αποφθεγμα Apoftegma
Pregando il beato Francesco sul fianco del monte della Verna,
vide Cristo in aspetto di Serafino crocefisso;
il quale gl'impresse nelle mani e nei piedi
e anche nel fianco destro
le stimmate della Croce dello stesso Signore Nostro Gesù Cristo.
S. Bonaventura
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DEUS MIHI DIXIT!
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L'ANNUNCIO |
Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30.
In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».
Il riposo appartiene ai piccoli. La Terra del compimento delle promesse, lo shabbat e la pienezza della vita sono di chi è stato privato di tutto: Beati i poveri perchè di essi è il Regno dei Cieli. Noi invece ci ritroviamo sempre stanchi sotto il «giogo» della carne, nervosi, insoddisfatti. Chi di noi oggi, dinanzi a se stesso, al passato, al presente, al futuro, non si sente un «pitocco», piccolo e nullatenente? Come San Francesco al tramonto della sua vita, la stessa «fatica» e «oppressione», l'angoscia nel timore di aver sbagliato tutto, di aver capito male... L'Ordine sembrava sbriciolarsi, e quella parola ascoltata un giorno era ormai una chimera. Solo, con quell'infinito dolore, mentre il fisico indebolito e stremato pareva rimproverarlo di averlo strapazzato per nulla. Aveva inseguito un sogno, e superava di gran lunga le proprie forze. Era la notte della fede, sperimentata dai santi, noti o sconosciuti, la notte delle stimmate.
Prima o poi essa ci avvolge tutti: «affaticati» come gli ebrei schiavi in Egitto, «oppressi» come «una bestia da soma». Eppure è la notte più santa, la Pasqua dove il Signore ci ha dato appuntamento, come a San Francesco su La Verna. La fatica e l'oppressione sono la sua voce che ci sussurra «venite a me»; raggiunge la nostra carne, debole ma preparata dalla storia ad accogliere le sue stimmate, le ferite capaci di trasformarla in sangue di vita da offrire. I «sapienti» e gli «intelligenti» non conoscono «queste cose», le piaghe del dolore sono scandalo e stoltezza da combattere e sfuggire. Ma il Signore ha «voluto rivelare» a San Francesco e a ciascuno di noi il mistero del suo amore celato nella Croce. Le umiliazioni sono l'anello che ci sposa con Cristo, i dardi che ci insegnano la sua «umiltà» e la sua «mitezza» imprimendole nel profondo della nostra anima. E' pura Grazia da accogliere ogni giorno prendendo su di noi il suo «giogo leggero»: le cose che sono aspre per coloro che provano affanno, si addolciscono per quelli che amano (S. Agostino).
QUI GLI APPROFONDIMENTI:
La notte delle stimmate. Da La sapienza di un povero. Il Testamento di San Francesco. La Catechesi di Benedetto XVI su San Francesco. Un testo di Ignazio Larrañaga.
FRANCESCO. IL FILM DI LILIANA CAVANI
Quelli che si fondano su sé stessi collaborano col diavolo, tendendosi insidie da soli. Io non conosco altro motivo di caduta per un monaco se non perché si fida del proprio cuore. Certuni dicono: « L'uomo cade per questo o questo motivo ». Io invece, come ho detto, non conosco che per nessuno ci sia altro motivo di caduta se non questo. Hai visto qualcuno caduto? Sappi che si fondava su se stesso. Niente è più grave che fondarsi su sé stessi, nulla è più rovinoso di questo... Cosi non permettevo mai a me stesso di obbedire al mio pensiero senza interpellare l'Anziano: e credetemi, fratelli, ero in un grande riposo, in una grande libertà dalle preoccupazioni, tanto che ne ero perfino inquieto, come mi pare di avervi detto un'altra volta. Infatti sentivo dire che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte afflizioni, e vedevo che di afflizioni non ne avevo nemmeno una: perciò ero preoccupato e non sapevo come regolarmi, non conoscendo la causa di una tale tranquillità, finché non me lo spiegò l'Anziano: «Non affliggerti. Chiunque si sottomette all'obbedienza dei Padri possiede questo riposo e questa mancanza di preoccupazioni». (Doroteo di Gaza)




