppo forte la paura di restare sola, per immaginare l'impossibile. Per questo il dolore s'era moltiplicato scendendole sulle guance in un fiume di lacrime. Le "avevano portato via" l'unica ancora per la sua memoria. "Piange", infatti, non solo la morte del suo amato, ma anche e soprattutto perché glielo hanno "portato via", e non sa dov'è. Questo era insopportabile, un dolore più acuto della stessa morte di Gesù. Maria aveva bisogno di quel corpo, era Gesù accidenti, era il suo amore, la sua vita. E' disposta ad "andare a prenderlo" per riportarlo alla sua tomba. C'è qualcosa di molto profondo in queste parole che Maria rivolge a Gesù mentre ancora lo crede il "custode del giardino". Perché non le basta sapere "dove è stato posto"? Sarebbe potuta andare a piangerlo là. E invece no, lo vuole "prendere" e riportare in quella tomba. Ebbene, in questa volontà vi è nascosta tutta la sua storia. Lo aveva seguito sulla via della croce, lo aveva contemplato crocifisso, lo aveva pianto insieme a sua Madre; infine, lo aveva visto deporre in quella tomba. E tutto questo era accaduto a Gesù per l'infinito amore con il quale aveva amato l'umanità, e quindi anche lei. Quella tomba era, dunque, il tempio che custodiva la memoria di quell'amore. Voleva la tomba di Gesù, perché essa era anche la sua, il segno rimastole di quell'amore sino alla fine che l'aveva salvata. Lo abbiamo visto, vi era scesa con Lui, le era familiare, come il talamo dove s'erano consumate le loro mistiche nozze. Non ne voleva un'altra, non apparteneva al suo Amato, non apparteneva a lei. E per questo "piangeva" non un "chi", come le aveva chiesto il Signore. Piuttosto "piangeva" un passato troppo bello e sfuggito via. In una parola: come tutti noi alla morte di una persona cara, piangeva soprattutto se stessa, quella parte di lei così legata all'Amato da essere morta con Lui. "Piangeva" il fallimento che ha spezzato sul più bello la sua storia di riscatto e libertà. Ma quelle lacrime segnano per lei l'inizio di un cammino nuovo, non più verso la carne del Signore da "prendere" e possedere, seppure in una tomba; ma verso i suoi fratelli, i discepoli, e, attraverso di loro, verso il mondo, sino a dimenticare se stessa nell'amore nuovo e straripante che spinge a non vivere più per se stessi. Maria si sente chiamare, ed è resurrezione: "Maria!", ed è una creatura nuova. Quel nome dava finalmente un nome a Colui che stava parlando con lei. L'amore sprigionato da quella parola le ha dischiuso gli occhi del cuore e della carne: no, non era il "guardiano del giardino", ma Gesù. Era dunque risorto, era vivo, il sepolcro non è riuscito a trattenere la forza dirompente del suo amore. Era tutto vero quello che aveva sperimentato, e ora era diventato eterno. Sì, non finisce l'amore, non si spegne la misericordia; l'opera di Dio non conosce epilogo, zampilla sino alla vita eterna. Il suo nome era stato pronunciato proprio lì, dinanzi al luogo dove aveva creduto di dover spegnere la sua vita sotto una pioggia di lacrime. Nessuno le aveva portato via il Signore! Solo, non era più come prima. Quel "giardino" era immagine di quello che tutti abbiamo perduto a causa del peccato; e Maria era la nostra vita sperduta lontano dall'identità originaria. Senza Cristo, come ogni uomo che si è separato da Dio. 

