Mercoledì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario. Commento completo
La perseveranza, rimanere abbandonati nel suo amore, è la chiave che apre la nostra vita al proprio compimento. Essa è come una saetta che preannuncia un temporale. La verità sfregia irreparabilmente la menzogna e ne svela l'effimera sostanza. Dove ha messo radici la menzogna, la verità nel suo incedere crea sconquassi, rompe equilibri acquisiti, l'agognato quieto vivere se ne va a carte e quarantotto. Perseverare, dal latino per - a lungo - e severus - rigoroso. La perseveranza è una virtù per la quale, dice San Tommaso d'Aquino, è necessaria la Grazia santificante, come tutte le "virtù infuse". Essa ci viene data attraverso un cammino di conversione lungo e severo, rigoroso. La perseveranza si impara sperimentando i frutti del combattimento sulla via della Croce, la preparazione del catecumenato che ogni cristiano è chiamato a compiere, perché all'uscita delle acque del battesimo ci attende l'arena del martirio.
La vita che ha preparato il Signore per noi non è propriamente una vita di pace, quella dell'elettroencefalogramma piatto, dell'assenza di conflitti. Gesù ci ha lasciato una pace diversa da quella soffice e avvelenata del mondo. La pace del mondo stringe in un abbraccio mortale, narcotizzando a poco a poco la vita sino a renderla insopportabile, mentre la pace del Signore è il frutto della sua personale guerra vittoriosa con il demonio e con la morte. La pace di Cristo è quella che ci traghetta dentro le persecuzioni che si scatenano in noi e contro di noi dai rantoli del mondo, della carne e del demonio. "Anche noi dunque, circondati da un così gran numero di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede" (Eb. 12, 1-2). La perseveranza è l'attitudine dell'amore. E' tenere fisso lo sguardo su Cristo, come un atleta fissa il traguardo, anche quando non lo può ancora vedere con gli occhi. Se non c'è traguardo non c'e amore, e quindi neanche la perseveranza. Per tagliare un traguardo si superano gli ostacoli, si soffre, ci si sacrifica, si combatte.
Il traguardo di ogni mia parola, di ogni pensiero, di ogni azione è Cristo, è l'affermazione e la vita di Lui in chi mi è di fronte, come anche nelle cose che faccio, nello studio, nel lavoro, nelle faccende domestiche, nello svago. Perseverare nelle fiamme della fornace ardente significa non smettere di contemplare il volto di Cristo, l'unico che è insieme autore e perfezionatore; fissare Colui che ha dato forma e vita a chi ho dinanzi, alla mia attività, e che, solo, può portare a compimento, al traguardo, al destino per il quale tutto è dato. Se il traguardo è Cristo, fissando Lui contemplo anche il mio tagliare il traguardo, perché in Lui il destino è già compiuto. Non batto l'aria, come dice San Paolo, perché il mio traguardo non consiste in qualcosa di corruttibile, ma è la corona che Gesù ha conquistato per me. Trattare duramente il proprio corpo per ridurlo in schiavitù, la perseveranza unita alla temperanza che fa combattere contro le concupiscenze e l'avidità idolatrica, non è un masochismo per privarsi di qualcosa di bello e buono; è invece l'abito di chi fissa Cristo, di chi ama anelando all'autenticità, al destino eterno, al desiderio più profondo del proprio cuore. E', secondo l'accezione di perseverare che si trova in Omero, "rimanere indietro, arrestarsi e non deviare, tenere duro, resistere" per non cadere e dimenticare il traguardo.Da questo assoluto scaturisce l'odio! Non possiamo far finta che non esista in un buonismo che uccide. Il Signore non fa giri di parole: "Chi non odia ... non può essere mio discepolo"; l'odio è l'altra faccia dell'amore, e la perseveranza nell'amore ci rende paradossalmente oggetto di odio da ciò che il nostro amore non abbraccia, anzi, da ciò che è raggiunto dal nostro stesso odio. Chi è amico del mondo è nemico di Dio. L'amicizia di Dio che ci ha raggiunti, e coinvolti in un cammino di reale conversione alla Verità, al Bello, al Buono, sovverte ogni dato acquisito nella nostra esistenza spesa a mettere faticosamente a posto, tra un compromesso e un'impennata d'orgoglio, ogni tessera del mosaico.
