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Mercoledì della XXX settimana del Tempo Ordinario




La Porta Santa evoca il passaggio
che ogni cristiano è chiamato a compiere dal peccato alla grazia.
Gesù ha detto: «Io sono la porta»,
per indicare che nessuno può avere accesso al Padre
se non per mezzo suo.
C'è un solo accesso che spalanca l'ingresso nella vita di comunione con Dio:
questo accesso è Gesù, unica e assoluta via di salvezza.
Solo a lui si può applicare con piena verità la parola del Salmista:
«E' questa la porta del Signore, per essa entrano i giusti».
Giovanni Paolo II, Incarnationis Mysterium

Dal Vangelo secondo Luca 13,22-30.
Passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».
Il commento
Una «porta stretta» ci separa dalla felicità. Anticamente all’interno della porta grande ve ne era una di servizio, più piccola, che veniva chiusa per ultima. Era quella che attendeva il Servo di Dio a «Gerusalemme», e ogni suo discepolo nella propria «città». Essa è un appello di Gesù alla nostra libertà: Egli «passa», e «insegnando» la dischiude dinanzi a noi chiamandoci a seguirlo sul cammino della salvezza. Viviamo in un tempo di Grazia per convertirci, perché un giorno la porta sarà «chiusa». Il «tale» del Vangelo però sembra non lasciarsi coinvolgere. Anonimo e indifferente sulla soglia della questione fondamentale dell’esistenza, è immagine di ciascuno di noi di fronte all’urgenza della chiamata di Gesù. Come quell’uomo e i rabbini del tempo, ci interessiamo della «salvezza» accademicamente, forse scandalizzati della possibilità che i pagani - la «casta» che ruba o il collega che ci fa le scarpe - si salvino con noi che crediamo di essere già «in salvo», lontani dalla loro corruzione e malvagità. Ma non siamo salvi affatto, l’indifferenza verso il drammatico appello di Gesù nasconde la paura che ci impietrisce dinanzi alla «porta stretta» dove passare per donarci ai fratelli. «Cerchiamo» di «entrare» nella comunione e nella pace con loro ma «non ci riusciamo». Il peccato ci ha fatto sperimentare la morte e, come i progenitori «scacciati» «fuori» dalla casa del «Padrone», «non abbiamo forza» di «lottare» (sforzarci) per amare.
Allora ci affrettiamo a «bussare», pregando e chiedendo consigli, ma non è la conversione. È il tentativo di giustificarci accusando Dio subdolamente opponendogli le nostre «opere». Certo Gesù ha «insegnato» nelle nostre chiese, è stato «presente» quando «abbiamo mangiato e bevuto» nelle liturgie, ma nel fondo non lo abbiamo mai accolto. Dinanzi alla «porta stretta» infatti cadono tutte le maschere e appare l’autentica matrice delle nostre «opere»: la superbia nella quale viviamo per noi stessi servendoci «iniquamente» dei fratelli. Sono opere così diverse da quelle del Figlio da renderci «irriconoscibili» al Padre; non può aprirci perché «non sa da dove veniamo», la lingua delle nostre preghiere infatti è radicalmente diversa da quella del suo Regno. Ma è ancora giorno, i fratelli sono accanto a noi e la «porta» è tenuta aperta dalla pazienza di Dio. Possiamo convertirci perché il «pianto» di oggi non ci accompagni domani e per l’eternità. La salvezza è dischiusa dinanzi a noi oltre la «porta stretta» del sepolcro del Signore. La forza dirompente della sua risurrezione ha rotolato via la pietra che ci impauriva. Il suo amore ci attira dietro a Lui nella «lotta» quotidiana per uscire dal peccato ed entrare nel Regno di Dio e sederci a «mensa» in compagnia dei Patriarchi e di tutti i peccatori salvati prima di noi. Lasciamo che il Signore tagli via quanto in noi è troppo grande e ci impedisce di passare, per scendere dai «primi» posti della superbia che ci aveva condannato, all’«ultimo» dell’umiltà dove il Signore ci aspetta per salvarci.

