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10 Gennaio. Tempo di Natale





Il punto di partenza è l'esperienza della fede come realtà.
Il cristianesimo è presenza, il qui ed ora del Signore,
che ci sospinge nel qui ed ora della fede e della vita di fede.
E così diventa chiara la vera alternativa:
il cristianesimo non è teoria, né moralismo, né ritualismo,
bensì avvenimento, incontro con una presenza,
con un Dio che è entrato nella storia e che continuamente vi entra.
Il cristianesimo è avvenimento;
il cristianesimo è incontro con la persona di Gesù Cristo.

Card. Joseph Ratzinger






Dal Vangelo secondo Luca 4,14-22.


Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 
Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. 
Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 
Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: 
Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, 
e predicare un anno di grazia del Signore. 
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 
Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». 

Il commento



La fede non è un salto nel buio. «Che cosa è infatti il cristianesimo? È forse una dottrina che si può ripetere in una scuola di religione? È forse un seguito di leggi morali? È forse un certo complesso di riti? Tutto questo è secondario, viene dopo. Il cristianesimo è un fatto, un avvenimento» (Don Luigi Giussani). La fede, nel cristianesimo, è l’esperienza fondante che continua a ripetersi nell'arco di una vita, come quella offerta da Gesù nella sinagoga di Cafarnao. In ebraico la parola fede, emunah, non ha il significato che siamo soliti conferirgli: essa rimanda ad un sostegno, a qualcosa di fermo su cui poter appoggiarsi: "in Cristo abbiamo come un'àncora della nostra fede" (Eb. 6,19). In quella sinagoga Gesù inaugura la sua missione, laddove era stato “allevato” nello studio della Torah. Gesù torna alle origini, alle fonti della sua storia, che è la storia di Dio con il suo popolo, perché "il punto di partenza (del cristianesimo) è l'esperienza della fede come realtà” (Card. Ratzinger). Gesù inizia dunque dalla sua stessa realtà, dai suoi parenti, dai suoi amici; dalle strade, le botteghe, le piazze dove è cresciuto, dai luoghi e dalle persone che gli sono più familiari, come una profezia per tutte le Nazaret della storia, anche le nostre. L’annuncio del Vangelo, infatti, svela il mistero dell’appartenenza a Dio di ogni uomo. Ogni realtà nella quale viene proclamata la Buona Notizia diviene come Nazaret, la città del Figlio di Dio, perché essa illumina il passato e il presente con il bagliore della vittoria di Cristo, e cambia il corso della storia dischiudendo un futuro di salvezza. Chiunque ascolti la predicazione si sente familiare e amico di Gesù, protagonista della storia di salvezza con cui Dio ha condotto il suo popolo. La storia di un innamoramento fattosi amore travolgente, sigillato in un'alleanza eterna; ma anche storia di tradimenti, cadute, e perdono e misericordia. Una storia di “schiavitù, oppressione, povertà e cecità”, quella di un resto umiliato, con gli occhi fissi su una promessa, nell’attesa ardente del suo compimento. Il “Sabato” per Israele è tutto questo, il compimento delle nozze promesse. Ma, per guardare alla realtà senza pregiudizi e lasciarsi salvare dalla predicazione, occorrono occhi umili e semplici, “occhi fissi su Gesù”. In ebraico il valore numerico delle lettere che formano la parola emunah, corrisponde al valore numerico della parola bambini. Occhi di bambini dunque, sempre in attesa, che, nella tradizione ebraica, si schiudono solo nello Shabbat.

