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Benedetto XVI. La moltiplicazione dei pani


Cari fratelli e sorelle!

Il Vangelo di questa domenica descrive il miracolo della moltiplicazione dei pani, che Gesù compie per una moltitudine di persone che lo hanno seguito per ascoltarlo ed essere guariti da varie malattie (cfr Mt 14,14). Sul far della sera, i discepoli suggeriscono a Gesù di congedare la folla, perché possa andare a rifocillarsi. Ma il Signore ha in mente qualcos’altro: "Voi stessi date loro da mangiare" (Mt 14,16). Essi, però, non hanno "altro che cinque pani e due pesci". Gesù allora compie un gesto che fa pensare al sacramento dell’Eucaristia: "Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla (Mt 14,19). Il miracolo consiste nella condivisione fraterna di pochi pani che, affidati alla potenza di Dio, non solo bastano per tutti, ma addirittura avanzano, fino a riempire dodici ceste. Il Signore sollecita i discepoli affinché siano loro a distribuire il pane per la moltitudine; in questo modo li istruisce e li prepara alla futura missione apostolica: dovranno infatti portare a tutti il nutrimento della Parola di vita e dei Sacramenti.

In questo segno prodigioso si intrecciano l’incarnazione di Dio e l’opera della redenzione. Gesù, infatti, "scende" dalla barca per incontrare gli uomini (cfr Mt 14,14). San Massimo il Confessore afferma che il Verbo di Dio "si degnò, per amore nostro, di farsi presente nella carne, derivata da noi e conforme a noi tranne che nel peccato, e di esporci l’insegnamento con parole ed esempi a noi convenienti" (Ambiguum 33: PG 91, 1285 C). Il Signore ci offre qui un esempio eloquente della sua compassione verso la gente. Viene da pensare ai tanti fratelli e sorelle che in questi giorni, nel Corno d’Africa, patiscono le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni. Cristo è attento al bisogno materiale, ma vuole donare di più, perché l’uomo è sempre "affamato di qualcosa di più, ha bisogno di qualcosa di più" (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 311). Nel pane di Cristo è presente l’amore di Dio; nell’incontro con Lui "ci nutriamo, per così dire, dello stesso Dio vivente, mangiamo davvero il «pane dal cielo»" (ibid.).
Cari amici, "nell’Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo" (Esort. ap. postsin. Sacramentum caritatis, 88). Ce lo testimonia anche Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, di cui oggi la Chiesa fa memoria. Ignazio scelse, infatti, di vivere "ricercando Dio in tutte le cose, amando Lui in tutte le creature" (cfr Costituzioni della Compagnia di Gesù, III, 1, 26). Affidiamo alla Vergine Maria la nostra preghiera, perché apra il nostro cuore alla compassione verso il prossimo e alla condivisione fraterna.

Angelus del 31 luglio 2011

San Bernardo. Significato mistico dei "tre giorni" e dei "sette pani" nel Vangelo


Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro. Mi congratulo con voi, fratelli, perché avete voluto seguire il Salvatore nel deserto, ma temo che qualcuno si scoraggi dopo tre giorni di attesa. Non starete per tornare col cuore, magari anche col corpo, nell'Egitto di questo mondo perverso? Ha ragione la Scrittura quando esclama: Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

Per quanto ancora si dovrà tener duro? Certamente fino al momento in cui il Signore abbia pietà di te. Vuoi sapere quando sarà? Gesù ti risponde: Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro. Perciò è necessario che tu cammini tre giorni interi nel deserto, se vuoi offrire al tuo Dio il sacrificio che gli è gradito: devi aspettare il tuo Salvatore per la durata di tre giorni se aneli di saziarti con il pane miracoloso.

Il primo giorno è il giorno del timore. È il giorno che mette in risalto le tue tenebre interiori, proiettandovi sopra la luce dell'alto. Ti fa vedere la minaccia del tremendo supplizio della geenna, cioè delle tenebre esteriori. Come sapete, una tale meditazione suole dare il via alla nostra conversione.
Il secondo è il giorno del conforto, in cui respiriamo nella luce della misericordia di Dio.
Il terzo è il giorno della ragione, in cui brilla la verità. La creatura si sottomette allora senza esitazione al Creatore, per saldare il debito della sua natura, e, come serva, esegue gli ordini del suo Redentore. Siamo allora invitati a sedere, perché sia disposta nella nostra anima l'armonia della carità; ed ecco che il Signore apre la mano e colma ogni vivente con le sue benedizioni.

Vi spiegherò quali sono i sette pani, che avevano gli apostoli e che sono destinati a ristorarvi.