Mercoledì della XXX settimana del Tempo Ordinario. Approfondimenti







La porta stretta. Angelus di Benedetto XVI


Anche l’odierna liturgia ci propone una parola di Cristo illuminante e al tempo stesso sconcertante. Durante la sua ultima salita verso Gerusalemme, un tale gli chiede: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?". E Gesù risponde: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno" (Lc 13,23-24).  Che significa questa "porta stretta"? Perché molti non riescono ad entrarvi? Si tratta forse di un passaggio riservato solo ad alcuni eletti? In effetti, questo modo di ragionare degli interlocutori di Gesù, a ben vedere è sempre attuale: è sempre in agguato la tentazione di interpretare la pratica religiosa come fonte di privilegi o di sicurezze. In realtà, il messaggio di Cristo va proprio in senso opposto: tutti possono entrare nella vita, ma per tutti la porta è "stretta". Non ci sono privilegiati. Il passaggio alla vita eterna è aperto a tutti, ma è "stretto" perché è esigente, richiede impegno, abnegazione, mortificazione del proprio egoismo.


Ancora una volta il Vangelo ci invita a considerare il futuro che ci attende e al quale ci dobbiamo preparare durante il nostro pellegrinaggio sulla terra. La salvezza, che Gesù ha operato con la sua morte e risurrezione, è universale. Egli è l’unico Redentore e invita tutti al banchetto della vita immortale. Ma ad un’unica e uguale condizione: quella di sforzarsi di seguirlo ed imitarlo, prendendo su di sé, come Lui ha fatto, la propria croce e dedicando la vita al servizio dei fratelli. Unica e universale, dunque, è questa condizione per entrare nella vita celeste. Nell’ultimo giorno – ricorda ancora Gesù nel Vangelo - non è in base a presunti privilegi che saremo giudicati, ma secondo le nostre opere. Gli "operatori di iniquità" si troveranno esclusi, mentre saranno accolti quanti avranno compiuto il bene e cercato la giustizia, a costo di sacrifici. 
Non basterà pertanto dichiararsi "amici" di Cristo vantando falsi meriti: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze" (Lc 13,26). La vera amicizia con Gesù si esprime nel modo di vivere: si esprime con la bontà del cuore, con l’umiltà, la mitezza e la misericordia, l’amore per la giustizia e la verità, l’impegno sincero ed onesto per la pace e la riconciliazione. Questa, potremmo dire, è la "carta d’identità" che ci qualifica come suoi autentici "amici"; questo è il "passaporto" che ci permetterà di entrare nella vita eterna.


Cari fratelli e sorelle, se vogliamo anche noi passare per la porta stretta, dobbiamo impegnarci ad essere piccoli, cioè umili di cuore come Gesù. Come Maria, sua e nostra Madre. Lei per prima, dietro il Figlio, ha percorso la via della Croce ed è stata assunta nella gloria del Cielo, come abbiamo ricordato qualche giorno fa. Il popolo cristiano la invoca quale Ianua Caeli, Porta del Cielo. Chiediamole di guidarci, nelle nostre scelte quotidiane, sulla strada che conduce alla "porta del Cielo".



Giovanni Paolo II. Sforzatevi di entrare per la porta stretta. Omelia del 24 agosto 1980


L’interpellanza circa il problema fondamentale dell’esistenza: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?” (Lc 13,23), non ci può lasciare indifferenti. A tale domanda Gesù non risponde direttamente, ma esorta alla serietà dei propositi e delle scelte: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non vi riusciranno” (Lc 13,24). Il grave problema acquista sulle labbra di Gesù un’angolazione personale, morale, ascetica. Egli afferma con vigore che il raggiungimento della salvezza richiede sacrificio e lotta. Per entrare per quella porta stretta, bisogna, afferma letteralmente il testo greco, “agonizzare”, cioè lottare vivacemente con ogni forza, senza sosta, e con fermezza di orientamento. Il testo parallelo di Matteo sembra ancor oggi più categorico: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via, che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta, invece, è la porta e angusta la via che conduce alla vita e quanti pochi sono quelli che la trovano” (Mt 7,13-14).