In ebraico shabbat è femminile, e in tutta la simbologia il sabato è paragonato alla sposa. Il canto per eccellenza con cui si accoglie questa festa è Lehà doddì = Vieni mio caro, dalle prime due parole del ritornello che viene ripetuto dopo ogni strofa. Israele viene presentato come uno sposo invitato ad incontrare la sua sposa: “Vieni mio caro incontro alla sposa, accogliamo shabbat”. Nel sabato risuonano le parole del Cantico dei Cantici, e in quel sabato a Nazaret era finalmente giunto lo Sposo. "Secondo il suo solito" Gesù si reca alla sinagoga, ma quel giorno è diverso dal solito. Come da sempre Egli è stato con noi, in ogni istante, "secondo il suo solito"; ma vi è un momento che è diverso, quando tutto acquista il sapore della novità. E' diverso l'istante nel quale risuona l'annuncio del Vangelo, e quel giorno, forse grigio di stanca routine, o zuppo di dolore e lacrime, è trasformato nel Sabato delle nozze, giorno di festa e felicità, per ogni uomo di qualsiasi parte del mondo. Per questo San Paolo dirà "guai a me se non evengelizzassi": sapeva infatti che la stoltezza della predicazione è lo strumento che Dio ha scelto per donare la fede, l'àncora che mette in salvo la vita. Ecco dunque lo sposo dietro la grata, eccolo raccogliere il rotolo del Libro, dove è scritta la sua storia e la volontà del Padre. Ecco il corpo preparato per rivelare l'Eterno, l'amore promesso, tante volte donato, e ora vivo davanti ai suoi compatrioti; come oggi è dinanzi a ciascuno di noi Gesù, incarnato nella sua Parola, nei sacramenti, nell’amore e nell’unità, la comunione più forte della morte che fa della Chiesa il suo corpo nella storia. Ecco Gesù, oggi, ora: ci ha raggiunti nella nostra storia, che è anche la sua, e lo possiamo fissare per raccogliere anche solo una goccia della rugiada d’amore che sgorga dal suo cuore. Ecco il sabato compiuto, il riposo agognato, quel volto di ebreo che stilla dolcezza e attira irresistibilmente ogni sguardo. Eccolo consegnare un oggi eterno di misericordia, in quell'istante di duemila anni fa come in ogni istante di ogni vita, terra dissodata dalle vicende della storia di ciascuno, divenuta oggi fertile perché visitata da Lui, zolle fresche dove deporre la Parola già compiuta. Ecco la “libertà, la salvezza, la guarigione”, la gioia che solo la sua presenza nella nostra vita può generare, perché “quando il Signore predica, il cielo si apre, la fame è tolta, le anime dei fedeli si inebriano del nettare celeste” (San Bruno di Segni). Tutta la storia di Israele si fissa in quell'istante, e la nostra in questo giorno, e trova senso e compimento, e benedizione stupita. Ecco la sua voce, quelle parole che chi ce le ha mai dette così? e l'invito ad alzarci e ad andare con Lui, perché l'inverno della morte e del peccato è passato, è già ora incipiente la primavera della Pasqua, della vita rinata per non morire più. E' Lui che aspettavamo, da sempre, il "più bello tra i figli di Adamo". E' Lui che oggi spalanca le sue braccia e dilata il suo cuore per sposarci, per attirarci nel suo amore infinito, per dare luce e splendore, sapore e allegria alle nostre esistenze, crocifisse e dolenti che siano.



APPROFONDIMENTI

Lc. 4,14-22. Percorso esegetico

Il paradigma di Nazaret: La Scrittura si fa evento. Esegesi di Lc 4, 14-30

Frédéric Manns. Nazaret

Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Vangelo: il significato di un termine.

Benedetto XVI. La Parola Abbreviata

Benedetto XVI. Il Logos, il “senso”, è il Figlio del Dio vivo.

Aleksandr Men'. Gesù Cristo: in questa persona consiste il cristianesimo

Hans Urs von Balthasar. Credibilità del cristianesimo

Card. Carlo Caffarra. Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi

Bruno Maggioni. Un evento che stravolge l’oggi.

San Cirillo di Alessandria. Annunziò la buona novella ai poveri

S. Bruno di Segni. Lo Spirito del Signore è sopra di me

Sant’Ambrogio. Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi

Considerazioni archeologiche e geografiche riguardanti la città di Nazaret

La "città" di Nazaret, “fiore della Galilea”. Studio Biblico Francescano

David Donnini. Le città di Cristo [il significato reale del termine "Nazareno"]



