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venerdì della II settimana di Pasqua



Il nostro Signore disse: “Sono venuto a portare una spada”
per tagliare tutto ciò che lega l’uomo...
Infatti ciò che ti è più vicino, ecco il tuo nemico:
quella molteplicità di immagini, che in te nascondono il Verbo.

Giovanni Taulero



Dal Vangelo secondo Giovanni 3,31-36.

Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero. Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui».




IL COMMENTO

Obbedire è ascendere al Cielo. Lasciarsi afferrare dal Signore per farsi condurre nel luogo dal quale Egli è disceso. Obbedire è abbandonare terra e carne per indossare Cielo e Spirito. Nulla di alienante o spiritualistico però. Piuttosto quanto di più autentico e incarnato vi sia: la fede che illumina la carne e la terra con le Parole di Dio, impregnando ogni istante di Spirito ricevuto senza misura. Obbedire deriva da ob-audire, ob-dinanzi e audire-prestare ascolto: obbedire significa stare dinanzi ed ascoltare, dare credito a chi ci sta di fronte. Guardare diritto negli occhi colui che ci parla e credere che abbia autorità, che abbia una Parola buona per la nostra vita. Non è facile, non è scontato. I filtri della nostra ragione e dei nostri criteri impediscono di aprire il cuore e la mente all'ascolto libero e umile. Non possiamo lasciare la nostra vita come un foglio in bianco davanti al Signore. Ma dove non vi è obbedienza non c'è la vita. E' l'esperienza di tutti i giorni, di quando ci intestardiamo e non vogliamo uscire dal carcere delle nostre decisioni; vi è come un laccio che lega e non possiamo tornare indietro, cambiare opinione, umiliarci. Questo è la morte, la schiavitù che ci avvelena.

Obbedire è l'unico cammino. Obbedire è l'atteggiamento dell'adulto, e l'adulto è libero, è uscito dall'Egitto delle proprie ragioni, e cammina nel deserto appoggiato alla Parola che lo ha liberato. La prova dell'esistenza di Dio, del suo amore e della sua salvezza è esattamente la nostra accoglienza della sua Parola discesa dal Cielo. Credere è innanzi tutto accogliere, non guardando a se stessi, ma, come Abramo, dar credito ad un annuncio che oltrepassa ogni speranza. Credere oggi che questi istanti che abbiamo tra le mani, la tela che intreccia le nostre relazioni, i nostri amori, il lavoro, la scuola, la famiglia, che tutto quello che ci appartiene può, miracolosamente, qui ed ora, trasformarsi in un anticipo di Cielo.

La carne e la terra trasfigurati nell'abbandono confidente ad un amore che è disceso da lassù per annientare limiti e morte ed innalzare questo nostro quotidiano quaggiù sino al cuore del Padre. Ed è tutto molto concreto. Obbedire appoggiandosi all'amore che vince la morte è sperimentare, in tutto, la libertà del Cielo. Pazienza, mitezza, misericordia ad esempio. Tutto ci è donato, perchè tutto quello che fa del Cielo la vita stessa di Dio è consegnato nelle mani del Figlio. Essere suoi, appartenere a Lui è vivere con Lui in Cielo già da ora, pur attraverso le prove e le ferite della vita terrena. Obbedire è amore, la chiave che dischiude le porte della Vita che non muore.




Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Confessioni XI, 2.3

« Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura »


Dio mio, luce dei ciechi e virtù dei deboli, e anche luce dei veggenti e virtù dei forti ; volgi la tua attenzione sulla mia anima e ascolta chi grida dall'abisso (Sal 29, 1). Se non fossero presenti anche nell'abisso le tue orecchie, dove ci volgeremmo ? A chi grideremmo ?

« Tuo è il giorno e tua la notte » (Sal 73, 16), al tuo cenno trasvolano gli istanti. Concedimene un tratto per le mie meditazioni sui segreti della tua legge, non chiuderla a chi bussa (Mt 7, 7). Non senza uno scopo, certo, facesti scrivere tante pagine di fitto mistero ; né mancano, quelle foreste, dei loro cervi (Sal 28, 9), che vi si rifugiano e ristorano, vi spaziano e pascolano, vi si adagiano e ruminano. O Signore, compi la tua opera in me, rivelandomele.

