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SEGUIRE CRISTO ATTIRATI SULLA CROCE DOVE CI DONA L'INNOCENZA PERDUTA CON IL PECCATO


Gesù convoca la folla insieme ai suoi discepoli e obbliga tutti a guardarci dentro e a scoprire le carte, e decidere se davvero lo vogliamo seguire. Quel "se" si impone alle nostre abitudini: chi ho deciso di seguire? Possiamo rispondere misurando in noi la"vergogna", l'esperienza primordiale frutto del peccato originale, che ci spinge a vestirci di ipocrisia. "In principio tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna. La nudità significa il bene originario della visione divina e corrisponde a quella semplicità e pienezza di visione che chiameremo sponsale" (San Giovanni Paolo II). Per questo, come partendo dal "negativo" di una foto, dalla vergogna che ci spinge a nasconderci e a tradire la Parola che ci ha creato e ci dà dignità, l'annuncio del Signore ci conduce al "positivo" che si nasconde in noi e che consiste nella vocazione sponsale della nostra vita. Solo la serietà della sua chiamata infatti, illumina l'esperienza della vergogna derivante dalla rottura della relazione con Dio che conduce alla conseguente rottura con il fratelloEssa si manifesta con le barriere che erigiamo a difesa del nostro ego quando ci assale la paura di fronte agli eventi che ci chiamano a donarci nell'amore. Ma se non ce la facciamo più a scappare dalla realtà, se l'ipocrisia ci ha sfiancato, se la vita che vorremmo difendere ci sta sfuggendo lasciandoci nudi e frustrati nella vergogna, allora possiamo accogliere la dichiarazione d'amore del Signore e decidere di seguirlo. Significa dire no a noi stessi, rinnegare l'opera del demonio, per lasciare che il Signore, passo dopo passo, ci spogli dell'uomo vecchio per rivestire di nuovo le vesti di Gloria che Dio, secondo il midrash, aveva donato ad Adamo e ad Eva. Concretamente, ciò significa prendere ogni giorno la nostra croce, lasciando che le umiliazioni, i rifiuti, i progetti infranti, le incomprensioni, le delusioni, le malattie, le sofferenze ci conducano alla nudità originaria. Perché sulla Croce Gesù ci aspetta nudo per amarci, perdonarci e unirsi a noi così come siamo, e cancellare così dal nostro cuore la vergogna con cui abbiamo rifiutato Lui nelle sue parole che illuminano la volontà d'amore del Padre; le parole incarnate nei fratelli che Dio ci mette accanto. Lui, il Nuovo Adamo che non prova vergogna nell'essere nudo per amore nostro, sulla Croce ci sposa ridonandoci la dignità perduta. Rinnegare se stessi significa dunque essere ogni giorno crocifissi con Lui, attirati dalla sua Grazia sull'altare che ci consegna senza difese ad ogni uomo, anche ai nemici che tramano di toglierci la vita. Coraggio, nella Chiesa il Signore viene a liberarci dalla vergogna d'essere discepolo di un crocifisso, di seguire le sue folli parole d'amore, dalla paura di morire per amore. E ci chiama a seguirlo nel cammino di ritorno al Paradiso dell'innocenza e della libertà di amare, portando con Lui il suo "obbrobrio", l'albero della nostra salvezza dove potremo consegnarci a tutti per amore suo e del Vangelo, che è la salvezza di ogni uomo. 


Venerdì della VI settimana del Tempo Ordinario




αποφθεγμα Apoftegma

Desiderare di rassomigliare più effettivamente a Lui,
la povertà con Gesù povero piuttosto che la ricchezza,
le ingiurie con Gesù, che ne è ricolmo, piuttosto che gli onori,
e preferire essere stimato stupido e pazzo per Gesù,
che per primo fu ritenuto tale, anziché saggio e prudente in questo mondo

S. Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali











L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Marco 8,34-38.9,1.

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi». E diceva loro: «In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza».