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| Giuseppe venduto dai fratelli |
Odiati da tutti. Esattamente come il nostro cuore ha sempre orgogliosamente odiato tutti e tutto, quando questi ci hanno sconvolto l'esistenza annunciandoci, con un fatto o una parola, la verità. Ma la Verità, Cristo, è il compimento della nostra vita. La sua pienezza qui ed ora è la Verità che si traduce in libertà. Per questo saremo consegnati ai tribunali, ai parenti, agli amici, ai colleghi di lavoro, a chiunque incontreremo. Perché in noi sarà consegnato Cristo. La nostra vita sconvolta e rovesciata dal suo amore come un cassetto ricolmo di oggetti da buttare, ci è donata per sconvolgere il piano del demonio, per essere un segno di contraddizione. Come lo fu Cristo con Giuda. Chi lo avrebbe immaginato che quel sangue sarebbe ricaduto sugli assassini per lavare ogni loro peccato? Chi lo può immaginare che il tuo sangue offerto per la moglie, il marito, i figli, i colleghi, per chi odia Cristo e la Chiesa, ricadrà su di loro anche oggi per scagionarli e socchiudergli il cammino al Cielo?
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"Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno... Questo vi darà occasione di render testimonianza"
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| L'ANNUNCIO |
Mercoledì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario
Lc 21,12-19
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza.
Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà.
Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”.
Il commento
Tutta la nostra vita è una magnifica occasione. Permeata di Grazia, ogni nostra parola può sgorgare dalle stesse labbra di Dio. Ovunque e in ogni circostanza, tutto di noi e della nostra vita è l'occasione di una testimonianza. Siamo martiri, sempre in trincea. La nostra vita è uno specchio dove l'amore di Dio ha scelto di rifrangersi per la salvezza d'ogni uomo. Non v'è un istante della nostra vita, non v'è un aspetto, anche il più nascosto e segreto, che non sia irripetibilmente importante.
La perseveranza, rimanere abbandonati nel Suo amore, è la chiave che apre la nostra vita al proprio compimento. Essa è come una saetta che preannuncia un temporale. La verità sfregia irreparabilmente la menzogna e ne svela l'effimera sostanza. Dove ha messo radici la menzogna, la verità nel suo incedere crea sconquassi, rompe equilibri acquisiti, l'agognato quieto vivere se ne va a carte e quarantotto. Perseverare, dal latino per - a lungo - e severus - rigoroso. La perseveranza è una virtù per la quale, dice San Tommaso d'Aquino, è necessaria la Grazia santificante, come tutte le "virtù infuse". Essa ci viene data attraverso un cammino di conversione lungo e severo, rigoroso. La perseveranza si impara sperimentando i frutti del combattimento.
La vita che ha preparato il Signore per noi non è propriamente una vita di pace, quella dell'elettroencefalogramma piatto, dell'assenza di conflitti. Gesù ci ha lasciato una pace diversa da quella soffice e avvelenata del mondo. La pace del mondo stringe in un abbraccio mortale, narcotizzando a poco a poco la vita sino a renderla insopportabile, mentre la pace del Signore è il frutto della sua personale guerra vittoriosa con il demonio e con la morte. La pace di Cristo è quella che ci traghetta dentro le persecuzioni che si scatenano in noi e contro di noi dai rantoli del mondo, della carne e del demonio.
"Anche noi dunque, circondati da un così gran numero di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede" (Eb. 12, 1-2). La perseveranza è l'attitudine dell'amore. Essa è, essenzialmente, tenere fisso lo sguardo su Cristo, come un atleta fissa il traguardo, anche quando non lo può ancora vedere con gli occhi della carne. Se non c'è traguardo non c'e amore, e quindi neanche la perseveranza. Per tagliare un traguardo si superano gli ostacoli, si soffre, ci si sacrifica, si combatte. Quando nella vita viene a mancare lo scopo, il telos, il compimento, tutto diviene pesante, svuotato di senso, e la carne, il mondo e gli inganni del demonio prendono facilmente il sopravvento. Così ad esempio nello studio, o nei rapporti con le persone amate, gli amici, i fidanzati, gli sposi. Tutto è una corsa, un agôna, una lotta nella quale tenere fisso lo sguardo su Gesù nell'altro: questa è la chiave. Il traguardo di ogni mia parola, di ogni pensiero, di ogni azione è Cristo, è l'affermazione e la vita di Lui in chi mi è di fronte, come anche nelle cose che faccio, nello studio, nel lavoro, nelle faccende domestiche, nello svago. Perseverare nelle fiamme della fornace ardente significa non smettere di contemplare il volto di Cristo, l'unico che è insieme autore e perfezionatore; fissare Colui che ha dato forma e vita a chi ho dinanzi, alla mia attività, e che, solo, può portare a compimento, al traguardo, al destino per il quale tutto è dato. Se il traguardo è Cristo, fissando Lui contemplo anche il mio tagliare il traguardo, perchè in Lui il destino è già compiuto. Non batto l'aria, come dice San Paolo, perchè il mio traguardo non consiste in qualcosa di corruttibile, ma è la corona che Gesù ha conquistato per me.
