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«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!»


L'ANNUNCIO
La lebbra è un'infermità evidente che non si può nascondere, marca un'impurità che "fermava a distanza" segregando i lebbrosi dal resto del popolo; altrettanto evidente era la fama di Gesù, che si estendeva in tutto Israele. L'incontro tra il desiderio dei lebbrosi e l'amore e il potere di Gesù era dunque quasi naturale, l'evidenza rivelava che erano fatti gli uni per l'Altro. E' la nostra stessa esperienza. Quando sono apparse le pustole sulla pelle del matrimonio, dell'amicizia, del lavoro, abbiamo cominciato a frequentare con più assiduità la Chiesa, avendo visto in altri il potere del Signore. Come i lebbrosi, lo abbiamo implorato di "avere pietà di noi" e di guarirci. E Gesù, prontamente, ci ha accolti, senza distinzioni e preferenze. Ma a modo suo, mettendoci in cammino con un annuncio che è insieme profezia e compimento: "Andate a presentarvi ai sacerdoti". Conoscendo l'estrema vulnerabilità e incostanza del cuore dell'uomo, il Signore ha preparato per noi nella Chiesa un lungo e serio percorso di conversione, "un cammino di purificazione e di guarigione del desiderio" (Benedetto XVI). In esso possiamo incontrarlo al di là dell'evidenza superficiale, scoprendo nel profondo del cuore la radice delle nostre malattie e lì sperimentarvi il suo potere, per fondare la nostra vita in Lui. Non basta essere "guariti", occorre "vedere" con occhi nuovi i propri peccati per consegnarli a Cristo ed essere "salvati". La "fede" autentica e adulta accoglie la "salvezza" che si manifesta nella "gratitudine", l' "eucarestia" che fa del lebbroso e Gesù un'unica carne, capace di donarsi senza riserve. Ad essa  approda l'unico tra i dieci che, dopo aver "veduto" e sperimentato l'amore di Gesù che lo ha "guarito": "torna indietro", si converte, e passa dalla schiavitù alla libertà, dalla supplica alla "lode". E' l'incontro decisivo: solo chi ha scoperto di essere stato un "samaritano", eretico, malato e lontano, ma amato gratuitamente da Gesù che per salvarlo si è fatto "straniero" sulla Croce, non si vergogna di "prostrarsi" davanti a Lui mostrandosi nella sua povertà; riconosce in Lui non solo il Maestro ma anche l'unico Sacerdote che, dopo averlo "guarito", può certificare la "salvezza" del suo cuore: Lui, infatti, lo ha trasformato in un cuore capace di amare. E noi, "dove siamo" oggi? Il Signore ci cerca come ha cercato gli altri "nove" lebbrosi. Siamo presso di Lui e, quindi, consegnati gratuitamente a marito, moglie, figli, fratelli? Siamo "guariti" o "salvati"? Se ci sentiamo in diritto d'essere guariti, per aver vissuto i problemi e le difficoltà come un'ingiustizia a cui Dio deve porre rimedio, il Vangelo ci chiama oggi a conversione: ad accogliere la "fede" che bussa sulle ferite della nostra lebbra, per "vedere" i segni che Dio ha deposto nella nostra vita per tornare a Lui, e così ci salvi "alzandoci" dal peccato e ci faccia "andare" in una vita nuova.


Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario





Sarebbe di grande utilità promuovere una sorta di pedagogia del desiderio, 
sia per il cammino di chi ancora non crede, 
sia per chi ha già ricevuto il dono della fede... 
per non accontentarsi mai di quanto si è raggiunto.
Tutti abbiamo bisogno di percorrere 
un cammino di purificazione e di guarigione del desiderio. 
Siamo pellegrini verso la patria celeste, 
verso quel bene pieno, eterno, che nulla ci potrà più strappare. 

Benedetto XVI




Dal Vangelo secondo Luca 17,11-19.

Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. 
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, 
alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». 
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. 
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; 
e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. 
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? 
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: 
«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».