SEGUIRE CRISTO ATTIRATI SULLA CROCE DOVE CI DONA L'INNOCENZA PERDUTA CON IL PECCATO
Gesù convoca la folla insieme ai suoi discepoli e obbliga tutti a guardarci dentro e a scoprire le carte, e decidere se davvero lo vogliamo seguire. Quel "se" si impone alle nostre abitudini: chi ho deciso di seguire? Possiamo rispondere misurando in noi la"vergogna", l'esperienza primordiale frutto del peccato originale, che ci spinge a vestirci di ipocrisia. "In principio tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna. La nudità significa il bene originario della visione divina e corrisponde a quella semplicità e pienezza di visione che chiameremo sponsale" (San Giovanni Paolo II). Per questo, come partendo dal "negativo" di una foto dalla vergogna che ci spinge a nasconderci e a tradire la Parola che ci ha creato e ci dà dignità, l'annuncio del Signore ci conduce al "positivo" che si nasconde in noi e che consiste nella vocazione sponsale della nostra vita. Solo la serietà della sua chiamata infatti, illumina l'esperienza della vergogna derivante dalla rottura della relazione con Dio che conduce alla conseguente rottura con il fratelloEssa si manifesta con le barriere che erigiamo a difesa del nostro ego quando ci assale la paura di fronte agli eventi che ci chiamano a donarci nell'amore. Ma se non ce la facciamo più a scappare dalla realtà, se l'ipocrisia ci ha sfiancato, allora possiamo accogliere la dichiarazione d'amore del Signore e decidere di seguirlo. Significa dire no a noi stessi, rinnegare l'opera del demonio, per lasciare che il Signore, passo dopo passo, ci spogli dell'uomo vecchio per rivestire di nuovo le vesti di Gloria che Dio, secondo il midrash, aveva donato ad Adamo e ad Eva. Concretamente, ciò significa prendere ogni giorno la nostra croce, lasciando che le umiliazioni, i rifiuti, i progetti infranti, le incomprensioni, le delusioni, le malattie, le sofferenze ci conducano alla nudità originaria. Perché sulla Croce Gesù ci aspetta nudo per amarci, perdonarci e unirsi a noi così come siamo, e cancellare così dal nostro cuore la vergogna con cui abbiamo rifiutato Lui nelle sue parole che illuminano la volontà d'amore del Padre; le parole incarnate nei fratelli che Dio ci mette accanto. Lui, il Nuovo Adamo che non prova vergogna nell'essere nudo per amore nostro, sulla Croce ci sposa ridonandoci la dignità perduta. Rinnegare se stessi significa dunque essere ogni giorno crocifissi con Lui, attirati dalla sua Grazia sull'altare che ci consegna, senza difese, ad ogni uomo, anche ai nemici, a chi trama di toglierci la vita, l'onore, il denaro, il posto di lavoro, le nostre cose. Coraggio, nella Chiesa il Signore viene a liberarci dalla vergogna d'essere discepolo di un crocifisso, di seguire le sue folli parole d'amore, dalla paura di morire per amore. E ci chiama a seguirlo nel cammino verso Gerusalemme, portando con Lui il suo "obbrobrio", l'albero della nostra salvezza offerta al mondo. 



QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI





Venerdì della VI settimana del Tempo Ordinario


Desiderare di rassomigliare più effettivamente a Lui,
la povertà con Gesù povero piuttosto che la ricchezza,
le ingiurie con Gesù, che ne è ricolmo, piuttosto che gli onori,
e preferire essere stimato stupido e pazzo per Gesù,
che per primo fu ritenuto tale, anziché saggio e prudente in questo mondo

S. Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali



Dal Vangelo secondo Marco 8,34-38.9,1.

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi». E diceva loro: «In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza».


Il commento

Gesù convoca la folla insieme ai suoi discepoli, le sue parole sono per tutti, anche per gli indecisi, anche per chi gli s oppone. "Se qualcuno vuole venire dietro a me", e obbliga tutti a guardarsi dentro e a scoprire le carte, e decidere se davvero lo vogliamo seguire. Gesù scuote la nostra libertà come in uno scrutinio: quel "se" si impone alle nostre abitudini, si incunea dentro le nostre acquisizioni fatte di riti quotidiani, ripetuti stancamente. Lavoro, casa, svaghi, studio, la nostra esistenza segue un ritmo, un incedere, segue qualcosa, qualcuno, ma chi? Chi, che cosa ho deciso di seguire? Forse è una questione che non ci siamo mai posti, abbiamo ricevuto una scelta fatta da altri, spalmando la vita su una fetta di mode e abitudini che ci garantiscono un galleggiare neanche male tra le onde dei giorni. Come una vita telecomandata illudendoci di esserne al timone. O abbiamo scelto di seguire Gesù, cercando di essere coerenti, e ci stanchiamo e ci sentiamo sconfitti. O forse no, siamo contenti di quel che abbiamo realizzato, lo attribuiamo al Signore, e siamo in pace. Ma oggi il Signore ci convoca per aiutarci a scoprire la nostra vocazione autentica illuminando un'esperienza che facciamo sovente: la vergogna spesso ci domina e genera in noi la paura. E' l'esperienza primordiale, il frutto amaro del peccato originale, la solitudine espressa dalla vergogna. In una profonda e illuminante catechesi il Beato Giovanni Paolo II rilevava come in Principio "tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna. A questa pienezza di percezione «esteriore», espressa mediante la nudità fisica, corrisponde l'«interiore» pienezza della visione dell'uomo in Dio, cioè secondo la misura dell'«immagine di Dio»... La «nudità» significa il bene originario della visione divina.... L'originario significato della nudità corrisponde a quella semplicità e pienezza di visione, nella quale la comprensione del significato del corpo nasce quasi nel cuore stesso della loro comunità-comunione. La chiameremo «sponsale»" ( Giovanni Paolo II, catechesi sull'amore e sul corpo).

