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Giovedì della III settimana del Tempo di Avvento




 Il cammino verso “la maturità di Cristo”, 
cui siamo chiamati ad arrivare 
per essere realmente adulti nella fede. 
Non dovremmo rimanere fanciulli nella fede, in stato di minorità. 
E in che cosa consiste l’essere fanciulli nella fede? 
Risponde San Paolo: significa essere 
sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…”
Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, 
quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero...
Noi, invece, abbiamo un’altra misura: 
il Figlio di Dio, il vero uomo. 
É lui la misura del vero umanesimo. 
“Adulta” non è una fede che segue 
le onde della moda e l’ultima novità; 
adulta e matura è una fede 
profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. 
É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono 
e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, 
tra inganno e verità.

Card. J. Ratzinger, Omelia nella Missa pro eligendo Romano Pontefice




Dal Vangelo secondo Luca 7,24-30. 


Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù cominciò a dire alla folla riguardo a Giovanni: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento?
E allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano vesti sontuose e vivono nella lussuria stanno nei palazzi dei re.
Allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta.
Egli è colui del quale sta scritto: Ecco io mando davanti a te il mio messaggero, egli preparerà la via davanti a te.
Io vi dico, tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni, e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
Tutto il popolo che lo ha ascoltato, e anche i pubblicani, hanno riconosciuto la giustizia di Dio ricevendo il battesimo di Giovanni.
Ma i farisei e i dottori della legge non facendosi battezzare da lui hanno reso vano per loro il disegno di Dio.


IL COMMENTO


E' tutto molto semplice. Si tratta di non respingere la Grazia. Che è già una Grazia. Tutti odiamo le file, alla posta, al casello, agli uffici comunali, al semaforo, alla cassa, al bagno la mattina. Eppure c'è una fila che salva. E' sufficiente armarsi di pazienza e attendere il turno. Come hanno fatto i pubblicani e le prostitute sulle rive del Giordano in attesa del battesimo di Giovanni. Riconoscere chi siamo, semplicemente. Come Davide alle parole del Profeta Natan quando, con una parabola, gli svelò il peccato che egli stesso aveva commesso e che, probabilmente, aveva rimosso.


La felicità e la pace non sono utopie o trofei da strappare con i denti. E' solo una questione di fila, camminare lentamente e senza fretta verso le acque del battesimo. Israele è stato salvato e si è messo in fila verso la Terra Promessa. Nulla fu richiesto, se non di cogliere l'urgenza della libertà. Poche cose e via. Senza tanti pensieri, senza guardare indietro, come fu detto a Lot quando lasciò Sodoma. Perchè d'una urgenza si tratta, ed è questione di vita o di morte. Non si scherza.


Abbandonare false certezze, legami e progetti, e seguire la chiamata d'amore. Come Abramo che si pose in cammino senza neanche sapere per dove. Anche lui in carovana, lasciando che fosse il Signore a segnare il cammino. Già, il cammino. La salvezza è un cammino. Semplicemente. Pensiamo troppo e, spesso, a sproposito. E siamo schiavi di noi stessi, di schemi angusti, delle piroette mentali che inseguono mondi e vite possibili, pur di raggiungere un briciolo di serenità. Come i Farisei e i Dottori della Legge siamo imprigionati nella tela della nostra pretesa giustizia. Ed è il cuore che fa fede, non basta ritenersi peccatori, le parole se le porta via il vento.


E' di fronte alle umiliazioni che si rivela il profondo del cuore, la superbia che muove le nostre esistenze, incapaci d'accettare la benchè minima ingiustizia. Ed è un bel squittire d'esser peccatori e bla bla, ma al dunque d'un trattamento degno d'un peccatore.... Beh è meglio lasciar perdere, ira e bollori ci gonfiano il cuore e le vene. Niente file, niente battesimo; da dove siamo e ci illudiamo d'essere, dalle nostre giustizie e ragioni non ci muoviamo neanche di un millimetro. E' una questione di principio perbacco. E rendiamo vana la salvezza, la volontà di Dio su di noi. Il grande, unico vero pericolo per la nostra anima. Rimanere prigionieri del nostro volere e della nostra giustizia.


E c'è una fila che salva. Si, proprio una fila, lenta, che attenta alle nostre tronfie personalità sempre in cerca di fagocitare quelle altrui; una fila dove non valgono permessi speciali, neanche quelli per i diversamente abili, perchè siamo tutti sclerocardici, duri di cuore, handicappati nell'amore. Una fila che è un popolo in cammino. Una via di salvezza che demolisce le pseudo-certezze, gli assolo vanagloriosi. Un cammino condotto da un Altro, il Signore della Gloria che non ha ricusato di porsi alla testa della fila dei peccatori. Lui che non aveva peccato, insieme ai peccatori. Per i peccatori. Le acque del Giordano santificate dal corpo santissimo di Dio fatto carne.


Ascoltiamo oggi la voce del Profeta più grande, le sue parole di fuoco che illuminano la nostra realtà. Accogliamo la Grazia che ci pone in cammino. Giovanni, i profeti inviati alla nostra vita, la Chiesa nostra madre che anche oggi ci annuncia la Buona Notizia, non è una canna sbattuta dal vento, sempre pronta ai compromessi pur di ottenere qualcosa. Non è un uomo avvolto in vesti delicate che dimora in un lussuoso palazzo. No, la parola di conversione non è figlia dell'uomo vecchio, sempre in bilico e in cerca d'un modo per riempire la pancia e salvare la pelle. La parola di Giovanni è l'annuncio d'una radicale novità, come quel suo vestire profetico, quel suo cibo così diverso: il cielo aperto e Dio con noi, la salvezza nella misericordia capace di farci figli di Dio. Ascoltiamo senza indurire il cuore. Oggi. Lasciamoci sedurre dalla parola di Giovanni e mettiamoci in cammino. Una fila dinanzi a noi è questo Avvento. La fila che ci conduce alle acque della vita. Una fila per la Vita, piena ed eterna.




Beato Charles de Foucauld (1858-1916), eremita e missionario nel Sahara
Lettera a Père Jérôme del 19 maggio 1898


« Che cosa siete andati a vedere nel deserto ? »


Occorre passare dal deserto e soggiornarvi per ricevere la grazia di Dio. Là ci si vuota, là si caccia fuori da sé tutto ciò che non è Dio e si vuota totalmente questa piccola casa della propria anima per lasciare tutto il posto a Dio solo. Gli Ebrei sono passati dal deserto, Mosè vi ha vissuto prima di ricevere la sua missione, san Paolo, san Giovanni Crisostomo si sono anche loro preparati nel deserto... È un tempo di grazia, è un periodo attraverso il quale ogni anima che vuole fare frutti deve necessariamente passare. Essa ha bisogno di questo silenzio, di questo raccoglimento, di questo oblio di tutto il creato, in mezzo ai quali Dio stabilisce il suo regno e forma in essa lo spirito interiore : la vita intima con Dio, la conversazione dell'anima con Dio nella fede, la speranza e la carità. Dopo, l'anima farà frutti, esattamente nella misura in cui l'uomo interiore sarà stato formato in essa (Ef 3,16).


Un uomo può dare soltanto quello che ha ; e soltanto nella solitudine, nella vita da solo a solo con Dio, nel raccoglimento profondo dell'anima che dimentica tutto per vivere da sola, in unione con Dio, Dio si dona interamente a chi si dona, così, interamente a lui. Datevi interamente a lui solo... ed egli si darà interamente a voi... Guardate san Paolo, san Benedetto, san Patrizio, san Gregorio Magno, e tanti altri, che lungo tempo di raccoglimento e di silenzio hanno vissuto ! Salite più in alto : guardate san Giovanni Battista, guardate Nostro Signore. Nostro Signore non ne aveva alcun bisogno, ma ha voluto lasciarci un esempio.



Martedì della III settimana del Tempo di Avvento. Approfondimenti








Benedetto XVI
Santa Messa a Friburgo, 25 settembre 2011


Il messaggio della parabola è chiaro: non contano le parole, ma l’agire, le azioni di conversione e di fede. Gesù – lo abbiamo sentito - rivolge questo messaggio ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo di Israele, cioè agli esperti di religione del suo popolo. Essi, prima, dicono “sì” alla volontà di Dio. Ma la loro religiosità diventa routine, e Dio non li inquieta più. Per questo avvertono il messaggio di Giovanni Battista e il messaggio di Gesù come un disturbo. Così, il Signore conclude la sua parabola con parole drastiche: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli” (Mt 21,31-32). Tradotta nel linguaggio del tempo, l’affermazione potrebbe suonare più o meno così: agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei loro peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli “di routine”, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato da questo, dalla fede. Così, la parola deve far riflettere molto, anzi, deve scuotere tutti noi. Questo, però, non significa affatto che tutti coloro che vivono nella Chiesa e lavorano per essa siano da valutare come lontani da Gesù e dal Regno di Dio. Assolutamente no! No, piuttosto è questo il momento per dire una parola di profonda gratitudine ai tanti collaboratori impiegati e volontari, senza i quali la vita nelle parrocchie e nell’intera Chiesa sarebbe impensabile...Il terzo figlio dice di “sì” e fa anche ciò che gli viene ordinato. Questo terzo figlio è il Figlio unigenito di Dio, Gesù Cristo, che ci ha tutti riuniti qui. Gesù, entrando nel mondo, ha detto: “Ecco, io vengo […] per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,7). Questo “sì”, Egli non l’ha solo pronunciato, ma l’ha compiuto e sofferto fin dentro la morte. Nell’inno cristologico della seconda lettura si dice: “Egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2, 6-8). In umiltà ed obbedienza, Gesù ha compiuto la volontà del Padre, è morto sulla croce per i suoi fratelli e le sue sorelle - per noi - e ci ha redenti dalla nostra superbia e caparbietà. Ringraziamolo per il suo sacrificio, pieghiamo le ginocchia davanti al suo Nome e proclamiamo insieme con i discepoli della prima generazione: “Gesù Cristo è il Signore – a gloria di Dio Padre” (Fil 2,10).


