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"Il Padre che vede nel segreto ti ricompenserà"



L'ANNUNCIO
Silenzio, è Quaresima. E' tempo di chiudere la porta del cuore e cercare nostro Padre. Viviamo, infatti, come orfani, che fanno tutto per essere notati e amati, ammirati e lodatiE così anche “le preghiere, le elemosine e i digiuni” si riducono a sentimenti ostentati, mai segreti; strumentalizziamo tutto, onnivori di carne e spirito, Dio e mondo. Tutto in un boccone a saziarci, a messa e al Centro commerciale, ogni cosa ce la offriamo senza misura. Per questo oggi inizia la Quaresima, a raccogliere la carne sgonfiata dei mascherati esausti dopo una vita di carnevale. Arriva la Quaresima come un seno di misericordia, amore gratuito e senza condizione preparato dal Padre per i figli perduti. La Quaresima è una buona notizia: c'è speranza, possiamo convertirci, ritornare a casa, da nostro Padre. La conversione, infatti, è il figlio prodigo: è la fitta che gli percuote il petto, la percezione chiara d'aver buttato la vita credendo di saziarsi. Ma, proprio al termine della discesa nell'abisso, in quel vuoto di parole, sguardi e affetti, può risuonare la voce della verità. Proprio quando tutto è svanito, può affiorare in lui la memoria del Padre, sepolta ma mai cancellata; la solitudine, il frutto amaro del peccato, lo spinge a rientrare in se stesso, dove non aveva mai smesso d'essere figlio. Rientrato “nel segreto” del cuore incontra lo sguardo dell'Unico che può vederlo sin lì, guardandolo come nessun altro; riconosce suo figlio, anche se non gli assomiglia più. Comprende allora quello che aveva smarrito: "Mi alzerò e tornerò da mio Padre". E inizia così un cammino serio di conversione che leviga in lui innanzitutto l'umiltà, la terra buona dove può crescere l'uomo nuovo. Figli smemorati come lui ci ritroviamo con una vita in cenere: senza il perdono, non è polvere il rapporto con tua moglie o tuo marito? Un giorno di lavoro speso tra mormorazioni e invidie, non è polvere che il vento porta via? Per questo siamo insoddisfatti e tristi. Per questo, il digiuno, l'elemosina, la preghiera, sono innanzi tutto segni della nostra realtà che il mondo e il demonio ci occultano, la memoria di un'assenza e, quindi, di un bisogno insopprimibile. Il digiuno per ricordare la fame mai saziata di Dio; l'elemosina, per ricordare il nostro mendicare senso e sostanza alla vita; la preghiera, per ricordare la solitudine degli orfani. Il segno che oggi riceveremo ci aiuta a rientrare in noi stessi, a fare verità e consegnarci così come siamo all'amore di nostro Padre, il solo che può trasformare la polvere in oro. Lui è alla finestra, e freme nell'attesa di correrci intorno. La sua "ricompensa" è il suo abbraccio di misericordia. Ci attende un cammino serio per discendere nella verità e riconoscere i nostri peccati; non sarà senza sacrificio, il "telaio" sul quale Dio costruisce l'amore. Per questo, saranno quaranta giorni da vivere come un fidanzamento, il cammino della sposa appoggiata al Padre che va incontro allo Sposo a celebrare le nozze nella notte delle notti, la notte di Pasqua, la notte dei figli nel Figlio.  



Mercoledì delle ceneri



Convertirsi a Cristo significa in fondo proprio questo:
uscire dall’illusione dell’autosufficienza
per scoprire e accettare la propria indigenza,
esigenza del suo perdono.

Benedetto XVI





Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà ». 

Il commento



Silenzio, è Quaresima. E' tempo di chiudere la porta del cuore e cercare nostro Padre. Viviamo, infatti, come orfani, che fanno tutto per essere notati e amati, ammirati e lodati; anche quando ci nascondiamo scappando dagli altri, in fondo è perché la nostra vita dipende da chi ci è intorno. Pericolosissima situazione di chi è vuoto dentro, nel cuore come nella mente, e vagabonda mendicando qualsiasi cosa pur di riempire la voragine che stordisce e rapisce gioia e pace; pericolosa per i giovani, che avvelenano con perversioni di ogni tipo occhi, mente e carne ancora verdi e perciò vulnerabilissimi, sporcando l'immagine dell'amore, della sessualità, delle relazioni tra uomo e donna, tra gli amici. Pericolosa per gli adulti, che possono bruciare le Grazie ricevute barattando la primogenitura dei figli di Dio con un po' di consolazione: prestigio, considerazione, ossequi e falsità senza limite e fine, che incensano il tempo sufficiente ad arraffarci la poca vita che ci rimane per abbandonarci più soli e disperati di prima. Pericolosa per gli anziani, che possono cadere nella trappola dell'insoddisfazione, della solitudine, del sentirsi abbandonati da tutti, lasciandosi andare così alla mormorazione, al giudizio per figli e parenti, e trasformarsi in gocce di acido che sfregiano tutto ciò a cui si avvicinano. Pericolosa per i sacerdoti e i religiosi, che si possono trasformare in esecutori freddi di culto e dispensatori routinari di sacramenti, che usano e pervertono le cose sante per saziare la propria carne ridotta a spugna secca. 

Quanti orfani sparsi nel mondo. Ci siamo dentro anche noi, che spendiamo il tempo fuori del segreto, impauriti e traumatizzati dal buio, dal vuoto e dal fetore che albergano là dentro. Non abbiamo un luogo segreto dove si è figli del  Padre e dove tornare per riposare. Troppo spesso la nostra vita non ha segreti mentre tutto è tragicamente pubblico; sempre connessi con il mondo, sempre fuori come Esaù a disperdere la primogenitura, attingendo dall'esterno il senso che impedisca al tutto di volare via. E così anche “le preghiere, le elemosine e i digiuni”, si riducono a sentimenti ostentati, mai segreti; strumentalizziamo tutto, onnivori di carne e spirito, Dio e mondo. Tutto in un boccone a saziarci, a messa e al Centro commerciale, ogni cosa ce la offriamo senza misura. Per questo oggi inizia la Quaresima, a raccogliere la carne sgonfiata dei mascherati esausti dopo una vita di carnevale. Arriva la Quaresima come un seno di misericordia, amore gratuito e senza condizione preparato dal Padre per i figli perduti. La Quaresima è una buona notizia: c'è speranza. C'è la conversione, la Teshuvà direbbe un pio israelita, il ritorno, sul cui cammino smettere la maschera per indossare il sacco dell'umile riconoscimento dei propri peccati. 