Ma quel "Maria!" era la nuova creazione che la destava a una vita ancor più bella. "Sia la luce, e la luce fu"... "Maria!", e "Maria fu!"... Quella voce veniva da oltre la pietra, da molto più in là del sepolcro; veniva dal Cielo; per questo il suo nome spandeva una fragranza nuova, che sapeva di libertà. Cristo risorto le consegnava la sua vittoria, la attirava nel suo passaggio al Padre, le spalancava il "giardino" perduto. Ecco la notizia che investe e trasforma Maria. In quel nome pronunciato vibra l'amore nuovo, più forte della morte. L'amore che è uscito vittorioso da quella tomba, spostando la pietra sulla quale avrebbe voluto piangere la disfatta. Cristo è risorto! Non è lì dentro, non è lo stesso di prima, ha varcato la soglia della morte, del peccato, della carne. E' Lui, è il Signore, ma viene dal Cielo, vivo della vita celeste, una vita che Maria non aveva ancora conosciuto. E' la risurrezione che appare oggi anche davanti a noi, come agli occhi di Maria quel mattino di Pasqua. E' qualcosa di totalmente nuovo, che dobbiamo imparare a conoscere. Si schiude per noi il cammino della Maddalena. Quante volte ci hanno annunziato la resurrezione del Signore, e non abbiamo compreso... Ma abbiamo iniziato a credere e il Signore s'è fatto nostro compagno. Ci ha parlato, ci ha infiammato il cuore, come ai discepoli di Emmaus, ma eravamo ancora piegati sulla nostra carne, sulla storia che ci pesava, le ferite, il male, il dolore. E quel senso di vuoto che neanche l'amore di nostra madre, del marito, dei figli ha mai potuto colmare. Quel vuoto duro e immobile come la pietra del sepolcro, sulla quale ci siamo abituati a piangere. Non abbiamo compreso, ci mancava l'esperienza decisiva. Chi non ha mai sentito il suo nome pronunciato dal Gesù risorto come Maria non può essere cristiano. Quante volte abbiamo tentato di riprenderci il Signore e rimetterlo nella tomba della nostra abitudine al fallimento; quante volte abbiamo pianto lacrime acide di cinismo. Forse anche oggi, di fronte alla tomba nella quale è chiuso il nostro matrimonio, o quella relazione; o forse di fronte all'incapacità di governare le nostre pulsioni, gli eccessi depressivi del carattere, le parole che ci sfuggono dalle labbra e combinano macelli. Sicuramente anche oggi stiamo piangendo di fronte all'ennesimo peccato, sempre lo stesso, che ci umilia e ci frustra, rubandoci la speranza. Ma oggi la sua chiamata, il nostro nome pronunciato dalle sue labbra in modo così unico, ci apre gli occhi e il cuore ad una possibilità impensabile. Solo il suo amore per te e per me così come siamo può metterci in cammino, come Maria. Sì, perché le mancava ancora un passo, decisivo. Doveva imparare a conoscere Cristo non più secondo la carne, ma secondo la nuova dimensione celeste nella quale era venuta a cercarla. Doveva camminare ascoltando la sua voce chiamarla per nome per attirarla al di là dell'affetto umano. Doveva vivere con Cristo la Pasqua. Lo avrebbe voluto "trattenere", come noi. Vivo sì, ma per la nostra vita, per sistemare i nostri cuori, le nostre menti: "Un'ultima soglia deve essere varcata, la più importante di tutte: quella che permetterà a maria di elevarsi dall'attaccamento al sensibile al livello della fede. Di non volgersi più verso il passato ma verso l'avvenire.... Ma bisogna che Gesù stesso le comunichi il messaggio pasquale: "Io salgo verso il Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro" (De La Potterie). Il luogo dove siamo chiamati con Maria Maddalena è dunque il Cielo, dove arrivare con un cammino che ci conduca dalla carne allo Spirito; e in esso imparare a "non trattenere" il Signore, per vivere ogni rapporto nella totale libertà che è frutto della novità di vita dettata dalla Spirito Santo. Oggi il Signore ci chiama a vivere dimentichi del passato e protesi verso il futuro; le cose vecchie ormai passate, non ritorniamo a rimescolare la stanca minestra dei dubbi, delle debolezze, dei fallimenti. Chi ha conosciuto l'amore di Cristo non potrà più vivere senza il suo amore. Chi ha sperimentato la sua resurrezione sarà naturalmente rimbalzato verso i "fratelli di Gesù". Ecco la vita che Dio aveva preparato per Maria e per ciascuno di noi: andare, senza posa, a ogni fratello di Gesù perduto nel mondo, per annunciare l'unica notizia capace di cambiare l'esistenza: Cristo è risorto, è salito al Padre suo e Padre di ogni uomo! Esiste il Cielo, nessuno è orfano. Non ci sono più tombe dove versare lacrime, ma spazi infiniti dove correre ad annunciare il vangelo. Tu ed io saremo, come la Maddalena, gambe e mani, sguardi e voce prestate a Cristo risorto: non importano i peccati commessi, da oggi, la nostra vita riscattata e libera, perduta per amore oltre la morte, camminerà nella Chiesa per dare ovunque al Signore una voce umana per chiamare con il suo amore il nome di ogni suo fratello. 










22 luglio. Santa Maria Maddalena











L'ANNUNCIO
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Maria stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo».
Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

(Dal Vangelo secondo Giovanni 20, 1. 11-18)