Da questo assoluto scaturisce l'odio! Non possiamo far finta che non esista in un buonismo che uccide. Il Signore non fa giri di parole: "Chi non odia ... non può essere mio discepolo"; l'odio è l'altra faccia dell'amore, e la perseveranza nell'amore ci rende paradossalmente oggetto di odio da ciò che il nostro amore non abbraccia, anzi, da ciò che è raggiunto dal nostro stesso odio. Chi è amico del mondo è nemico di Dio. L'amicizia di Dio che ci ha raggiunti, e coinvolti in un cammino di reale conversione alla Verità, al Bello, al Buono, sovverte ogni dato acquisito nella nostra esistenza spesa a mettere faticosamente a posto, tra un compromesso e un'impennata d'orgoglio, ogni tessera del mosaico. Chiaro che tutto si ribelli, si rivolti contro Chi tenta di rimettere le cose nel proprio ordine autentico. Siamo quindi traditi da chi si sente da noi tradito. Da chi è sconvolto dalla Verità che ci fa liberi. Siamo tacciati di integralismo e fondamentalismo, perchè abbiamo incontrato l'integrità della vita abbandonando la dissipazione, il fondamento che resiste alla dissoluzione. E siamo messi a morte, dai parenti, i più stretti, i più vicini. E forse dovremo salutare gli amici più cari, tagliare con il fidanzato, opporre una ineludibile durezza a nostro figlio. Saremo odiati anche dal nostro stesso uomo vecchio, quello che si corrompe dietro alle passioni ingannatrici, spesso vestite di luce, come lo studio, il lavoro, gli affetti.
Odiati da tutti. Esattamente come il nostro cuore ha sempre orgogliosamente odiato tutti e tutto, quando questi ci hanno sconvolto l'esistenza annunciandoci, con un fatto o una parola, la verità. Ma la Verità, Cristo, è il compimento della nostra vita. La sua pienezza qui ed ora è la Verità che si traduce in libertà. Per questo saremo consegnati ai tribunali, ai parenti, agli amici, ai colleghi di lavoro, a chiunque incontreremo. Perchè in noi sarà consegnato Cristo. La nostra vita sconvolta e rovesciata dal suo amore come un cassetto ricolmo di oggetti da buttare, ci è donata per sconvolgere, per essere un segno di contraddizione. Nulla è per caso. Ogni persona che appare al nostro orizzonte non è un incontro fortuito, ma un dono di Dio per il quale noi stessi, e Lui in noi, siamo dono. Spesso un regalo rifiutato e odiato. Sì, saremo odiati perchè il mondo sia salvato. E sarà odio benedetto perchè sarà odiato Cristo in noi, e si incarnerà e svelerà la sua Croce che salva, la maledizione che dona la vita. Il suo sangue "ricaduto" sui suoi assassini come un lavacro di misericordia e di rigenerazione. Il suo mistero d'amore e di salvezza vivo e attuale sacramentalmente in noi.
Questo sono, ovunque e nel corso dei secoli, la Chiesa e i suoi figli: "sacramento di salvezza", una fornace che, prendendo l'odio e il peccato su di sé, lo distrugge nella misericordia, per donare in cambio il perdono e la Vita nuova ed eterna. Questo siamo noi, odiati e rifiutati in questo mondo per servire e salvare la generazione che lo abita. La nostra vita è la carne di Cristo offerta ad ogni uomo. Con amore infinito, come Stefano, il nostro sguardo fisso su Cristo e il volto come quello di un angelo, testimone dell'amore contemplato e sperimentato.
Mercoledì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario
la consumazione della virtù,
la nutrice dei meriti,
la mediatrice delle ricompense,
la sorella della pazienza,
la figlia della costanza,
l'amica della pace,
il nodo della carità,
il legame dell'unanimità,
la cittadella della santità.
Togliete la perseveranza,
e l'obbedienza non ritrae più premio,
il beneficio perde la sua grazia,
il coraggio non merita più lode.