La conversione è il figlio prodigo, la fitta che gli percuote il petto, la percezione chiara d'aver buttato la vita e di essere ormai un relitto in secca; l'esperienza dura della solitudine - anticipo dell'inferno che è assenza eterna di Dio - il nulla nel cuore, nessun viso, nessuna parola. Ma, per una Grazia misteriosa - la stessa Presenza che non l'ha abbandonato mai, rispettosa della sua libertà e nascosta al fondo della sua anima - al termine della discesa nell'abisso, rientra in se stessoRientra “nel segreto”, nella stanza più intima, e incontra lo sguardo dell'unico che vede nel segreto della sua anima, che non ha mai smesso di considerarlo suo figlio, nonostante quello che abbia fatto, sia quel che sia. Il figlio ritrova la verità che si nasconde dietro l'apparenza, il luogo, l'unico, dove è fondata e da dove scaturisce e prende vita la sua esistenza. Il figlio rientra in sé e intuisce, e comprende quel che ha smarrito, suo Padre: "Mi alzerò e tornerò da mio Padre".

La Quaresima è rientrare nel proprio cuore e scoprire, dentro la solitudine di un segreto fecondo, lo sguardo di misericordia del Padre, un amore senza limiti, neanche quelli dettati dal peccato più atroce. Il digiuno, l'elemosina, la preghiera, sono innanzi tutto segni della nostra realtà che il mondo e il demonio ci occultano, il segno di un'assenza e, quindi, di un bisogno insopprimibile. Il digiuno per ricordare la fame mai saziata di Dio; l'elemosina, per ricordare il nostro mendicare senso e sostanza alla vita; la preghiera, per ricordare la solitudine degli orfani. In noi, infatti, è sparita la memoria del Padre: solo il suo ricordo e l'incontro con Lui ci può indurre a spegnere le luci della ribalta su cui gettiamo la vita e vivere, nel segreto che è verità, l'amore autentico che si dona, che perdona, che accoglie, che scioglie le catene inique che schiavizzano e legano gli altri a se stessi. Per questo ci vengono date le armi dei figli: il digiuno per combattere la carne e gli affetti malsani; l'elemosina per combattere gli idoli muti; la preghiera per entrare, da uomini liberi, nella storia che Dio prepara per noi.

Inizia la Quaresima e l'annuncio del Vangelo ci prende dove siamo, per condurci in un luogo segreto dove conoscere il segreto del Padre, dove credere al suo amore. Come il figlio prodigo, ci ritroviamo con una vita in cenere, polvere senza radici: è polvere il rapporto con tua moglie o tuo marito, senza la capacità di perdonare e donarsi davvero l’uno all’altro? E’ cenere ogni giorno di lavoro, speso tra mormorazioni e invidie? Che sostanza ha oggi la nostra vita? E’ fondata sull’amore che dà frutti di vita eterna, oppure ogni giorno è come una sigaretta che il tempo si fuma e non lascia che un po’ di cenere per terra? Il segno che oggi riceveremo ci aiuta a rientrare in noi stessi, a fare verità e consegnarci così come siamo all'amore di nostro Padre, il solo che può trasformare la polvere in oro, e rendere immortale ciò che è mortale. Solo il suo perdono ci spingerà ad inginocchiarci dinanzi al fratello per lavargli i piedi. Lui è alla finestra, e freme nell'attesa di correrci intorno. La sua ricompensa è il suo abbraccio di misericordia: "Dio si è commosso per il nostro niente… come un padre e una madre che piangono di commozione per l'odio del figlio: che il figlio cambi, per il suo Destino. E' una compassione, una pietà, una passione!" (Luigi Giussani). La compassione è di Dio, ma il cammino è cosa nostra, senza di esso non c'è amore vero. E’ il cammino che i penitenti percorrevano per ritornare nella comunione della Chiesa, come quello della sposa che, appoggiata a suo Padre, incede nella navata della chiesa per unirsi al suo Sposo. Quaranta giorni come un fidanzamento, per prepararci alle nozze che celebreremo nella notte delle notti, la notte di Pasqua, la notte dei figli nel Figlio. Liberi e spogliati dell’uomo vecchio potremo unirci Lui, e così tornare a casa dove ci ha preparato un posto, il nostro.



APPROFONDIMENTI


Omelia di Benedetto XVI nel Mercoledì delle Ceneri



Mercoledì delle ceneri



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Poche battute di un’agenzia e tutto diventa, di colpo, infinitamente piccolo: gli schiamazzi della politica-cabaret, il dito medio di un allenatore, Sanremo e lo spread. Tutto ciò per cui il mondo si dimena cercando spazio da invadere e occupare è divenuto, in un attimo, impercettibile, al cospetto di un uomo che mai è stato così grande. L’amore autentico, infatti, quando arde nel cuore, brucia tutto quello che ne è sprovvisto... LEGGI TUTTO






Convertirsi a Cristo significa in fondo proprio questo:
uscire dall’illusione dell’autosufficienza
per scoprire e accettare la propria indigenza,
esigenza del suo perdono.

Benedetto XVI





Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà ». 