Il primo pane è la Parola di Dio, in cui l'uomo trova la vita. Lo afferma il Signore stesso.
Il secondo pane è l'obbedienza, perché Gesù ha detto: Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato.
Il terzo pane è la santa meditazione, di cui sta scritto: Non abbandonarla ed essa ti custodirà. Questa meditazione è detta in un altro passo pane dell'intelligenza.
Il quarto pane è il dono delle lacrime nella preghiera.
Il quinto pane è la fatica della conversione. Non ti stupire se chiamo pane ciò che è lavoro e pianto; hai dimenticato quello che leggi nel salterio? Tu ci nutrirai con pane di lacrime, e anche: Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai d'ogni bene.
Il sesto pane è la gioia che scaturisce dall'unione dei cuori: si tratta di un impasto di grani differenti che la grazia di Dio fa lievitare.
Il settimo, infine, è il pane eucaristico, perché il Signore dice nel vangelo: Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.

Ogni giorno si compie quello che la Sapienza profetizzò di se stessa: Quanti si nutrono di me avranno ancora fame. Ma non voglio farvi ancora attendere o ingannare la vostra fame, perché vi vedo pronti a ricevere come se non aveste ancora preso nulla.

La mia speranza si fonda tutta su tre pilastri: l'amore che mi adotta, la verità che promette, l'onnipotenza che compie la promessa. E se da folle il pensiero mormora e mi insinua: "Chi credi di essere? Quella gloria è
tanto grande e su che meriti conti per riceverla?", io risponderò pieno di fiducia: "So a chi ho creduto e sono convinto che egli mi ha adottato nel suo amore straordinario. So che egli è verace nella sua promessa e
abbastanza potente per compierla. A lui è possibile portare a compimento tutto quello che vuole.

Ecco il triplice vincolo, che difficilmente si spezza, e dalla nostra vera patria scende fin quaggiù in questo carcere. Vi supplico, fratelli, stringiamolo forte, perché ci tiri e ci attiri, sollevandoci fino a contemplare la gloria del grande Dio che è benedetto nei secoli. Amen.



Dai Discorsi di san Bernardo. Pro Domin. VI post Pent. Sermo I, 1-2.4. Sermo III,6. PL 183, 337-339.
344.



Baldovino di Ford. Presi quei sette pani rese grazie li spezzò

Gesù spezzò il pane. Se non avesse spezzato il pane, come le briciole sarebbero potute giungere fino a noi? Egli l'ha spezzato e l'ha distribuito, «l'ha disperso e dato ai poveri» (Sal 111,9 Volg). L'ha spezzato per grazia per spezzare la collera del Padre e la propria collera. Dio l'aveva detto: ci avrebbe spezzati, se il suo Unico, «suo eletto, non fosse stato sulla breccia di fronte a lui, per stornare la sua collera dallo sterminio» (Sal 105,23). È stato davanti a Dio e l'ha placato; grazie alla sua forza indefettibile, è rimasto in piedi, senza essere spezzato.

Invece lui, volontariamente, ha spezzato, ha offerto la sua carne, spezzata dalla sofferenza. Lì, ha «spezzato la saette dell'arco» (Sal 75,4), «ha spezzato la testa al Leviatàn», cioè a tutti i nostri nemici, nella sua collera. In questo modo ha spezzato, in un certo modo, le tavole della prima alleanza, affinché non fossimo più sotto la Legge. Così ha spezzato tutto ciò che ci spezzava, per riparare in noi quanto era stato spezzato e per «rimandare liberi gli oppressi» (Is 58,6). Infatti eravamo «prigionieri della miseria e dei ceppi» (Sal 106,10).

Buon Gesù, oggi ancora, sebbene tu abbia spezzato la tua collera, spezzato il pane per noi, poveri mendicanti, noi abbiamo ancora fame... Spezza dunque ogni giorno questo pane per coloro che hanno fame. Infatti oggi e ogni giorno, raccogliamo alcune briciole, e ogni giorno abbiamo di nuovo bisogno del nostro pane quotidiano. «Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano» (Lc 11,3). Se tu non lo darai, chi lo darà? Nella nostra indigenza e nel nostro bisogno, non c'è nessuno che possa rompere il pane per noi, nessuno che possa nutrirci, nessuno che possa ridarci forza, nessuno se non tu, o nostro Dio. In ogni consolazione che ci mandi, raccogliamo le briciole del pane che spezzi per noi e gustiamo «quanto è buona la tua misericordia» (Sal 108,21 volg).