La porta stretta è anzitutto l’accettazione umile, nella fede pura e nella fiducia serena, della parola di Dio, delle sue prospettive sulle nostre persone, sul mondo e sulla storia; è l’osservanza della legge morale, come manifestazione della volontà di Dio, in vista di un bene superiore che realizza la nostra vera felicità; è l’accettazione della sofferenza come mezzo di espiazione e di redenzione per sé e per gli altri, e quale espressione suprema di amore; la porta stretta è, in una parola, l’accoglienza della mentalità evangelica, che trova nel discorso della montagna la più pura enucleazione.


Bisogna, insomma, percorrere la via tracciata da Gesù e passare per quella porta che è egli stesso: “Io sono la porta; se uno entra attraverso di me sarà salvo” (Gv 10,9). Per salvarsi bisogna prendere come lui la nostra croce, rinnegare noi stessi nelle nostre aspirazioni contrarie all’ideale evangelico e seguirlo nel suo cammino: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23).


Cari figli e fratelli, è l’amore che salva, l’amore che è già sulla terra beatitudine interiore di chi, nei modi più svariati, nella mansuetudine, nella pazienza, nella giustizia, nella sofferenza e nel pianto, si dimentica di sé e si dona. Il cammino può sembrare erto e difficile, la porta può apparire troppo stretta? Come ho già detto all’inizio, una tale prospettiva supera le forze umane, ma la perseverante preghiera, la fiduciosa implorazione, l’intimo desiderio di compiere la volontà di Dio, ci otterranno di amare ciò che egli comanda.


San Prospero di Aquitania (390-455), teologo laico 
La vocazione dei popoli - Cap. 9 (parziale) 


«Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno»


        Coloro che giungono a Dio attraverso Dio e vogliono essere salvati, sono senz'altro salvati, giacché lo stesso desiderio di salvezza lo concepiscono per ispirazione di Dio e giungono alla conoscenza della verità per illuminazione di Lui che li chiama. Sono infatti figli della promessa, ricompensa della fede, seme spirituale di Abramo, « stirpe eletta, sacerdozio regale» (1P 2,9), conosciuto prima da Dio e preordinato alla vita eterna... Tramite Isaia, il Signore ci fa conoscere la sua grazia che fa di ogni uomo una  nuova creatura : "Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa..., perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi". E d'altra parte : "...davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua" (Is 43,19s; 45,23).


        È impossibile che tutto questo non accada : la previdenza di Dio non si sbaglia; i suoi disegni non cambiano; la sua volontà è costante e le sue promesse sono mantenute. Dunque, tutti quelli che designano queste parole saranno salvati. Egli, in effetti, scrive la legge nei loro cuori (cfr. Rm 2,15); essi hanno accesso alla conoscenza di Dio non attraverso un insegnamento umano ma sotto la direzione del Maestro supremo : "Ora né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere" (1Cor 3,7)... A tutti è dato di avere un cuore cambiato, un giudizio retto, una volontà ugualmente retta. Dio fa nascere il timore in tutti gli uomini affinché si attengano ai suoi comandamenti... Essi celebrano la potenza della sua misericordia, e i miracoli che essa compie perché Dio li ha scelti : "Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo". (cfr. Ger 31,31-33).



Mercoledì della XXX settimana del Tempo Ordinario








Dal Vangelo secondo Luca 13,22-30.
Passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose:
«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete.
Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze.
Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità!
Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».