Il commento

Silenzio, è Quaresima. E' tempo di chiudere la porta del cuore e cercare nostro Padre. Scendere le scale del cuore e scoprire di vivere come orfani che fanno tutto per essere notati e amati, ammirati e lodati; anche quando ci nascondiamo scappando dagli altri, in fondo è perché la nostra vita dipende da chi ci è intorno, dal loro affetto. Pericolosissima situazione di chi è vuoto dentro, nel cuore come nella mente, e vagabonda mendicando qualsiasi cosa pur di riempire la voragine che stordisce e rapisce gioia e pace; pericolosa per i giovani, che avvelenano con perversioni di ogni tipo occhi, mente e carne ancora verdi e perciò vulnerabilissimi, sporcando l'immagine dell'amore, della sessualità, delle relazioni tra uomo e donna, tra gli amici. Pericolosa per gli adulti, che possono bruciare le Grazie ricevute barattando la primogenitura dei figli di Dio con un po' di consolazione: lenticchie fumanti di prestigio, considerazione, ossequi e falsità senza limite e fine, che incensano il tempo sufficiente ad arraffarci la poca vita che ci rimane per abbandonarci più soli e disperati di prima. Pericolosa per gli anziani, che possono cadere nella trappola dell'insoddisfazione, della solitudine, del sentirsi abbandonati da tutti, lasciandosi andare così alla mormorazione, al giudizio per figli e parenti, e trasformarsi in gocce di acido che sfregiano tutto ciò a cui si avvicinano. Pericolosa per i sacerdoti e i religiosi, che si possono trasformare in esecutori freddi di culto e dispensatori routinari di sacramenti, che usano e pervertono le cose sante per saziare la propria carne ridotta a spugna secca.  La vita di chiunque spende il proprio tempo al di fuori del segreto, perché impaurito e traumatizzato dal buio, dal vuoto e dal fetore che albergano là dentro. La vita di chi non ha un luogo segreto dove tornare, e mangiare e riposare, un luogo certo di rifugio dove non v'è delusione; la vita di chi ha perduto l'intimità segreta, la parte nascosta e non barattabile dell'esistenza, il cuore dove si è figli di un Padre, con il suo amore, con il senso autentico e fondante per la propria vita. La vita di chi vive in un permanente reality, la vita sempre in diretta, surfando sulla superficie dei giorni, uno spot di se stessi sempre in onda, cercando senza posa acquirenti per il proprio prodotto. L'anima barattata su Fecebook, e ogni esperienza sfiorata, amicizia approcciata, amore appena sognato, ogni istante vissuto è subito twittato, cinguettato al mondo intero perché si accorgano di noi, che esistiamo, che possono amarci, come e quando vogliono, meglio presto che tardi... La vita di chi non ha segreti perché tutto è tragicamente pubblico, perché angosciosamente grigio, vuoto, senza un valore in sé, che non dipenda dal grado di visibilità, dallo share della serata, in discoteca come al condominio, in casa come a scuola e al lavoro: la vita che pare ancorata solo sulla quantità di cliccate sul link del mi piace ai post che esibiamo e per i quali spesso ci muoviamo; la vita che deve attingere dall'esterno il peso che impedisca al tutto di volare via. E le lacrime, i sentimenti, come le preghiere, le elemosine e i digiuni, amore che scorre sulle guance come quando si fa lo struscio al paese la domenica pomeriggio: sentimenti ostentati, mai segreti: "Piangono tutti, fanno gran spreco di occhi rossi, bagnati, gonfi, di smorfie di dolore, col labbro inferiore che sporge in avanti, come i bambini quando vengono messi in punizione. Le lacrime sono i nuovi coriandoli, sparsi in giro per mostrare agli altri qualcosa di nuovo, inedito, mai visto prima: l’anima. Come a uno show del pomeriggio, in cui più si è se stessi e più bisogna farsi colare il rimmel... Piangono tutti, egotici, per sé. Per la grandezza delle loro gesta, per l’autocommozione che si provocano. Piangono perché sono grandi artisti e il mondo dovrebbe celebrarli di più, anche. Piangono perché è così forte l’amore per se stessi da farli piangere" (Annalena Benini, Lezioni di pianto, Il Foglio del 21 febbraio 2011). Vita prostituita, perché senza amore autentico. Vita ipocrita, perché illusoria, mascherata, come il carnevale che è appena scivolato via. 

Per questo oggi inizia la Quaresima, a raccogliere la carne sgonfiata dei mascherati esausti dopo una vita di carnevale, i fallimenti di chi ha rincorso affetto e felicità indossando la vita inesistente di ideali drogati. Arriva la Quaresima come un seno di misericordia, amore gratuito e senza condizione preparato dal Padre per i figli perduti e affamati di vita e di amore autentici. La Quaresima è una buona notizia: c'è speranza. C'è la conversione, la Teshuvà direbbe un pio israelita, il ritorno, smettere la maschera per indossare il sacco dell'umile riconoscimento dei propri peccati. La conversione è il figlio prodigo, la fitta che gli percuote il petto, la percezione chiara d'aver buttato la vita e di essere ormai un relitto in secca; l'esperienza dura della solitudine - anticipo dell'inferno che è assenza eterna di Dio - il nulla nel cuore, nessun viso, nessuna parola. Tutto perduto, scivolato via. Ma, per una Grazia misteriosa - la stessa Presenza che non l'ha abbandonato mai, rispettosa della sua libertà e nascosta al fondo della sua anima - al termine della discesa nell'abisso, rientra in se stesso. Rientra nel segreto, nella stanza più intima, e incontra lo sguardo dell'unico che vede nel segreto della sua anima, che non ha mai smesso di considerarlo suo figlio, nonostante quello che abbia fatto, sia quel che sia. Il figlio ritrova la verità che si nasconde dietro l'apparenza, il luogo, l'unico, dove è fondata e da dove scaturisce e prende vita la sua esistenza. Il figlio rientra in sé e intuisce, e comprende quel che ha smarrito: suo Padre. "Mi alzerò e tornerò da mio Padre". La Quaresima è rientrare nel proprio cuore e scoprire, dentro la solitudine di un segreto fecondo, lo sguardo di misericordia del Padre, un amore senza limiti, neanche quelli dettati dal peccato più atroce. Il digiuno, l'elemosina, la preghiera, sono innanzi tutto segni della nostra realtà che il mondo e il demonio ci occultano, il segno di un'assenza e, quindi, di un bisogno insopprimibile. Il digiuno per ricordare la fame mai saziata di Dio; l'elemosina, per ricordare il nostro mendicare senso e sostanza alla vita; la preghiera, per ricordare la solitudine degli orfani. In noi, infatti, è sparita la memoria del Padre: solo il suo ricordo e l'incontro con Lui ci può indurre a spegnere le luci della ribalta su cui gettiamo la vita e vivere, nel segreto che è verità, l'amore autentico che si dona, che perdona, che accoglie, che scioglie le catene inique che schiavizzano e legano gli altri a se stessi. Per questo ci vengono date le armi dei figli: il digiuno per combattere la carne e gli affetti malsani, l'elemosina per combattere gli idoli muti, la preghiera per entrare, da uomini liberi, nella storia che Dio prepara per noi. Inizia la Quaresima e l'annuncio del Vangelo ci prende lì dove siamo per condurci in un luogo segreto dove conoscere il segreto del Padre, dove credere al suo amore. Come il figlio prodigo, ci ritroviamo con una vita in cenere, polvere senza radici. Il segno che oggi riceveremo ci aiuta a rientrare in noi stessi, a fare verità e riconoscere il destino che ci attende. Solo un abbraccio di misericordia può trasformare la polvere in oro, solo l'amore di nostro Padre può rendere immortale ciò che è mortale. Quaresima è ritorno a casa, da nostro Padre. E' alla finestra e freme nell'attesa di correrci intorno. La sua ricompensa è il suo abbraccio di misericordia, il suo amore che non si esaurisce. "Dio si è commosso per il nostro niente, per il nostro tradimento, per la nostra povertà rozza, dimentica, per la nostra meschinità. Ho avuto pietà del tuo niente, ho avuto pietà del tuo odio a me. Mi sono commosso perché mi odi, come un padre e una madre che piangono di commozione per l'odio del figlio: che il figlio cambi, per il suo Destino. E' una compassione, una pietà, una passione!" (Luigi Giussani, Si può vivere così. La carità, pp.321 ss). La compassione è di Dio, ma il cammino è cosa nostra, senza di esso non c'è amore vero. Il Figlio lo ha aperto per noi, risalendo dagli inferi prima di noi è tornato a casa e ci ha preparato un posto, il nostro. Le sue orme ci conducono in questa Quaresima dalla morte alla vita, dalla solitudine all'intimità con nostro Padre, sino alla notte delle notti, la notte di Pasqua, la notte dei figli nel Figlio.