Solo alla perseveranza si concede l'eternità,
meglio, è essa che restituisce l'uomo all'eternità, dicendo il Signore:
Chi persevera fino alla fine, sarà salvo.
Mercoledì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario
Lc 21,12-19
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza.
Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà.
Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”.
IL COMMENTO
Tutta la nostra vita è una magnifica occasione. Permeata di Grazia, ogni nostra parola può sgorgare dalle stesse labbra di Dio. Ovunque e in ogni circostanza, tutto di noi e della nostra vita è l'occasione di una testimonianza. Siamo martiri, sempre in trincea. La nostra vita è uno specchio dove l'amore di Dio ha scelto di rifrangersi per la salvezza d'ogni uomo. Non v'è un istante della nostra vita, non v'è un aspetto, anche il più nascosto e segreto, che non sia irripetibilmente importante.
La perseveranza, rimanere abbandonati nel Suo amore, è la chiave che apre la nostra vita al proprio compimento. Essa è come una saetta che preannuncia un temporale. La verità sfregia irreparabilmente la menzogna e ne svela l'effimera sostanza. Dove ha messo radici la menzogna, la verità nel suo incedere crea sconquassi, rompe equilibri acquisiti, l'agognato quieto vivere se ne va a carte e quarantotto. Perseverare, dal latino per - a lungo - e severus - rigoroso. La perseveranza è una virtù per la quale, dice San Tommaso d'Aquino, è necessaria la Grazia santificante, come tutte le "virtù infuse". Essa ci viene data attraverso un cammino di conversione lungo e severo, rigoroso. La perseveranza si impara sperimentando i frutti del combattimento.
La vita che ha preparato il Signore per noi non è propriamente una vita di pace, quella dell'elettroencefalogramma piatto, dell'assenza di conflitti. Gesù ci ha lasciato una pace diversa da quella soffice e avvelenata del mondo. La pace del mondo stringe in un abbraccio mortale, narcotizzando a poco a poco la vita sino a renderla insopportabile, mentre la pace del Signore è il frutto della sua personale guerra vittoriosa con il demonio e con la morte. La pace di Cristo è quella che ci traghetta dentro le persecuzioni che si scatenano in noi e contro di noi dai rantoli del mondo, della carne e del demonio.
"Anche noi dunque, circondati da un così gran numero di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede" (Eb. 12, 1-2). La perseveranza è l'attitudine dell'amore. Essa è, essenzialmente, tenere fisso lo sguardo su Cristo, come un atleta fissa il traguardo, anche quando non lo può ancora vedere con gli occhi della carne. Se non c'è traguardo non c'e amore, e quindi neanche la perseveranza. Per tagliare un traguardo si superano gli ostacoli, si soffre, ci si sacrifica, si combatte. Quando nella vita viene a mancare lo scopo, il telos, il compimento, tutto diviene pesante, svuotato di senso, e la carne, il mondo e gli inganni del demonio prendono facilmente il sopravvento. Così ad esempio nello studio, o nei rapporti con le persone amate, gli amici, i fidanzati, gli sposi. Tutto è una corsa, un agôna, una lotta nella quale tenere fisso lo sguardo su Gesù nell'altro: questa è la chiave. Il traguardo di ogni mia parola, di ogni pensiero, di ogni azione è Cristo, è l'affermazione e la vita di Lui in chi mi è di fronte, come anche nelle cose che faccio, nello studio, nel lavoro, nelle faccende domestiche, nello svago. Perseverare nelle fiamme della fornace ardente significa non smettere di contemplare il volto di Cristo, l'unico che è insieme autore e perfezionatore; fissare Colui che ha dato forma e vita a chi ho dinanzi, alla mia attività, e che, solo, può portare a compimento, al traguardo, al destino per il quale tutto è dato. Se il traguardo è Cristo, fissando Lui contemplo anche il mio tagliare il traguardo, perchè in Lui il destino è già compiuto. Non batto l'aria, come dice San Paolo, perchè il mio traguardo non consiste in qualcosa di corruttibile, ma è la corona che Gesù ha conquistato per me.