IL COMMENTO

Non si gioca. Assolutamente. C'è una porta stretta, ed è la Croce che ci attende ogni giorno. E' lì, non occorre cercarla. Per questo è inutile strepitare e mormorare su quanto e come e cosa abbiamo fatto. Non serve proprio a nulla. Non è quello che pensiamo o desideriamo fare. Fosse anche l'opera più santa e meritoria. Non servono "Giovani Marmotte" dello Spirito. Non si tratta di buone azioni. Si tratta della Croce. E della lotta. La traduzione "sforzatevi" non fa giustizia all'originale greco che dice "lottare", entrare nell'agone che ci è presentato quotidianamente. La nostra vita si gioca precisamente nella storia che si snoda ogni giorno il mare dove passa la via del Signore lasciando spesso orme invisibili. O scegliamo il Suo amore diffuso nei rivoli della nostra esistenza vera e reale -sofferenze, difficoltà, peccati, debolezze compresi - oppure optiamo per i nostri pugni, i nostri concetti, ideali, le nostre testarde pretese di giustizia.

Per questo la lotta è il cammino verso la libertà. La porta stretta taglia e recide tutto quello che in noi ci lega a relazioni carnali, incatenate all'affettività che ci fa schiavi di invidie e gelosie. è stretta la porta che ci fa dimagrire spiritualmente, per essere leggeri e senza altro debito verso gli altri che quello di un amore autentico, libero, che desidera e lotta per il bene del prossimo. E' l'agonia ( la parola greca che compare nel Vangelo di oggi), la lotta finale che prepara ogni uomo all'incontro con il Signore, la battaglia per conservare la fede nella speranza e nella carità. L'agonia per entrare, attraverso la porta stretta della morte, nella Vita vera, eterna e libera dalle angustie della corruzione. Così comprendiamo come ogni morte quotidiana, ogni evento che nella nostra vita uccide un pezzettino di uomo vecchio, è il segno dell'amore fedele di Dio, che ci ha creati a sua immagine e non si arrende alle nostre infedeltà che la deturpano sino a renderla irriconoscibile. Il Signore ci ama, è geloso di noi, e, attraverso gli eventi che ci crocifiggono, ricrea a poco a poco la sua immagine in noi, perchè non sia che, chiusa la porta stretta del Cielo, ci debba lasciare fuori perchè non ci riconosce come suoi fratelli.

Non basta aver partecipato all'eucarestia, come non basta aver ascoltato la sua Parola per varcare e soglie del Paradiso. E' necessaria la lotta, la preghiera, l'abbandono fiducioso sul legno della Croce. Occorre gettarsi in ginocchio come Gesù, nel Getsemani di ogni giorno, al bivio tra la vita e la morte, tra il bene ed il male, tra la sua volontà e le nostre concupiscenze. In ginocchio a sudar sangue, crocifissi con Cristo, la sua vita nella nostra, la sua mente ed il suo Spirito ad orientarci e a guidarci nel compimento della volontà del Padre. Così si entra in Cielo, crocifissi nella stretta porta della storia, dove discende, gratuita la salvezza. Essa è donata ad un cuore umile, che non presume di sé stesso gridando e cercando di entrare nel Cielo con le proprie forze, che spera solo nella Grazia di Dio. Un cuore contrito come quello di Davide, il cuore gradito a Dio.

Nella stretta porta delle Croce si spalancano le bracce del Signore colme di misericordia. In ogni istante misericordia gratuita per noi, ultimi perchè piccoli, deboli e incapaci di nulla, e perciò primi nell'essere amati. Noi siamo da Lui, dal Suo amore infinito, da Lui eternamente conosciuti. Basta con i nostri capricci, la nostra vita difesa coi pugni, primi a perorare le giuste cause nemiche ella Croce, ultimi nell'amore. Lasciamoci riconciliare con Lui nel Suo amore incarnato in ogni nostra ora, lottando nella battaglia della fede, l'abbandono totale alla sua misericordia. Passiamo anche oggi, attraverso la porta stretta della storia, in una Pasqua d'amore, alla gioia eterna del suo volto.