"Maria!". E' bastato ascoltare il suo nome, e tutto è cambiato. Ma come, Maria di Magdala non stava parlando con Gesù già da un bel pezzo? Perché non lo aveva riconosciuto dalla sua voce? Perché non è il suono e il timbro a rendere inconfondibile una voce, fosse anche quella del marito o della moglie. Non sono la bellezza, l'affetto umano, la passione che determinano l'autenticità di una relazione. Sono l'amore, l'attenzione, la tenerezza, la misericordia, la pazienza, la dolcezza, la serietà con le quali ci si rivolge a una persona che fanno la differenza. In quel "Maria!" c'era tutto questo, ed era per lei. L'amore di Gesù, già sperimentato tante volte, in quel momento, il più importante di tutta la sua vita, era tutto per lei, come se, per Lui, fosse l'unica persona al mondo. Si è sentita di nuovo importante, e per questo era risorta con Lui. In quel sepolcro, infatti, era scesa anche lei. Per questo vi si era recata "di buon mattino, quando era ancora buio". Non resisteva in casa, aveva aspettato che finisse il sabato e poi via, di corsa, verso quel pezzo di lei che Gesù era diventato che il sepolcro aveva inghiottito. La sua vita, i suoi desideri, le speranze, i progetti, tutto era precipitato in quell'anfratto di roccia. Per Maria la vita s'era fermata allo spirare di Gesù, "il mio Signore". E ora era giunta all'unico luogo a cui sembra essere destinata ogni carne; e Gesù era stato carne e ossa, parole e sguardi, fame e sete come lei, come tutti. L'aveva visto deporre nella tomba, non c'era altro posto dove andare. Ma era successo qualcosa di imprevedibile: arriva e "vede che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro"; certamente qualcuno aveva "portato via il Signore dal sepolcro, e non sapeva dove lo avevano posto!". Maria aveva perduto l'unico luogo che ancora dava senso alla sua vita. Non aveva più "dove" andare, anche l'ultimo appiglio le era stato sottratto: con Lui era svanita anche lei. Per questo, anche se i due apostoli entrano nella tomba vuota e Giovanni vede e crede, mentre essi se ne vanno, Maria rimane incollata dinanzi a quella tomba vuota, "piangendo". Piange perché è una "donna" a cui "hanno portato via il suo Signore, e non sa dove l'hanno posto". "Donna", così l'hanno chiamata gli angeli, così le si rivolge Gesù iniziando a dialogare con lei. Una "donna", innamorata e perduta. Solo le donne possono capire... Gli uomini arrivano sempre dopo, entrano, vedono, credono, ma se ne vanno. C'è una fretta in loro che li spinge sulla cresta della realtà. Le donne no, quando amano aprono se stesse per accogliere l'amato nella propria carne e nella propria anima. Hanno una sensibilità e una profondità sconosciute agli uomini, un amore materno che abbraccia e si lascia fecondare, riuscendo così a sperimentare l'unione con lo sposo a un livello ben più concreto ed esistenziale. L'uomo può staccarsi dalla donna e continuare la propria vita, magari sazio di piacere. La donna invece, accogliendone il seme di vita, resta unita alla parte più preziosa del suo uomo. Anche se se ne allontana, porta nelle sue viscere la carne della carne del suo sposo, fatta ormai carne della propria carne. C'è una vita che palpita in lei, un frammento di lui che le è impossibile dimenticare; nel frutto del loro amore è legata a lui per sempre. Così Maria di Magdala con Gesù. L'aveva incontrato nel suo momento peggiore, mentre sette demoni le stavano lacerando cuore e anima. La sua carne stava per essere fatta a brandelli dalle pietre. E Gesù era apparso lì, con un amore di cui nessuna carne era capace; una misericordia che compiva il cuore della Legge secondo la quale sarebbe dovuta morire. Era un "rabbunì" diverso da tutti gli altri, un uomo speciale, l'unico che l'aveva amata davvero, un peccato dopo l'altro, scacciando un demonio dopo l'altro. E lei lo aveva accolto, e Lui aveva deposto nella sua carne e nel suo cuore il seme di Vita Eterna che l'aveva riportata alla dignità, alla pace, alla gioia. L'aveva liberata trasformando la sua libertà piegata verso il peccato in amore. Per questo era rimasta sulla soglia di quella tomba vuota. Aveva in sé un pezzo di Lui, e le gridava dentro graffiandole il cuore di nostalgia. Le sarebbe bastato restare in ginocchio dinanzi alla "pietra", il limite imposto dalla violenza e dalla morte, sapendo che però quell'amato che l'aveva amata come nessuno era lì dietro. Esangue, diafano, privo di vita certo, ma quella bocca che le aveva sussurrato l'amore era lì; quegli occhi che l'avevano guardata con tenerezza infinita; quelle mani che l'avevano rialzata dai suoi peccati; quei piedi che l'avevano cercata; quei capelli, che aveva bagnato di lacrime; Gesù era comunque lì dentro, e lei era con Lui, perché Lui era rimasto in lei nell'amore che l'aveva riscattata. Troppo grande il dolore, troppo forte la paura di restare sola, per immaginare l'impossibile. Per questo il dolore s'era moltiplicato scendendole sulle guance in un fiume di lacrime. Le "avevano portato via" l'unica ancora per la sua memoria. "Piange", infatti, non solo la morte del suo amato, ma anche e soprattutto perché glielo hanno "portato via", e non sa dov'è. Questo era insopportabile, un dolore più acuto della stessa morte di Gesù. Maria aveva bisogno di quel corpo, era Gesù accidenti, era il suo amore, la sua vita. E' disposta ad "andare a prenderlo" per riportarlo alla sua tomba. C'è qualcosa di molto profondo in queste parole che Maria rivolge a Gesù mentre ancora lo crede il "custode del giardino". Perché non le basta sapere "dove è stato posto"? Sarebbe potuta andare a piangerlo là. E invece no, lo vuole "prendere" e riportare in quella tomba. Ebbene, in questa volontà vi è nascosta tutta la sua storia. Lo aveva seguito sulla via della croce, lo aveva contemplato crocifisso, lo aveva pianto insieme a sua Madre; infine, lo aveva visto deporre in quella tomba. E tutto questo era accaduto a Gesù per l'infinito amore con il quale aveva amato l'umanità, e quindi anche lei. Quella tomba era, dunque, il tempio che custodiva la memoria di quell'amore. Voleva la tomba di Gesù, perché essa era anche la sua, il segno rimastole di quell'amore sino alla fine che l'aveva salvata. Lo abbiamo visto, vi era scesa con Lui, le era familiare, come il talamo dove s'erano consumate le loro mistiche nozze. Non ne voleva un'altra, non apparteneva al suo Amato, non apparteneva a lei. E per questo "piangeva" non un "chi", come le aveva chiesto il Signore. Piuttosto "piangeva" un passato