10 Gennaio





Anche "oggi" contemporanei di Gesù


Con la festa del Battesimo di Gesù domani termina il Tempo di Natale. Ma oggi la Chiesa vuol farci un regalo, un souvenir da portare sempre con noi, una memoria di questo Tempo di gioia e stupore nel quale abbiamo celebrato l'Incarnazione di Dio nella storia degli uomini. Non prendetela come una cosa sentimentale, ma vi consiglio di trascrivere e mettere bene in vista le parole di Gesù del Vangelo di oggi. Che so, sul comodino accanto alla sveglia, oppure in bagno appiccicate sullo specchio, insomma in qualche posto dove certamente ogni mattina posiamo gli occhi. Perché Dio si fa carne ogni giorno nella nostra storia, facendone un "oggi" nel quale compiere il Vangelo, "la Buona Notizia della liberazione per i prigionieri e gli oppressi e della vista per i ciechi". No, non sono le notizie insanguinate e angoscianti di internet, radio e TV il buongiorno che Dio vuol darci: "attentato terroristico all'alba in centro città, borse in picchiata, disoccupazione record, l'epidemia si estende a macchia d'olio, tsunami in Oriente, tangenti e mafia infiltrate nei palazzi del potere, inquinamento oltre i limiti....". No, il buongiorno di Dio non sono neanche i bollettini di guerra che ci consegnano marito, moglie e figli appena usciti dalla camera da letto: "uffa ho il compito di latino e non so nulla posso restare a casa?, passa in banca che ci sono da pagare le bollette del gas e della luce, stasera c'è l'assemblea di condominio preparati che sono tutti sul piede di guerra per i lavori delle grondaie, hanno chiamato dall'ospedale e sono pronti i risultati della biopsia di papà mi accompagni a ritirarli?, fai presto che c'è lo sciopero della metro, il dentistaaaa alle quattrooo, domenica vengono i miei a pranzo e vogliono tutti a casa, tuo fratello ha detto che se non gli ridai quei cento euro va dall'avvocato, no-no-no al derby non ti ci mando, e tu cambiati quella gonna che non puoi uscire come una...., basta papà hai rotto ho s-e-d-i-c-i anni capito? e oggi vado a farmi il tatuaggio....". E così ogni giorno, dopo neanche diciotto minuti dal suono della sveglia arrivi alla colazione che ti sembra sia già mezzanotte tanto sei stanco e stressato... Perché tutte queste "notizie" sono le orme di dolore e morte seminate dal peccato nella storia, e l'uomo si stanca a peccare, perché non è nato per farlo. Ma Gesù ogni mattina ci accoglie con un'altra "notizia", la stessa che ha annunciato nella sinagoga di Nazaret: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi". Per questo ogni giorno è davvero un "buon-giorno"! Avete fatto caso al verbo usato da Gesù? Ha detto "si è compiuta", no "si compirà". Ciò significa che in mezzo alle "notizie" che la storia ci rovescia addosso ogni mattina c'è n'è una che le trasforma tutte in un grembo fecondo di pace e di gioia! Sì, hai capito bene: in ogni giorno sul quale ci affacciamo Gesù ha già adempiuto la Buona Notizia! Ha già vinto la morte ed è accanto al tuo letto per dirti appena sveglio: "Pace a te!". Da quel mattino nel giardino accanto al Golgota la luce della sua Pasqua non è più tramontata, e ogni mattina sfiora i tuoi occhi perché tu possa aprirli e "vedere" trasfigurate la storia e le persone. Gesù ha già perdonato i tuoi peccati, sei "libero" anche se in ogni angolo si apriranno le porte di mille prigioni, quelle dell'invidia, del rancore, del rifiuto. "Buongiorno amore mio" ci ripete il Signore, "non aver paura perché anche oggi è parte del mio anno di Grazia; è un giubileo che riscatta ogni esistenza, anche la più corrotta, perché in ogni evento possiamo sperimentare la Grazia di rinascere per vivere in una vita nuova". 

Per questo Gesù ha inaugurato la sua missione a Nazaret, dove era stato “allevato” nello studio della Torah; è tornato alle origini, al buongiorno della sua storia, per farne il nuovo inizio di quella di ogni uomo. Si è svegliato come noi, tra parenti e amici. E ha iniziato il suo ministero nei luoghi che gli erano più familiari, come una profezia per tutte le Nazaret della storia, anche le nostre. L’annuncio del Vangelo, infatti, svela il mistero dell’appartenenza a Dio di ogni uomo. Ogni realtà nella quale viene proclamata la Buona Notizia diviene come Nazaret, la città del Figlio di Dio. Chiunque ascolta la predicazione si sente familiare e amico di Gesù, protagonista della storia di salvezza con cui Dio ha condotto il suo popolo. Una storia d'amore ma anche di “schiavitù, oppressione, povertà e cecità”, quella di un resto umiliato con gli occhi fissi su una promessa, nell’attesa ardente del suo compimento. Il “Sabato” per Israele è tutto questo, attesa e primizia delle nozze messianiche. In ebraico, infatti, shabbat è femminile, e in tutta la simbologia è paragonato alla sposa. Il canto per eccellenza con cui si accoglie questa festa è Lehà doddì = Vieni mio caro, dalle prime due parole del ritornello che viene ripetuto dopo ogni strofa. Israele viene presentato come uno sposo invitato ad incontrare la sua sposa: “Vieni mio caro incontro alla sposa, accogliamo shabbat”. Nel sabato risuonano le parole del Cantico dei Cantici, e in quel sabato alla sinagoga di Nazaret, con Gesù era finalmente giunto lo Sposo. Vi si era recato "secondo il suo solito", ma quel giorno era diverso dal solito. Come da sempre Egli è stato con noi, in ogni istante, "secondo il suo solito"; ma vi è un momento che è diverso, quando tutto acquista il sapore della novità. E' diverso l'istante nel quale risuona l'annuncio del Vangelo, e quel giorno è trasformato nel Sabato delle nozze, giorno di festa e felicità, per ogni uomo di qualsiasi parte del mondo. Come oggi, e ogni giorno sul quale ci desta il kerygma, perché “quando il Signore predica, il cielo si apre, la fame è tolta, le anime dei fedeli si inebriano del nettare celeste” (San Bruno di Segni). Non la senti? E' la sua voce innamorata! Che nella nostra vita non ci sia più un oggi che ci trovi con il cuore indurito; ma solo giorni nei quali stare in ascolto della sua Parola, per accogliere l'invito ad alzarci e ad andare con Lui nella storia che ci attende.




QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI


10 Gennaio





Il punto di partenza è l'esperienza della fede come realtà.
Il cristianesimo è presenza, il qui ed ora del Signore,
che ci sospinge nel qui ed ora della fede e della vita di fede.
E così diventa chiara la vera alternativa:
il cristianesimo non è teoria, né moralismo, né ritualismo,
bensì avvenimento, incontro con una presenza,
con un Dio che è entrato nella storia e che continuamente vi entra.
Il cristianesimo è avvenimento;
il cristianesimo è incontro con la persona di Gesù Cristo.