Il Vangelo di oggi, parlandoci della vergogna, ci rivela la natura più profonda della nostra vita, la sua fondamentale vocazione sponsale. Nelle parole di Gesù vi è, come in filigrana, la trama di un consenso matrimoniale. Seguire il Signore significa essere con Lui, in Lui, una sola carne, un solo spirito. Ma la vergogna che ci assale è la conseguenza della perdita dell'innocenza, della "pienezza di visione" di cui ci parlava Giovanni Paolo II, della decisione del cuore di non seguire Gesù ma piuttosto noi stessi. La vergogna svela le intenzioni autentiche del nostro cuore, che ci conducono a vivere in contrasto con la vocazione nella quale siamo stati creati. L'esperienza della vergogna procede infatti dalla rottura della relazione con Dio che conduce alla conseguente rottura con l'altro. La vergogna innalza le barriere che frapponiamo in ogni nostra relazione, a difesa del nostro "io", dei nostri pensieri, dei progetti, delle nostre cose. La vergogna esprime la paura che ci assale quando gli eventi ci chiamano a donarci, ad amare. La vergogna della nudità, debolezza, fragilità, impotenza che sperimentiamo quando appare nella nostra vita e sembra che tutto sia perduto. La vergogna, figlia della malizia originaria del peccato, muove i nostri goffi tentativi di trovare e salvare la vita, tutti irrimediabilmente destinati al fallimento. Le persone e le cose divengono oggetti di cui fruire e offrire a se stessi. Il mondo intero diventa territorio di conquista e la vita un'interminabile partita di Risiko. Che perdiamo. Sempre. Per questo oggi il Signore ci guarda e ci scruta. Se davvero abbiamo deciso di seguirlo ciò significa innanzi tutto lasciarci amare da Lui. Prendere ogni giorno la propria croce, lasciare che il mondo e le sue concupiscenze siano crocifisse nella storia quotidiana, nei progetti infranti, nelle incomprensioni, nelle delusioni, nelle malattie, nelle sofferenze. Seguire Gesù significa dire no a noi stessi, rinnegare l'opera del demonio, i suoi inganni, lasciare che il Signore, passo dopo passo, apra di nuovo i nostri occhi, ci spogli dell'uomo vecchio per rivestire il nuovo, creato nella vera santità, l'appartenenza a Lui, l'intima unione, sponsale, con Lui. Il Nuovo Adamo che non prova vergogna, che, sulla Croce, nudo, spogliato delle sue vesti, ci ha sposato ridonandoci, nel suo obbrobrio, la dignità perduta. Rinnegare se stessi significa abbandonarci all'amorosa opera di Dio, che ci fa nudi, piccoli, innocenti, incapaci di vergognarsi della propria nudità, la stessa di Gesù in croce. Essere ogni giorno con Lui crocifissi, attirati dalla Sua Grazia sull'altare che ci consegna, senza difese, ad ogni uomo, anche ai nemici, a chi trama di toglierci la vita, l'onore, il denaro, il posto di lavoro, le nostre cose. Nudi della Sua nudità, immagine dell'amore totale, sino alla fine. Il Signore viene oggi a liberarci dalla vergogna d'essere discepolo di un crocifisso, di seguire le Sue folli parole d'amore, dalla paura di morire per amore. E ci chiama a seguirlo nel cammino verso Gerusalemme, portando con Lui il Suo "obbrobrio", la Sua vergogna, la croce. La croce di oggi, che purifica i nostri occhi in un'innocente purezza capace di vedere Dio in ogni fatto, in ogni persona. Senza vergogna, con gioia, la gioia piena di chi vede il Signore, ogni giorno, vivo e potente nelle proprie debolezze.