S. Girolamo

Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; e andato dal primo, gli disse. «Figlio, va’ a lavorare oggi nella vigna». Rispose: «Non voglio»; però poi, pentitosi, andò. E rivolto al secondo, gli disse lo stesso. Quegli rispose: «Vado, Signore»; ma non andò. Quale dei due ha fatto la volontà del Padre? «Il primo», risposero. E Gesù soggiunse..." (Mt 21,28-31). Questi due figli, di cui si parla anche nella parabola di Luca, sono uno onesto, l’altro disonesto; di essi parla anche il profeta Zaccaria con le parole: "Presi con me due verghe: una la chiamai onestà, l’altra la chiamai frusta, e pascolai il gregge" (Za 11,7). Al primo, che è il popolo dei gentili, viene detto, facendogli conoscere la legge naturale: «Va’ a lavorare nella mia vigna», cioè non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te (Tb 4,16). Ma egli, in tono superbo, risponde: «Non voglio». Ma poi, all’avvento del Salvatore, fatta penitenza, va a lavorare nella vigna del Signore e con la fatica cancella la superbia della sua risposta. Il secondo figlio è il popolo dei Giudei, che rispose a Mosè: "Faremo quanto ci ordinerà il Signore" (Ex 24,3), ma non andò nella vigna, perché, ucciso il figlio del padrone di casa, credette di essere divenuto l’erede. Altri però non credono che la parabola sia diretta ai Giudei e ai gentili, ma semplicemente ai peccatori e ai giusti: ma lo stesso Signore, con quel che aggiunge dopo, la spiega.

 "In verità vi dico che i pubblicani e le meretrici vi precederanno nel regno di Dio" (Mt 21,31). Sta di fatto che coloro che con le loro cattive opere si erano rifiutati di servire Dio, hanno accettato poi da Giovanni il battesimo di penitenza; invece i farisei, che davano a vedere di preferire la giustizia e si vantavano di osservare la legge di Dio, disprezzando il battesimo di Giovanni, non rispettarono i precetti di Dio. Per questo egli dice:

"Perché Giovanni è venuto a voi nella via della giustizia, e non gli avete creduto ma i pubblicani e le meretrici gli hanno creduto; e voi, nemmeno dopo aver veduto queste cose, vi siete pentiti per credere a lui" (Mt 21,32). La versione secondo cui alla domanda del Signore: «Quale dei due fece la volontà del padre?» essi abbiano risposto «l’ultimo», non si trova negli antichi codici, ove leggiamo che la risposta è «il primo», non «l’ultimo»; così i Giudei si condannano col loro stesso giudizio. Se però volessimo leggere «l’ultimo», il significato sarebbe ugualmente chiaro. I Giudei capiscono la verità, ma tergiversano e non vogliono manifestare il loro intimo pensiero; così, a proposito del battesimo di Giovanni, pur sapendo che veniva dal cielo, si rifiutarono di riconoscerlo. (Girolamo, In Matth. 21, 29-31)





S. Efrem

 "Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli" (Mt 21,28). Egli chiamò i suoi «figli»,
per incitarli al lavoro. "D`accordo, Signore", disse l`uno. Il padre l`ha chiamato: Figlio mio,
ma lui ha risposto chiamandolo: "Signore"; non lo ha chiamato: Padre, e non ha adempiuto la
sua parola. "Quale dei due ha fatto la volontà del padre suo"? Essi giudicarono con
rettitudine e "dissero: Il secondo" (Mt 21,31). Egli non disse: Quale vi sembra? - infatti il
primo aveva detto: "Ci vado" - bensí: "Quale ha fatto la volontà del padre suo? Ecco perché i
pubblicani e le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli (ibid.)", poiché voi avete
promesso a parole, ma essi corrono piú veloci di voi. "Giovanni è venuto a voi nella via
della Giustizia" (Mt 21,32), non ha trattenuto per sé l`onore del suo Signore, ma, allorché si
riteneva che egli fosse il Cristo, egli ha detto: "Io non sono degno di sciogliere i lacci dei suoi

sandali" (Lc 3,16). (Efrem, Diatessaron, XVI, 18)


San Pietro Crisologo 

«È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto»

Giovanni Battista insegna con le parole e con le azioni. Da vero maestro mostra con l'esempio ciò che afferma con le labbra. Il sapere fa il maestro, ma è l'esempio che conferisce l'autorità... Insegnare attraverso le azioni è l'unica regola di chi vuole istruire. L'istruzione con le parole è il sapere; ma quando passa attraverso le azioni, diviene virtù. Quindi il sapere è autentico se unito alla virtù: solo quest'ultima è divina e non umana...

«In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: 'Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!'» (Mt 3,1-2). «Convertitevi». Perché non dice piuttosto: «Rallegratevi»?  «Rallegratevi perché le realtà umane cedono il posto a quelle divine, le terrestri alle celesti, le momentanee alle eterne, il male al bene, l'incertezza alla sicurezza, la tristezza alla felicità, le cose che passano a quelle che resteranno per sempre. Il Regno dei cieli è ormai vicino. Convertitevi». Sia chiara la tua condotta di convertito! Tu che hai preferito l'umano al divino, che hai voluto essere schiavo del mondo piuttosto che vincitore del mondo col Signore del mondo, convertiti. Tu che hai perso la libertà che ti avrebbero dato le virtù perché ti sei sottoposto al giogo del peccato, convertiti; convertiti davvero tu che, per paura di possedere la Vita, ti sei consegnato alla morte.  (Discorsi, 167; CCL 248, 1025, )


S. Gregorio Magno

"Cosí, io vi dico, vi sarà in cielo una gioia maggiore per un solo peccatore che si
pente, che non per novantanove giusti, i quali non hanno bisogno di penitenza" (Lc 15,7).
Dobbiamo considerare, fratelli, perché il Signore affermi che c`è piú gioia in cielo per i
peccatori che si convertono che non per i giusti che rimangono tali. Noi sappiamo per esperienza quotidiana, che il piú delle volte quelli che non si sentono oppressi dal peso dei
peccati stanno sí saldi sulla via della giustizia, non commettono nulla d`illecito, ma non
anelano ansiosamente alla patria celeste e tanto piú facilmente usano delle cose lecite quanto
piú ricordano di non aver commesso nulla d`illecito. Essi per lo piú rimangono pigri nel
fare il bene straordinario, proprio perché sono sicuri di non aver commesso colpe piú gravi.
Al contrario, quelli che si ricordano di aver compiuto qualcosa d`illecito, presi dal dolore,
si accendono di amor di Dio, si esercitano nelle virtù sublimi, cercano le difficoltà del santo
combattimento, lasciano tutte le cose del mondo, fuggono gli onori, si rallegrano delle offese
ricevute, bruciano di desiderio, anelano alla patria celeste; e poiché sanno di essersi
allontanati da Dio, cercano di riparare le colpe del passato con le opere del presente. Pertanto,
c`è più gioia in cielo per un peccatore che si converte che non per un giusto che resta tale,
perché anche il condottiero in battaglia ama di piú quel soldato che, tornato indietro dopo
essere fuggito, incalza fortemente il nemico, che non quello che non ha mai voltato le spalle
ma non si è mai comportato valorosamente. Anche l`agricoltore ama di piú quel campo che
dopo le spine produce frutti abbondanti, di un altro che non produsse mai spine, ma non

produce neppure una messe fertile. 
Ma a questo punto bisogna che si sappia che ci sono molti giusti, nella cui vita c`è
soltanto gioia, cosí che non si può chiedere loro alcuna penitenza per i peccati. Molti,
infatti, sono consapevoli di non aver commesso alcun male, e tuttavia si esercitano con tanto
ardore a mortificarsi come se fossero ridotti alle strette da tutti i peccati. Tutto rifiutano,
anche le cose lecite, si accingono con elevatezza d`animo a disprezzare il mondo, non
vogliono che siano loro lecite quelle cose che piacciono, si privano anche dei beni concessi,
disprezzano le cose visibili, ardono per quelle invisibili, godono nei lamenti, in ogni cosa si
umiliano; e come alcuni piangono i peccati di opere, cosí fanno anch`essi per quelli di
pensiero. Come dunque chiamerò costoro, se non giusti e penitenti, essi che si umiliano
con penitenza del peccato di pensiero e perseverano sempre retti nelle loro azioni? Da questo
bisogna capire quanta gioia dà a Dio quando un giusto umilmente piange, dal fatto che

egli gode in cielo quando un ingiusto condanna con la penitenza il male che ha commesso. (Gregorio Magno, Hom. 34, 4-5)



P. Crisologo

L’ipocrisia è un male sottile, morbo segreto, veleno nascosto, belletto delle virtù,
tarlo della santità. Quando con i nemici si lotta allo scoperto li si schiva facilmente,
guardandoli in faccia. L’ipocrisia si finge sicura, dà a credere di essere felice, mentisce
scrupolosamente, e con arte crudele tronca la virtù, per mezzo della spada delle apparenti

virtù. ( S. P. Crisologo) 