Card. Joseph Ratzinger





Dal Vangelo secondo Luca 4,14-22.


Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 
Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. 
Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 
Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: 
Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, 
e predicare un anno di grazia del Signore. 
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 
Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». 


Il commento


La fede non è un salto nel buio. «Che cosa è infatti il cristianesimo? È forse una dottrina che si può ripetere in una scuola di religione? È forse un seguito di leggi morali? È forse un certo complesso di riti? Tutto questo è secondario, viene dopo. Il cristianesimo è un fatto, un avvenimento» (Don Luigi Giussani). La fede, nel cristianesimo, è l’esperienza fondante che continua a ripetersi nell'arco di una vita, come quella offerta da Gesù nella sinagoga di Cafarnao. In ebraico la parola fede, emunah, non ha il significato che siamo soliti conferirgli: essa rimanda ad un sostegno, a qualcosa di fermo su cui poter appoggiarsi: "in Cristo abbiamo come un'àncora della nostra fede" (Eb. 6,19). In quella sinagoga Gesù inaugura la sua missione, laddove era stato “allevato” nello studio della Torah. Gesù torna alle origini, alle fonti della sua storia, che è la storia di Dio con il suo popolo, perché "il punto di partenza (del cristianesimo) è l'esperienza della fede come realtà” (Card. Ratzinger). Gesù inizia dunque dalla sua stessa realtà, dai suoi parenti, dai suoi amici; dalle strade, le botteghe, le piazze dove è cresciuto, dai luoghi e dalle persone che gli sono più familiari, come una profezia per tutte le Nazaret della storia, anche le nostre. L’annuncio del Vangelo, infatti, svela il mistero dell’appartenenza a Dio di ogni uomo. Ogni realtà nella quale viene proclamata la Buona Notizia diviene come Nazaret, la città del Figlio di Dio, perché essa illumina il passato e il presente con il bagliore della vittoria di Cristo, e cambia il corso della storia dischiudendo un futuro di salvezza. Chiunque ascolti la predicazione si sente familiare e amico di Gesù, protagonista della storia di salvezza con cui Dio ha condotto il suo popolo. La storia di un innamoramento fattosi amore travolgente, sigillato in un'alleanza eterna; ma anche storia di tradimenti, cadute, e perdono e misericordia. Una storia di “schiavitù, oppressione, povertà e cecità”, quella di un resto umiliato, con gli occhi fissi su una promessa, nell’attesa ardente del suo compimento. Il “Sabato” per Israele è tutto questo, il compimento delle nozze promesse. Ma, per guardare alla realtà senza pregiudizi e lasciarsi salvare dalla predicazione, occorrono occhi umili e semplici, “occhi fissi su Gesù”. In ebraico il valore numerico delle lettere che formano la parola emunah, corrisponde al valore numerico della parola bambini. Occhi di bambini dunque, sempre in attesa, che, nella tradizione ebraica, si schiudono solo nello Shabbat.

In ebraico shabbat è femminile, e in tutta la simbologia il sabato è paragonato alla sposa. Il canto per eccellenza con cui si accoglie questa festa è Lehà doddì = Vieni mio caro, dalle prime due parole del ritornello che viene ripetuto dopo ogni strofa. Israele viene presentato come uno sposo invitato ad incontrare la sua sposa: “Vieni mio caro incontro alla sposa, accogliamo shabbat”. Nel sabato risuonano le parole del Cantico dei Cantici, e in quel sabato a Nazaret era finalmente giunto lo Sposo. "Secondo il suo solito" Gesù si reca alla sinagoga, ma quel giorno è diverso dal solito. Come da sempre Egli è stato con noi, in ogni istante, "secondo il suo solito"; ma vi è un momento che è diverso, quando tutto acquista il sapore della novità. E' diverso l'istante nel quale risuona l'annuncio del Vangelo, e quel giorno, forse grigio di stanca routine, o zuppo di dolore e lacrime, è trasformato nel Sabato delle nozze, giorno di festa e felicità, per ogni uomo di qualsiasi parte del mondo. Per questo San Paolo dirà "guai a me se non evengelizzassi": sapeva infatti che la stoltezza della predicazione è lo strumento che Dio ha scelto per donare la fede, l'àncora che mette in salvo la vita. Ecco dunque lo sposo dietro la grata, eccolo raccogliere il rotolo del Libro, dove è scritta la sua storia e la volontà del Padre. Ecco il corpo preparato per rivelare l'Eterno, l'amore promesso, tante volte donato, e ora vivo davanti ai suoi compatrioti; come oggi è dinanzi a ciascuno di noi Gesù, incarnato nella sua Parola, nei sacramenti, nell’amore e nell’unità, la comunione più forte della morte che fa della Chiesa il suo corpo nella storia. Ecco Gesù, oggi, ora: ci ha raggiunti nella nostra storia, che è anche la sua, e lo possiamo fissare per raccogliere anche solo una goccia della rugiada d’amore che sgorga dal suo cuore. Ecco il sabato compiuto, il riposo agognato, quel volto di ebreo che stilla dolcezza e attira irresistibilmente ogni sguardo. Eccolo consegnare un oggi eterno di misericordia, in quell'istante di duemila anni fa come in ogni istante di ogni vita, terra dissodata dalle vicende della storia di ciascuno, divenuta oggi fertile perché visitata da Lui, zolle fresche dove deporre la Parola già compiuta. Ecco la “libertà, la salvezza, la guarigione”, la gioia che solo la sua presenza nella nostra vita può generare, perché “quando il Signore predica, il cielo si apre, la fame è tolta, le anime dei fedeli si inebriano del nettare celeste” (San Bruno di Segni). Tutta la storia di Israele si fissa in quell'istante, e la nostra in questo giorno, e trova senso e compimento, e benedizione stupita. Ecco la sua voce, quelle parole che chi ce le ha mai dette così? e l'invito ad alzarci e ad andare con Lui, perché l'inverno della morte e del peccato è passato, è già ora incipiente la primavera della Pasqua, della vita rinata per non morire più. E' Lui che aspettavamo, da sempre, il "più bello tra i figli di Adamo". E' Lui che oggi spalanca le sue braccia e dilata il suo cuore per sposarci, per attirarci nel suo amore infinito, per dare luce e splendore, sapore e allegria alle nostre esistenze, crocifisse e dolenti che siano.