APPROFONDIRE




Venerdì della VI settimana del Tempo Ordinario







COMMENTO APPROFONDITO

Gesù convoca la folla insieme ai suoi discepoli, le sue parole sono per tutti, anche per gli indecisi, anche per chi gli s oppone. "Se qualcuno vuole venire dietro a me", e obbliga tutti a guardarsi dentro e a scoprire le carte, e decidere se davvero lo vogliamo seguire. Gesù scuote la nostra libertà come in uno scrutinio: quel "se" si impone alle nostre abitudini, si incunea dentro le nostre acquisizioni fatte di riti quotidiani, ripetuti stancamente. Lavoro, casa, svaghi, studio, la nostra esistenza segue un ritmo, un incedere, segue qualcosa, qualcuno, ma chi? Chi, che cosa ho deciso di seguire?

Forse è una questione che non ci siamo mai posti, abbiamo ricevuto una scelta fatta da altri, spalmando la vita su una fetta di mode e abitudini che ci garantiscono un galleggiare neanche male tra le onde dei giorni. Come una vita telecomandata illudendoci di esserne al timone. O abbiamo scelto di seguire Gesù, cercando di essere coerenti, e ci stanchiamo e ci sentiamo sconfitti. O forse no, siamo contenti di quel che abbiamo realizzato, lo attribuiamo al Signore, e siamo in pace.

Ma oggi il Signore ci convoca per aiutarci a scoprire la nostra vocazione autentica illuminando un'esperienza che facciamo sovente: la vergogna spesso ci domina e genera in noi la paura. E' l'esperienza primordiale, il frutto amaro del peccato originale, la solitudine espressa dalla vergogna. In una profonda e illuminante catechesi il Beato Giovanni Paolo II rilevava come in Principio "tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna. A questa pienezza di percezione «esteriore», espressa mediante la nudità fisica, corrisponde l'«interiore» pienezza della visione dell'uomo in Dio, cioè secondo la misura dell'«immagine di Dio»... La «nudità» significa il bene originario della visione divina.... L'originario significato della nudità corrisponde a quella semplicità e pienezza di visione, nella quale la comprensione del significato del corpo nasce quasi nel cuore stesso della loro comunità-comunione. La chiameremo «sponsale»" ( Giovanni Paolo II, catechesi sull'amore e sul corpo).

Il Vangelo di oggi, parlandoci della vergogna, ci rivela la natura più profonda della nostra vita, la sua fondamentale vocazione sponsale. Nelle parole di Gesù vi è, come in filigrana, la trama di un consenso matrimoniale. Seguire il Signore significa essere con Lui, in Lui, una sola carne, un solo spirito. Ma la vergogna che ci assale è la conseguenza della perdita dell'innocenza, della "pienezza di visione" di cui ci parlava Giovanni Paolo II, della decisione del cuore di non seguire Gesù ma piuttosto noi stessi. La vergogna svela le intenzioni autentiche del nostro cuore, che ci conducono a vivere in contrasto con la vocazione nella quale siamo stati creati. L'esperienza della vergogna procede infatti dalla rottura della relazione con Dio che conduce alla conseguente rottura con l'altro. La vergogna innalza le barriere che frapponiamo in ogni nostra relazione, a difesa del nostro "io", dei nostri pensieri, dei progetti, delle nostre cose. La vergogna esprime la paura che ci assale quando gli eventi ci chiamano a donarci, ad amare. La vergogna della nudità, debolezza, fragilità, impotenza che sperimentiamo quando appare nella nostra vita e sembra che tutto sia perduto. La vergogna, figlia della malizia originaria del peccato, muove i nostri goffi tentativi di trovare e salvare la vita, tutti irrimediabilmente destinati al fallimento. Le persone e le cose divengono oggetti di cui fruire e offrire a se stessi. Il mondo intero diventa territorio di conquista e la vita un'interminabile partita di Risiko. Che perdiamo. Sempre.

Per questo oggi il Signore ci guarda e ci scruta. Se davvero abbiamo deciso di seguirlo ciò significa innanzi tutto lasciarci amare da Lui. Prendere ogni giorno la propria croce, lasciare che il mondo e le sue concupiscenze siano crocifisse nella storia quotidiana, nei progetti infranti, nelle incomprensioni, nelle delusioni, nelle malattie, nelle sofferenze. Seguire Gesù significa dire no a noi stessi, rinnegare l'opera del demonio, i suoi inganni, lasciare che il Signore, passo dopo passo, apra di nuovo i nostri occhi, ci spogli dell'uomo vecchio per rivestire il nuovo, creato nella vera santità, l'appartenenza a Lui, l'intima unione, sponsale, con Lui. Il Nuovo Adamo che non prova vergogna, che, sulla Croce, nudo, spogliato delle sue vesti, ci ha sposato ridonandoci, nel suo obbrobrio, la dignità perduta. Rinnegare se stessi significa abbandonarci all'amorosa opera di Dio, che ci fa nudi, piccoli, innocenti, incapaci di vergognarsi della propria nudità, la stessa di Gesù in croce. Essere ogni giorno con Lui crocifissi, attirati dalla Sua Grazia sull'altare che ci consegna, senza difese, ad ogni uomo, anche ai nemici, a chi trama di toglierci la vita, l'onore, il denaro, il posto di lavoro, le nostre cose.