Il combattimento di Jacob con l'angelo, Gen 32,23 -32, è una scorciatoia simbolica della storia della relazione di ogni uomo con l'invisibile. Prima di passare il guado del torrente Yabboq per entrare in terra promessa, che aveva fuggito vent' anni più per paura di suo fratello Esaü, Jacob, presto solo, lotta tutta una notte fino all'aurora con " qualcuno." Questa lotta non è la prima nella vita di Jacob. A dire il vero, ogni suono esistenza sembra collocata fino là sotto il segno del conflitto e dell'astuzia: astuzia di cui fa prova sé usurpando il diritto di primogenitura di suo fratello Esaü e travasando una benedizione a suo padre Isaac, o che subisce da parte di suo suocero Laban in seguito. Jacob ha appena dunque fuggito Laban e si sa inseguito dall'odio di Esaü che si prepara tuttavia ad incontrare l'indomani. Come questo odio disattivare e sormontare la paura che gli ispira? Secondo Rachi, Jacob lo farà di tre modi: per i regali ad Esaü, per la preghiera a Dio e per il combattimento allo Yabbok. Di questo combattimento Jacob estrae l'anca slogata, ma è grondante di benedizione di Quello che non vuole rivelargli il suo nome. L'uomo non può chiudere il mistero di Dio nelle semplici parole. Invece nella lotta della notte scopre la sua vera identità. L'ignoto gli dà un nome nuovo: Israele ciò che significa " Lottatore con Dio." Il profeta Osato ha interpretato questa scena biblica applicandolo alla preghiera: " Nel seno di suo madre Jacob soppiantò suo fratello, lottò con l'angelo ed ebbe il disopra, pianse e gli chiese grazia; lo trovò poi a Bethel e là Dio ha parlato con noi" (12,4 -6). Osata non parlo della lussazione dell'anca ed egli pone l'episodio di Béthel dopo quello di Penouel. Questo racconto simbolico illumina l'avventura spirituale di ogni uomo questuo di senso. Itinerario ha corso del quale ciascuno deve passare della fiducia in suoi solo mezzi umani all'accoglienza di qualcuno che provoca prima di potere passare sull'altra riva. Pasqua ebraica è anche il passaggio prima di entrare nella terra promessa. Nessuna vita nella fede non può fare l'economia di questo combattimento nella notte che obbligo ciascuno a lasciare prende ed abbandonare i suoi piccoli progetti. Hegel scriveva: l'uomo è il combattimento. Ciascuno è chiamato ad assumere i suoi limiti e la sua povertà di fronte agli altri e scoprire che il grande combattimento non è con gli altri, ma con l'invisibile, il mistero di Dio. Questo Dio si mette di traverso sulla strada come un'immensa domanda, una sfida insormontabile, talvolta. Ogni vita nella fede conosce un giorno questo corpo a corpo dove bisogna affrontare l'ignoto che si fugge volentieri. Come Jacob che ha fatto passare i suoi beni davanti a lui, questa lotta scuoia ed impedisca di ricorrere ai mezzi umani. Nessuno può consegnare questo combattimento al nostro posto. La morte che è l'estrema fase per passare sull'altra riva. Bernanos sul suo letto di morte chiese ai suoi amici di lasciarlo e lo si sentì mormorare: " A noi due adesso." In questo combattimento che può prendere la forma di una preghiera angosciata nella notte del dubbio, una presenza misteriosa c'afferra e ci stringe. Questa scena biblica ci ricorda che l'incontro tra Dio e l'uomo non sono un pacifico dialogo, può prendere delle andature di vero combattimento. Mistero della stretta dell'amore divino. Questa lotta di amore crea dei legami. Jacob si lega. Questo grande Ignoto desidera incontrare l'uomo, ma questo ultimo ha il dovere di purificarsi prima prima della stretta di amore. Non c'è vita spirituale senza questo combattimento. Questa scena illustre anche il capovolgimento del combattimento della preghiera. In principio l'uomo prega affinché Dio sostenga i suoi progetti. In finale l'uomo prega per compiere ciò che Dio gli ispiri. In questo combattimento della preghiera l'ignoto non schiaccia l'uomo, ma finisce per benedirlo. Dopo questo incontro l'uomo zoppicherà sempre, perché non si guarisce di una ferita di amore. Quello che è stato toccato dall'assoluto di Dio ne resterà contrassegnato per la vita. I limiti umani possono diventare il luogo privilegiato di un combattimento di crescita spirituale ed un incontro liberatore. Dopo questo combattimento la riconciliazione è possibile tra Jacob ed Esaü. Quando i due fratelli si ritrovano Jacob ha questa dichiarazione: " Vedere il tuo viso è come vedere il viso di Dio" (Gen 33)10). L'altra diventa l'immagine di Dio adesso. La riconciliazione diventa possibile. Nel suo Pasqua ebraica il Cristo ha assunto questo combattimento spirituale e ne ha dato il senso estremo passando il primo sull'altra riva. La risurrezione è la conclusione di questa stretta di amore che è una lotta innamorata di due esseri innamorati uno dell'altro: Dio e l'uomo. Combattimento dove dobbiamo accogliere il nostro nome nuovo, il nostro vero destino di figlio immortale. Occorreva che Jacob fosse ferito affinché Israele sia benedetto.


Giovedì della III settimana di Avvento








Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 7,24-30.
Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù cominciò a dire alla folla riguardo a Giovanni: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento?
E allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano vesti sontuose e vivono nella lussuria stanno nei palazzi dei re.
Allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta.
Egli è colui del quale sta scritto: Ecco io mando davanti a te il mio messaggero, egli preparerà la via davanti a te.
Io vi dico, tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni, e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
Tutto il popolo che lo ha ascoltato, e anche i pubblicani, hanno riconosciuto la giustizia di Dio ricevendo il battesimo di Giovanni.
Ma i farisei e i dottori della legge non facendosi battezzare da lui hanno reso vano per loro il disegno di Dio.


IL COMMENTO

E' tutto molto semplice. Si tratta di non respingere la Grazia. Che è già una Grazia. Tutti odiamo le file, alla posta, al casello, agli uffici comunali, al semaforo, alla cassa, al bagno la mattina. Eppure c'è una fila che salva. E' sufficiente armarsi di pazienza e attendere il turno. Come hanno fatto i pubblicani e le prostitute sulle rive del Giordano in attesa del battesimo di Giovanni. Riconoscere chi siamo, semplicemente. Come Davide alle parole del Profeta Natan quando, con una parabola, gli svelò il peccato che egli stesso aveva comesso e che, probabilmente, aveva rimosso.

La felicità e la pace non sono utopie o trofei da strappare con i denti. E' solo una questione di fila, camminare lentamente e senza fretta verso le acque del battesimo. Israele è stato salvato e si è messo in fila verso la Terra Promessa. Nulla fu richiesto, se non di cogliere l'urgenza della libertà. Poche cose e via. Senza tanti pensieri, senza guardare indietro, come fu detto a Lot quando lasciò Sodoma. Perchè d'una urgenza si tratta, ed è questione di vita o di morte. Non si scherza.

Abbandonare false certezze, legami e progetti, e seguire la chiamata d'amore. Come Abramo che si pose in cammino senza neanche sapere per dove. Anche lui in carovana, lasciando che fosse il Signore a segnare il cammino. Già, il cammino. La salvezza è un cammino. Semplicemente. Pensiamo troppo e, spesso, a sproposito. E siamo schiavi di noi stessi, di schemi angusti, delle piroette mentali che inseguono mondi e vite possibili, pur di raggiungere un briciolo di serenità. Come i Farisei e i Dottori della Legge siamo imprigionati nella tela della nostra pretesa giustizia. Ed è il cuore che fa fede, non basta ritenersi peccatori, le parole se le porta via il vento.

E' di fronte alle umiliazioni che si rivela il profondo del cuore, la superbia che muove le nostre esistenze, incapaci d'accettare la benchè minima ingiustizia. Ed è un bel squittire d'esser peccatori e bla bla, ma al dunque d'un trattamento degno d'un peccatore.... Beh è meglio lasciar perdere, ira e bollori ci gonfiano il cuore e le vene. Niente file, niente battesimo, da dove siamo e ci illudiamo d'essere, dalle nostre giustizie e ragioni non ci muoviamo neanche di un millimetro. E' una questione di principio perbacco. E rendiamo vana la salvezza, la volontà di Dio su di noi. Il grande, unico vero pericolo per la nostra anima. Rimanere prigionieri del nostro volere e della nostra giustizia.

E c'è una fila che salva. Si, proprio una fila, lenta, che attenta alle nostre tronfie personalità sempre in cerca di fagocitare quelle altrui. Una fila che è un popolo in cammino. Una via di salvezza che demolisce le pseudo-certezze, gli assolo vanagloriosi. Un cammino condotto da un Altro, il Signore della Gloria che non ha ricusato di porsi alla testa della fila dei peccatori. Lui che non aveva peccato, insieme ai peccatori. Per i peccatori. Le acque del Giordano santificate dal corpo santissimo di Dio fatto carne.

Ascoltiamo oggi la voce del Profeta più grande, le sue parole di fuoco che illuminano la nostra realtà. Accogliamo la Grazia che ci pone in cammino. Giovanni, i profeti inviati alla nostra vita, la Chiesa nostra madre che anche oggi ci annuncia la Buona Notizia, non è una canna sbattuta dal vento, sempre pronta ai compromessi pur di ottenere qualcosa. Non è un uomo avvolto in vesti delicate che dimora in un lussuoso palazzo. No, la parola di conversione non è figlia dell'uomo vecchio, sempre in bilico e in cerca d'un modo per riempire la pancia. La parola di Giovanni è l'annuncio d'una radicale novità, come quel suo vestire profetico, quel suo cibo così diverso: il cielo aperto e Dio con noi, la salvezza nella misericordia capace di farci figli di Dio. Ascoltiamo senza indurire il cuore. Oggi. Lasciamoci sedurre dalla parola di Giovanni e mettiamoci in cammino. Una fila dinnanzi a noi è questo Avvento. La fila che ci conduce alle acque della vita. Una fila per la Vita. Piena ed eterna.