troppo bello e sfuggito via. In una parola: come tutti noi alla morte di una persona cara, piangeva soprattutto se stessa, quella parte di lei così legata all'Amato da essere morta con Lui. "Piangeva" il fallimento che ha spezzato sul più bello la sua storia di riscatto e libertà. Ma quelle lacrime segnano per lei l'inizio di un cammino nuovo, non più verso la carne del Signore da "prendere" e possedere, seppure in una tomba; ma verso i suoi fratelli, i discepoli, e, attraverso di loro, verso il mondo, sino a dimenticare se stessa nell'amore nuovo e straripante che spinge a non vivere più per se stessi. Maria si sente chiamare, ed è resurrezione: "Maria!", ed è una creatura nuova. Quel nome dava finalmente un nome a Colui che stava parlando con lei. L'amore sprigionato da quella parola le ha dischiuso gli occhi del cuore e della carne: no, non era il "guardiano del giardino", ma Gesù. Era dunque risorto, era vivo, il sepolcro non è riuscito a trattenere la forza dirompente del suo amore. Era tutto vero quello che aveva sperimentato, e ora era diventato eterno. Sì, non finisce l'amore, non si spegne la misericordia; l'opera di Dio non conosce epilogo, zampilla sino alla vita eterna. Il suo nome era stato pronunciato proprio lì, dinanzi al luogo dove aveva creduto di dover spegnere la sua vita sotto una pioggia di lacrime. Nessuno le aveva portato via il Signore! Solo, non era più come prima. Quel "giardino" era immagine di quello che tutti abbiamo perduto a causa del peccato; e Maria era la nostra vita sperduta lontano dall'identità originaria. Senza Cristo, come ogni uomo che si è separato da Dio. Ma quel "Maria!" era la nuova creazione che la destava a una vita ancor più bella. "Sia la luce, e la luce fu"... "Maria!", e "Maria fu!"... Quella voce veniva da oltre la pietra, da molto più in là del sepolcro; veniva dal Cielo; per questo il suo nome spandeva una fragranza nuova, che sapeva di libertà. Cristo risorto le consegnava la sua vittoria, la attirava nel suo passaggio al Padre, le spalancava il "giardino" perduto. Ecco la notizia che investe e trasforma Maria. In quel nome pronunciato vibra l'amore nuovo, più forte della morte. L'amore che è uscito vittorioso da quella tomba, spostando la pietra sulla quale avrebbe voluto piangere la disfatta. Cristo è risorto! Non è lì dentro, non è lo stesso di prima, ha varcato la soglia della morte, del peccato, della carne. E' Lui, è il Signore, ma viene dal Cielo, vivo della vita celeste, una vita che Maria non aveva ancora conosciuto. E' la risurrezione che appare oggi anche davanti a noi, come agli occhi di Maria quel mattino di Pasqua. E' qualcosa di totalmente nuovo, che dobbiamo imparare a conoscere. Si schiude per noi il cammino della Maddalena. Quante volte ci hanno annunziato la resurrezione del Signore, e non abbiamo compreso... Ma abbiamo iniziato a credere e il Signore s'è fatto nostro compagno. Ci ha parlato, ci ha infiammato il cuore, come ai discepoli di Emmaus, ma eravamo ancora piegati sulla nostra carne, sulla storia che ci pesava, le ferite, il male, il dolore. E quel senso di vuoto che neanche l'amore di nostra madre, del marito, dei figli ha mai potuto colmare. Quel vuoto duro e immobile come la pietra del sepolcro, sulla quale ci siamo abituati a piangere. Non abbiamo compreso, ci mancava l'esperienza decisiva. Chi non ha mai sentito il suo nome pronunciato dal Gesù risorto come Maria non può essere cristiano. Quante volte abbiamo tentato di riprenderci il Signore e rimetterlo nella tomba della nostra abitudine al fallimento; quante volte abbiamo pianto lacrime acide di cinismo. Forse anche oggi, di fronte alla tomba nella quale è chiuso il nostro matrimonio, o quella relazione; o forse di fronte all'incapacità di governare le nostre pulsioni, gli eccessi depressivi del carattere, le parole che ci sfuggono dalle labbra e combinano macelli. Sicuramente anche oggi stiamo piangendo di fronte all'ennesimo peccato, sempre lo stesso, che ci umilia e ci frustra, rubandoci la speranza. Ma oggi la sua chiamata, il nostro nome pronunciato dalle sue labbra in modo così unico, ci apre gli occhi e il cuore ad una possibilità impensabile. Solo il suo amore per te e per me così come siamo può metterci in cammino, come Maria. Sì, perché le mancava ancora un passo, decisivo. Doveva imparare a conoscere Cristo non più secondo la carne, ma secondo la nuova dimensione celeste nella quale era venuta a cercarla. Doveva camminare ascoltando la sua voce chiamarla per nome per attirarla al di là dell'affetto umano. Doveva vivere con Cristo la Pasqua. Lo avrebbe voluto "trattenere", come noi. Vivo sì, ma per la nostra vita, per sistemare i nostri cuori, le nostre menti: "Un'ultima soglia deve essere varcata, la più importante di tutte: quella che permetterà a maria di elevarsi dall'attaccamento al sensibile al livello della fede. Di non volgersi più verso il passato ma verso l'avvenire.... Ma bisogna che Gesù stesso le comunichi il messaggio pasquale: "Io salgo verso il Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro" (De La Potterie). Il luogo dove siamo chiamati con Maria Maddalena è dunque il Cielo, dove arrivare con un cammino che ci conduca dalla carne allo Spirito; e in esso imparare a "non trattenere" il Signore, per vivere ogni rapporto nella totale libertà che è frutto della novità di vita dettata dalla Spirito Santo. Oggi il Signore ci chiama a vivere dimentichi del passato e protesi verso il futuro; le cose vecchie ormai passate, non ritorniamo a rimescolare la stanca minestra dei dubbi, delle debolezze, dei fallimenti. Chi ha conosciuto l'amore di Cristo non potrà più vivere senza il suo amore. Chi ha sperimentato la sua resurrezione sarà naturalmente rimbalzato verso i "fratelli di Gesù". Ecco la vita che Dio aveva preparato per Maria e per ciascuno di noi: andare, senza posa, a ogni fratello di Gesù perduto nel mondo, per annunciare l'unica notizia capace di cambiare l'esistenza: Cristo è risorto, è salito al Padre suo e Padre di ogni uomo! Esiste il Cielo, nessuno è orfano. Non ci sono più tombe dove versare lacrime, ma spazi infiniti dove correre ad annunciare il vangelo. Tu ed io saremo, come la Maddalena, gambe e mani, sguardi e voce prestate a Cristo risorto: non importano i peccati commessi, da oggi, la nostra vita riscattata e libera, perduta per amore oltre la morte, camminerà nella Chiesa per dare ovunque al Signore una voce umana per chiamare con il suo amore il nome di ogni suo fratello. 