Nudi della Sua nudità, immagine dell'amore totale, sino alla fine. Il Signore viene oggi a liberarci dalla vergogna d'essere discepolo di un crocifisso, di seguire le Sue folli parole d'amore, dalla paura di morire per amore. E ci chiama a seguirlo nel cammino verso Gerusalemme, portando con Lui il Suo "obbrobrio", la Sua vergogna, la croce. La croce di oggi, che purifica i nostri occhi in un'innocente purezza capace di vedere Dio in ogni fatto, in ogni persona. Senza vergogna, con gioia, la gioia piena di chi vede il Signore, ogni giorno, vivo e potente nelle proprie debolezze.


Per approfondire



Cardinale Joseph Ratzinger [Papa Benedetto XVI]Meditationen zur Karwoche, 1969

« Mi segua »

I sacramenti della Chiesa sono, come pure la Chiesa stessa, i frutti del chicco di grano che muore (Gv 12,24). Per riceverli dobbiamo entrare nello stesso movimento da cui essi provengono. Questo movimento consiste nel perdere se stessi, altrimenti non ci si può trovare : « Chi vorrà salvare la propria vita la perderà ; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà ». Questa parola del Signore è la formula fondamentale di una vita cristiana. Credere, in definitiva, è dire di sì a questa santa avventura della « perdita di se stessi » ; nella sua quintessenza, la fede non è altro che il vero amore. Per cui la forma caratteristica della vita cristiana le viene dalla croce. L’apertura cristiana al mondo, tanto esaltata oggi, non può trovare il suo vero modello se non nel fianco aperto del Signore (Gv 19,34), espressione di quell’amore radicale, il solo capace di salvare.


San Francesco Saverio (1506-1552), missionario gesuita
Lettere ; 10 maggio 1546, 30 gennaio 1548

Un grande missionario pronto a perdere la propria vita

Nell'espormi a ogni sorta di pericoli di morte, ripongo tutta la mia fiducia e la mia speranza in Dio Nostro Signore, col desiderio di conformarmi, a seconda delle mie povere capacità, alla parola di Cristo, nostro Redentore e nostro Signore : « Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà ; ma chi perderà la propria vita per causa mia la salverà ». Benché il senso generale di questa parola del Signore sia facile da capire, tuttavia quando si esamina il proprio caso personale e ci si dispone a volere perdere la propria vita per Dio, allora i pericoli si presentano alla nostra immaginazione. Si presenta il fatto che si potrebbe perdere la vita... Tutto diviene così oscuro, che il latino [del testo biblico], pur chiarissimo in sè, viene anch'esso ad oscurarsi.

Infatti, secondo me, in tal caso, qualunque sia la propria scienza, ciascuno potrà capire soltanto se Dio Nostro Signore, nella sua infinita misericordia, si degna di spiegarglielo, nel suo caso particolare. Allora si riconosce la condizione della nostra carne, e quanto essa sia debole...

Tuttavia, in queste isole, le consolazioni spirituali abbondano ; perché tutti questi pericoli, queste sofferenze abbracciate volontariamente per il solo amore e il solo servizio di Dio Nostro Signore sono dei tesori e delle fonti inesauribili di grandi gioie spirituali. Non ricordo di essere stato altrove così largamente e continuamente consolato come lo sono qui.



La vergogna frutto del peccato. Catechismo

"Dio ha creato l'uomo a sua immagine e l'ha costituito nella sua amicizia. Creatura spirituale, l'uomo non può vivere questa amicizia che come libera sottomissione a Dio... L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell'uomo. In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà. Con questo peccato, l'uomo ha preferito se stesso a Dio, e, perciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, contro le esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente contro il suo proprio bene. Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato ad essere pienamente « divinizzato » da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare « come Dio » (Gn 3,5), ma « senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio. La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza. Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santità originale. Hanno paura di quel Dio di cui si sono fatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative. L'armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell'anima sul corpo è infranta; l'unione dell'uomo e della donna è sottoposta a tensioni; i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all'asservimento. Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell'ipotesi della disobbedienza si realizzerà: l'uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto. La morte entra nella storia dell'umanità.» ( Catechismo della Chiesa Cattolica, nn 396-400). 