Evangelio según San Lucas 7,24-30.
Cuando los enviados de Juan partieron, Jesús comenzó a hablar de él a la multitud, diciendo: "¿Qué salieron a ver en el desierto? ¿Una caña agitada por el viento?
¿Qué salieron a ver? ¿Un hombre vestido con refinamiento? Los que llevan suntuosas vestiduras y viven en la opulencia, están en los palacios de los reyes.
¿Qué salieron a ver entonces? ¿Un profeta? Les aseguro que sí, y más que un profeta.
El es aquel de quien está escrito: Yo envío a mi mensajero delante de ti para prepararte el camino.
Les aseguro que no hay ningún hombre más grande que Juan, y sin embargo, el más pequeño en el Reino de Dios es más grande que él.
Todo el pueblo que lo escuchaba, incluso los publicanos, reconocieron la justicia de Dios, recibiendo el bautismo de Juan.
Pero los fariseos y los doctores de la Ley, al no hacerse bautizar por él, frustraron el designio de Dios para con ellos.


COMENTARIO

Todo es muy simple. Se trata de no rechazar a la Grazia. Qué ya es una Grazia. Todo odiamos las colas, al correo, a los despachos municipales, al semáforo, a la caja de un supermercado, en el banco, al baño la mañana. Sin embargo hay una cola que salva. Es suficiente armarse de paciencia y esperar el turno. Como han hecho los publicanos y las prostitutas en las orillas del Jordan, en la espera del bautismo de Juan. Reconocer quiénes somos, sencillamente. Cómo David frente las palabras del Profeta Natan cuando, con una parábola, le desveló el pecado que él mismo habia cometido y que, probablemente, removió.

La felicidad y la paz no son utopías o trofeos que arrancar con los dientes. Es sólo una cuestión de cola, caminar lentamente y sin prisa hacia las aguas del bautismo. Israel ha sido salvado y se ha puesto en cola hasta la Tierra Prometida. Nada fue solicitado, si no de coger la urgencia de la libertad. Pocas cosas y afuera. Sin muchos pensamientos, sin mirar atrás, como le fue dicho a Lot cuándo dejó Sodoma . Porque de una urgencia se trata, y es cuestión de vida o muerte. No se bromea.

Abandonar falsas certezas, ligasones y proyectos, y seguir la llamada de amor. Cómo Abraham que se puso en camino sin tampoco saber por dónde ir. También él en caravana, dejando que fuera Dios a señalarle el camino. Ya, el camino. La salvación es un camino. Sencillamente. Pensamos demasiado y, a menudo, a disparate. Y somos esclavos de nosotros mismos, de esquemas estrechos, de las piruetas mentales que siguen mundos y vidas posibles, con tal que alcanzar una pizca de serenidad. Como los Fariseos y los Doctores de la Ley, somos encarcelados en la tela de nuestra pretendida justicia. Y es el corazón que manifiesta la verdad, no basta con creerse pecadores, las palabras se las llevas el viento.

Es frente a las humillaciones que se revela la profundidad del corazón, la soberbia que mueve nuestras existencias, incapaces de aceptar la aunque mínima injusticia. Y es un bonito chillar de ser pecadores, pero en el momento crucial de recibir un tratamiento digno de un pecador.... es mejor dejarlo, cólera y hervores nos hinchan el corazón y las venas. Ningun expediente, ningun bautismo, de dónde estamos y nos ilusionamos de estar, de nuestras justicias y razones no nos movemos ni de un milímetro. Es una cuestión de principio caray! Y hacemos vana la salvación, la voluntad de Dios sobre nosotros. El único verdadero peligro por nuestra alma: quedarnos prisioneros de nuestra voluntad y justicia.

Y hay una cola que salva. Sì, justo una cola, lenta, que atenta siempre a nuestras presumidas personalidades en busca de fagocitar rapidamente aquellas ajeno. Una cola que es un pueblo en camino. Un camino de salvación que demuele las pseudo-certezas, que estropea los "solos" vanagloriosos que ejecutamos intentando ser mas notables. Un camino conducido por Otro, el Dios de la Gloria que no ha rehusado de ponerse a la cabeza de la cola de los pecadores. Él que no pecó, junto a los pecadores. Para los pecadores. Las aguas del Jordan santificadas por el cuerpo santisimo del Dios hecho carne.

Escuchamos hoy la voz del Profeta más grande, sus palabras de fuego que iluminan nuestra realidad. Acogemos a la Grazia que nos pone en camino. Nuestro Juan enviado a nuestra vida es la Iglesia nuestra madre, que también hoy nos anuncia la Buena Noticia; ella, no es una caña sacudida por el viento, siempre lista a los compromisos con tal que conseguir algo. Los Apostoles no son hombres envueltos en vestidos delicados, que viven en un lujoso edificio. No, la palabra de conversión no es hija del hombre viejo, siempre en vilo y en busca de un modo para llenar la barriga. La palabra de Juan es el anuncio de una radical novedad, como aquella su indumentaria profética, aquella su comida tan diferente: el cielo abierto y Dios con nosotros, la salvación y la misericordia capazes de hacernos hijos de Dios. Escuchamos sin endurecer el corazón. Hoy. Dejamonos seducirnos de la palabra de Juan y ponemonos en camino. Este Adviento es una cola delante de nosotros. La cola que nos conduce a las aguas de la vida. Una cola por la Vida, plena y eterna.


Beato Charles de Foucauld (1858-1916), eremita e missionario nel Sahara
Lettera a Père Jérôme del 19 maggio 1898

« Che cosa siete andati a vedere nel deserto ? »

Occorre passare dal deserto e soggiornarvi per ricevere la grazia di Dio. Là ci si vuota, là si caccia fuori da sé tutto ciò che non è Dio e si vuota totalmente questa piccola casa della propria anima per lasciare tutto il posto a Dio solo. Gli Ebrei sono passati dal deserto, Mosè vi ha vissuto prima di ricevere la sua missione, san Paolo, san Giovanni Crisostomo si sono anche loro preparati nel deserto... È un tempo di grazia, è un periodo attraverso il quale ogni anima che vuole fare frutti deve necessariamente passare. Essa ha bisogno di questo silenzio, di questo raccoglimento, di questo oblio di tutto il creato, in mezzo ai quali Dio stabilisce il suo regno e forma in essa lo spirito interiore : la vita intima con Dio, la conversazione dell'anima con Dio nella fede, la speranza e la carità. Dopo, l'anima farà frutti, esattamente nella misura in cui l'uomo interiore sarà stato formato in essa (Ef 3,16).

Un uomo può dare soltanto quello che ha ; e soltanto nella solitudine, nella vita da solo a solo con Dio, nel raccoglimento profondo dell'anima che dimentica tutto per vivere da sola, in unione con Dio, Dio si dona interamente a chi si dona, così, interamente a lui. Datevi interamente a lui solo... ed egli si darà interamente a voi... Guardate san Paolo, san Benedetto, san Patrizio, san Gregorio Magno, e tanti altri, che lungo tempo di raccoglimento e di silenzio hanno vissuto ! Salite più in alto : guardate san Giovanni Battista, guardate Nostro Signore. Nostro Signore non ne aveva alcun bisogno, ma ha voluto lasciarci un esempio.



Beato Carlos de Foucauld (1858-1916), ermitaño y misionero en el Sahara
Carta al Padre Jerónimo del 19 mayo 1898

«¿Qué salisteis a contemplar en el desierto?»

Es preciso pasar por el desierto y permanecer en él para recibir la gracia de Dios; es allí donde uno se vacía, donde uno echa fuera de sí todo lo que no es Dios y vacía completamente esta pequeña casa de nuestra alma para dejar todo el espacio para Dios solo. Los Hebreos pasaron por el desierto, Moisés vivió en él antes de recibir su misión, también san Pablo y san Juan Crisóstomo se prepararon en el desierto... Es un tiempo de gracia, es un período por el que toda alma que quiere dar frutos debe necesariamente pasar. Le es necesario ese silencio, ese recogimiento, ese olvido de todo lo creado, en medio de los cuales Dios establece su reinado y forma en ella el espíritu interior: la vida íntima con Dios, el diálogo del alma con Dios en la fe, la esperanza y la caridad. Más tarde el alma dará frutos en la medida exacta en que el hombre interior se habrá formado en ella (Ef 3,16)...

Sólo se da lo que se es y lo que se tiene en esta soledad, en esta vida solo con Dios solo, en ese recogimiento profundo del alma que lo olvida toda para vivir sola en unión con Dios, y Dios se da enteramente todo aquel que se da enteramente a él. Daos enteramente a él solo... y se os dará enteramente... Mirad a san Pablo, san Benito, san Patricio, san Gregorio Magno, y tantos otros, ¡qué largos tiempos de recogimiento y de silencio! Subid más arriba: mirad a san Juan Bautista, mirad a Nuestro Señor. Nuestro Señor no tenía necesidad de ello, pero quiso darnos ejemplo.




Mercoledì della III settimana di Avvento






Dal Vangelo secondo Luca 7,19-23.

In quel tempo, Giovanni chiamò due dei suoi discepoli e li mandò a dire al Signore: “Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettare un altro?”.
Venuti da lui, quegli uomini dissero: “Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?”
In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi.
Poi diede loro questa risposta: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella. E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!”.