Buona Quaresima dunque, buon ritorno a casa.



APPROFONDIMENTI

Omelia di Benedetto XVI nel Mercoledì delle Ceneri


Omelia del mercoledì delle ceneri. Card. Biffi




Benedetto XVI. Da Gesù di Nazaret

Tutti conosciamo il pericolo di recitare formule abituali, mentre lo spirito è altrove. Raggiungiamo il massimo grado di attenzione quando chiediamo qualcosa a Dio spinti da un'intima pena o quando Lo ringraziamo con il cuore colmo di gioia per un bene ricevuto. La cosa più importante -al di là di tali situazioni momentanee - è però che la relazione con Dio sia presente sul fondo della nostra anima. Perché ciò accada, è necessario tener sempre desta questa relazione e ricondurvi in continuazione gli avvenimenti quotidiani. Pregheremo tanto meglio quanto più nel profondo della nostra anima è presente l'orientamento verso Dio. Quanto più esso diventa la base portante di tutta la nostra esistenza, tanto più saremo uomini di pace. Tanto più saremo in grado di sopportare il dolore, di capire gli altri e di aprirci a loro. Questo orientamento che segna totalmente la nostra coscienza, la silenziosa presenza di Dio sul fondo del nostro pensare, meditare ed essere, noi lo chiamiamo «preghiera continua». Ed è anche questo, in fondo, che intendiamo quando parliamo di «amore di Dio»; allo stesso tempo è la condizione più intima e la forza trainante dell'amore del prossimo. Questa autentica preghiera, il silente, interiore stare con Dio ha bisogno di nutrimento, ed è a questo che serve la preghiera concreta con parole, immaginazioni o pensieri. Quanto più Dio è presente in noi, tanto più potremo davvero stare presso di Lui nelle preghiere orali. Ma vale anche il contrario: la preghiera attiva realizza e approfondisce il nostro stare con Dio. Questa preghiera può e deve sgorgare soprattutto dal nostro cuore, dalle nostre pene, speranze, gioie, sofferenze, dalla vergogna per il peccato come dalla gratitudine per il bene ed essere così preghiera del tutto personale.


Giovanni Paolo II 
Dall' UDIENZA GENERALE Mercoledì, 28 maggio 1980

Il cuore umano serba in sé contemporanearnente il desiderio e il pudore. La nascita del pudore ci orienta verso quel momento, in cui l’uomo interiore, "il cuore", chiudendosi a ciò che "viene dal Padre", si apre a ciò che "viene dal mondo". La nascita del pudore nel cuore umano va di pari passo con l’inizio della concupiscenza: della triplice concupiscenza secondo la teologia giovannea (cf. 1Gv 2,16), e in particolare della concupiscenza del corpo. L’uomo ha pudore del corpo a motivo della concupiscenza. Anzi, ha pudore non tanto del corpo, quanto proprio della concupiscenza: ha pudore del corpo a motivo della concupiscenza. Ha pudore del corpo a motivo di quello stato del suo spirito, a cui la teologia e la psicologia danno la stessa denominazione sinonimica: desiderio ovvero concupiscenza, sebbene con significato non del tutto uguale. Il significato biblico e teologico del desiderio e della concupiscenza differisce da quello usato nella psicologia. Per quest’ultima, il desiderio proviene dalla mancanza o dalla necessità, che il valore desiderato deve appagare. La concupiscenza biblica, come deduciamo da 1Gv 2,16, indica lo stato dello spirito umano allontanato dalla semplicità originaria e dalla pienezza dei valori, che l’uomo e il mondo posseggono "nelle dimensioni di Dio". Appunto tale semplicità e pienezza del valore del corpo umano nella prima esperienza della sua mascolinità-femminilità, di cui parla Genesi 2,23-25, ha subito successivamente, "nelle dimensioni del mondo", una trasformazione radicale. E allora, insieme con la concupiscenza del corpo, nacque il pudore.
Il pudore ha un duplice significato: indica la minaccia del valore e al tempo stesso preserva interiormente tale valore (cf. Karol Wojtyla, Amore e responsabilità, Torino 19782, pp. 161-178). Il fatto che il cuore umano, dal momento in cui vi nacque la concupiscenza del corpo, serbi in sé anche la vergogna, indica che si può e si deve far appello ad esso, quando si tratta di garantire quei valori, ai quali la concupiscenza toglie la loro originaria e piena dimensione. Se teniamo ciò in mente, siamo in grado di comprendere meglio perché Cristo, parlando della concupiscenza, fa appello al "cuore" umano.



San [Padre] Pio di Pietrelcina (1887-1968), cappuccino
GF, 173 ; Ep 3, 982-983

« Chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto »

Sii assiduo alla preghiera e alla meditazione. Mi hai detto che avevi già cominciato. Questa è una grandissima consolazione per un padre che ti ama come sé stesso! Continua dunque a progredire in questo esercizio dell’amore per Dio. Fa’ ogni giorno un passo avanti: di notte, al lume di lampada, fra le debolezze e nell’aridità dello spirito; o di giorno, nella gioia e l’illuminazione che abbaglia l’anima...
Se puoi, parla al Signore nell’orazione, lodalo. Se non vi riesci perché non sei ancora molto avanzato nella vita spirituale, non preoccuparti: rinchiuditi nella tua camera, e mettiti in presenza di Dio. E lui lo vedrà e apprezzerà la tua presenza e il tuo silenzio. Poi, ti prenderà per mano, ti parlerà, camminerà sù e giù nei viali del giardino dell’orazione e vi troverai la tua consolazione. Rimanere alla presenza di Dio semplicemente per manifestare la nostra volontà di riconoscerci suoi servi, questo è un eccellente esercizio spirituale che ci farà andare avanti sul cammino della perfezione.
Quando sei unito a Dio mediante la preghiera, esamina chi sei in verità; parlagli se puoi, e se questo ti è impossibile, fermati, rimani davanti a lui. Non darti altra preoccupazione.