La nudità e l'innocenza. Giovanni Paolo II

In Principio "tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna. A questa pienezza di percezione «esteriore», espressa mediante la nudità fisica, corrisponde l'«interiore» pienezza della visione dell'uomo in Dio, cioè secondo la misura dell'«immagine di Dio». Secondo questa misura, l'uomo «è» veramente nudo («erano nudi»: Gen 2,25), prima ancora di accorgersene (cf. Gen 3,7-10).... l'uomo e la donna vedono se stessi quasi attraverso il mistero della creazione; vedono se stessi in questo modo, prima di conoscere «di essere nudi». Questo reciproco vedersi, non è solo una partecipazione all'«esteriore» percezione del mondo, ma ha anche una dimensione interiore di partecipazione alla visione dello stesso Creatore - di quella visione di cui parla più volte il racconto del capitolo primo: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31). La «nudità» significa il bene originario della visione divina.... L'originario significato della nudità corrisponde a quella semplicità e pienezza di visione, nella quale la comprensione del significato del corpo nasce quasi nel cuore stesso della loro comunità-comunione. La chiameremo «sponsale». L'uomo e la donna in Genesi 2,23-25 emergono, al «principio» stesso appunto, con questa coscienza del significato del proprio corpo...." ( Giovanni Paolo II, catechesi sull'amore e sul corpo).

Venerdì della VI settimana del Tempo Ordinario




Desiderare di rassomigliare più effettivamente a Lui,
la povertà con Gesù povero piuttosto che la ricchezza,
le ingiurie con Gesù, che ne è ricolmo, piuttosto che gli onori,
e preferire essere stimato stupido e pazzo per Gesù,
che per primo fu ritenuto tale, anziché saggio e prudente in questo mondo

S. Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali, n. 167



Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 8,34-38.9,1.

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi». E diceva loro: «In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza».


IL COMMENTO


Vergogna. Spesso quello che ci domina è la vergogna. E con essa la paura. Vi è qui adombrata una profonda esperienza, che ci riguarda tutti. Gesù infatti convoca la folla insieme ai suoi discepoli, quasi a voler significare che nelle parole che dirà vi è qualcosa che non riguarda solo i Suoi più intimi, ma anche la folla, ed in essa tutti quegli uomini che sono incerti nel giudizio sulla Sua persona e, di conseguenza, su se stessi.

"Se qualcuno vuole venire dietro a me" dice il Signore. Ma le Sue parole sono dirette anche a chi questo non desidera, per chi decide di non seguirlo, e seguire piuttosto se stesso. E qui appare il discrimine tra vita e morte. Gesù dirà infatti che seguirlo è vivere, non seguirlo è morire. E lo dirà facendoci penetrare profondamente in noi stessi, illuminando i recessi del nostro cuore. Il "se" con il quale inizia a parlare ci obbliga a guardarci dentro, a scoprire le carte, a chiarire la nostra volontà. A decidere. Le parole di Gesù scuotono la nostra libertà, la interpellano, seriamente. E' uno scrutinio, quel "se" si impone alle nostre abitudini, si incunea dentro le nostre acquisizioni fatte di riti quotidiani, ripetuti stancamente. Lavoro, casa, svaghi, studio, la nostra esistenza segue un ritmo, un incedere, segue qualcosa, qualcuno, ma chi? Chi, che cosa ho deciso di seguire?

Forse il problema neanche ce lo siamo mai posti, abbiamo ricevuto una scelta fatta da altri, abbiamo spalmato la nostra vita su una fetta di mode e abitudini che ci garantiscono un galleggiare neanche male tra le onde dei giorni. Inconsapevolmente. Come una vita telecomandata, e forse ci illudiamo di pilotarla noi. O abbiamo scelto di seguire Gesù, e cerchiamo di essere coerenti, e ci stanchiamo e ci sentiamo sconfitti. O forse no, siamo contenti di quel che abbiamo realizzato, lo attribuiamo al Signore, e siamo in pace.