IL COMMENTO

Che cosa abbiamo visto e udito nella nostra vita? Non è una questione di poco conto. Senza aver udito e visto non si può credere. Non si è certi di aver incontrato Colui che abbiamo sempre atteso senza l'esperienza concreta e raccontabile del Suo amore. I discepoli di Giovanni racconteranno quello che avevano visto e udito. Come gli apostoli di Gesù sino ad oggi. Testimoni di un'esperienza.

Giovanni Battista, cugino di Gesù, che ancora nel grembo di Elisabetta ha esultato alla voce di Maria, che ha visto scendere lo Spirito Santo come una colomba su Gesù, non era ancora certo che Lui fosse il Messia. La Rivelazione del Cielo doveva farsi carne nei segni, e Parola e annuncio da udire. Così nella nostra vita, fatta di percezioni e sentimenti, che, da soli, non bastano. Anche Pietro ha confessato Gesù come l'Inviato, il Figlio di Dio, ed un istante dopo si è perso nei pensieri della carne nemici del pensiero di Dio.

Occorre qualcosa in più, vedere e udire, e il sigillo dello Spirito su quanto visto e udito. Gesù è il Messia, Gesù è il Signore grida la Chiesa da duemila anni. Ma per noi oggi, è Gesù il Salvatore? O dubitiamo e pensiamo di dover aspettare qualcun altro?

Ecco la nostra vita, ecco le nostre debolezze, le catene, i peccati. Eccoli in fila, sono più numerosi dei capelli del nostro capo. Ecco la nostra triste miseria d'ogni giorno. Ed ecco il Messia, Lui che giunge alla nostra vita. L'agnello immolato che prende su di sé le nostre infermità e i nostri peccati. E ridona la vista, fa nuove tutte le cose, crea in noi un cuore nuovo. Non sono parole, fantasie, e neanche semplici intuizioni. No. Sono fatti.

Davanti ai nostri occhi, come nelle nostre orecchie risuona anche oggi la Parola di Vita della Buona Notizia. La Parola che ha il potere di realizzare ciò che annuncia. Il perdono non è una pacca sulla spalla e via. Il suo perdono, incarnato nei segni che hanno potuto vedere i discepoli di Giovanni, ha il potere di svellere la radice del male annidatasi nel nostro cuore. Il suo perdono rimette la malizia del peccato e vi depone la Grazia, il potere di non peccare più, di camminare in una vita nuova. E' questo il segno capace di darci la certezza che è proprio Lui, e solo Lui, il Messia, il Salvatore che attendiamo da sempre.

I pastori andarono senza indugio alla Grotta di Betlemme e videro esattamente come avevano udito dalla voce degli angeli. C'è anche per noi una grotta, una stalla e una mangiatoia. Gli angeli appaiono anche oggi sul nostro cammino, gli apostoli che instancabilmente riannunciano il Vangelo ad ogni creatura. Andiamo a Betlemme, andiamo al fondo della nostra vita, lì dove più povero e bistrattato è il nostro cuore. Andiamo senza indugio alla mangiatoia, il nostro intimo, lì dove hanno mangiato animali d'ogni tipo, lì dove la carne l'ha fatta da padrona. Lì dove si trova la fonte dei nostri peccati e dove ogni giorno si ingrassa il nostro uomo vecchio. Quella paglia, che basta un po' di fuoco a portarsela via, il foraggio cui abbiamo invano proteso le mani in cerca di sazietà, per ritrovarci ogni volta con più fame.

Andiamo ad incontrare il Messia, scendiamo senza timore laddove è abbondato il peccato, per scoprire che proprio lì, nel recesso più sordido del nostro intimo, ha sovrabbondato la misericordia. Posiamo oggi i nostri occhi sul nostro cuore: è la mangiatoia del Natale del Messia. E' lì che ci aspetta, è lì che ci sazia. Al fondo più buio di noi stessi la Luce dell'amore di Dio, esattamente ciò che il nostro cuore da sempre desidera: essere amato senza condizioni, senza dover dispiegare finzioni e ipocrisie. E' l'unico amore dell'unico nostro Salvatore. L'amore che diviene pietra di scandalo per chi guarda e ascolta con i criteri ottusi della carne strozzata dalle catene dell'utilitarismo e dell'egoismo. L'amore che diviene roccia indistruttibile, per i piccoli e i poveri, i deboli e i peccatori, certezza granitica che è Lui il messia, e non dobbiamo aspettare niente e nessun altro. Il perdono che dischiude il cammino alla pienezza della gioia e della pace. E' il Suo avvento di oggi per noi.



Evangelio según San Lucas 7,18-23

Juan fue informado de todo esto por sus discípulos y, llamando a dos de ellos,
los envió a decir al Señor: "¿Eres tú el que ha de venir o debemos esperar a otro?".
Cuando se presentaron ante él, le dijeron: "Juan el Bautista nos envía a preguntarte: '¿Eres tú el que ha de venir o debemos esperar a otro?'".
En esa ocasión, Jesús curó mucha gente de sus enfermedades, de sus dolencias y de los malos espíritus, y devolvió la vista a muchos ciegos.
Entonces respondió a los enviados: "Vayan a contar a Juan lo que han visto y oído: los ciegos ven, los paralíticos caminan, los leprosos son purificados y los sordos oyen, los muertos resucitan, la Buena Noticia es anunciada a los pobres.
¡Y feliz aquel para quien yo no sea motivo de escandalo!".


COMENTARIO

¿Qué hemos visto y oído en nuestra vida? No es una cuestión de poca cuenta. Sin haber oído y visto no se puede creer. No estamos ciertos de haber encontrado a Quien siempre hemos esperado, sin la experiencia concreta y narrable de Su amor. Los discípulos de Juan contarán lo que han visto y oído. Como los apóstoles de Jesús hasta hoy. Testigos de una experiencia.

Juan el Bautista, primo de Jesús, que todavía en el regazo de su madre Isabel ha exultado a la voz de Maria, que ha visto bajar el Espíritu Santo comouna paloma sobre Jesús, no estava todavía seguro de que Él fuera el Mesías. La Revelación del Cielo tuvo que hacerse carne en las señales, y Palabra y anuncio para oír. Así en nuestra vida, hecha de percepciones y sentimientos, que, solos, no bastan. También Pedro ha confesado a Jesús como el enviado, el Hijo de Dios, y un instante despues se ha perdido en los pensamientos de la carne, enemigos del pensamiento de Dios.

Hace falta algo más, ver y oír, y el sello del Espíritu sobre lo visto y oído. Jesús es el Mesías, Jesús es el Señor, grita la Iglesia desde dos mil años. ¿Pero por nosotros hoy, es Jesús el Salvador? ¿O dudamos y pensamos de deber esperar a otro?

He aquí nuestra vida, he aquí nuestras debilidades, las cadenas, los pecados. Aquí están en cola, son más numerosos que los cabellos de nuestra cabeza. He aquí nuestra triste miseria de cada día. Y he aquí el Mesías, Él que llega a nuestra vida. El cordero inmolado que toma sobre de si nuestras enfermedades y nuestros pecados. Y devuelve la vista, hace nuevas todas las cosas, crea en nosotros un corazón nuevo. No son palabras, fantasías, y tampoco simples intuiciones. No. Son hechos.

Delante de nuestros ojos, como en nuestras orejas también repica hoy la Palabra de Vida de la Buena Noticia. La Palabra que tiene el poder de realizar lo que anuncia. El perdón no es una palmadita sobre el hombro y vamonos. Su perdón, encarnado en las señales que han podido ver los discípulos de Juan, tiene el poder de desarraigar la raíz del mal anidada en nuestro corazón. Su perdón remite la malicia del pecado y derrama la Grazia, el poder de no pecar nunca más, de caminar en una vida nueva. Es esta la señal capaz de darnos la certeza que es justo Él, y sólo Él, el Mesías, el Salvador que esperamos desde siempre.

Los pastores fueron sin demora a la Gruta de Belén y vieron exactamente lo que oyeron de la voz de los ángeles. También hay por nosotros una gruta, un establo y un pesebre. Los ángeles también aparecen hoy sobre nuestro camino, los apóstoles que incansablemente nos anuncian el Evangelio. Vamos a Belén, vamos al fondo de nuestra vida, allí dónde más pobre y maltratado es nuestro corazón. Vamos sin demora al pesebre, a nuestro íntimo, allí dónde han comido animales de cada tipo, allí dónde la carne ha sido reina. Allí dónde se encuentra el manantial de nuestros pecados y dónde cada día se engorda nuestro hombre viejo. Aquella paja, que basta un poquito de fuego a llevarsela, el forraje al que hemos tendido en vano las manos en busca de saciedad, para hallarnos cada vez con más hambre.

Vamos a encontrar al Mesías, bajamos sin temor donde haya abundado el pecado, para descubrir que justo allí, en la rescisión más sórdida de nuestro íntimo, ha rebosado la misericordia. Posamos hoy nuestros ojos sobre nuestro corazón: es el pesebre de la Navidad del Mesías. Es allí que El nos espera, es allí que nos sacia. Al fondo más oscuro de nosotros mismos la Luz del amor de Dios, exactamente lo que desde siempre nuestro corazón desea: ser querido sin condiciones, sin deber desplegar ficciones e hipocresías. Es el único amor del único nuestro Salvador. El amor que se vuelve piedra de escándalo para quien mira y escucha con los criterios obtusos de la carne, estrangulados por las cadenas del utilitarismo y el egoísmo. El amor que se vuelve roca indestructible, para los pequeños y los pobres, las debiles y los pecadores, certeza de granito que Él es el Mesías, y no tenemos que esperar nada y ningún otro. El perdón que revela el camino a la plenitud de la alegría y la paz. Es Su Adviento de hoy por nosotros.