Evangelio según San Lucas 13,22-30.
Jesús iba enseñando por las ciudades y pueblos, mientras se dirigía a Jerusalén.
Una persona le preguntó: "Señor, ¿es verdad que son pocos los que se salvan?". El respondió:
"Traten de entrar por la puerta estrecha, porque les aseguro que muchos querrán entrar y no lo conseguirán.
En cuanto el dueño de casa se levante y cierre la puerta, ustedes, desde afuera, se pondrán a golpear la puerta, diciendo: 'Señor, ábrenos'. Y él les responderá: 'No sé de dónde son ustedes'.
Entonces comenzarán a decir: 'Hemos comido y bebido contigo, y tú enseñaste en nuestras plazas'.
Pero él les dirá: 'No sé de dónde son ustedes; ¡apártense de mí todos los que hacen el mal!'.
Allí habrá llantos y rechinar de dientes, cuando vean a Abraham, a Isaac, a Jacob y a todos los profetas en el Reino de Dios, y ustedes sean arrojados afuera.
Y vendrán muchos de Oriente y de Occidente, del Norte y del Sur, a ocupar su lugar en el banquete del Reino de Dios.
Hay algunos que son los últimos y serán los primeros, y hay otros que son los primeros y serán los últimos".



COMENTARIO


No se juega. Absolutamente. Hay una puerta estrecha, y es la Cruz que nos espera cada día. Está allí, no hace falta buscarla. Por éso es inútil vocear y murmurar sobre cuándo y como y que hemos hecho de mal o bien. No sirve para nada. No se trata de lo que pensamos o deseamos hacer. Aun fuera la obra más santa y meritoria.

No sirven "Jóvenes Marmotas" del Espíritu. No se trata de buenas acciones. Se trata de la Cruz. Y de la lucha. La traducción "esforzaros" no hace justicia al original griego que dice "luchar", entrar en el certamen (agonia en griego) que nos es presentado cotidianamente. Nuestra vida se juega precisamente en la historia que se disvela cada dia, el mar dónde pasa el camino del Dios dejando a menudo huellas invisibles. O elegimos su amor difundido en los riachuelos de nuestra existencia verdadera y real - sufrimientos, dificultad, pecados, debilidades comprendidas - o bien elegimos nuestros puños, nuestros conceptos, ideales, nuestras testarudas pretensiones de justicia.

Por eso la lucha es el camino hacia la libertad. La puerta estrecha corta todo lo que en nosotros nos pega a relaciones carnales, atadas a la afectividad que nos hace esclavos de envidias y celos. Es apretada la puerta que nos hace adelgazar espiritualmente, para ser ligeros y sin otra deuda con los demas que la de un amor auténtico, libre, que desea y lucha por el bien del otro. Es la agonía, (la palabra griega que comparece en el Evangelio de hoy), la lucha final que prepara cada hombre al encuentro con el Señor, la buena batalla para conservar la fe con la esperanza y la caridad. La agonía para entrar, a traves de la puerta estrecha de la muerte, en la Vida verdadera, eterna y libre de las estrecheces de la corrupción.

Así comprendemos como cada muerte cotidiana, cada acontecimiento que en nuestra vida mata un pedacito de hombre viejo, constituye la señal del amor fiel de Dios, que nos ha creado a su imagen y no se se rinde a nuestras infidelidades que estropean esta misma imagen hasta hacernos desconocidos a sus ojos. El Señor nos quiere, es celoso de cada uno de nosotros, no quiere que nadie se pierda y, a traves de los acontecimientos que nos crucifican, recrea poco a poco su imagen en nosotros, porque no sea que, cerrada la puerta estrecha del Cielo, nos tenga que dejar fuera porque no nos reconosca como a sus hermanos.

No basta con haber participado en la eucarestia, como no basta con haber escuchado su Palabra, para cruzar el umbral del Paraíso. Es necesaria la lucha, aquella de la oracion, el abandono sobre la madera de la Cruz. Hace falta tirarse de rodillas como Jesús, en el Getsemani de cada día, en el cruce entre la vida y la muerte, entre el bien y el mal, entre su voluntad y nuestras concupiscencias. De rodillas a sudar sangre, crucifijados con Cristo, su vida en la nuestra, su mente y su Espíritu a orientarnos y a conducirnos en el cumplimiento de la voluntad del Padre. Se entra así en Cielo, crucifijados en el camino estrecho de la historia, dónde desciende, gratuita, la salvación. Ella es donada a un corazón humilde, que no supone de si mismo gritando y tratando de entrar en el Cielo con sus propias fuerzas si no que espera sólo en la Grazia de Dios. Un corazón contrito y humillado como aquello de David, el corazón agradable a Dios.