Ma la Parola giunge oggi ai nostri orecchi e plana diritta sul cuore. Davvero Lo vogliamo seguire? Se è così occorre essere sinceri. E guardarci bene, e scoprire di provare vergogna. Molto, forse tutto nei nostri pensieri e nelle nostre azioni è mosso dalla vergogna. E' l'esperienza primordiale, il frutto amaro del peccato originale: "Dio ha creato l'uomo a sua immagine e l'ha costituito nella sua amicizia. Creatura spirituale, l'uomo non può vivere questa amicizia che come libera sottomissione a Dio... L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell'uomo. In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà. Con questo peccato, l'uomo ha preferito se stesso a Dio, e, perciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, contro le esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente contro il suo proprio bene. Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato ad essere pienamente « divinizzato » da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare « come Dio » (Gn 3,5), ma « senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio. La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza. Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santità originale. Hanno paura di quel Dio di cui si sono fatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative. L'armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell'anima sul corpo è infranta; l'unione dell'uomo e della donna è sottoposta a tensioni; i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all'asservimento. Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell'ipotesi della disobbedienza si realizzerà: l'uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto. La morte entra nella storia dell'umanità.» ( Catechismo della Chiesa Cattolica, nn 396-400).

E' la nostra esperienza. La solitudine espressa dalla vergogna. Ma in Principio "tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna". A questa pienezza di percezione «esteriore», espressa mediante la nudità fisica, corrisponde l'«interiore» pienezza della visione dell'uomo in Dio, cioè secondo la misura dell'«immagine di Dio» (cf. Gen 1,17). Secondo questa misura, l'uomo «è» veramente nudo («erano nudi»: Gen 2,25), prima ancora di accorgersene (cf. Gen 3,7-10).... l'uomo e la donna vedono se stessi quasi attraverso il mistero della creazione; vedono se stessi in questo modo, prima di conoscere «di essere nudi». Questo reciproco vedersi, non è solo una partecipazione all'«esteriore» percezione del mondo, ma ha anche una dimensione interiore di partecipazione alla visione dello stesso Creatore - di quella visione di cui parla più volte il racconto del capitolo primo: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31). La «nudità» significa il bene originario della visione divina.... L'originario significato della nudità corrisponde a quella semplicità e pienezza di visione, nella quale la comprensione del significato del corpo nasce quasi nel cuore stesso della loro comunità-comunione. La chiameremo «sponsale». L'uomo e la donna in Genesi 2,23-25 emergono, al «principio» stesso appunto, con questa coscienza del significato del proprio corpo...." ( Giovanni Paolo II, catechesi sull'amore e sul corpo).

Scopriamo così che l'esperienza della vergogna procede dalla rottura della relazione con Dio che conduce alla conseguente rottura con l'altro. Il Vangelo di oggi, parlandoci della vergogna ci rivela la natura più profonda della nostra vita, la sua fondamentale vocazione sponsale. Nelle parole di Gesù vi è, come in filigrana, la trama di un consenso matrimoniale. Seguire il Signore significa essere con Lui, in Lui. Una sola carne, un solo spirito. Eppure, se siamo sinceri, dobbiamo confessare che questo non si realizza in noi. La vergogna che ci assale è conseguenza della perdita dell'innocenza, della "pienezza di visione" di cui ci parlava Giovanni Paolo II. L'occhio, che rivela il cuore, è accecato, e la vergogna ne è un sintomo. Essa innalza le barriere che frapponiamo in ogni nostra relazione, a difesa del nostro "io", dei nostri pensieri, dei progetti, delle nostre cose. La vergogna esprime la paura che ci assale quando gli eventi ci chiamano a donarci, ad amare. La vergogna, figlia della malizia originaria del peccato, muove i nostri goffi tentativi di trovare e salvare la vita, tutti irrimediabilmente destinati al fallimento. Le persone e le cose divengono oggetti di cui fruire e offrire a se stessi. Il mondo intero diventa territorio di conquista e la vita un'interminabile partita di Risiko. Che perdiamo. Sempre.

Per questo oggi il Signore ci guarda e ci parla. Se davvero abbiamo deciso di seguirlo ciò significa innanzi tutto lasciarci amare da Lui. Prendere ogni giorno la propria croce, lasciare che il mondo e le sue concupiscenze siano crocifisse nella storia quotidiana, nei progetti infranti, nelle incomprensioni, nelle delusioni, nelle malattie, nelle sofferenze. Seguire Gesù significa dire no a noi stessi, rinnegare l'opera del demonio, i suoi inganni, lasciare che il Signore, passo dopo passo, apra di nuovo i nostri occhi, ci spogli dell'uomo vecchio per rivestire il nuovo, creato nella vera santità, l'appartenenza a Lui, l'intima unione, sponsale, con Lui. Il Nuovo Adamo che non prova vergogna, che, sulla Croce, nudo, spogliato delle sue vesti, ci ha sposato ridonandoci, nel suo obbrobrio, la dignità perduta. Rinnegare se stessi significa abbandonarci all'amorosa opera di Dio, che ci fa nudi, piccoli, innocenti, incapaci di vergognarsi della propria nudità, la stessa di Gesù in croce. Essere ogni giorno con Lui crocifissi, attirati dalla Sua Grazia sull'altare che ci consegna, senza difese, ad ogni uomo, anche ai nemici, a chi trama di toglierci la vita, l'onore, il denaro, il posto di lavoro, le nostre cose.