La femminile ostinazione di Maria Maddalena. Gesù risorto appare a una donna: perché? di Marina Corradi


Tratto da Avvenire dell’11 aprile 2012
Nel Regina Coeli del Lunedì dell’Angelo il Papa ha fatto notare il grande spazio che le donne hanno nei racconti delle apparizioni di Cristo risorto; e come queste testimonianze dicano di un «legame speciale» della donna con Cristo. Ma in che cosa può consistere questo legame? La memoria dell’incontro di Maddalena si è tramandata nei secoli. Ancora oggi a Pasqua nelle chiese si sente cantare un canto antico: «Dic nobis Maria, quid vidistis in via? Sepulcrum Christi viventis, et gloriam vidi resurgentis… (Raccontaci, Maria, che hai visto sulla via? La tomba del Cristo vivente, la gloria del risorto…).
Una traslazione del capitolo 20 del Vangelo di Giovanni, dove l’apostolo riferisce ciò di cui fu testimone. L’andare all’alba di Maria di Magdala al sepolcro, il trovarlo vuoto, il suo correre da Pietro e Giovanni, che con i loro occhi pure vedono la tomba vuota. Ma, dopo avere visto, i due tornano a casa. Solo Maddalena resta. Solo a lei, secondo Giovanni, uno sconosciuto domanda: donna, perché piangi? E quando la chiama per nome, lei infine lo riconosce. La testimonianza delle donne, ha ricordato il Papa, nella società ebraica non aveva valore giuridico.
La parola di una donna valeva ben poco. E allora perché, per annunciare l’evento più straordinario della sua vita terrena, quell’evento che taglia e rivoluziona la storia, Cristo sceglie una donna?
Fra le righe del capitolo 20 di Giovanni si legge che Maddalena si reca al sepolcro «di buon mattino, quando era ancora buio». Gli apostoli dormivano, annichiliti dalla delusione e dalla paura; ma lei si alza che ancora è notte, nemmeno aspetta che la luce renda più sicuri i vicoli di Gerusalemme. Ha solo un pensiero in mente: andare alla tomba. (Come una donna che vada a piangere sul suo amore perduto, o una madre che non possa staccarsi dalla lapide che porta il nome del figlio: l’ansia di Maddalena è così femminile nella sua totalità travolgente). Il suo dolore supera e cancella ogni ragionevolezza e convenienza. Inseguendo quei passi nel chiarore incerto di un’alba, pare di sentirne lo scalpiccio affannato, il frusciare delle gonne lunghe sul selciato. Non procedeva forse così svelta e determinata che anche gli ultimi nottambuli si ritraevano stupiti, e la lasciavano passare?
Poi, quando Pietro e Giovanni se ne sono ritornati a casa, lei rimane. Lì, impietrita, come se il tempo non esistesse più o non avesse più alcun valore. Piange. La sfiorano due angeli, lei non sembra neanche trasalire. Non sussulta nemmeno quando quello che le sembra il custode del giardino le domanda: perché piangi? Maddalena insiste, ostinata: dimmi dove hai messo il suo corpo, e io andrò a prenderlo. E poi il momento più straordinario della storia è per lei: la prima cui si manifesta il Dio tornato dalla morte. Lo avrà abbracciato, o gli sarà caduta davanti in ginocchio? Di certo stringe Gesù e non vuole più lasciarlo, se lui le deve dire: non mi trattenere.
È così naturalmente femminile il modo dell’amore che Maddalena porta a Cristo. Così femminilmente concreto; lei “deve” andare al sepolcro per prima, lei non si rassegna a non sapere dove sia il corpo. Lei infine vorrebbe che quell’abbraccio durasse per sempre. In una fisicità materna, in un non potersi contentare di parole ma avere bisogno di toccare, di stringere, quasi di cullare. E quell’uscire di Gesù dal buio del sepolcro pare una nuova nascita; in cui il figlio trovi per prime le braccia di una donna, colei la cui natura è accogliere.
Perché, allora, come prima testimone una donna, la cui parola fra gli Ebrei non contava nulla? Forse per quella femminile ostinazione che non la lasciava dormire, né rassegnarsi. I due uomini vanno, e lei rimane. Come se per la donna, che dà la vita, la morte fosse più visceralmente intollerabile; come se contraddicesse, profanasse la sua più profonda natura. O come se addirittura il Figlio tornato dal vertiginoso buio degli inferi volesse braccia di donna a stringerlo – a riaccoglierlo, maternamente, fra i vivi.

Gregorio Palamas. Va' dai miei fratelli

Fra quelle donne che hanno portato gli aromi al sepolcro di Cristo, Maria Maddalena è l'unica di cui celebriamo la memoria. Il Cristo aveva scacciato da lei sette spiriti cattivi ( Lc 8, 2), per fare largo alle sette operazioni della grazia dello Spirito. La sua perseveranza nel dimorare accanto al sepolcro le è valsa la visione e la conversazione con gli angeli. Poi, dopo aver visto il Signore, diviene suo apostolo presso gli apostoli. Istruita e pienamente rassicurata dalla bocca stessa di Dio, va ad annunziare loro che ha visto il Signore e a ripetere loro ciò che ha detto.

        Consideriamo, fratelli, come Maria Maddalena, si ritrasse, in dignità di fronte a Pietro, il capo degli apostoli, e a Giovanni, il prediletto teologo di Cristo, pure essendo più favorita di loro. Essi, quando corsero al sepolcro, videro soltanto le bende e il sudario ; lei, invece, che era rimasta fino alla fine con ferma perseveranza alla porta del sepolcro, vide prima degli apostoli, non soltanto gli angeli, ma anche il Signore degli angeli, risuscitato nella carne. Senti la sua voce, cosicché Dio, con la propria parola, la mise a suo servizio.