APPROFONDIMENTI

Lc. 4,14-22. Percorso esegetico

Il paradigma di Nazaret: La Scrittura si fa evento. Esegesi di Lc 4, 14-30

Frédéric Manns. Nazaret

Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Vangelo: il significato di un termine.

Benedetto XVI. La Parola Abbreviata

Benedetto XVI. Il Logos, il “senso”, è il Figlio del Dio vivo.

Aleksandr Men'. Gesù Cristo: in questa persona consiste il cristianesimo

Hans Urs von Balthasar. Credibilità del cristianesimo

Card. Carlo Caffarra. Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi

Bruno Maggioni. Un evento che stravolge l’oggi.

San Cirillo di Alessandria. Annunziò la buona novella ai poveri

S. Bruno di Segni. Lo Spirito del Signore è sopra di me

Sant’Ambrogio. Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi

Considerazioni archeologiche e geografiche riguardanti la città di Nazaret

La "città" di Nazaret, “fiore della Galilea”. Studio Biblico Francescano

David Donnini. Le città di Cristo [il significato reale del termine "Nazareno"]



10 gennaio




Il punto di partenza è l'esperienza della fede come realtà.
Il cristianesimo è presenza, il qui ed ora del Signore,
che ci sospinge nel qui ed ora della fede e della vita di fede.
E così diventa chiara la vera alternativa:
il cristianesimo non è teoria, né moralismo, né ritualismo,
bensì avvenimento, incontro con una presenza,
con un Dio che è entrato nella storia e che continuamente vi entra.
Il cristianesimo è avvenimento;
il cristianesimo è incontro con la persona di Gesù Cristo.

Card. Joseph Ratzinger





Dal Vangelo secondo Luca 4,14-22.

Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 
Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. 
Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 
Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: 
Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, 
e predicare un anno di grazia del Signore. 
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 
Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». 


Il commento

La fede non è un salto nel buio. «Che cosa è infatti il cristianesimo? È forse una dottrina che si può ripetere in una scuola di religione? È forse un seguito di leggi morali? È forse un certo complesso di riti? Tutto questo è secondario, viene dopo. Il cristianesimo è un fatto, un avvenimento» (Don Luigi Giussani). La fede, nel cristianesimo, è l’esperienza fondante che continua a ripetersi nell'arco di una vita, come quella offerta da Gesù nella sinagoga di Cafarnao. In ebraico la parola fede, emunah, non ha il significato che siamo soliti conferirgli: essa rimanda ad un sostegno, a qualcosa di fermo su cui poter appoggiarsi: "in Cristo abbiamo come un'àncora della nostra fede" (Eb. 6,19). In quella sinagoga Gesù inaugura la sua missione, laddove era stato “allevato” nello studio della Torah. Gesù torna alle origini, alle fonti della sua storia, che è la storia di Dio con il suo popolo, perché "il punto di partenza (del cristianesimo) è l'esperienza della fede come realtà” (Card. Ratzinger). Gesù inizia dunque dalla sua stessa realtà, dai suoi parenti, dai suoi amici; dalle strade, le botteghe, le piazze dove è cresciuto, dai luoghi e dalle persone che gli sono più familiari, come una profezia per tutte le Nazaret della storia, anche le nostre. L’annuncio del Vangelo, infatti, svela il mistero dell’appartenenza a Dio di ogni uomo. Ogni realtà nella quale viene proclamata la Buona Notizia diviene come Nazaret, la città del Figlio di Dio, perché essa illumina il passato e il presente con il bagliore della vittoria di Cristo, e cambia il corso della storia dischiudendo un futuro di salvezza. Chiunque ascolti la predicazione si sente familiare e amico di Gesù, protagonista della storia di salvezza con cui Dio ha condotto il suo popolo. La storia di un innamoramento fattosi amore travolgente, sigillato in un'alleanza eterna; ma anche storia di tradimenti, cadute, e perdono e misericordia. Una storia di “schiavitù, oppressione, povertà e cecità”, quella di un resto umiliato, con gli occhi fissi su una promessa, nell’attesa ardente del suo compimento. Il “Sabato” per Israele è tutto questo, il compimento delle nozze promesse. Ma, per guardare alla realtà senza pregiudizi e lasciarsi salvare dalla predicazione, occorrono occhi umili e semplici, “occhi fissi su Gesù”. In ebraico il valore numerico delle lettere che formano la parola emunah, corrisponde al valore numerico della parola bambini. Occhi di bambini dunque, sempre in attesa, che, nella tradizione ebraica, si schiudono solo nello Shabbat.