Santa Edith Stein (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d’Europa
La Preghiera della Chiesa


« Il Padre tuo vede nel segreto» 

Non si tratta di concepire la preghiera interiore, libera da ogni forma tradizionale, come una pietà semplicemente soggettiva, da opporre alla liturgia che sarebbe la preghiera oggettiva della Chiesa. Ogni preghiera vera è preghiera della Chiesa; attraverso ogni preghiera vera, succede qualcosa nella Chiesa, ed è la Chiesa stessa che prega, quando, in ogni anima singola, lo Spîrito che vive in essa “intercede per noi con gemiti inesprimibili” (Rm 8,26). Questa è appunto la preghiera vera, perché “nessuno può dire ‘Gesù è Signore’ se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1 Cor 12,3). Quale sarebbe la preghiera della Chiesa se non l’offerta di coloro che, infiammati da un grandissimo amore, si offrono a Dio che è amore?
Il dono di sè a Dio, per amore e senza limiti, e il dono divino in risposta, cioè l’unione piena e costante, è la più alta elevazione del cuore che ci sia accessibile, il più alto grado della preghiera. Le anime che sono giunte a questo punto sono, in verità, il cuore della Chiesa; in esse vive l’amore di Gesù sommo sacerdote. Nascoste in Dio con Cristo (Col 3,3), non possono far altro che irradiare in altri cuori l’amore divino di cui sono ricolme e contribuire così all’adempimento dell’unità perfetta di tutti in Dio, questa unità che era e rimane il grande desiderio di Gesù.


Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d'Europa



« Quando preghi, entra nella tua camera »

Tutto è una medesima cosa, per coloro che hanno raggiunto l'unità profonda della vita divina: il riposo e l'azione, contemplare e agire, tacere e parlare, ascoltare e aprirsi, ricevere in sé il dono di Dio e rendere l'amore a fiumi nell'azione di grazie e la lode... Occorre per lunghe ore ascoltare in silenzio, lasciare la parola divina sbocciare in noi, finché ci inciti a lodare Dio nella preghiera e nel lavoro.
Anche le forme tradizionali ci sono necessarie e dobbiamo partecipare al culto pubblico ordinato dalla Chiesa, perché la nostra vita interiore si svegli, rimanga nella via retta e trovi l'espressione che le si addice. Occorre che la lode solenne di Dio abbia i suoi santuari sulla terra per essere celebrata con tutta la perfezione di cui sono capaci gli uomini. Da essi, nel nome della Santa Chiesa, essa può salire verso il cielo, agire su tutte le sue membra, svegliare la loro vita interiore e stimolare il loro sforzo fraterno. Tuttavia, perché questo canto di lode sia vivificato dall'interno, bisogna che ci siano, in queste luoghi di preghiera dei tempi riservati all'approfondimento spirituale nel silenzio; altrimenti, questa lode degenererà in un balbettio delle labbra spogliato di vita. Grazie a questi focolari di vita interiore questo pericolo è respinto; le anime possono meditarvi davanti a Dio nel silenzio e nella solitudine, per essere nel cuore della Chiesa i cantori dell'amore che tutto vivifica.

San Leone Magno. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza

« Ecco ora il giorno della salvezza ! » Certo, non c'è tempo che non sia pieno dei doni divini. In ogni tempo, la grazia di Dio ci apre l'accesso alla sua misericordia. Tuttavia, ecco ora il momento in cui occorre che tutti i cuori siano stimolati con un ardore più grande, nel progresso spirituale, con maggiore fiducia. Infatti il ritorno del giorno in cui siamo stati riscattati ci invita ad ogni opera spirituale. Così celebreremo, il corpo e l'anima purificati, il mistero che prevale su tutti gli altri : il sacramento della Pasqua del Signore.
Tali misteri esigerebbero uno sforzo spirituale continuo, in modo tale che rimanessimo sempre, sotto lo sguardo di Dio, così come dovremmo essere trovati nella festa di Pasqua. Ma questa virtù si trova soltanto in pochi uomini ; per noi, in mezzo alle attività di questa vita, a causa della debolezza della carne, lo zelo si infiacchisce... Per rendere la purezza alle nostre anime, il Signore ha preparato il rimedio di un allenamento di quaranta giorni, nei quali le colpe commesse durante gli altri tempi possano essere riscattate dalle opere buone, e consumate dai santi digiuni. Prendiamoci cura, quindi, di obbedire al comandamento dell'Apostolo : « Purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello Spirito » (2 Cor 7, 1).
Tuttavia, il nostro modo di vivere si accordi con la nostra astinenza. L'essenziale del digiuno non è la sola astensione dal cibo ; non c'è nessun profitto nel sottrarre il cibo al corpo se il cuore non si distoglie dall'ingiustizia, se la lingua non si astiene dalla calunnia... Questo è il tempo della mitezza, della pazienza, della pace... Ora, che l'anima forte si abitui a perdonare le ingiustizie, a non contare gli affronti, a dimenticare le ingiurie... Tuttavia, che il contegno dello spirito non sia triste ; che sia santo. Che non si senta il mormorio dei gemiti ; che ci sia una vera gioia.

San Massimo di Torino. Quaranta giorni per condurci verso il battesimo nella morte e nella risurrezione di Cristo

«Al tempo della misericordia ti ho ascoltato, nel giorno della salvezza ti ho aiutato» (Is 49,8). L’apostolo Paolo prosegue con queste parole : « Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza ». A mia volta, vi prendo a testimoni, ecco ora i giorni della redenzione, ecco, in un certo senso, il momento della cura spirituale; possiamo curare tutte le macchie dei nostri vizi, tutte le ferite dei nostri peccati, se preghiamo costantemente il medico delle nostre anime, se… non trascuriamo nessuna delle sue prescrizioni...

Il medico è il nostro Signore Gesù, il quale ha detto: “Sono io che do la morte e faccio vivere” (Dt 32,39). Il Signore prima dà la morte, poi ridà la vita. Mediante il battesimo, distrugge in noi adulteri, omicidi, crimini e furti; poi ci fa rivivere, quali uomini nuovi, nell’immortalità eterna. Moriamo ai nostri peccati, ovviamente mediante il battesimo, riprendiamo vita nello Spirito di vita... Consegniamo noi stessi al nostro medico con pazienza per recuperare la salute. Quanto avrà scoperto in noi di indegno, di macchiato per il peccato, di consumato dalle ulcere, egli lo taglierà, lo poterà, lo toglierà per lasciare sussistere in noi, una volta eliminate tutte le ferite del demonio, soltanto quello che appartiene a Dio.