Il commento

In "dieci" si fanno incontro a Gesù, il numero minimo di adulti necessari per il servizio della sinagoga, immagine di ogni comunità cristiana. Tutti "gridano" ad una sola voce riconoscendo in Gesù un "maestro", un "epistatès" - "colui che sta in alto" - nella speranza che si chini su di loro per guarirli. Avendo in comune la stessa lebbra parlano la stessa lingua e desiderano la stessa cosa, perché la comunione nella Chiesa si radica innanzitutto nel riconoscersi tutti deboli, afflitti dalla medesima malattia, bisognosi dello stesso medico. E' il primo passo, molti non fanno neppure questo, ma non basta. La lebbra è un'infermità evidente che non si può nascondere, marca un'impurità che "fermava a distanza" segregando i lebbrosi dal resto del popolo; altrettanto evidente era la fama di Gesù, che si estendeva in tutto Israele. L'incontro tra il desiderio dei lebbrosi e l'amore e il potere di Gesù era dunque quasi naturale, l'evidenza rivelava che erano fatti gli uni per l'Altro. E' la nostra stessa esperienza. Quando sono apparse le pustole sulla pelle del matrimonio, dell'amicizia, del lavoro, abbiamo cominciato a frequentare con più assiduità la Chiesa, avendo visto in altri il potere del Signore. Come i lebbrosi, lo abbiamo implorato di "avere pietà di noi" e di guarirci. E Gesù, prontamente, ci ha accolti, senza distinzioni e preferenze. Ma a modo suo, mettendoci in cammino con un annuncio che è insieme profezia e compimento: "Andate a presentarvi ai sacerdoti". Il Levitico, infatti, prescriveva che se il lebbroso fosse stato sanato, doveva andare a mostrarsi ai sacerdoti perché ne certificassero la guarigione riammettendolo così alla vita e al culto del popolo. 

Pieni di speranza, abbiamo obbedito alla Buona Notizia, e ci siamo incamminati. Conoscendo l'estrema vulnerabilità e incostanza del cuore dell'uomo, il Signore ha preparato per noi un lungo e serio percorso di conversione, "un cammino di purificazione e di guarigione del desiderio" (Benedetto XVI). In esso possiamo incontrarlo al di là dell'evidenza superficiale, scoprendo nel profondo del cuore la radice delle nostre malattie e lì sperimentarvi il suo potere, per fondare la nostra vita in Lui. 
Non basta essere "guariti", occorre "vedere" con occhi nuovi i propri peccati per consegnarli a Cristo ed essere "salvati". La "fede" autentica e adulta accoglie la "salvezza" che si manifesta nella "gratitudine", l' "eucarestia" che fa del lebbroso e Gesù un'unica carne, capace di donarsi senza riserve. Ad essa  approda l'unico tra i dieci che, dopo aver "veduto" e sperimentato l'amore di Gesù che lo ha "guarito", "torna indietro", si converte, e passa dalla schiavitù alla libertà, dalla supplica alla "lode". E' l'incontro decisivo: non si vergogna di "prostrarsi" davanti a Gesù mostrandosi nella sua povertà; riconosce in Lui non solo il Maestro ma anche l'unico Sacerdote che, dopo averlo "guarito", può certificare la "salvezza" del suo cuore. Solo chi ha scoperto di essere stato un "samaritano", eretico, malato e lontano, ma amato gratuitamente da Gesù, che per salvarlo si è fatto "straniero" sulla Croce, non si accontenta della guarigione ma, nel vagito della "fede" che "salva", desidera solo di essere con Lui: "quando nel desiderio si apre la finestra verso Dio, questo è già segno della presenza della fede nell’animo" (Benedetto XVI). E noi, "dove siamo" oggi? Il Signore ci cerca come ha cercato gli altri "nove" lebbrosi. Siamo andati via sazi dei miracoli con i quali ha sistemato le nostre cose? Ci sentiamo, in fondo, in diritto d'essere guariti, perché abbiamo vissuto i problemi e le difficoltà come un'ingiustizia a cui il Signore doveva porre rimedio? In questo caso, come per gli altri nove lebbrosi, anche se riammessi nella società dai sacerdoti, la "guarigione" non ci servirà a nulla. Per questo il Signore ci invita ad accogliere la "fede" nella quale "vedere" i segni che ha deposto nella nostra vita come una chiamata per consegnarci a Lui, perché ci salvi alzandoci dal peccato  e ci faccia "andare" in una vita nuova.



Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario



Sarebbe di grande utilità promuovere una sorta di pedagogia del desiderio, 
sia per il cammino di chi ancora non crede, 
sia per chi ha già ricevuto il dono della fede... 
per non accontentarsi mai di quanto si è raggiunto.
Tutti abbiamo bisogno di percorrere 
un cammino di purificazione e di guarigione del desiderio. 
Siamo pellegrini verso la patria celeste, 
verso quel bene pieno, eterno, che nulla ci potrà più strappare. 

Benedetto XVI



Dal Vangelo secondo Luca 17,11-19.

Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. 
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, 
alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». 
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. 
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; 
e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. 
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? 
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: 
«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».

Il commento

In "dieci" si fanno incontro a Gesù, il numero minimo di adulti necessari per il servizio della sinagoga, immagine di ogni comunità cristiana. Tutti "gridano" ad una sola voce riconoscendo in Gesù un "maestro", un "epistatès" - "colui che sta in alto" - nella speranza che si chini su di loro per guarirli. Avendo in comune la stessa lebbra parlano la stessa lingua e desiderano la stessa cosa, perché la comunione nella Chiesa si radica innanzitutto nel riconoscersi tutti deboli, afflitti dalla medesima malattia, bisognosi dello stesso medico. E' il primo passo, molti non fanno neppure questo, ma non basta. La lebbra è un'infermità evidente che non si può nascondere, marca un'impurità che "fermava a distanza" segregando i lebbrosi dal resto del popolo; altrettanto evidente era la fama di Gesù, che si estendeva in tutto Israele. L'incontro tra il desiderio dei lebbrosi e l'amore e il potere di Gesù era dunque quasi naturale, l'evidenza rivelava che erano fatti gli uni per l'Altro. E' la nostra stessa esperienza. Quando sono apparse le pustole sulla pelle del matrimonio, dell'amicizia, del lavoro, abbiamo cominciato a frequentare con più assiduità la Chiesa, avendo visto in altri il potere del Signore. Come i lebbrosi, lo abbiamo implorato di "avere pietà di noi" e di guarirci. E Gesù, prontamente, ci ha accolti, senza distinzioni e preferenze. Ma a modo suo, mettendoci in cammino con un annuncio che è insieme profezia e compimento: "Andate a presentarvi ai sacerdoti". Il Levitico, infatti, prescriveva che se il lebbroso fosse stato sanato, doveva andare a mostrarsi ai sacerdoti perché ne certificassero la guarigione riammettendolo così alla vita e al culto del popolo. 

Pieni di speranza, abbiamo obbedito alla Buona Notizia, e ci siamo incamminati. Conoscendo l'estrema vulnerabilità e incostanza del cuore dell'uomo, il Signore ha preparato per noi un lungo e serio percorso di conversione, "un cammino di purificazione e di guarigione del desiderio" (Benedetto XVI). In esso possiamo incontrarlo al di là dell'evidenza superficiale, scoprendo nel profondo del cuore la radice delle nostre malattie e lì sperimentarvi il suo potere, per fondare la nostra vita in Lui. Non basta essere "guariti", occorre "vedere" con occhi nuovi i propri peccati per essere "salvati". La "fede" autentica e adulta, infatti, si manifesta nella "gratitudine", l' "eucarestia" che fa del lebbroso e Gesù un'unica carne, capace di donarsi senza riserve. Ad essa  approda l'unico tra i dieci che, dopo aver "veduto" e sperimentato l'amore di Gesù che lo ha "guarito", "torna indietro", si converte, e passa dalla schiavitù alla libertà, dalla supplica alla "lode". E' l'incontro decisivo: non si vergogna di "prostrarsi" davanti a Gesù mostrandosi nella sua povertà; riconosce in Lui non solo il Maestro ma anche l'unico Sacerdote che, dopo averlo "guarito", può certificare la "salvezza" del suo cuore. Solo chi ha scoperto di essere stato un "samaritano", eretico, malato e lontano, ma amato gratuitamente da Gesù, che per salvarlo si è fatto "straniero" sulla Croce, non si accontenta della guarigione ma, nel vagito della "fede" che "salva", desidera solo di essere con Lui: "quando nel desiderio si apre la finestra verso Dio, questo è già segno della presenza della fede nell’animo" (Benedetto XVI). E noi, "dove siamo" oggi? Il Signore ci cerca come ha cercato gli altri "nove" lebbrosi. Siamo andati via sazi dei miracoli con i quali ha sistemato le nostre cose? Ci sentiamo, in fondo, in diritto d'essere guariti, perché abbiamo vissuto i problemi e le difficoltà come un'ingiustizia a cui il Signore doveva porre rimedio? In questo caso, come per gli altri nove lebbrosi, anche se riammessi nella società dai sacerdoti, la "guarigione" non ci servirà a nulla. Per questo il Signore ci invita ad accogliere la "fede" nella quale "vedere" i segni che ha deposto nella nostra vita come una chiamata per consegnarci a Lui, perché ci salvi alzandoci dal peccato  e ci faccia "andare" in una vita nuova.