Sant'Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Commento sul Vangelo di Luca, 5, 99-102 ; CCL 14, 167-168

« Sei tu colui che viene ? »

Il Signore, sapendo che nessuno può credere con pienezza senza il Vangelo, perché la fede comincia dall'Antico Testamento, ma ha compimento nel Nuovo, quando lo interrogarono sulla sua identità, dimostrò di essere lui non con le parole, ma coi fatti : « Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete : i ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella ». Tale testimonianza è perfetta, poiché da lui era stato profetizzato : « Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto... Il Signore regna per sempre » (Sal 145, 7s). Queste non sono i segni di un potere umano bensì divino.

Eppure questi esempi della testimonianza del Signore sono ancora poco : pienezza della fede è la croce del Signore, la sua morte, la sua sepoltura. Perciò alle parole suddette aggiunse : « Beato colui che non si scandalizza di me « (Mt 11,6). La croce potrebbe essere uno scandalo anche per gli eletti, ma per quanto riguarda la Persona divina, non può esistere testimonianza più valida di questa, nulla vi è che trascenda le cose umane quanto il volontario sacrificio di tutto se stesso, e di sé solo, per la salvezza del mondo : con questo unico atto egli dimostra pienamente di essere il Signore. Per questo Giovanni lo indica con le parole : « Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29).



San Hilario (315-367), obispo de Poitiers y doctor de la Iglesia
Comentario al evangelio de san Mateo, 11,3

«Dichoso el que no se sienta defraudado por mí»

Juan, al enviar a sus discípulos a Jesús se preocupó de la ignorancia de éstos, no de la suya propia, porque él mismo había proclamado que alguno vendría para la remisión de los pecados. Pero para hacerles saber que no había proclamado a ningún otro que Jesús, envió a sus discípulos a que vieran sus obras a fin de que ellas dieran autoridad a su anuncio y que no esperaran a ningún otro Cristo fuera de aquél que sus mismas obras había dado testimonio de él.

Y puesto que el Señor se había revelado enteramente a través de sus acciones milagrosas, dando la vista a los ciegos, el andar a los cojos, la curación a los leprosos, el oído a los sordos, la vida a los muertos, la instrucción a los pobres, dijo: «Dichoso el que no se sienta defraudado por mí». ¿Acaso Cristo había ya hecho algún acto que pudiera escandalizar a Juan? Bien seguro que no. En efecto, se mantenía en su propia línea de enseñanza y de acción. Pero es preciso estudiar el alcance y el carácter específico de lo que dice el Señor: que la Buena Nueva es recibida por los pobres. Se trata de los que habrán perdido su vida, que habrán tomado su cruz y le habrán seguido (Lc 14,27), que llegarán a ser humildes de corazón y para los cuales está preparado el Reino de los cielos (Mt 11,29; 25,34). Y porque el conjunto de sus sufrimientos iba a converger en los del Señor y su cruz iba a ser un escándalo para un gran número de ellos, declaró dichoso a aquellos cuya fe no sucumbiría a ninguna tentación a causa de su cruz, su muerte, su sepultura.


OMELIA DI BENEDETTO XVI NELLA VISITA A UNA PARROCCHIA DI ROMA


San Massimiliano Kolbe a Torre Angela


CITTA' DEL VATICANO, domenica, 12 dicembre 2010


Cari fratelli e sorelle, accanto all’invito alla gioia, la liturgia odierna – con le parole di san Giacomo che abbiamo sentito - ci rivolge anche quello ad essere costanti e pazienti nell’attesa del Signore che viene, e ad esserlo insieme, come comunità, evitando lamentele e giudizi (cfrGc 5,7-10).

Abbiamo sentito nel Vangelo la domanda del Battista che si trova in carcere; il Battista, che aveva annunciato la venuta del Giudice che cambia il mondo, e adesso sente che il mondo rimane lo stesso. Fa chiedere, quindi, a Gesù: "Sei tu quello che deve venire? O dobbiamo aspettare un altro? Sei tu o dobbiamo aspettare un altro?". Negli ultimi due, tre secoli molti hanno chiesto: "Ma realmente sei tu? O il mondo deve essere cambiato in modo più radicale? Tu non lo fai?". E sono venuti tanti profeti, ideologi e dittatori, che hanno detto: "Non è lui! Non ha cambiato il mondo! Siamo noi!". Ed hanno creato i loro imperi, le loro dittature, il loro totalitarismo che avrebbe cambiato il mondo. E lo ha cambiato, ma in modo distruttivo. Oggi sappiamo che di queste grandi promesse non è rimasto che un grande vuoto e grande distruzione. Non erano loro.

E così dobbiamo di nuovo vedere Cristo e chiedere a Cristo: "Sei tu?". Il Signore, nel modo silenzioso che gli è proprio, risponde: "Vedete cosa ho fatto io. Non ho fatto una rivoluzione cruenta, non ho cambiato con forza il mondo, ma ho acceso tante luci che formano, nel frattempo, una grande strada di luce nei millenni".

Cominciamo qui, nella nostra Parrocchia: San Massimiliano Kolbe, che si offre di morire di fame per salvare un padre di famiglia. Che grande luce è divenuto lui! Quanta luce è venuta da questa figura ed ha incoraggiato altri a donarsi, ad essere vicini ai sofferenti, agli oppressi! Pensiamo al padre che era per i lebbrosi Damiano de Veuster, il quale è vissuto ed è morto con e per i lebbrosi, e così ha portato luce in questa comunità. Pensiamo a Madre Teresa, che ha dato tanta luce a persone, che, dopo una vita senza luce, sono morte con un sorriso, perché erano toccate dalla luce dell’amore di Dio.

E così potremmo continuare e vedremmo, come il Signore ha detto nella risposta a Giovanni, che non è la violenta rivoluzione del mondo, non sono le grandi promesse che cambiano il mondo, ma è la silenziosa luce della verità, della bontà di Dio che è il segno della Sua presenza e ci dà la certezza che siamo amati fino in fondo e che non siamo dimenticati, non siamo un prodotto del caso, ma di una volontà di amore.



HOMILÍA DEL PAPA EN LA PARROQUIA ROMANA DE SAN MASSIMILIANO KOLBE


Ayer durante su visita pastoral


ROMA, lunes 13 de diciembre de 2010

Hemos escuchado en el Evangelio la pregunta del Bautista que se encuentra en la cárcel; el Bautista, que había anunciado la venida del Juez que cambia el mundo, y que ahora siente que el mundo sigue igual. Hace preguntar, por tanto, a Jesús: “¿Eres tu el que debe venir? ¿O tenemos que esperar a otro? ¿Eres tu o tenemos que esperar a otro?". En los últimos dos, tres siglos, muchos han preguntado: “¿Pero eres realmente tu? ¿O el mundo debe ser cambiado de forma más radical? ¿Tu no lo haces?". Y han venido muchos profetas, ideólogos y dictadores, que han dicho: “¡No es él! ¡No ha cambiado el mundo! ¡Somos nosotros!". Y han creado sus imperios, sus dictaduras, su totalitarismo que habría cambiado el mundo. Y lo ha cambiado, pero de forma destructiva. Hoy sabemos que de estas grandes promesas no ha quedado sino un gran vacío y una gran destrucción. No eran ellos.

Y así debemos creer de nuevo a Cristo y preguntarle: “¿Eres tu?". El Señor, de la forma silenciosa que le es propia, responde: “Mirad lo que yo he hecho. No he hecho una revolución cruenta, no he cambiado el mundo con la fuerza, sino que he encendido muchas luces que forman, mientras tanto, un gran camino de luz a través de los milenios".

Comencemos aquí, en nuestra parroquia: san Maximiliano Kolbe, que se ofrece a morir de hambre para salvar a un padre de familia. ¡En qué gran luz se ha convertido! ¡Cuánta luz ha venido de esta figura y ha animado a otros a entregarse, a estar cerca de los que sufren, los oprimidos! Pensemos en el padre que era para los leprosos Damián de Veuster, el cual vivió y murió con y por los leprosos, y así ha iluminado a esta comunidad. Pensemos en Madre Teresa, que ha dado mucha luz a personas que, después de una vida sin luz, han muerto con una sonrisa, porque habían sido tocadas por la luz del amor de Dios.

Y así podríamos seguir y veríamos, como el Señor dijo en la respuesta a Juan que no es la revolución violenta del mundo, no son las grandes promesas las que cambian al mundo, sino que es la silenciosa luz de la verdad, de la bondad de Dios que es el signo de Su presencia y nos da la certeza de que hemos sido amados hasta el final y que no hemos sido olvidados, no somos un producto de la casualidad, sino de una voluntad de amor.

Martedì della III settimana di Avvento




Dotto, nel giusto senso della parola, è, in verità, colui che fa la volontà di Dio, buttando in un canto la propria volontà.

(Imitazione di Cristo)



Mt 21,28-32

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.
Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. Dicono: “L’ultimo”.
E Gesù disse loro: “In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”.


IL COMMENTO

E' splendido il Vangelo di oggi che rivela un aspetto vero e fondamentale della vita cristiana. Da un lato le false certezze di chi presume di "farcela", d'essere pronto a compiere la volontà di Dio, il pelagiano moralista che crede di poter risolvere le questioni con le sue sole forze. Dall'altro lato la fotografia di un comunissimo e realissimo "carnal mormoratore".

E la Grazia che coinvolge la natura. Che, come diceva San Tommaso d'Aquino, non la cancella ma la trasforma:Gratia non tollit naturam, sed perficit”, "la grazia di Dio non distrugge la natura umana, ma la porta alla perfezione". Spesso il primo impulso di fronte ad una Volontà Divina che non ci piace è un moto di fastidio e "ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale e dei costumi" insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 407. E' un'esperienza comune rifiutare di primo acchitto le situzioni sgradevoli. Le ferite del peccato originale non sono solo un'idea.