Mercoledì delle ceneri



 Convertirsi a Cristo significa in fondo proprio questo:
uscire dall’illusione dell’autosufficienza
per scoprire e accettare la propria indigenza,
esigenza del suo perdono.

Benedetto XVI




Mt 6,1-6.16-18


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà ». 


IL COMMENTO


Silenzio. E' Quaresima. E' tempo di chiudere la porta del cuore e cercare nostro Padre. Scendere le scale del cuore e scoprire di vivere come orfani che fanno tutto per essere notati e amati, ammirati e lodati; anche quando ci nascondiamo scappando dagli altri, in fondo è perchè la nostra vita dipende da chi ci è intorno, dal loro affetto. Pericolosissima situazione di chi è vuoto dentro, nel cuore come nella mente, e vagabonda mendicando qualsiasi cosa pur di riempire la voragine che stordisce e rapisce gioia e pace; pericolosa per i giovani, che avvelenano con perversioni di ogni tipo occhi, mente e carne ancora verdi e perciò vulnerabilissimi, sporcando l'immagine dell'amore, della sessualità, delle relazioni tra uomo e donna, tra gli amici. Pericolosa per gli adulti, che possono bruciare le Grazie ricevute barattando la primogenitura dei figli di Dio con un po' di consolazione: lenticchie fumanti di prestigio, considerazione, ossequi e falsità senza limite e fine, che incensano il tempo sufficiente ad arraffarci la poca vita che ci rimane per abbandonarci più soli e disperati di prima. Pericolosa per gli anziani, che possono cadere nella trappola dell'insoddisfazione, della solitudine, del sentirsi abbandonati da tutti, lasciandosi andare così alla mormorazione, al giudizio per figli e parenti, e trasformarsi in gocce di acido che sfregiano tutto ciò a cui si avvicinano. Pericolosa per i sacerdoti e i religiosi, che si possono trasformare in esecutori freddi di culto e dispensatori routinari di sacramenti, che usano e pervertono le cose sante per saziare la propria carne ridotta a spugna secca. 


La vita di chiunque spende il proprio tempo al di fuori del segreto, perchè impaurito e traumatizzato dal buio, dal vuoto e dal fetore che albergano là dentro. La vita di chi non ha un luogo segreto dove tornare, e mangiare e riposare, un luogo certo di rifugio dove non v'è delusione; la vita di chi ha perduto l'intimità segreta, la parte nascosta e non barattabile dell'esistenza, il cuore dove si è figli di un Padre, con il suo amore, con il senso autentico e fondante per la propria vita. La vita di chi vive in un permanente reality, la vita sempre in diretta, surfando sulla superficie dei giorni, uno spot di se stessi sempre in onda, cercando senza posa acquirenti per il proprio prodotto. L'anima barattata su Fecebook, e ogni esperienza sfiorata, amicizia approcciata, amore appena sognato, ogni istante vissuto è subito twittato, cinguettato al mondo intero perchè si accorgano di noi, che esistiamo, che possono amrci, come e quando vogliono, meglio presto che tardi... La vita di chi non ha segreti perchè tutto è tragicamente pubblico, perchè angosciosamente grigio, vuoto, senza un valore in sè, che non dipenda dal grado di visibilità, dallo share della serata, in discoteca come al condominio, in casa come a scuola e al lavoro: la vita che pare ancorata solo sulla quantità di cliccate sul link del mi piace ai post che esibiamo e per i quali forse ci muoviamo; la vita che deve attingere dall'esterno il peso che impedisca al tutto di volare via. 


E le lacrime, i sentimenti, come le preghiere, le elemosine e i digiuni, amore che scorre sulle guance come quando si fa lo struscio al paese la domenica pomeriggio: sentimenti ostentati, mai segreti: "Piangono tutti, fanno gran spreco di occhi rossi, bagnati, gonfi, di smorfie di dolore, col labbro inferiore che sporge in avanti, come i bambini quando vengono messi in punizione. Le lacrime sono i nuovi coriandoli, sparsi in giro per mostrare agli altri qualcosa di nuovo, inedito, mai visto prima: l’anima. Come a uno show del pomeriggio, in cui più si è se stessi e più bisogna farsi colare il rimmel... Piangono tutti, egotici, per sé. Per la grandezza delle loro gesta, per l’autocommozione che si provocano. Piangono perché sono grandi artisti e il mondo dovrebbe celebrarli di più, anche. Piangono perché è così forte l’amore per se stessi da farli piangere" (Annalena Benini, Lezioni di pianto, Il Foglio del 21 febbraio 2011).


Vita prostituita, perchè senza amore autentico. Vita ipocrita, perchè illusoria, mascherata, come il carnevale che è appena scivolato via. Per questo oggi inizia la Quaresima, a raccogliere la carne sgonfiata dei mascherati, i fallimenti di chi ha rincorso affetto e felicità indossando la vita inesistente di ideali drogati. Arriva la Quaresima come un seno di misericordia, amore gratuito e senza condizione preparato dal Padre per i figli perduti e affamati di vita e di amore autentici. La Quaresima è una buona notizia: c'è speranza. C'è la conversione, la Teshuvà direbbe un pio israelita, il ritorno, smettere la maschera per indossare il sacco dell'umile riconoscimento dei propri peccati.


La conversione è il figlio prodigo, la fitta che gli percuote il petto, la percezione chiara d'aver buttato la vita e di essere ormai un relitto in secca; l'esperienza dura della solitudine - anticipo dell'inferno che è assenza eterna di Dio - il nulla nel cuore, nessun viso, nessuna parola. Tutto perduto, scivolato via. Ma, per una Grazia misteriosa - la stessa Presenza che non l'ha abbandonato mai, rispettosa della sua libertà e nascosta al fondo della sua anima - al termine della discesa nell'abisso, rientra in se stesso. Rientra nel segreto, nella stanza più intima, e incontra lo sguardo dell'unico che vede nel segreto della sua anima, che non ha mai smesso di considerarlo suo figlio, nonostante quello che abbia fatto, sia quel che sia. Il figlio ritrova il segreto, la verità, l'autentico che si nasconde dietro l'apparenza, il luogo, l'unico, dove è fondata e da dove scaturisce e prende vita la sua esistenza. Il figlio rientra in sé e intuisce, e comprende quel che ha smarrito: suo Padre. "Mi alzerò e tornerò da mio Padre". La Quaresima è rientrare nel proprio cuore e scoprire, dentro la solitudine di un segreto fecondo, lo sguardo di misericordia del Padre, un amore senza limiti, neanche quelli dettati dal peccato più atroce.