In ebraico shabbat è femminile, e in tutta la simbologia il sabato è paragonato alla sposa. Il canto per eccellenza con cui si accoglie questa festa è Lehà doddì = Vieni mio caro, dalle prime due parole del ritornello che viene ripetuto dopo ogni strofa. Israele viene presentato come uno sposo invitato ad incontrare la sua sposa: “Vieni mio caro incontro alla sposa, accogliamo shabbat”. Nel sabato risuonano le parole del Cantico dei Cantici, e in quel sabato a Nazaret era finalmente giunto lo Sposo. "Secondo il suo solito" Gesù si reca alla sinagoga, ma quel giorno è diverso dal solito. Come da sempre Egli è stato con noi, in ogni istante, "secondo il suo solito"; ma vi è un momento che è diverso, quando tutto acquista il sapore della novità. E' diverso l'istante nel quale risuona l'annuncio del Vangelo, e quel giorno, forse grigio di stanca routine, o zuppo di dolore e lacrime, è trasformato nel Sabato delle nozze, giorno di festa e felicità, per ogni uomo di qualsiasi parte del mondo. Per questo San Paolo dirà "guai a me se non evengelizzassi": sapeva infatti che la stoltezza della predicazione è lo strumento che Dio ha scelto per donare la fede, l'àncora che mette in salvo la vita. Ecco dunque lo sposo dietro la grata, eccolo raccogliere il rotolo del Libro, dove è scritta la sua storia e la volontà del Padre. Ecco il corpo preparato per rivelare l'Eterno, l'amore promesso, tante volte donato, e ora vivo davanti ai suoi compatrioti; come oggi è dinanzi a ciascuno di noi Gesù, incarnato nella sua Parola, nei sacramenti, nell’amore e nell’unità, la comunione più forte della morte che fa della Chiesa il suo corpo nella storia. Ecco Gesù, oggi, ora: ci ha raggiunti nella nostra storia, che è anche la sua, e lo possiamo fissare per raccogliere anche solo una goccia della rugiada d’amore che sgorga dal suo cuore. Ecco il sabato compiuto, il riposo agognato, quel volto di ebreo che stilla dolcezza e attira irresistibilmente ogni sguardo. Eccolo consegnare un oggi eterno di misericordia, in quell'istante di duemila anni fa come in ogni istante di ogni vita, terra dissodata dalle vicende della storia di ciascuno, divenuta oggi fertile perché visitata da Lui, zolle fresche dove deporre la Parola già compiuta. Ecco la “libertà, la salvezza, la guarigione”, la gioia che solo la sua presenza nella nostra vita può generare, perché “quando il Signore predica, il cielo si apre, la fame è tolta, le anime dei fedeli si inebriano del nettare celeste” (San Bruno di Segni). Tutta la storia di Israele si fissa in quell'istante, e la nostra in questo giorno, e trova senso e compimento, e benedizione stupita. Ecco la sua voce, quelle parole che chi ce le ha mai dette così?, e l'invito ad alzarci e ad andare con Lui, perché l'inverno della morte e del peccato è passato, è già ora incipiente la primavera della Pasqua, della vita rinata per non morire più. E' Lui che aspettavamo, da sempre, il "più bello tra i figli di Adamo". E' Lui che oggi spalanca le sue braccia e dilata il suo cuore per sposarci, per attirarci nel suo amore infinito, per dare luce e splendore, sapore e allegria alle nostre esistenze, crocifisse e dolenti che siano.



APPROFONDIMENTI

Lc. 4,14-22. Percorso esegetico

Il paradigma di Nazaret: La Scrittura si fa evento. Esegesi di Lc 4, 14-30

Frédéric Manns. Nazaret

Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Vangelo: il significato di un termine.