Nudi della Sua nudità, immagine dell'amore totale, sino alla fine, che non ha risparmiato nulla. Di questa nudità, debolezza, fragilità, impotenza abbiamo vergogna, quando appare nella nostra vita e sembra che tutto sia prduto. Da questa vergogna, dalla vergogna d'essere discepolo di un crocifisso, di seguire le Sue folli parole d'amore, da questa paura il Signore viene oggi a liberarci. E ci chiama a seguirlo nel cammino verso Gerusalemme, portando con Lui il Suo "obbrobrio", la Sua vergogna. La croce. La porta che si schiude sulla Vita, la vera ed eterna. La croce di oggi che apre i nostri occhi di un'innocente purezza capace di vedere Dio in ogni fatto, in ogni persona. La croce dove il Signore ci unisce a Lui in un dono reciproco, e ci trasforma in Lui consegnandoci ad ogni uomo come ha consegnato se stesso a noi. Senza vergogna, con gioia, la gioia piena di chi vede il Signore, ogni giorno, vivo e potente nelle proprie debolezze.



Desiderare di rassomigliare più effettivamente a Lui,
la povertà con Gesù povero piuttosto che la ricchezza,
le ingiurie con Gesù, che ne è ricolmo, piuttosto che gli onori,
e preferire essere stimato stupido e pazzo per Gesù,
che per primo fu ritenuto tale, anziché saggio e prudente in questo mondo

S. Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali, n. 167

Per approfondire





Cardinale Joseph Ratzinger [Papa Benedetto XVI]
Meditationen zur Karwoche, 1969

« Mi segua »

I sacramenti della Chiesa sono, come pure la Chiesa stessa, i frutti del chicco di grano che muore (Gv 12,24). Per riceverli dobbiamo entrare nello stesso movimento da cui essi provengono. Questo movimento consiste nel perdere se stessi, altrimenti non ci si può trovare : « Chi vorrà salvare la propria vita la perderà ; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà ». Questa parola del Signore è la formula fondamentale di una vita cristiana. Credere, in definitiva, è dire di sì a questa santa avventura della « perdita di se stessi » ; nella sua quintessenza, la fede non è altro che il vero amore. Per cui la forma caratteristica della vita cristiana le viene dalla croce. L’apertura cristiana al mondo, tanto esaltata oggi, non può trovare il suo vero modello se non nel fianco aperto del Signore (Gv 19,34), espressione di quell’amore radicale, il solo capace di salvare.


San Francesco Saverio (1506-1552), missionario gesuita
Lettere ; 10 maggio 1546, 30 gennaio 1548

Un grande missionario pronto a perdere la propria vita


Nell'espormi a ogni sorta di pericoli di morte, ripongo tutta la mia fiducia e la mia speranza in Dio Nostro Signore, col desiderio di conformarmi, a seconda delle mie povere capacità, alla parola di Cristo, nostro Redentore e nostro Signore : « Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà ; ma chi perderà la propria vita per causa mia la salverà ». Benché il senso generale di questa parola del Signore sia facile da capire, tuttavia quando si esamina il proprio caso personale e ci si dispone a volere perdere la propria vita per Dio, allora i pericoli si presentano alla nostra immaginazione. Si presenta il fatto che si potrebbe perdere la vita... Tutto diviene così oscuro, che il latino [del testo biblico], pur chiarissimo in sè, viene anch'esso ad oscurarsi.

Infatti, secondo me, in tal caso, qualunque sia la propria scienza, ciascuno potrà capire soltanto se Dio Nostro Signore, nella sua infinita misericordia, si degna di spiegarglielo, nel suo caso particolare. Allora si riconosce la condizione della nostra carne, e quanto essa sia debole...

Tuttavia, in queste isole, le consolazioni spirituali abbondano ; perché tutti questi pericoli, queste sofferenze abbracciate volontariamente per il solo amore e il solo servizio di Dio Nostro Signore sono dei tesori e delle fonti inesauribili di grandi gioie spirituali. Non ricordo di essere stato altrove così largamente e continuamente consolato come lo sono qui.