En la puerta estrecha de la Cruz se abren los brazos del Señor colmados de misericordia. En cada instante está su misericordia gratuita por nosotros, últimos, porquè pequeños para entra en la puerta estrecha, debiles y sin fuerzas, y por tanto primeros en el ser amados. Nosotros somos suyos, pertenecemos a Su amor infinito, de Él eternamente somos conocidos. Basta ya con nuestros caprichos, con nuestra vida defendida con los puños, primeros a perorar las justas causas que son hostiles a la Cruz; basta ser últimos en el amor. Dejemos reconciliarnos hoy con Él en Su amor encarnado en las horas, luchando en la batalla de la fe, el abandono total a su misericordia; hoy tambien a traves de la puerta estrecha pasamos, en una Pasqua de amor, al gozo eterno de su rostro.

Mercoledì della XXX settimana del Tempo Ordinario





Dal Vangelo secondo Luca 13,22-30.
Passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose:
«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete.
Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze.
Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità!
Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».


IL COMMENTO

Non si gioca. Assolutamente. C'è una porta stretta, ed è la Croce che ci attende ogni giorno. E' lì, non occorre cercarla. Per questo è inutile strepitare e mormorare su quanto e come e cosa abbiamo fatto. Non serve proprio a nulla. Non è quello che pensiamo o desideriamo fare. Fosse anche l'opera più santa e meritoria. Non servono "Giovani Marmotte" dello Spirito. Non si tratta di buone azioni. Si tratta della Croce. E della lotta. La traduzione "sforzatevi" non fa giustizia all'originale greco che dice "lottare", entrare nell'agone che ci è presentato quotidianamente. La nostra vita si gioca precisamente nella storia che si snoda ogni giorno il mare dove passa la via del Signore lasciando spesso orme invisibili. O scegliamo il Suo amore diffuso nei rivoli della nostra esistenza vera e reale -sofferenze, difficoltà, peccati, debolezze compresi - oppure optiamo per i nostri pugni, i nostri concetti, ideali, le nostre testarde pretese di giustizia.

Per questo la lotta è il cammino verso la libertà. La porta stretta taglia e recide tutto quello che in noi ci lega a relazioni carnali, incatenate all'affettività che ci fa schiavi di invidie e gelosie. è stretta la porta che ci fa dimagrire spiritualmente, per essere leggeri e senza altro debito verso gli altri che quello di un amore autentico, libero, che desidera e lotta per il bene del prossimo. E' l'agonia ( la parola greca che compare nel Vangelo di oggi), la lotta finale che prepara ogni uomo all'incontro con il Signore, la battaglia per conservare la fede nella speranza e nella carità. L'agonia per entrare, attraverso la porta stretta della morte, nella Vita vera, eterna e libera dalle angustie della corruzione. Così comprendiamo come ogni morte quotidiana, ogni evento che nella nostra vita uccide un pezzettino di uomo vecchio, è il segno dell'amore fedele di Dio, che ci ha creati a sua immagine e non si arrende alle nostre infedeltà che la deturpano sino a renderla irriconoscibile. Il Signore ci ama, è geloso di noi, e, attraverso gli eventi che ci crocifiggono, ricrea a poco a poco la sua immagine in noi, perchè non sia che, chiusa la porta stretta del Cielo, ci debba lasciare fuori perchè non ci riconosce come suoi fratelli.