Benedetto XVI. La purificazione del desiderio


Sarebbe di grande utilità promuovere una sorta di pedagogia del desiderio, sia per il cammino di chi ancora non crede, sia per chi ha già ricevuto il dono della fede... per non accontentarsi mai di quanto si è raggiunto. 
Proprio le gioie più vere sono capaci di liberare in noi quella sana inquietudine che porta ad essere più esigenti
 – volere un bene più alto, più profondo – e insieme a percepire con sempre maggiore chiarezza che nulla di finito può colmare il nostro cuore. Impareremo così a tendere, disarmati, verso quel bene che non possiamo costruire o procurarci con le nostre forze; a non lasciarci scoraggiare dalla fatica o dagli ostacoli che vengono dal nostro peccato. Tutti, del resto, abbiamo bisogno di percorrere un cammino di purificazione e di guarigione del desiderio. Siamo pellegrini verso la patria celeste, verso quel bene pieno, eterno, che nulla ci potrà più strappare. Non si tratta, dunque, di soffocare il desiderio che è nel cuore dell’uomo, ma di liberarlo, affinché possa raggiungere la sua vera altezza.



Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario





Dal Vangelo secondo Luca 17,11-19.
Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,
alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce;
e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse:
«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».


IL COMMENTO

"Dove sei?" chiede il Signore ad Adamo mentre passeggiava cercandolo nel Giardino. Già, dove sono, dove siamo oggi? Ci siamo guardati? Oppure siamo talmente occupati dai nostri progetti o dalle nostre idee su noi stessi che abbiamo ormai perso di vista la verità? Probabilmente siamo già precipitati nella fantasia d'una vita sognata. Salvati per pura Grazia, tutti presi dalla ritrovata salute, dimentichiamo l'origine della nostra gioia; guariti come se tutto ci fosse dovuto, come se la lebbra dei nostri peccati fosse qualcosa di ingiusto che ci ha tagliato la strada e che, il Signore ha doverosamente rimosso. La stoltezza dei nove lebbrosi guariti che non conoscono gratitudine perchè strangolati dal proprio Io.

Eppure a guardar bene dentro noi stessi avremmo di che gioire autenticamente. Scopriremmo certo peccati, debolezze, infedeltà a bizzeffe, lebbra insomma, a renderci impuri e impresentabili. Ma proprio nel fondo delle nostre fetenti infermità saremmo imprevedibilmente stupiti dall'incontro con la misericordia infinita di Dio. La mano tesa del Signore sin dentro le nostre piaghe.

La gratitudine scaturisce da questa esperienza, dall'essere toccati e guariti dal Suo amore. Non abbiamo paura allora di guardarci dritti negli occhi dell'anima sin dentro al più profondo di noi. Ci attende lo sguardo colmo di tenerezza del Signore. La fede che salva passa per questa discesa, negli abissi delle nostre indicibili debolezze sanate dall'incomprensibile amore di Dio.



Evangelio según San Lucas 17,11-19.
Mientras se dirigía a Jerusalén, Jesús pasaba a través de Samaría y Galilea.
Al entrar en un poblado, le salieron al encuentro diez leprosos, que se detuvieron a distancia
y empezaron a gritarle: "¡Jesús, Maestro, ten compasión de nosotros!".
Al verlos, Jesús les dijo: "Vayan a presentarse a los sacerdotes". Y en el camino quedaron purificados.
Uno de ellos, al comprobar que estaba curado, volvió atrás alabando a Dios en voz alta
y se arrojó a los pies de Jesús con el rostro en tierra, dándole gracias. Era un samaritano.
Jesús le dijo entonces: "¿Cómo, no quedaron purificados los diez? Los otros nueve, ¿dónde están?
¿Ninguno volvió a dar gracias a Dios, sino este extranjero?".
Y agregó: "Levántate y vete, tu fe te ha salvado".


COMENTARIO


"¿Dónde estás?" el Señor pregunta a Adán mientras pasea buscándolo en el Jardín. ¿Ya, dónde estoy, dónde estamos hoy? ¿Nos hemos mirado? ¿O bien estamos tan ocupados en nuestros proyectos o en nuestras ideas sobre nosotros mismos que ya hemos perdido de vista la verdad? Probablemente ya somos precipitados en la fantasía de una vida soñada. Salvados por pura Grazia, cojidos por la hallada salud, olvidamos el origen de nuestra alegría; nos creemos curados como si todo nos fuera debido, como si la lepra de nuestros pecados fuera algo injusto que nos ha cortado el camino y que, el Señor tiene que remover para borrar la injusticia. La necedad de los nueve leprosos curados que no conocen gratitud porque estrangulados por el propio Yo es la misma nuestra necedad.