Baldovino di Ford ( ?-circa 1190), abate cistercense Il Sacramento dell'altare, II, 1 ; SC 93, 131

Paolo VI. La compassione di Gesù si manifesta nella Chiesa che annuncia il Vangelo

57. Come Cristo durante il tempo della sua predicazione, come i Dodici al mattino della Pentecoste, anche la Chiesa vede davanti a sé una immensa folla umana che ha bisogno del Vangelo e vi ha diritto, perché Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità». 
Conscia del suo dovere di predicare la salvezza a tutti, sapendo che il messaggio evangelico non è riservato a un piccolo gruppo di iniziati, di privilegiati o di eletti, ma destinato a tutti, la Chiesa fa propria l'angoscia di Cristo di fronte alle folle sbandate e sfinite «come pecore senza pastore» e ripete spesso la sua parola: «Sento compassione di questa folla». Ma è anche cosciente che, per l'efficacia della predicazione evangelica, nel cuore delle masse, essa deve indirizzare il suo messaggio a comunità di fedeli, la cui azione può e deve giungere agli altri.

Paolo VI Evangelii Nuntiandi

San Beda il Venerabile. Sento compassione di questa folla


Matteo dà più spiegazioni [di Marco] sul modo in cui Gesù ebbe pietà della folla quando dice : « Sentì compassione per loro e guarì i loro malati ». Infatti sentire compassione per i poveri e per quanti sono senza pastore, è precisamente aprire loro la via della verità ammaestrandoli, è guarirli dalle loro infermità, curandoli, ma è anche nutrirli quando hanno fame, e incitarli così a lodare la generosità di Dio. Questo ha fatto Gesù… Ma ha anche messo alla prova la fede della folla, e dopo averla provata, le ha dato in cambio una ricompensa proporzionata. Infatti ha raggiunto un luogo deserto in disparte per vedere se la gente avrebbe avuto cura di seguirlo. E l’hanno seguito. Si misero in fretta in cammino attraverso il deserto, non con asini o mezzi di trasporto, ma a piedi, e hanno mostrato con questo sforzo personale quanta cura avessero per la loro salvezza. In cambio, Gesù accolse questa gente affaticata. In quanto salvatore e medico, pieno di potenza e di bontà, ha istruito gli ignoranti, guarito i malati, nutrito gli affamati, manifestando così quanta gioia gli procurava l’amore dei credenti.

Giovanni Paolo II. Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così numerosa?


Di fronte a scenari umanamente tanto complessi per l'annuncio del Vangelo, torna quasi spontaneamente alla memoria il racconto della moltiplicazione dei pani narrata nei Vangeli. I discepoli espongono a Gesù le loro perplessità riguardo alla folla, che affamata della sua parola lo ha seguito sin nel deserto, e gli propongono: « Dimitte turbas [...] Congeda la folla [...] » (Lc 9, 12). Hanno, forse, timore e non sanno davvero come sfamare un numero così grande di persone.

Un analogo atteggiamento potrebbe insorgere nell'animo nostro, quasi sconfortato dall'enormità dei problemi, che interpellano le Chiese e noi Vescovi personalmente. Occorre, in questo caso, fare ricorso a quella nuova fantasia della carità che deve dispiegarsi non solo e non tanto nell'efficienza dei soccorsi prestati, ma più ancora nella capacità di farsi vicini a chi è nel bisogno, permettendo ai poveri di sentire ogni comunità cristiana come la propria casa.294

Gesù, però, ha una maniera sua propria di risolvere i problemi. Quasi provocando gli Apostoli, dice loro: « Dategli voi stessi da mangiare » (Lc 9, 13). Conosciamo bene la conclusione del racconto: « Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste » (Lc 9, 17). Quell'abbondanza residua è presente ancora oggi nella vita della Chiesa! Donde, allora, noi Vescovi prenderemo il pane necessario per dare risposta alle tante domande, interne ed esterne alle Chiese e alla Chiesa? Ci verrebbe da lamentarci, come gli Apostoli con Gesù: «  Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così numerosa?  » (Mt 15, 33). Quali sono i «  luoghi  », da cui attingeremo le risorse? Possiamo almeno accennare ad alcune, fondamentali risposte.

La nostra prima, trascendente risorsa è la carità di Dio diffusa nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato donato (cfr Rm 5, 5). L'amore con cui Dio ci ha amati è tale da poterci sempre sostenere nel trovare le vie giuste attraverso cui giungere al cuore dell'uomo e della donna di oggi. In ogni istante il Signore ci dona, con la forza del suo Spirito, la capacità d'amare e d'inventare le forme più giuste e più belle dell'amore. Chiamati ad essere servitori del Vangelo per la speranza del mondo, noi sappiamo che questa speranza non proviene da noi, ma dallo Spirito Santo, il quale «  non cessa di essere il custode della speranza nel cuore dell'uomo: della speranza di tutte le creature umane e, specialmente, di quelle che “possiedono le primizie dello Spirito” e “aspettano la redenzione del corpo”  ».