Per questo la pagina del Vangelo di oggi è la sintesi forse più profonda di quel che davvero accade nel cuore d'un uomo bagnato dalla Grazia. Di uomini, donne, reali e carnali, non semplici angeli passati per caso sulla terra. No. Per questo Gesù parla delle prostitute e dei pubblicani che hanno accolto la Buona Notizia di Giovanni, la possibilità di salvezza che si schiude dalla conversione, il cui frutto più evidente è il pentimento. Insegna ancora il Catechismo che "Infatti "il mistero dell'iniquità" (2 Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del mistero della pietà. La rivelazione dell'amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l'estensione del male e la sovrabbondanza della grazia" (N. 385)

E' stata questa l'esperienza dei peccatori in fila silenziosa per ricevere il battesimo di Giovanni. Un cuore contrito e umiliato che Dio non disprezza. L'unico atteggiamento possibile, un cuore frantumato dalle Parole di Grazia dell'Annuncio Evangelico. La Parola ascoltata, accolta e sigillata per mezzo dello Spirito Santo: "La preparazione dell'uomo ad accogliere la grazia è già un'opera della grazia. Questa è necessaria per suscitare e sostenere la nostra collaborazione alla giustificazione mediante la fede, e alla santificazione mediante la carità. Dio porta a compimento in noi quello che ha cominciato: « Egli infatti incomincia facendo in modo, con il suo intervento, che noi vogliamo; egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà già convertita» (Sant'Agostino, De gratia et libero arbitrio, 17, 33: PL 44, 901)" come puntualizza ancora il Catechismo al N. 2001.

Ne restano fuori coloro che, purtroppo spesso, chiusi in un malinteso atteggiamento "religioso", presumono d'aver capito, d'essere a posto. I tanti "giustizieri" che, immaginandosi perfetti o quasi, s'arrogano il diritto di dispensare scudisciate a destra e a manca contro le tante ingiustizie che insanguinano il mondo. Non che non si debbano denunciare le ingiustizie e i peccati, ma è la superbia che fa suonare anche le più sacrosante verità d'una musica falsa ed ipocrita. Gli strepiti dei Catari e Manichei d'ogni tempo che giudicano, dimenticando d'esserne responsabili esattamente come tutti gli altri.

I principi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, ma non solo. E' infatti un atteggiamento diffuso e non lontano da noi, dalle nostre famiglie, dai nostri uffici, dalle file agli uffici postali, dalle nostre riunioni di condominio, dalle vie trafficate che ci conducono ai posti di lavoro o ai luoghi delle vacanze. Sembra impossibile che il nostro cuore possa cambiare, che la pietra divenga carne. Ma c'è la Grazia. Essa è come una goccia d'acqua che instancabilmente scivola su un pezzo di ferro sino a corroderlo e a frantumarlo. E' ferro il nostro cuore oppresso dalle concupiscenze, dalle passioni, dal peso d'un passato non riconciliato. Dai peccati accumulati in una vita. Ed è acqua pura e silenziosa la Grazia che nel tempo lo bagna attraverso la predicazione, la Parola di Dio, i sacramenti, le persone e i fatti che Dio manda alla nostra vita. Siamo duri e cocciuti, ma di tutto è più forte la Grazia d'amore del Signore.

C'è una figura nella letteratura che illustra magistralmente l'opera silenziosa della Grazia nel cuore dell'uomo. E' Kristin, la protagonista del romanzo "Kristin figlia di Lavrans". «L'ultimo pensiero chiaro [è scritto nelle ultime pagine, quando Kristin sta per morire] che ebbe fu che sarebbe morta prima che quei segni [i segni fatti misteriosamente da Dio sulla sua mano] fossero scomparsi, e la cosa le fece un gran piacere. Era un miracolo, qualcosa di incomprensibile, ma una cosa certa: Dio, ella lo sapeva, aveva stretto un patto con lei, un patto d'amore col quale la legava a sé in eterno, indipendentemente dalla sua volontà [la volontà ferita, il primo impulso di fronte ai fatti, alle tentazioni, un impulso che spesso si risolve in una catena di impulsi e anche, drammaticamente, di peccati], dai suoi pensieri terreni, questo amore era esistito sempre in lei [vi è un grido dello Spirito Santo al fondo del cuore di ciascuno, per quanto corrotto sia, un grido che non si può sopprimere e che accompagna l'uomo sino all'ultimo istante dell'agonia, un grido che può spegnersi solo con lo spirare, e per questo ogni uomo è un mistero e la Chiesa non può assolutamente dire chi sia sceso all'inferno, pur decretandone dogmaticamente l'esistenza], questo amore aveva agito come il sole sulla terra che dà alla fine i suoi frutti. Questi frutti nessuno avrebbe potuto distruggerli, né il fuoco dei desideri carnali, né l'orgoglio, né l'ira folle. Era stata serva di Dio, anche se ribelle, restìa, infedele nel cuore, con una preghiera falsa sulle labbra; una serva maldestra, insofferente davanti alla fatica, indecisa, ma Dio aveva voluto mantenerla lo stesso al suo servizio».

Kristin era stata una donna ferita, ma non mortalmente. La sua carne non era la parola definitiva sulla sua esistenza. La Grazia, inspiegabilmente, misteriosamente, l'aveva condotta ed ora, al crepuscolo della vita, le stigmate incancellabili dell'Amore divino le si svelavano. Nell'infedeltà la Fedeltà. Nell'incoerenza, la Coerenza. Nella carne la grazia. E lei v'era stata. Era . Forse non avrebbe voluto, forse le sue labbra avranno detto mille volte che no, non ci sarebbe andata in quella vigna. Ma si trovava, ora, al limite estremo dell'esistenza, proprio lì, in quella vigna tante volte negata. E vi aveva lavorato e faticato, il sudore d'ogni giorno; e non se n'era accorta. Il mistero della santità è tutto racchiuso in questo sguardo rivolto alla vita dalla soglia del Cielo: "Chi ha fatto tutto questo nella mia vita?".

Farisei e sapientoni, ritti dinnanzi all'altare s'illudono di poter ringraziare per aver operato povere opere di carne senza Grazia alcuna. I pubblicani e le prostitute nascosti nella penombra dell'umiltà non alzano neanche lo sguardo. Ogni loro istante carnale è pregno di Grazia, la chiave per il Cielo. « Dopo l'esilio della terra, spero di gioire furtivamente di te nella Patria; ma non voglio accumulare meriti per il cielo: voglio spendermi per il tuo solo amore [...]. Alla sera di questa vita comparirò davanti a te con le mani vuote; infatti non ti chiedo, o Signore, di tener conto delle mie opere. Tutte le nostre giustizie non sono senza macchie ai tuoi occhi. Voglio perciò rivestirmi della tua giustizia e ricevere dal tuo amore l'eterno possesso di te stesso... » (Santa Teresa di Gesù Bambino, Atto di offerta all'Amore Misericordioso) L'Avvento è anche questo, ogni giorno l'anticipo dell'ultima sera della nostra vita, le nozze eterne con l'eterno amore. Per Lui, anche oggi, ogni nostra miseria, per noi, anche oggi, ogni Sua Grazia.




Evangelio según San Mateo 21,28-32.

"¿Qué les parece? Un hombre tenía dos hijos y, dirigiéndose al primero, le dijo: 'Hijo, quiero que hoy vayas a trabajar a mi viña'.
El respondió: 'No quiero'. Pero después se arrepintió y fue.
Dirigiéndose al segundo, le dijo lo mismo y este le respondió: 'Voy, Señor', pero no fue.
¿Cuál de los dos cumplió la voluntad de su padre?". "El primero", le respondieron. Jesús les dijo: "Les aseguro que los publicanos y las prostitutas llegan antes que ustedes al Reino de Dios.
En efecto, Juan vino a ustedes por el camino de la justicia y no creyeron en él; en cambio, los publicanos y las prostitutas creyeron en él. Pero ustedes, ni siquiera al ver este ejemplo, se han arrepentido ni han creído en él.


COMENTARIO


Es espléndido el Evangelio de hoy que revela un aspecto verdadero y fundamental de la vida cristiana. De un lado las falsas certezas de quien supone que "yo puedo", de estar listo a cumplir la voluntad de Dios, el pelagiano moralista que cree de poder solucionar las cuestiones con sus solas fuerzas. Del otro lado la fotografía de un común y real "murmurador carnal."

Y la Grazia que implica la naturaleza. Qué
, como dijo San Tomaso de Aquino,
no la borra sino la transforma: "Gratia no tollit naturam, sed perficit", "la gracia de Dios no destruye la naturaleza humana, sino la lleva a la perfección." A menudo el primero impulso frente a una Voluntad Divina que no nos gusta es un movimiento de molestia y "ignorar que el hombre tiene una naturaleza herida, propensa al mal, es causa de graves errores en el campo de la educación, de la política, de la acción social y de las costumbres" enseña el Catecismo de la Iglesia Católica al n. 407. Es una experiencia común rechazar en un primer momento las situaciones desagradables. Las heridas del pecado original no son sólo una idea.