Il digiuno, l'elemosina, la preghiera, sono allora innanzi tutto segni della nostra realtà che il mondo e il demonio ci occultano, il segno di una assenza e quindi, di un bisogno insopprimibile. In noi è sparita la memoria del Padre: di Lui, del suo amore abbiamo assoluto bisogno, per spegnere le luci della ribalta su cui gettiamo la vita e vivere, nel segreto, nella verità, l'amore autentico che si dona, che perdona, che accoglie, che scioglie le catene inique che schiavizzano e legano gli altri... Inizia la Quaresima e ci prende lì dove siamo per condurci in un luogo segreto dove conoscere il segreto del Padre. Come il figlio prodigo, ci ritroviamo con una vita in cenere, polvere senza radici. Il segno che oggi riceveremo ci aiuta a rientrare in noi stessi, a fare verità e riconoscere il destino che ci attende. Solo un abbraccio di misericordia può trasformare la polvere in oro, solo l'amore di nostro Padre può rendere immortale ciò che è mortale.


Quaresima è ritorno a casa, da nostro Padre. E' alla finestra e freme nell'attesa di correrci intorno. La Sua ricompensa è il Suo abbraccio di misericordia, il Suo amore che non si esaurisce. "Dio si è commosso per il nostro niente, per il nostro tradimento, per la nostra povertà rozza, dimentica, per la nostra meschinità. Ho avuto pietà del tuo niente, ho avuto pietà del tuo odio a me. Mi sono commosso perché mi odi, come un padre e una madre che piangono di commozione per l'odio del figlio: che il figlio cambi, per il suo Destino. E' una compassione, una pietà, una passione!" (Luigi Giussani, Si può vivere così. La carità, pp.321 ss). La compassione è di Dio, ma il cammino è cosa nostra, senza di esso non c'è amore vero. Il Figlio lo ha aperto per noi, tornando a casa, risalendo dagli inferi prima di noi. Le Sue orme ci conducono in questa Quaresima, dalla morte alla vita, dalla solitudine all'intimità con nostro Padre, sino alla notte delle notti, la notte di Pasqua, la notte dei figli nel Figlio.


Buona Quaresima dunque, buon ritorno a casa.





Omelia di Benedetto XVI nel Mercoledì delle Ceneri






San Leone Magno ( ?-circa 461), papa e dottore della Chiesa
Quarta Omelia sulla Quaresima, n° 1 et 2


« Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza » (2 Cor 6, 2)


« Ecco ora il giorno della salvezza ! » Certo, non c'è tempo che non sia pieno dei doni divini. In ogni tempo, la grazia di Dio ci apre l'accesso alla sua misericordia. Tuttavia, ecco ora il momento in cui occorre che tutti i cuori siano stimolati con un ardore più grande, nel progresso spirituale, con maggiore fiducia. Infatti il ritorno del giorno in cui siamo stati riscattati ci invita ad ogni opera spirituale. Così celebreremo, il corpo e l'anima purificati, il mistero che prevale su tutti gli altri : il sacramento della Pasqua del Signore.
Tali misteri esigerebbero uno sforzo spirituale continuo, in modo tale che rimanessimo sempre, sotto lo sguardo di Dio, così come dovremmo essere trovati nella festa di Pasqua. Ma questa virtù si trova soltanto in pochi uomini ; per noi, in mezzo alle attività di questa vita, a causa della debolezza della carne, lo zelo si infiacchisce... Per rendere la purezza alle nostre anime, il Signore ha preparato il rimedio di un allenamento di quaranta giorni, nei quali le colpe commesse durante gli altri tempi possano essere riscattate dalle opere buone, e consumate dai santi digiuni. Prendiamoci cura, quindi, di obbedire al comandamento dell'Apostolo : « Purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello Spirito » (2 Cor 7, 1).
Tuttavia, il nostro modo di vivere si accordi con la nostra astinenza. L'essenziale del digiuno non è la sola astensione dal cibo ; non c'è nessun profitto nel sottrare il cibo al corpo se il cuore non si distoglie dall'ingiustizia, se la lingua non si astiene dalla calunnia... Questo è il tempo della mitezza, della pazienza, della pace... Ora, che l'anima forte si abitui a perdonare le ingiustizie, a non contare gli affronti, a dimenticare le ingiurie... Tuttavia, che il contegno dello spirito non sia triste ; che sia santo. Che non si senta il mormorio dei gemiti ; che ci sia una vera gioia.




San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
Discorsi, 28, PL 57, 587s


Quaranta giorni per condurci verso il battesimo nella morte e nella risurrezione di Cristo


« Al tempo della misericordia ti ho ascoltato, nel giorno della salvezza ti ho aiutato » (Is 49,8). L’apostolo Paolo prosegue con queste parole : « Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza ». A mia volta, vi prendo a testimoni, ecco ora i giorni della redenzione, ecco, in un certo senso, il momento della cura spirituale; possiamo curare tutte le macchie dei nostri vizi, tutte le ferite dei nostri peccati, se preghiamo costantemente il medico delle nostre anime, se… non trascuriamo nessuna delle sue prescrizioni...


Il medico è il nostro Signore Gesù, il quale ha detto: “Sono io che do la morte e faccio vivere” (Dt 32,39). Il Signore prima dà la morte, poi ridà la vita. Mediante il battesimo, distrugge in noi adulteri, omicidi, crimini e furti; poi ci fa rivivere, quali uomini nuovi, nell’immortalità eterna. Moriamo ai nostri peccati, ovviamente mediante il battesimo, riprendiamo vita nello Spirito di vita... Consegnamo noi stessi al nostro medico con pazienza per recuperare la salute. Quanto avrà scoperto in noi di indegno, di macchiato per il peccato, di consumato dalle ulcere, egli lo taglierà, lo poterà, lo toglierà per lasciare sussistere in noi, una volta eliminate tutte le ferite del demonio, soltanto quello che appartiene a Dio.

Mercoledì delle Ceneri


Convertirsi a Cristo significa in fondo proprio questo:
uscire dall’illusione dell’autosufficienza
per scoprire e accettare la propria indigenza,
esigenza del suo perdono.

Benedetto XVI


Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà ».