San Gregorio Magno. Ti chiama per nome

« Se l'hai portato via tu ... » Come se Maria avesse già detto il motivo delle sue lacrime, parla di « lui », senza nemmeno aver pronunciato il suo nome. Tale è il segno dell'amore : sempre fissi in colui che si ama, si crede che tutti gli altri ne siano ugualmente occupati... Maria non immagina che si possa ignorare l'oggetto del suo immenso dolore.
Gesù le disse : « Maria ! » Dopo averla chiamata con l'appellativo generico di donna, senza essere riconosciuto, la chiama per nome ; come se volesse dire : « Riconosci colui dal quale sei riconosciuta ». Dio diceva lo stesso a Mosè, l'uomo perfetto : « Ti ho conosciuto per nome » (Es 33, 12). « Uomo » è il nome comune a tutti, invece, « Mosè » è il nome proprio, e il Signore gli dice chiaramente che lo conosce con il suo nome, e sembra dichiarargli : « Io ti conosco non come si conosce una persona qualunque, ma in modo del tutto speciale ».
Maria dunque, chiamata per nome, riconosce il suo creatore e subito grida : « Rabbunì », cioè Maestro : era lui che lei cercava all'esterno, ed era ancora lui che la guidava interiormente nella ricerca... « Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli : 'Ho visto il Signore' e anche ciò che le aveva detto ». In questo momento il peccato degli uomini abbandona il cuore da cui era entrato. Poiché nel Paradiso, è stata una donna a tendere all'uomo il frutto della morte ; al sepolcro, è nuovamente una donna, ad annunciare la vita agli uomini e a riportare le parole di colui che dà la vita.

San Gregorio Magno. Perché piangi?

Maria, mentre piangeva, si chinò e guardò nel sepolcro. Eppure aveva già visto che era vuoto, e aveva annunciato la scomparsa del Signore. Perché allora si china ancora? Perché ancora desidera vedere? Perché l’amore non si accontenta di un solo sguardo; l’amore è una ricerca sempre più ardente. L’ha già cercato, ma invano; si ostina e finisce col ritrovarlo... Nel Cantico dei cantici, la Chiesa diceva dello Sposo: “Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore” (Ct 3,12). Due volte esprime la sua delusione: “L’ho cercato, ma non l’ho trovato”. Infine il successo corona i suoi sforzi: “Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: Avete visto l’amato del mio cuore. Da poco le avevo oltrapassate, quando trovai l’amato del mio cuore” (Ct 3,3-4).
Quanto a noi, quando, sul nostro letto, cerchiamo l’Amato? Durante i brevi riposi di questa vita, quando sospiriamo in assenza del nostro Redentore. Di notte lo cerchiamo, perché anche se il nostro spirito veglia già su di lui, i nostri occhi non vedono null’altro che la sua ombra. Ma poiché non troviamo l’Amato, alziamoci, facciamo il giro della città, cioè della santa assemblea degli eletti. Cerchiamolo con tutto il nostro cuore; guardiamo per le strade e per le piazze, cioè nei passaggi ripidi della vita o nelle sue vie spaziose; apriamo gli occhi, cerchiamo i passi dell’Amato del nostro cuore... Questo desiderio faceva dire a Davide: “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? Senza sosta, cercate il suo volto” (Sal 42,3).

San Gregorio Magno. Avete visto l’amato del mio cuore?

Dobbiamo considerare quanta forza d’amore aveva invaso l’anima di questa donna, che non si staccava dal sepolcro del Signore, anche dopo che i discepoli se ne erano allontanati. Cercava colui che non aveva trovato, piangeva in questa ricerca e, accesa di vivo amore per lui, ardeva di desiderio, pensando che fosse stato trafugato. Accadde perciò che potè vederlo lei sola che era rimasta per cercarlo; perché la forza dell’opera buona sta nella perseveranza, come afferma la voce stessa della Verità: “Chi persevererà sino alla fine sarà salvato” (Mt 10,22)...
I santi desideri infatti crescono col protrarsi dell’attesa. Se invece nell’attesa si affievoliscono, è segno che non erano veri desideri. Ha provato questo ardente amore chiunque è riuscito a giungere alla verità. Così Davide che dice: “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente, quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (Sal 41,3). E la Chiesa dice ancora nel Cantico dei cantici: “Io sono malata d’amore” (Ct 5,8). E di nuovo dice: “l’anima mia è venuta meno” (Ct 2,5). “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Le viene chiesta la causa del dolore, perché il desiderio cresca, e chiamando per nome colui che cerca, s’infiammi di più nell’amore di lui.
“Gesù le disse: Maria!” (Gv 20,16). Dopo averla chiamata con l’appellativo generico del genere, senza essere riconosciuto, la chiama per nome; come se volesse dire: “Riconosci colui dal quale sei riconosciuta. Io ti conosco non come si conosce una persona qualunque, ma in modo del tutto speciale.” Maria dunque, chiamata per nome, riconosce il Creatore e subito grida: “Rabbunì”, cioè “Maestro”: era lui che ella cercava all’esterno, ed era ancora lui che la guidava interiormente nella ricerca.

Benedetto XVI. Maria di Magdala incontra Gesù

«Surrexit Christus, spes mea» – «Cristo, mia speranza, è risorto» (Sequenza pasquale).


