“Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
Arricchire presso Dio, come è possibile? Forse che non tutto è Grazia, e qualcosa possiamo accumulare ed esibire per procurarci un visto per il Cielo? No certo. arricchire, accumulare tesori in Cielo significa vivere con sapienza, mentre stoltezza è accumulare per sè.
Il sapiente vive fissando lo sguardo sul Cielo, è figlio del Padre, ascolta la sua Parola, di essa si nutre ed in essa produce frutto. Lo stolto, secondo l'etimologia ebraica nabal, è colui al quale non si può dire nulla, un ostinato orgoglioso che vive reclinato su se stesso ed il cui orizzonte no va al di là della propria pancia.
Il sapiente vive abbandonato all'amore provvidente di Dio; conosce per esperienza il valore di ogni istante quale scrigno di Grazie infinite, tra le quali può celarsi quella della Pasqua eterna, l'incontro con il suo Signore. Lo stolto teme di morire, vive tutto con cupidigia perchè è ancora nudo del peccato di Adamo e tutto, persone e cose, accaparra tentando maldestramente di coprirsi e sfuggire alla corruzione.
Il sapiente ha conosciuto il perdono, lo stolto vive nel rimorso. Per il sapiente la vita, con i suoi beni e i suoi affetti, è segno del perdono e così diventa dono. Gratuitamente ha ricevuto, gratuitamente dona. Lo stolto progetta e si tormenta, e non trova mai pace, difendendo senza requie quei brandelli di vita che ancora gli restano tra le mani. Accogliamo oggi la Sapienza fatta carne, Cristo Gesù vittorioso sul peccato e sulla morte. Lasciamo che ci liberi e ci perdoni, e ci faccia figli della Sapienza, quella eterna della Croce, porta el Cielo sul quale fissare il nostro sguardo e il nostro cuore.
Mercoledì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario
Lc 11,42-46
In quel tempo, Gesù disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre.
Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagòghe e i saluti sulle piazze.
Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Uno dei dottori della legge intervenne: «Maestro, dicendo questo, offendi anche noi».
Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».
IL COMMENTO
E' vero, ammettiamolo, siamo sempre alla ricerca di chi possa darci ragione, di chi al nostro passare si sbracci nei saluti. Desideriamo essere riconosciuti, stimati, apprezzati. Il sindacato del nostro Io lavora ventiquattro ore su ventiquattro. E quanti scioperi e manifestazioni se restiamo senza il "meritato" e "giusto" salario affettivo. Quante mogli la sera guardano in cagnesco i propri mariti appena rientrati in grave ritardo. E quanti mariti chiusi in un abbraccio con il TG pur di non spiccicare una parola. E quanti figli, nonni, nipoti.
"Guai a voi!" grida oggi il Signore a ciascuno di noi; guai, perchè cerchiamo male il bene che ci spetta, cerchiamo nella carne e nel mondo, cisterne screpolate, quello che proprio non possono darci. "Perchè spendete per ciò che non è pane?". Venite a me dice il Signore, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Perchè il Suo giogo d'amore, la sua croce è per me sempre, anche e soprattutto quando di nulla sono meritevole. Che è come dire sempre.
In quel tempo, Gesù disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre.
Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagòghe e i saluti sulle piazze.
Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Uno dei dottori della legge intervenne: «Maestro, dicendo questo, offendi anche noi».
Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».
IL COMMENTO
E' vero, ammettiamolo, siamo sempre alla ricerca di chi possa darci ragione, di chi al nostro passare si sbracci nei saluti. Desideriamo essere riconosciuti, stimati, apprezzati. Il sindacato del nostro Io lavora ventiquattro ore su ventiquattro. E quanti scioperi e manifestazioni se restiamo senza il "meritato" e "giusto" salario affettivo. Quante mogli la sera guardano in cagnesco i propri mariti appena rientrati in grave ritardo. E quanti mariti chiusi in un abbraccio con il TG pur di non spiccicare una parola. E quanti figli, nonni, nipoti.
"Guai a voi!" grida oggi il Signore a ciascuno di noi; guai, perchè cerchiamo male il bene che ci spetta, cerchiamo nella carne e nel mondo, cisterne screpolate, quello che proprio non possono darci. "Perchè spendete per ciò che non è pane?". Venite a me dice il Signore, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Perchè il Suo giogo d'amore, la sua croce è per me sempre, anche e soprattutto quando di nulla sono meritevole. Che è come dire sempre.
Martedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario
Lc 11,37-41
IL COMMENTO
A chi consegniamo l'intimo di noi stessi, a chi pieghiamo le ginocchia delle nostre ore, del nostro lavoro, dei pensieri, delle preoccupazioni? Quale totem oggi si erge maestoso al centro della nostra vita? Quante abluzioni per poter timbrare il biglietto e accedere alla tavola buona della società, degli amici, del mondo?
L'elemosina ci parla dei soldi, dei beni, di mammona. Arriva il Signore geloso che ci ha comprato al prezzo carissimo del suo sangue. Via tutto. Elemosina. Questa è la salvezza, il nostro cuore liberato dalle menzogne e abbandonato al Suo amore. Oggi il Suo sangue arriva di nuovo alla nostra vita per farci figli liberati nel Figlio libero. Lo sguardo finalmente purificato a scrutare in ogni evento della nostra vita le tracce del suo amore dolcissimo.
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