Da questo assoluto scaturisce l'odio! Non possiamo far finta che non esista in un buonismo che uccide. Il Signore non fa giri di parole: "Chi non odia ... non può essere mio discepolo"; l'odio è l'altra faccia dell'amore, e la perseveranza nell'amore ci rende paradossalmente oggetto di odio da ciò che il nostro amore non abbraccia, anzi, da ciò che è raggiunto dal nostro stesso odio. Chi è amico del mondo è nemico di Dio. L'amicizia di Dio che ci ha raggiunti, e coinvolti in un cammino di reale conversione alla Verità, al Bello, al Buono, sovverte ogni dato acquisito nella nostra esistenza spesa a mettere faticosamente a posto, tra un compromesso e un'impennata d'orgoglio, ogni tessera del mosaico. Chiaro che tutto si ribelli, si rivolti contro Chi tenta di rimettere le cose nel proprio ordine autentico. Siamo quindi traditi da chi si sente da noi tradito. Da chi è sconvolto dalla Verità che ci fa liberi. Siamo tacciati di integralismo e fondamentalismo, perchè abbiamo incontrato l'integrità della vita abbandonando la dissipazione, il fondamento che resiste alla dissoluzione. E siamo messi a morte, dai parenti, i più stretti, i più vicini. E forse dovremo salutare gli amici più cari, tagliare con il fidanzato, opporre una ineludibile durezza a nostro figlio. Saremo odiati anche dal nostro stesso uomo vecchio, quello che si corrompe dietro alle passioni ingannatrici, spesso vestite di luce, come lo studio, il lavoro, gli affetti.
Odiati da tutti. Esattamente come il nostro cuore ha sempre orgogliosamente odiato tutti e tutto, quando questi ci hanno sconvolto l'esistenza annunciandoci, con un fatto o una parola, la verità. Ma la Verità, Cristo, è il compimento della nostra vita. La sua pienezza qui ed ora è la Verità che si traduce in libertà. Per questo saremo consegnati ai tribunali, ai parenti, agli amici, ai colleghi di lavoro, a chiunque incontreremo. Perchè in noi sarà consegnato Cristo. La nostra vita sconvolta e rovesciata dal suo amore come un cassetto ricolmo di oggetti da buttare, ci è donata per sconvolgere, per essere un segno di contraddizione. Nulla è per caso. Ogni persona che appare al nostro orizzonte non è un incontro fortuito, ma un dono di Dio per il quale noi stessi, e Lui in noi, siamo dono. Spesso un regalo rifiutato e odiato. Sì, saremo odiati perchè il mondo sia salvato. E sarà odio benedetto perchè sarà odiato Cristo in noi, e si incarnerà e svelerà la sua Croce che salva, la maledizione che dona la vita. Il suo sangue "ricaduto" sui suoi assassini come un lavacro di misericordia e di rigenerazione. Il suo mistero d'amore e di salvezza vivo e attuale sacramentalmente in noi.
Questo sono, ovunque e nel corso dei secoli, la Chiesa e i suoi figli: "sacramento di salvezza", una fornace che, prendendo l'odio e il peccato su di sé, lo distrugge nella misericordia, per donare in cambio il perdono e la Vita nuova ed eterna. Questo siamo noi, odiati e rifiutati in questo mondo per servire e salvare la generazione che lo abita. La nostra vita è la carne di Cristo offerta ad ogni uomo. Con amore infinito, come Stefano, il nostro sguardo fisso su Cristo e il volto come quello di un angelo, testimone dell'amore contemplato e sperimentato.
Mercoledì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza.
Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà.
Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”.
Pero antes de todo eso, los detendrán, los perseguirán, los entregarán a las sinagogas y serán encarcelados; los llevarán ante reyes y gobernadores a causa de mi Nombre,
y esto les sucederá para que puedan dar testimonio de mí.
Tengan bien presente que no deberán preparar su defensa,
porque yo mismo les daré una elocuencia y una sabiduría que ninguno de sus adversarios podrá resistir ni contradecir.
Serán entregados hasta por sus propios padres y hermanos, por sus parientes y amigos; y a muchos de ustedes los matarán.
Serán odiados por todos a causa de mi Nombre.
Pero ni siquiera un cabello se les caerá de la cabeza.
Gracias a la constancia salvarán sus vidas.
Esposizioni sui salmi, 26, 2
« Nemmeno un capello del vostro capo perirà.Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime »
«Contro di me sono insorti testimoni che spirano violenza» (Sal 26,12)... Il salmista si dibatte nelle mani di coloro che lo perseguitano e lo tormentano; è senza fiato, fatica, ma tiene duro; rimane saldo perché Dio lo sostiene, Dio lo aiuta, Dio lo conduce, Dio lo guida. Allo stesso tempo trasportato dalla gioia, per quello che ha potuto ammirare e cantare, e oppresso dai gemiti per quello che ha dovuto sopportare, alla fine, respira e grida: «Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi» (v.13). Quanto sia dolce la bontà del Signore, immortale, incomparabile e immutabile! E quando ti vedrò, o bontà del Signore? «Sono certo di contemplarti», ma non sulla terra dei mortali, bensì «sulla terra dei viventi». Il Signore mi porterà fuori dalla terra dei mortali, lui che, per me, si è degnato di entrare in questa terra dei mortali e di morire fra le mani dei mortali...