L'altra nostra risorsa è la Chiesa, in cui siamo inseriti mediante il Battesimo con tanti altri nostri fratelli e sorelle, con i quali confessiamo l'unico Padre celeste e ci abbeveriamo all'unico Spirito di santità.297     Fare della Chiesa «  la casa e la scuola della comunione  » è l'impegno a cui ci invita la situazione presente, se vogliamo rispondere alle attese del mondo.298   Cristo Gesù è dunque l'icona a cui, venerati Fratelli nell'episcopato, guardiamo per svolgere il nostro ministero di araldi della speranza. Come Lui dobbiamo anche noi saper offrire la nostra esistenza per la salvezza di quanti ci sono affidati, annunciando e celebrando la vittoria dell'amore misericordioso di Dio sul peccato e sulla morte.


La compassione del Messia in un midrash ebraico

Un giorno chiesero al profeta Elia: «Come facciamo a sapere che il Messia è arrivato?» E il profeta Elia rispose: «Andate alle porte della città e li lo troverete». Infatti alle porte della città si ammassavano i poveri, i ciechi, gli zoppi, a chiedere l’elemosina. «Ma come si potrà riconoscere il Messia in mezzo a tutti i poveri?», rispose sempre il profeta: «Mentre tutti quei disgraziati si tolgono tutte le loro bende per lavarle e poi rimettersele, il Messia è l’unico che non si toglie tutte le bende insieme, ma toglie una benda per volta». «Dove sta la differenza?». «La differenza è che il Messia facendo così è sempre pronto ad aiutare chiunque abbia bisogno».

S. Agostino. Il nutrimento del corpo e dell'anima


Quando dici: Dacci oggi il nostro pane quotidiano (Mt 6, 11), confessi d’essere un mendicante di Dio. Ma non arrossire: per quanto uno sia ricco sulla terra, è sempre un mendicante di Dio. Il mendicante sta davanti alla casa d’un ricco: ma anche lo stesso ricco sta davanti alla casa del gran Ricco. Si chiede l’elemosina a lui, ma la chiede anche lui. Se non fosse nel bisogno, non busserebbe alle orecchie di Dio con la preghiera. Ma di che cosa ha bisogno un ricco? Non ho paura di dirlo: un ricco ha bisogno proprio del pane quotidiano. Perché mai ha abbondanza d’ogni cosa, come mai, se non perché gliel’ha data Dio? Che cosa avrebbe, se Dio ritirasse da lui la sua mano? Molti non si addormentarono forse ricchi e si alzarono poveri? E se a lui non manca nulla, ciò non deriva dalla sua potenza, ma dalla misericordia di Dio.

Ma questo pane di cui, carissimi, si riempie il ventre, con cui si ristora ogni giorno il corpo, questo pane dunque voi vedete che Dio lo dà non solo a chi lo loda, ma anche a chi lo bestemmia, lui che fa sorgere il proprio sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Cf. Mt 5, 45). Se lo lodi, ti nutre; se lo bestemmi, ti nutre lo stesso. Ti aspetta perché tu faccia penitenza; ma se non ti cambierai, egli ti condannerà. Poiché dunque questo pane lo ricevono da Dio i buoni e i cattivi, non c’è forse un pane speciale richiesto dai figli, il pane di cui il Signore diceva nel Vangelo: Non sta bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cani(Mt 15, 26) Vi è certamente. Qual è questo pane? E perché si chiama "quotidiano" anche questo? Il pane infatti ci è necessario: senza di esso è impossibile vivere, senza pane è impossibile. E’ una sfacciataggine chiedere a Dio la ricchezza; non è una sfacciataggine chiedergli il pane quotidiano. C’è una gran differenza tra ciò che è necessario alla vita e ciò che serve a farci insuperbire. Tuttavia, siccome questo pane visibile e palpabile viene dato ai buoni e ai cattivi, il pane quotidiano chiesto dai figli è la parola di Dio, pane che ci viene distribuito ogni giorno. E’ il nostro pane quotidiano; di esso vivono le menti, non i ventri. E’ necessario a noi, ancora operai nella vigna: è il cibo, non la paga. All’operaio infatti due cose deve dare chi lo prende a giornata e lo manda nella propria vigna: il cibo perché non rimanga spossato, e la paga di cui si rallegri. Il nostro cibo quotidiano su questa terra è la parola di Dio, che sempre viene distribuita nelle chiese; la nostra paga dopo la fatica si chiama vita eterna. D’altra parte se per questo pane nostro quotidiano s’intende quello che ricevono i fedeli e riceverete anche voi dopo il battesimo, facciamo bene a pregare e dire: Dacci oggi il nostro pane quotidiano, affinché viviamo in modo da non essere separati dall’altare.


Dai "Discorsi" di Sant’Agostino Vescovo (Sermo 56, 6.9-10)