Non basta aver partecipato all'eucarestia, come non basta aver ascoltato la sua Parola per varcare e soglie del Paradiso. E' necessaria la lotta, la preghiera, l'abbandono fiducioso sul legno della Croce. Occorre gettarsi in ginocchio come Gesù, nel Getsemani di ogni giorno, al bivio tra la vita e la morte, tra il bene ed il male, tra la sua volontà e le nostre concupiscenze. In ginocchio a sudar sangue, crocifissi con Cristo, la sua vita nella nostra, la sua mente ed il suo Spirito ad orientarci e a guidarci nel compimento della volontà del Padre. Così si entra in Cielo, crocifissi nella stretta porta della storia, dove discende, gratuita la salvezza. Essa è donata ad un cuore umile, che non presume di sé stesso gridando e cercando di entrare nel Cielo con le proprie forze, che spera solo nella Grazia di Dio. Un cuore contrito come quello di Davide, il cuore gradito a Dio.

Nella stretta porta delle Croce si spalancano le bracce del Signore colme di misericordia. In ogni istante misericordia gratuita per noi, ultimi perchè piccoli, deboli e incapaci di nulla, e perciò primi nell'essere amati. Noi siamo da Lui, dal Suo amore infinito, da Lui eternamente conosciuti. Basta con i nostri capricci, la nostra vita difesa coi pugni, primi a perorare le giuste cause nemiche ella Croce, ultimi nell'amore. Lasciamoci riconciliare con Lui nel Suo amore incarnato in ogni nostra giornata.





Evangelio según San Lucas 13,22-30.
Jesús iba enseñando por las ciudades y pueblos, mientras se dirigía a Jerusalén.
Una persona le preguntó: "Señor, ¿es verdad que son pocos los que se salvan?". El respondió:
"Traten de entrar por la puerta estrecha, porque les aseguro que muchos querrán entrar y no lo conseguirán.
En cuanto el dueño de casa se levante y cierre la puerta, ustedes, desde afuera, se pondrán a golpear la puerta, diciendo: 'Señor, ábrenos'. Y él les responderá: 'No sé de dónde son ustedes'.
Entonces comenzarán a decir: 'Hemos comido y bebido contigo, y tú enseñaste en nuestras plazas'.
Pero él les dirá: 'No sé de dónde son ustedes; ¡apártense de mí todos los que hacen el mal!'.
Allí habrá llantos y rechinar de dientes, cuando vean a Abraham, a Isaac, a Jacob y a todos los profetas en el Reino de Dios, y ustedes sean arrojados afuera.
Y vendrán muchos de Oriente y de Occidente, del Norte y del Sur, a ocupar su lugar en el banquete del Reino de Dios.
Hay algunos que son los últimos y serán los primeros, y hay otros que son los primeros y serán los últimos".



COMENTARIO


No se juega. Absolutamente. Hay una puerta estrecha, y es la Cruz que nos espera cada día. Está allí, no hace falta buscarla. Por éso es inútil vocear y murmurar sobre cuándo y como y que hemos hecho. No sirve para nada. No se trata de lo que pensamos o deseamos hacer. También fuera la obra más santa y meritoria.

No sirven "Jóvenes Marmotas" del Espíritu. No se trata de buenas acciones. Se trata de la Cruz. Y de la lucha. La traducción "esforzaros" no hace justicia al original griego que dice "luchar", entrar en el certamen que nos es presentado cotidianamente. Nuestra vida se juega precisamente en la historia que se disvela cada dia, el mar dónde pasa el camino del Dios dejando a menudo huellas invisibles. O Su amor difuso en los riachuelos de nuestra existencia verdadera y real - sufrimientos, dificultad, pecados, debilidades comprendidas - o bien nuestros puños, nuestros conceptos, ideales, nuestras testarudas pretensiones de justicia.

En la puerta estrecha de la Cruz se abren los brazos del Señor colmados de misericordia. En cada instante es misericordia gratuita por nosotros, últimos y por tanto primeros en el ser amados. Nosotros somos suyos, de Su amor infinito, de Él eternamente conocidos. Basta ya con nuestros caprichos, con nuestra vida defendida con los puños, primeros a perorar las justas causas hostiles a la Cruz; basta ser últimos en el amor. Dejemos reconciliarnos con Él en Su amor encarnado en este nuestro día.