Anche noi ascoltiamo la voce del Signore che di lassù ci esorta, ci consola; ascoltiamo la voce di colui che abbiamo come padre e madre (cf v. 10). Infatti egli ha ascoltato i nostri gemiti, ha visto i nostri sospiri, ha scrutato i desideri del nostro cuore, conosce «l'unica cosa che chiediamo» (v. 4). Grazie all'intercessione di Cristo, egli ha accolto favorevolmente la nostra unica preghiera, la nostra unica domanda. E mentre terminiamo il nostro pellegrinaggio in questo mondo, per quanto sia lunga la strada, non rifiuterà ciò che ha promesso. Ci dice: «Spera nel Signore». È onnipotente colui che ha promesso, è veritiero, è fedele. «Spera nel Signore, sii forte» (v. 14). Quindi non lasciarti turbare.
« Chi persevererà sino alla fine sarà salvato » (Mt 10,22) : questo è comando salutare del nostro Signore e Maestro… Il fatto stesso di essere cristiani è questione di fede e di speranza ; ma perché la speranza e la fede possano arrivare a portare frutto, è necessaria la pazienza. Noi non miriamo infatti alla gloria presente, ma alla futura, secondo quanto ammonisce l’apostolo Paolo, quando dice : « Nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza ; infatti ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo ? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza » (Rm 8, 24-25).
In un altro passo lo stesso Apostolo, rivolgendosi ai giusti e a coloro che con le buone opere e mettendo a frutto i doni ricevuti si procurano tesori per il cielo, insegna loro a essere pazienti dicendo : « Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti… Non stanchiamoci di fare il bene, e a suo tempo mieteremo » (Gal 6, 10.9)… Infine l’Apostolo, parlando della carità, le unisce anche la sopportazione e la pazienza. « La carità, dice, è paziente ; è benigna la carità ; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, … non si adira, non tiene conto del male ricevuto… ; tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta » (1 Cor 13, 4-7). Egli ci fa vedere così che essa può perseverare tenacemente per il fatto che sa sopportare tutto.
E altrove : « Sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace » (Ef 4, 2-3). Con ciò ha voluto dimostrare che non si può conservare né l’unità né la pace se i fratelli non si sostengono vicendevolmente con la mutua sopportazione e non serbano il vincolo della concordia con l’aiuto della pazienza.
Sermón 306
«Con vuestra perseverancia salvaréis vuestras almas»
¿Quieres llegar a la vida en la que quedarás para siempre a salvo del error? ¿Quién no lo querría?... Todos queremos la vida y la verdad. Pero ¿cómo llegar a ellas? ¿Cuál es el camino a seguir? Ciertamente no hemos llegado todavía al término del viaje pero le vemos ya..., aspiramos a la vida y a la verdad. Cristo es la una y la otra. ¿Por dónde llegar a ellas? «Yo soy el camino» dice. ¿Dónde llegar? «Yo soy la verdad y la vida» (Jn 14,6).
Esto es lo que los mártires han amado; he aquí el motivo por el cual han dejado atrás el amor a los bienes presentes y efímeros. No os sorprendáis por su valentía; en ellos es el amor el que ha vencido a los sufrimientos... sigamos sus huellas, con los ojos fijos en aquel que es su Jefe y nuestro Jefe; si deseamos llegar a una felicidad como la suya, no temamos pasar por caminos difíciles. El que nos ha prometido la dicha es veraz, es fiel, no podría engañarnos... ¿Por qué temer los caminos duros del sufrimiento y la tribulación? El Salvador en persona ha pasado por ellos.
Respondes: «¡Es que él era el Salvador!» Debes saber que los apóstoles han pasado también por ellos. Y dirás: «¡Eran los apóstoles!». Lo sé. No olvides que una gran cantidad de hombres como tú han pasado por ellos al seguirles...; también las mujeres han pasado por ellos...; niños e incluso muchachas han pasado también. ¿Es posible que todavía sea duro este camino que tantos transeúntes han allanado?