Por eso la página del Evangelio de hoy es la síntesis quizás más profunda de lo que de verdad ocurre en el corazón de un hombre mojado por la Grazia. De hombres, mujeres, reales y carnales, no simples ángeles pasados por casualidad sobre la tierra. Por eso Jesús habla de las prostitutas y de los publicanos que han acogido la Buena Noticia de Juan, la posibilidad de salvación que brota de la conversión, cuyo fruto más evidente es el arrepentimiento. Todavía enseña el Catecismo que "En efecto "el misterio de la iniquidad", (2 Ts 2,7), se ilumina solamente a la luz del misterio de la piedad. La revelación del amor divino en Cristo ha manifestado a un tiempo la extensión del mal y la superabundancia de la gracia", N. 385.

Ha sido esta la experiencia de los pecadores en cola silenciosa para recibir el bautismo de Juan. Un corazón contrito y desentonado que Dios no desprecia. La única actitud posible, un corazón triturado por las Palabras de Grazia del anuncio Evangélico. La Palabra escuchada, acogida y sellada a través del Espíritu Santo: "La preparación del hombre a acoger la gracia ya es una obra de la gracia. Ésta es necesaria para suscitar y sustentar nuestra colaboración a la justificación a través de la fe, y a la santificación a través de la caridad. Dios lleva a cabo en nosotros lo que ha empezado: "Él empieza haciendo de modo, con su intervención, que nosotros queremos; él lleva a cabo, cooperando con los movimientos de nuestra voluntad ya convertidos" (San Augustin, De gratia et libre albedrío, 17,33: PL 44,901)", como puntualiza el Catecismo al N. 2001.

Quedan fuera los que, a menudo, cerrados en una malentendida actitud "religiosa", suponen de haber entendido, de estar listos. Los "verdugos" que, imaginándose perfectos o casi, se arrogan el derecho a dispensar a la derecha y la izquierda latigazos contra las muchas injusticias que ensangrientan el mundo. No es que no se tengan que denunciar las injusticias y los pecados, pero es la soberbia que hace tocar hasta a las más sacrosantas verdades de una música falsa e hipócrita. Los estrépitos de los Cataros y Maniqueos de cada tiempo que juzgan, olvidando de ser exactamente responsables como todos los demas. Los Principes de los sacerdotes y los ancianos del pueblo, pero no sólo.

En efecto es una actitud difusa y no lejos de nosotros, de nuestras familias, de nuestros despachos, de las colas a las oficinas de correos, de nuestras reuniones de condominio, de las calles traficadas que nos conducen a los lugares de trabajo o de las vacaciones. Parece imposible que nuestro corazón pueda cambiar, que la piedra se vuelva carne. Pero hay la Grazia. Ella es como una gota de agua que incansablemente resbala sobre un trozo de hierro hasta a corroerlo y a triturarlo. Es hierro nuestro corazón oprimido por las concupiscencias, las pasiones, el peso de un pasado no reconciliado. Los pecados acumulados en una vida. Y es agua pura y silenciosa la Grazia que lo moja por la predicación, la Palabra de Dios, los sacramentos, las personas y los hechos que Dios manda a nuestra vida en el tiempo. Somos duros y testarudos, pero de todo es más fuerte la Grazia de amor del Señor.

Hay una figura en la literatura que ilustra magistralmente la obra silenciosa de la Grazia en el corazón del hombre. Es Kristin, la protagonista de la novela "Kristin hija de Lavrans." "El último pensamiento claro [está escrito en las últimas páginas, cuando Kristin está a punto de morir] qué tuvo fue que habría muerto primera que aquellas señales [las señales misteriosamente hechas de Dios sobre su mano] hubieran desaparecido, y la cosa le hizo un gran placer. Fue un milagro, algo incomprensible pero una cosa cierta: Dios, ella lo supo, hizo un pacto con ella, un pacto de amor con el que la ató para siempre a si, independientemente de su voluntad [la voluntad herida, el primer impulso frente a los hechos, a las tentaciones, un impulso que a menudo se soluciona en una cadena de impulsos y también, dramáticamente, de pecados], de sus pensamientos terrenales, este amor siempre existió en ella [hay un grito del Espíritu Santo al fondo del corazón de cada uno, por cuanto corrompido sea, un grito que no se puede suprimir y qué acompaña el hombre hasta al último instante de la agonía, un grito que sólo puede apagarse con el exhalar, y por eso cada hombre es un misterio y la Iglesia no puede decir absolutamente quién haya bajado al infierno, incluso decretando dogmáticamente de ello la existencia], este amor actuó como el sol sobre la tierra que da al final sus frutos. Estos frutos nadies habría podido destruirlos, ni el fuego de los deseos carnales ni el orgullo ni la cólera loca. Habia sido sierva de Dios, aunque rebelde, restìa, infiel en el corazón, con una oracion falsa en los labios; una sierva torpe, intolerante frente la fatiga, indecisa, pero Dios quiso mantenerla de todas maneras a su servicio."

Kristin fue una mujer herida, pero no mortalmente. Su carne no fue la palabra definitiva sobre su existencia. La Grazia, inexplicablemente, misteriosamente, la condujo y ahora, al crepúsculo de la vida, los estigmas imborrables del amor divino se les revelavan. En la infidelidad la Fidelidad. En la incoherencia, la Coherencia. En la carne la Gracia. Y ella estuvo allí. Quizás no haya querido, quizás sus labios habrán dicho mil veces que no, que no habría ido a aquella viña. Pero se encontrava, ahora, al límite extremo de la existencia, justo allí, en aquella viña tantas veces negada y rechazada. Y allì habia trabajado y fatigado, el sudor de cada día no se podia borrar; y no se habia dado cuenta. El misterio de la santidad está encerrado en esta mirada revuelta a la vida llegada al umbral del Cielo: "¿Quién ha hecho todo esto en mi vida?".

Fariseos y sabiondos, rectos frente al altar se ilusionan de poder dar las gracias para haber obrado pobres obras de carne sin Grazia alguna. Los publicanos y las prostitutas escondidos en la penumbra de la humildad no levantan ni la mirada. Cada su instante carnal es preñado de Grazia, la llave por el Cielo. "Después del destierro de la tierra, espero alegrarme furtivamente de ti en la Patria; pero no quiero acumular méritos por el cielo: quiero gastarme solo por tu amor [...]. A la tarde de esta vida compareceré delante de ti con las manos vacías; en efecto no te pregunto, o Señor, de tener cuento de mis obras. Todas nuestras justicias no están sin manchas a tus ojos. Quiero por tanto revestirme de tu justicia y recibir de tu amor la eterna posesión de ti mismo... " (Santa Teresa de Jesús Niño, Acto de oferta al amor Misericordioso).

El Adviento también es eso, cada día la antelación de la última tarde de nuestra vida, las bodas eterna con el Eterno Amor. Por Él, también hoy, cada nuestra miseria, por nosotros, también hoy, cada Su Grazia.



Beato Guerrico d'Igny (circa 1080-1157), abate cistercense
Discorso 1 per San Giovanni Battista, § 2

« Giovanni ha reso testimonianza alla verità...; egli era una lampada che arde e risplenda » (Gv 5, 35)

Questa lampada destinata a rischiarare il mondo mi colma di una gioia nuova, perché grazie ad essa ho riconosciuto la vera luce che splende nelle tenebre, ma non è stata accolta dalle tenebre (Gv 1,5)... Noi possiamo ammirarti, Giovanni, il più grande fra tutti i santi ; ma imitare la tua santità, per noi è impossibile. Poiché ti affretti a preparare un popolo perfetto per il Signore con dei pubblicani e dei peccatori, è urgente che, con parole che siano più alla loro portata della tua stessa vita, parli loro. Proponi dunque loro un modello di perfezione, non secondo il tuo modo di vivere, ma che sia adatto alla debolezza delle forze umane.

« Fate dunque, disse, frutti degni di conversione » (Mt 3,8). Noi, fratelli, ci gloriamo di parlare meglio di quanto viviamo. Giovanni invece, la cui vita è più sublime di quanto gli uomini possano capire, mette le sue parole alla portata della loro intelligenza. « Fate, disse, frutti degni di conversione ». « Vi parlo in una maniera tutta umana, a causa della debolezza della vostra carne. Se non potete ancora fare il bene pienamente, almeno nasca in voi un vero pentimento rispetto a ciò che è male. Se non potete ancora fare i frutti di una vera giustizia, per ora la vostra perfezione consista nel fare frutti degni di conversione ».





Beato Guerrico de Igny (hacia 1080-1157), abad cisterciense
2º sermón para san Juan Bautista, § 2

«Juan ha dado testimonio de la verdad...; era la lámpara que ardía y brillaba» (Jn 5, 35)

Esta lámpara destinada a iluminar al mundo me da un gozo nuevo, porque es gracias a ella que he reconocido la verdadera Luz que brilla en las tinieblas, pero que las tinieblas no han recibido (Jn 1,5)... Podemos admirarte a ti, Juan, el más grande de todos los santos; pero imitar tu santidad nos es imposible. Puesto que te apresuras a preparar un pueblo perfecto para el Señor con unos publicanos y unos pecadores, es urgente que les hables de una manera más a su alcance que no sea tu vida. Proponles un modelo de perfección que sea, no según tu manera de vivir, sino adaptada a la debilidad de las fuerzas humanas.

«Producid, dice él, los frutos que pide la conversión» (Mt 3,8). Pero nosotros, hermanos, nos gloriamos de hablar mejor de lo que vivimos. Juan, cuya vida es más sublime de lo que los hombres pueden comprender, pone sus palabras al alcance de su inteligencia: «¡Dad, dice, los frutos que pide la conversión!» Os hablo de manera humana a causa de la debilidad de la carne. Si todavía no podéis practicar el bien plenamente, que por lo menos tengamos un verdadero arrepentimiento de lo que está mal. Si no podéis aún dar frutos de una perfecta justicia, que por lo menos vuestra perfección sea dar los frutos que pide la conversión.