Benedetto XVI. La Parola Abbreviata

Benedetto XVI. Il Logos, il “senso”, è il Figlio del Dio vivo.

Aleksandr Men'. Gesù Cristo: in questa persona consiste il cristianesimo

Hans Urs von Balthasar. Credibilità del cristianesimo

Card. Carlo Caffarra. Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi

Bruno Maggioni. Un evento che stravolge l’oggi.

San Cirillo di Alessandria. Annunziò la buona novella ai poveri

S. Bruno di Segni. Lo Spirito del Signore è sopra di me

Sant’Ambrogio. Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi

Considerazioni archeologiche e geografiche riguardanti la città di Nazaret

La "città" di Nazaret, “fiore della Galilea”. Studio Biblico Francescano

David Donnini. Le città di Cristo [il significato reale del termine "Nazareno"]




Il paradigma di Nazaret: La Scrittura si fa evento. Esegesi di Lc 4, 14-30



Condotto dalla “potenza dello Spirito” (v.14), Gesù anticipa, nell’episodio di Nazaret, quanto succederà a Lui e alla sua missione a Gerusalemme, nel suo ultimo triduo pasquale. Nello sconosciuto villaggio della Galilea, come poi nella Città santa della Giudea, l’accoglienza si cambia in rifiuto mortale, che Gesù supera “passando in mezzo” (v.30), cioè “facendo PASQUA” (cf. Es 12,11-12).
Con il suo gesto Gesù “adempie la Scrittura” (v.21) e si autorivela come il VERBO INCARNATO, il Logos di Dio che mette la sua tenda nella storia degli uomini (Gv l,ls).
v.14: Gesù, per l’azione dello Spirito Santo che lo ha condotto nel deserto a lottare con il demonio, davanti a Dio (4,ls), è guidato, ora, a manifestarsi come il Figlio, agli uomini, nelle loro città.

v.15: oggetto e risultato dell’insegnamento di Gesù è Lui stesso. Chi ora lo glorifica, poi lo rifiuterà (cf. v.29; 10,13-15).

v.16: II ministero pubblico di Gesù inizia di SABATO, nella SINAGOGA, con un rito che lo rapporta ad ISRAELE, alle promesse e alle SCRITTURE che le trasmettono.
Gesù non rompe con la STORIA del suo Popolo ma le dà compimento.
La sua storia personale: “a Nazaret, dove era stato allevato”, si inserisce nella Storia della salvezza illuminata dai Profeti e salvata dal Cristo.
Gesù è solito partecipare alla liturgia sinagogale del SABATO. Così, durante il suo ministero a Gerusalemme, “ogni giorno era nel Tempio” (Lc 22,56), non solo per insegnare ma certamente anche per partecipare ai riti che vi si svolgevano. D’altronde Gesù è stato educato da “genitori” osservanti, i quali “si recavano ogni anno (dalla Galilea) a Gerusalemme per la festa di Pasqua” (Lc 2,41).
Questa assiduità sarà uno specifico della primitiva Comunità di Gerusalemme (cf. Lc 24,53; At 1,14).
Come tutti gli adulti Ebrei, Gesù partecipa in modo attivo alla liturgia: “Si alzò a leggere la Scrittura”. L’abitudine (“di solito”) si trasforma, in evento unico, nell’OGGI di Dio.

v.17: Gesù che “apre il rotolo" nella sinagoga di Nazaret, è l’Agnello dell’Apocalisse, il solo “degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché è stato immolato” (Ap 5,9). Solo il Verbo sa “leggere” il progetto di Dio e spiegarne il significato. Egli subito “trova” il Profeta che parla di Lui (cf. Lc 24,27).

v.18-19: II brano trovato da Gesù cita Is 61,1; 58,6; 61,2a. Esso si presenta come un’elaborazione cristiana di un testo applicato al Cristo.
“lo Spirito del Signore è su di me”, proclamava il Profeta nel III Isaia, ma meglio può affermarlo di sé il Cristo lucano, dal battesimo in poi (cf. Lc 3,22; 4,1; 4,14...).
La “consacrazione” e l’unzione dello Spirito fanno di Gesù, il Cristo, il Messia definitivo.
A differenza di Geremia e degli altri Profeti, l’annuncio di Gesù è soltanto “buona novella”, VANGELO ai poveri.
Con Gesù l’anno di grazia, il giubileo che nell’AT era periodico (cf. Lv 25,10), diventa pieno e definitivo. Con Gesù, infatti, si ha la “pienezza dei tempi” e il riscatto radicale di tutti (Gal 4,4).
L’aver tolto al testo profetico il preannuncio del “giorno di vendetta” provoca contro Gesù la reazione dei Galilei, notoriamente ostili, anche in modo attivo, al potere romano (cf. At 5,37). Gesù afferma così di rifiutare il “messianismo politico” caldeggiato dagli zeloti, perché ha accettato quello del “Servo sofferente di Jhwh”, prefigurato nel battesimo al Giordano (cf. Lc 3,22 che rimanda ad Is 42,1).
La liberazione che il Cristo realizza è, prima di tutto, interiore. È liberazione perché tutti si abbia con Dio quel rapporto che, mediante lo Spirito, il Cristo ha con il Padre suo.