Giunga a tutti voi la voce esultante della Chiesa, con le parole che l’antico inno pone sulle labbra di Maria Maddalena, la prima ad incontrare Gesù risorto il mattino di Pasqua. Ella corse dagli altri discepoli e, col cuore in gola, annunciò loro: "Ho visto il Signore!" (Gv 20,18). Anche noi, che abbiamo attraversato il deserto della Quaresima e i giorni dolorosi della Passione, oggi diamo spazio al grido di vittoria: "E’ risorto! E’ veramente risorto!".
Ogni cristiano rivive l’esperienza di Maria di Magdala. E’ un incontro che cambia la vita: l’incontro con un Uomo unico, che ci fa sperimentare tutta la bontà e la verità di Dio, che ci libera dal male non in modo superficiale, momentaneo, ma ce ne libera radicalmente, ci guarisce del tutto e ci restituisce la nostra dignità. Ecco perché la Maddalena chiama Gesù "mia speranza": perché è stato Lui a farla rinascere, a donarle un futuro nuovo, un’esistenza buona, libera dal male. "Cristo mia speranza" significa che ogni mio desiderio di bene trova in Lui una possibilità reale: con Lui posso sperare che la mia vita sia buona e sia piena, eterna, perché è Dio stesso che si è fatto vicino fino ad entrare nella nostra umanità.
Ma Maria di Magdala, come gli altri discepoli, ha dovuto vedere Gesù rifiutato dai capi del popolo, catturato, flagellato, condannato a morte e crocifisso. Dev’essere stato insopportabile vedere la Bontà in persona sottoposta alla cattiveria umana, la Verità derisa dalla menzogna, la Misericordia ingiuriata dalla vendetta. Con la morte di Gesù, sembrava fallire la speranza di quanti confidavano in Lui. Ma quella fede non venne mai meno del tutto: soprattutto nel cuore della Vergine Maria, la madre di Gesù, la fiammella è rimasta accesa in modo vivo anche nel buio della notte. La speranza, in questo mondo, non può non fare i conti con la durezza del male. Non è soltanto il muro della morte a ostacolarla, ma più ancora sono le punte acuminate dell’invidia e dell’orgoglio, della menzogna e della violenza. Gesù è passato attraverso questo intreccio mortale, per aprirci il passaggio verso il Regno della vita. C’è stato un momento in cui Gesù appariva sconfitto: le tenebre avevano invaso la terra, il silenzio di Dio era totale, la speranza una parola che sembrava ormai vana.
Ed ecco, all’alba del giorno dopo il sabato, il sepolcro viene trovato vuoto. Poi Gesù si mostra alla Maddalena, alle altre donne, ai discepoli. La fede rinasce più viva e più forte che mai, ormai invincibile, perché fondata su un’esperienza decisiva: «Morte e vita si sono affrontate / in un prodigioso duello. / Il Signore della vita era morto, / ma ora, vivo, trionfa». I segni della risurrezione attestano la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio, della misericordia sulla vendetta: «La tomba del Cristo vivente, / la gloria del Cristo risorto, / e gli angeli suoi testimoni, / il sudario e le sue vesti».
Cari fratelli e sorelle! Se Gesù è risorto, allora – e solo allora – è avvenuto qualcosa di veramente nuovo, che cambia la condizione dell’uomo e del mondo. Allora Lui, Gesù, è qualcuno di cui ci possiamo fidare in modo assoluto, e non soltanto confidare nel suo messaggio, ma proprio in Lui, perché il Risorto non appartiene al passato, ma è presente oggi, vivo. 

22 Luglio. Santa Maria Maddalena


La storia di Maria di Màgdala richiama a tutti una verità fondamentale: 
discepolo di Cristo è chi, nell’esperienza dell’umana debolezza, 
ha avuto l’umiltà di chiedergli aiuto, 
è stato da Lui guarito e si è messo a seguirLo da vicino, 
diventando testimone della potenza del suo amore misericordioso, 
più forte del peccato e della morte

Benedetto XVI






Gv 20,1.11-18


Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Maria stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo».
Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.





IL COMMENTO

Maria e Gesù. Un incontro, un cammino al vero e alla fede. Una tomba vuota. E tante lacrime. Secondo il noto biblista Ignace De La Potterie "Il punto di vista troppo personale, troppo umano della Maddalena è sottolineato dalle lacrime di Maria. Essa spiega la ragione della sua pena con le parole "Hanno portato via il mio Signore e io non so dove l'hanno posto". Non sospetta minimamente che possa essere risuscitato. E' convinta che abbiano messo in qualche altro posto il corpo del suo Signore. vuole conoscere questo posto per andare a riprendere lei stessa quel corpo inerte: potrà almeno ricordarle colui che essa ha conosciuto...Maria deve essere liberata da un attaccamento troppo sensibile al Gesù terreno, deve abbandonare la sua volontà di possederlo... Ecco perchè Gesù le chiede: "Chi cerchi?". Con questo invita Maria a prendere coscienza dell'equivoco della sua ricerca e a purificarla nella fede. Invece di tormentarsi a proposito del luogo dove pensa abbiano messo il corpo del suo Signore, deve cercare Cristo, il Signore vivente. La sua ricerca deve cessare di essere preoccupazione di trovare il Signore per sé, e trasformarsi in un movomento verso di Lui" ( I. De La Potterie, Saggi di cristologia giovannea). Proprio così. Anche noi, con la Maddalena, cerchiamo oggi qualcosa o qualcuno. Ma chi cerchiamo davvero? Le nostre preghiere, le nostre stesse lacrime, la nostra vita spirituale verso chi è veramente orientata?. Non è una domanda di poco conto.

Il verbo "cercare" è molto importante nel Vangelo di Giovanni. In esso traspare l'invito a cercare, una persona e un luogo. La promessa di Dio ad Abramo fatta sulla soglia della Storia della Salvezza, un luogo, la terra promessa, e una persona, il figlio ed in lui una discendenza. Tutti noi portiamo impresso  l'anelito ad un luogo per abitare, per vivere, per essere felici e in pace; e il desiderio di qualcuno nel quale trascenderci, qualcuno da amare. Questi desideri sono "santi desideri", sigilli del Creatore nel cuore e nella mente della creatura. Ma sono impastati di carne. Occorre un cammino di purificazione, un percorso che ci conduca alle sorgenti della fede dove ricevere occhi nuovi e cuore nuovo. Camminiamo alla ricerca, è vero. Ma spesso sbagliamo oggetto e direzione. Non si tratta di cercare il Signore in qualche altro posto. Un "altrove" della nostra vita, diverso da quello che essa è oggi. 