IL COMMENTO


Silenzio. E' Quaresima. E' tempo di chiudere la porta del cuore e cercare nostro Padre. Scendere le scale del cuore e scoprire di vivere come orfani che fanno tutto per essere notati e amati; anche quando ci nascondiamo scappando dagli altri, in fondo è perchè la nostra vita dipende da chi ci è intorno. E oggi inizia la Quaresima. Per gli affamati di vita e di amore è una buona notizia: c'è speranza. C'è la conversione, la Teshuvà direbbe un pio israelita, il ritorno.

La conversione è il figlio prodigo, la fitta che gli percuote il petto, la percezione chiara d'aver buttato la vita e di essere ormai un relitto in secca; l'esperienza dura della solitudine - anticipo dell'inferno che è assenza eterna di Dio - il nulla nel cuore, nessun viso, nessuna parola. Tutto perduto, scivolato via. Ma, per una Grazia misteriosa, la Presenza che non l'ha abbandonato mai, rispettosa della sua libertà e nascosta al fondo della sua anima, al termine della discesa nell'abisso, rientra in se stesso. Rientra e si trova da solo, intuisce, e comprende quel che ha smarrito. Suo Padre. "Mi alzerò e tornerò da mio Padre". La Quaresima è rientrare nel proprio cuore e scoprire, dentro la solitudine, lo sguardo di misericordia del Padre, un amore senza limiti, neanche quelli del peccato più atroce.

Il digiuno, l'elemosina, la preghiera, sono innanzi tutto segni della nostra realtà che il mondo e il demonio ci occultano, il segno di una assenza. In noi è sparita la memoria del Padre. Inizia la Quaresima e ci prende lì dove siamo. Come il figlio prodigo, ci ritroviamo con una vita in cenere, polvere senza radici. Il segno che oggi riceveremo ci aiuta a rientrare in noi stessi, a fare verità e riconoscere il destino che ci attende. Solo un abbraccio di misericordia può trasformare la polvere in oro, solo l'amore di nostro Padre può rendere immortale ciò che è mortale.

Quaresima è ritorno a casa, da nostro Padre. E' alla finestra e freme nell'attesa di correrci intorno. La Sua ricompensa è il Suo abbraccio di misericordia, il Suo amore che non si esaurisce. "Dio si è commosso per il nostro niente, per il nostro tradimento, per la nostra povertà rozza, dimentica, per la nostra meschinità. Ho avuto pietà del tuo niente, ho avuto pietà del tuo odio a me. Mi sono commosso perché mi odi, come un padre e una madre che piangono di commozione per l'odio del figlio: che il figlio cambi, per il suo Destino. E' una compassione, una pietà una passione!" (Luigi Giussani, Si può vivere così. La carità, pp.321 ss). La compassione è di Dio, ma il cammino è cosa nostra, senza di esso non c'è amore vero. Il Figlio lo ha aperto per noi, tornando a casa, risalendo dagli inferi prima di noi. Le Sue orme ci conducono in questa Quaresima, dalla morte alla vita, dalla solitudine all'intimità con nostro Padre, sino alla notte delle notti, la notte di Pasqua, la notte dei figli nel Figlio.

Buona Quaresima dunque, buon ritorno a casa.






San Leone Magno ( ?-circa 461), papa e dottore della Chiesa
Quarta Omelia sulla Quaresima, n° 1 et 2

« Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza » (2 Cor 6, 2)


« Ecco ora il giorno della salvezza ! » Certo, non c'è tempo che non sia pieno dei doni divini. In ogni tempo, la grazia di Dio ci apre l'accesso alla sua misericordia. Tuttavia, ecco ora il momento in cui occorre che tutti i cuori siano stimolati con un ardore più grande, nel progresso spirituale, con maggiore fiducia. Infatti il ritorno del giorno in cui siamo stati riscattati ci invita ad ogni opera spirituale. Così celebreremo, il corpo e l'anima purificati, il mistero che prevale su tutti gli altri : il sacramento della Pasqua del Signore.

Tali misteri esigerebbero uno sforzo spirituale continuo, in modo tale che rimanessimo sempre, sotto lo sguardo di Dio, così come dovremmo essere trovati nella festa di Pasqua. Ma questa virtù si trova soltanto in pochi uomini ; per noi, in mezzo alle attività di questa vita, a causa della debolezza della carne, lo zelo si infiacchisce... Per rendere la purezza alle nostre anime, il Signore ha preparato il rimedio di un allenamento di quaranta giorni, nei quali le colpe commesse durante gli altri tempi possano essere riscattate dalle opere buone, e consumate dai santi digiuni. Prendiamoci cura, quindi, di obbedire al comandamento dell'Apostolo : « Purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello Spirito » (2 Cor 7, 1).

Tuttavia, il nostro modo di vivere si accordi con la nostra astinenza. L'essenziale del digiuno non è la sola astensione dal cibo ; non c'è nessun profitto nel sottrare il cibo al corpo se il cuore non si distoglie dall'ingiustizia, se la lingua non si astiene dalla calunnia... Questo è il tempo della mitezza, della pazienza, della pace... Ora, che l'anima forte si abitui a perdonare le ingiustizie, a non contare gli affronti, a dimenticare le ingiurie... Tuttavia, che il contegno dello spirito non sia triste ; che sia santo. Che non si senta il mormorio dei gemiti ; che ci sia una vera gioia.


San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
Discorsi, 28, PL 57, 587s

Quaranta giorni per condurci verso il battesimo nella morte e nella risurrezione di Cristo


« Al tempo della misericordia ti ho ascoltato, nel giorno della salvezza ti ho aiutato » (Is 49,8). L’apostolo Paolo prosegue con queste parole : « Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza ». A mia volta, vi prendo a testimoni, ecco ora i giorni della redenzione, ecco, in un certo senso, il momento della cura spirituale; possiamo curare tutte le macchie dei nostri vizi, tutte le ferite dei nostri peccati, se preghiamo costantemente il medico delle nostre anime, se… non trascuriamo nessuna delle sue prescrizioni...

Il medico è il nostro Signore Gesù, il quale ha detto: “Sono io che do la morte e faccio vivere” (Dt 32,39). Il Signore prima dà la morte, poi ridà la vita. Mediante il battesimo, distrugge in noi adulteri, omicidi, crimini e furti; poi ci fa rivivere, quali uomini nuovi, nell’immortalità eterna. Moriamo ai nostri peccati, ovviamente mediante il battesimo, riprendiamo vita nello Spirito di vita... Consegnamo noi stessi al nostro medico con pazienza per recuperare la salute. Quanto avrà scoperto in noi di indegno, di macchiato per il peccato, di consumato dalle ulcere, egli lo taglierà, lo poterà, lo toglierà per lasciare sussistere in noi, una volta eliminate tutte le ferite del demonio, soltanto quello che appartiene a Dio.