v.20: Gesù arrotola - chiude il volume della Scrittura. Egli è l’attuazione di ciò che e stato letto (cf. Mc 1,15); infatti tutte “le Scritture si riferiscono a Lui” (Lc 24,27).
“Gli occhi di tutti stavano fissi sopra di Lui”. Dall’ASCOLTO alla VISIONE. È il movimento che avviene tra l’antico e il Nuovo Testamento; da quando “il Verbo si è fatto carne" (Gv 1,14), la Torah si è fatta persona. Ciò che prima è udito viene poi veduto (1Gv 1,1; cf. i pastori di Betlemme Lc 2,15).

v.21: L’OGGI dell’adempimento delle Scritture si ha:
nel Cristo che parla,
nelle orecchie di chi ascolta.
Cf. Sal 40,7-10 ed Eb 10,5-7: Ciò che è scritto mi riguarda.
v.22: II rapporto positivo tra la bocca di Gesù che parla e le orecchie di chi lo ascolta, rende possibile la testimonianza, che ha come oggetto una PAROLA che meraviglia (perché è divina) e che trasmette la realtà stessa di Dio: la grazia.
Ma la reazione positiva degli astanti dura poco. Ecco il dubbio, il preconcetto: “Non è il figlio di Giuseppe?”. A differenza di Mc 6,36, che riporterebbe il giudizio negativo su Gesù come “figlio di Maria”. Luca, pur avendo parlato del parto verginale (Lc 1,34-35), facendo chiamare dai Nazaretani Gesù: “figlio di Giuseppe”, vuole insinuare che solo con la fede si può entrare nel mistero della vera identità del Verbo incarnato.

v.23-24: Per correggere le false aspettative messianiche dei Galilei, Gesù pone delle questioni di rottura:
Egli rifiuta di essere il taumaturgo a disposizione dei suoi concittadini. La liberazione che Gesù è venuto a portare non è di tipo magico: non si acquista con un segno arcano riservato a pochi, ma è offerta dal palese segno della CROCE, spettacolo “per tutti” (Lc 23,48) e nostra realtà quotidiana (Lc 9,23). Il proverbio citato da Gesù: “Medico, cura te stesso!”, ritornerà come sfida irridente rivolta allo stesso Crocifisso: “Salva te stesso!” (Lc 23,36-37).
L’altra distorsione che Gesù rifiuta, è quella di essere ridotto ad uno dei tanti profeti di corte, di cui si servivano i re d’Israele (cf. 2Cr 18,9). Gesù si dimostra libero, come libera è la vera profezia che viene dallo Spirito Santo (cf. 2Cor 3,17).
II proverbio citato da Gesù: “Nessun profeta è accetto nella sua casa”, riportato dai Sinottici e da Giovanni (Gv 4,44), dice la consapevolezza del Cristo sulla sua sorte, che è simile a quella dei Profeti rifiutati da Israele (cf Ger 12,6-8).
Se con G.ROSSÉ leggiamo il proverbio in modo attivo: “Nessun profeta è propizio (dektos come al v.19) alla propria patria”, possiamo vedervi una spiegazione dell’inevitabile itineranza del “missionario” Gesù e dei discepoli inviati da Lui.

v.25-27: Il fatto che Gesù citi dei miracoli compiuti da ELIA ed ELISEO a favore dei pagani, non vuoi dire l’esclusione alternativa d’Israele, ma un andare oltre esso.
Gesù, come poi farà la Chiesa da Lui fondata, parte sempre dalle promesse fatte ad Israele, per aprirsi anche ai pagani (cf. At 13-15).

v.28: Nella sinagoga sono “tutti pieni di furore” nel sentirsi posposti ai pagani.
È la stessa “rabbia” del figlio maggiore, nella parabola del Padre misericordioso (Lc 15,28). È la rabbia di chi pretende la salvezza come un diritto e non l’aspetta, invece, come dono gratuito di Dio.

v.29: Il tentativo di linciaggio anticipa e prefigura il dramma del Calvario. Nazaret, infatti, non è “edificata sul monte”, come invece lo è Gerusalemme. L’imprecisione topografica ci rimanda al valore teologico che Luca dà a tutto l’episodio.
Confronta invece Lc 20,15; Gv 19,20 ed Eb 13,12, che realizza ciò che è prefigurato a Nazaret.

v.30: “Ma Gesù passando in mezzo a loro, se n’andò”.
Con l’evangelista Giovanni possiamo notare come Gesù sfugga ai biechi propositi dei suoi concittadini, divenutigli nemici, perché “non era ancora giunta la sua ora” (Gv 7,30) cf. Gv 8,59.
Gesù deve continuare il suo cammino, il suo ESODO, che avrà compimento solo a Gerusalemme (cf. Lc 9,31).


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