Ci troviamo, come Maria, dinanzi alla tomba vuota, e siamo smarriti. Qualcosa è successo, ma non capiamo. Credevamo morta la speranza, distrutti i progetti, ci siamo visti deposti in un sepolcro per il nostro carattere, per i nostri peccati. Vorremmo andare a prendere il Signore e riportarlo lì nella tomba, per piangere la disfatta, il fallimento della nostra vita. Vorremmo che Lui agisse in quel sepolcro, nei vuoti delle nostre esistenze, nei nostri difetti, nelle cose storte della nostra storia. Come Maria, piangiamo per l'imprevisto che ci turba. La tomba vuota. No. No. No. Cristo è risorto! Non è lì dentro, non è lo stesso di prima, ha varcato la soglia della morte, del peccato, della carne. E' Lui, è il Signore, ma viene dal Cielo, vivo della vita celeste, una vita che non abbiamo ancora conosciuto. E' la risurrezione che appare oggi davanti a noi. Come agli occhi di Maria quel mattino di Pasqua. 

E' qualcosa di totalmente nuovo, che dobbiamo imparare a conoscere. Un cammino si schiude per noi. Oggi, come ogni giorno. Il cammino della Maddalena, dapprima stupita di fronte all'imponderabile di una tomba vuota. Non capisce. Quante volte ci hanno annunziato la resurrezione del Signore, e non abbiamo compreso... Ma abbiamo iniziato a credere e il Signore s'è fatto nostro compagno, il suo giogo portato con noi, ma, come Maria, non lo abbiamo riconosciuto. Ci ha parlato, ci ha infiammato il cuore, come ai discepoli di Emmaus, ma eravamo ancora piegati sulla nostra carne, sulla storia che ci pesava, le ferite, il male, il dolore. Ma la Sua chiamata, il nostro nome pronunciato dalle sue labbra in modo così unico ci ha aperto gli occhi e il cuore ad una possibilità impensabile. E' risorto.  Eppure la carne la faceva ancora da padrona, lo avremmo voluto "trattenere", come Maria. vivo sì, ma per la nostra vita, per i nostri affetti, per ridar vita a quanto di noi credevamo perduto. Per sistemare i nostri cuori, le nostre menti, le nostre vite. Lo volevamo trattenere nei limiti angusti della nostra esistenza terrena. 

"Un'ultima soglia deve essere varcata, la più importante di tutte: quella che permetterà a maria di elevarsi dall'attaccamento al sensibile al livello della fede. Di non volgersi più verso il passato ma verso l'avvenire.... Ma bisogna che Gesù stesso le comunichi il messaggio pasquale: "Io salgo verso il Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro" (De La Potterie, cit.). Il luogo è dunque il Cielo, e la persona è Gesù  risuscitato, il Messia atteso e vincitore di ogni morte. Conoscere il Signore e credere, vederlo con occhi nuovi, di fede, nella nostra vita, percorrendo, ogni giorno, il cammino della Maddalena. Dalla carne allo Spirito. Dalla terra al Cielo. Imparare a non trattenere il Signore, vivere ogni rapporto nella totale libertà della novità di vita dettata dalla Spirito Santo. Essere nuova creatura. Dimentiche del passato e protese verso il futuro, le cose vecchie ormai passate, e non ritornare a rimescolare la stanca minestra dei dubbi, delle debolezze, dei fallimenti. 

Abbandonarci a Lui, alla Sua vita celeste che viene a prendere dimora in noi. Morti in Lui e risorti in Lui, per non vivere più nulla per noi stessi, foss'anche Cristo stesso, ma vivere tutto per Lui, in Lui, con Lui. Camminare in una vita nuova, nelle opere che Dio Padre ha preparato "già" per noi, perchè noi le praticassimo. Non dobbiamo cercare o inventare nulla per essere santi. Solo camminare sulle orme di Cristo, che tracciano la via della Croce, il candelabro preparato per noi. E' questa la novità, la vita di Cristo in noi crocifissi con Lui. Morti ma vivi. Nella semplicità della vita di ogni giorno, nell'amore di Cristo che ci spinge a compiere la volontà del Padre. Non ci sono "altrove", c'è il "qui ed ora" della sua volontà. Lì è vivo Cristo. Lì, come i rinati dallo Spirito, vivere ogni giorno come il vento, discernendo il momento presente, il kairos della Grazia, uniti a Lui. Con il cuore e la mente nel cielo e il corpo qui sulla terra. Liberi, abbandonati, la nostra vita tutta per Lui, il Signore che ha donato tutto per noi.
 


Gregorio Palamas (1296-1359), monaco, vescovo e teologo ortodosso 
Omelia 20: PG 151, 266. 271 
« Va' dai miei fratelli »
        
Fra quelle donne che hanno portato gli aromi al sepolcro di Cristo, Maria Maddalena è l'unica di cui celebriamo la memoria. Il Cristo aveva scacciato da lei sette spiriti cattivi ( Lc 8, 2), per fare largo alle sette operazioni della grazia dello Spirito. La sua perseveranza nel dimorare accanto al sepolcro le è valsa la visione e la conversazione con gli angeli. Poi, dopo aver visto il Signore, diviene suo apostolo presso gli apostoli. Istruita e pienamente rassicurata dalla bocca stessa di Dio, va ad annunziare loro che ha visto il Signore e a ripetere loro ciò che ha detto.

        Consideriamo, fratelli, come Maria Maddalena, si ritrasse, in dignità di fronte a Pietro, il capo degli apostoli, e a Giovanni, il prediletto teologo di Cristo, pure essendo più favorita di loro. Essi, quando corsero al sepolcro, videro soltanto le bende e il sudario ; lei, invece, che era rimasta fino alla fine con ferma perseveranza alla porta del sepolcro, vide prima degli apostoli, non soltanto gli angeli, ma anche il Signore degli angeli, risuscitato nella carne. Senti la sua voce, cosicché Dio, con la propria parola, la mise a suo servizio.