Sin embargo a mirar bien dentro de nosotros mismos tendríamos de qué alegrarse. Descubriríamos cierto pecados, debilidades, infidelidad a montones, lepra en fin, a devolvernos impuros e impresentables. Pero justo en el fondo de nuestras hediondas enfermedades nos seríamos asombrados imprevisiblemente por el encuentro con la misericordia infinita de Dios. La mano tensa de Dios hasta dentro de nuestras llagas.

La gratitud mana de esta experiencia, del ser tocado y curados por Su amor. No tenemos entonces miedo de mirarnos rectos hasta a los ojos del alma, dentro del más profundo de nosotros. Nos espera la mirada llena de ternura del Señor. La fe que salva pasa por este pendiente, en los abismos de nuestras indecibles debilidades saneados por el incomprensible amor de Dios.






San Francesco (1182-1226), fondatore dei Fratelli minori
Prima regola, 23

« Tornare a rendere gloria a Dio »

Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio,
Padre santo e giusto, Signore, re del cielo e della terra,
per te stesso ti rendiamo grazie,
perché per la tua santa volontà,
e mediante il Figlio tuo unico con lo Spirito Santo,
hai creato tutte le cose, spirituali e corporali.
E noi, fatti a tua immagine e somiglianza,
hai posto in paradiso ;
e noi, per colpa nostra, siamo caduti.

Ti rendiamo grazie perché,
come tu ci hai creati per mezzo del Figlio tuo,
così, nel santo amore con cui ci hai amati,
hai fatto nascere tuo Figlio, vero Dio e vero uomo,
dalla gloriosa sempre Vergine Beatissima santa Maria,
e, mediante la sua croce, il suo sangue e la sua morte,
hai voluto riscattarci dalla nostra schiavitù.

E ti rendiamo grazie perché lo stesso tuo Figlio
tornerà nella gloria della sua maestà,
per mandare i reprobi
che hanno rifiutato di pentirsi e di riconoscerti,
nel fuoco eterno
e per dire a tutti coloro che ti conobbero,
adorarono e servirono nella penitenza :
« Venite, benedetti del Padre mio, entrate in possesso del
regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo » (Mt 25, 34).

Noi tutti, miseri e peccatori,
non siamo degni di nominarti ;
supplici, ti preghiamo,
che il nostro Signore Gesù Cristo,
il Figlio tuo prediletto in cui ti sei compiaciuto,
con lo Spirito Santo Paraclito,
ti renda grazie, lui stesso, per tutto,
come a te, e a lui, piace
lui che sempre ti basta in tutto,
e per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia !



San Francisco de Asís (1182- 1226) fundador de los Hermanos Menores
Primera Regla, 23

«Ha vuelto para dar gloria a Dios»

Poderosísimo, santísimo, altísimo y soberano Dios,
Padre justo y santo, Señor, rey del cielo y de la tierra,
te damos gracias por ser tú quien eres,
porque, por tu santa voluntad,
y por tu Hijo único con el Espíritu Santo,
has creado todas las cosas, espirituales y corporales.
Nos has hecho a tu imagen y semejanza,
nos has colocado en el paraíso;
y nosotros, caímos por nuestras faltas.

Te damos gracias porque,
igual que tú nos has creado por medio de tu Hijo
igualmente, por medio del santo amor con que nos has amado,
has hecho nacer a tu Hijo, verdadero Dios y verdadero hombre,
de la gloriosa Virgen, Santa María,
y, por su cruz, su sangre y su muerte,
has querido rescatarnos de nuestro cautiverio.

Te damos gracias porque este mismo Hijo
vendrá en la gloria de su majestad,
para mandar al fuego eterno a los malditos
que no han querido convertirse y reconocerte
y para decir a todos los que te habrán reconocido,
adorado y servido en la penitencia:
«Venid, benditos de mi Padre; heredad el reino preparado para vosotros desde la creación del mundo» (Mt 25,34).

Todos somos miserables y pecadores,
no somos dignos de nombrarte;
te rogamos, pues, aceptes
que nuestro Señor Jesucristo
tu Hijo muy amado en quien te complaces,
junto con el Espíritu Santo Paráclito,
sea él mismo quien te de gracias por todo,
tal como te place y como a él le place,
él, que te basta siempre y en todo,
él, por quien has hecho tanto por nosotros. ¡Aleluya!