Ecco, la tua voce è la mia gioia, la tua voce una voluttà superiore a tutte le altre. Dammi ciò che amo. Perché io amo, e tu mi hai dato di amare. Non abbandonare i tuoi doni, non trascurare la tua erba assetata. Ti confesserò quanto scoprirò nei tuoi libri. Oh, « udire la voce della tua lode » (Sal 25, 7), abbeverarsi di te, contemplare le meraviglie della tua legge (Sal 118, 18) fin dall'inizio, quando creasti il cielo e la terra, e fino al regno eterno con te nella tua santa città.



Giovanni Taulero
(circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Discorso per Natale
« Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio »


Come Maria, ogni serva di Dio deve assai sovente fare il silenzio e la calma in se stessa, ritirarsi nell’intimo, nascondersi nello spirito per sottrarsi e sfuggire ai sensi, e fare in se stessa un luogo di silenzio e di riposo interiore. Di questo riposo interiore si canta... : “Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, dal cielo si lanciò la tua parola onnipotente” (Sap 18,14-15), il Verbo eterno sgorgando dal cuore del Padre. In mezzo al silenzio, proprio nel momento in cui tutte le cose sono immerse nel più profondo silenzio, quando regna il vero silenzio, allora si intende il Verbo in verità. Se vuoi infatti che Dio parli, ti occorre tacere; perché egli possa entrare, tutte le cose devono uscire.

Quando il nostro Signore Gesù è entrato in Egitto, tutti gli idoli del paese sono crollati. I tuoi idoli sono tutte le cose che impediscono a questa nascita eterna di compiersi in te in modo vero e immediato, per quanto buone e sante esse possano parere. Il nostro Signore disse: “Sono venuto a portare una spada” (Mt 10,34) per tagliare tutto ciò che lega l’uomo... Infatti ciò che ti è più vicino, ecco il tuo nemico: quella molteplicità di immagini, che in te nascondono il Verbo.

Mercoledì della II settimana di Pasqua


L'amore appassionato di Dio per il suo popolo — per l'uomo —
è nello stesso tempo un amore che perdona.
Esso è talmente grande da rivolgere Dio contro se stesso,
il suo amore contro la sua giustizia.
Il cristiano vede, in questo, già profilarsi velatamente il mistero della Croce:
Dio ama tanto l'uomo che, facendosi uomo Egli stesso,
lo segue fin nella morte
e in questo modo riconcilia giustizia e amore.

Benedetto XVI, Deus caritas est


Dal Vangelo secondo Giovanni 3,16-21.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.
Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.



IL COMMENTO



In mezzo a tante chiacchere sulla moralità, sulla giustizia, il Vangelo di oggi ci inchioda tutti alla verità: le nostre opere in chi sono fatte? Scrive San Giacomo che la fede senza le opere è morta. Per dire che una fede che non si esplicita in un agire concreto è una fede senza vita, ferma ad uno stadio intellettuale o pseudo-mistico, ma priva del soffio dello Spirito. Nel Vangelo di Giovanni fede e opere quasi coincidono; in esso infatti l’opera per eccellenza è credere. E’ l’opera fatta in Dio, quella che spalanca le porte della vita alla luce. Credere è appoggiarsi, credere è rimanere nel Signore.


Tutto nel Vangelo di Giovanni conduce ad una relazione di intimità con Gesù. Vedere è credere, e credere è essere uniti profondamente e indissolubilmente a Cristo. Credere in Lui coincide con l'essere in Lui. In Giovanni non v’è nulla di gnostico, intellettuale o ideale. Giovanni è concretissimo, nelle note storiche di cui si serve per il suo vangelo, come nel mostrare la relazione di Gesù con i suoi discepoli. Il discepolo amato infatti, appare come colui che riposa sul petto di Gesù, e ne percepisce i sentimenti più profondi sino ad identificarvisi. Vedere Gesù anche dove non lo si vede più nella carne, nei momenti bui dell’esistenza, dove neanche un briciolo di sentimento può consolare. Nella solitudine della notte, dove ragione e sentire non rispondono all’appello, camminare illuminati dalla sola fede, dall’intimità che supera ogni barriera, come una madre che ha il figlio in guerra e non sa se sia vivo oppure no, che non riceve lettere e notizie, ma che non per questo smette di amarlo, anzi, nella totale incertezza, nella precarietà che fagocita tutto, l’amore si moltiplica a dismisura rompendo gli argini del tempo e dello spazio.


Questo amore è, per Giovanni, la fede. Questo amore che sgorga dallo stesso cuore di Dio rivelato dal dono del Suo unigenito Figlio. L’amore di Dio che cerca ogni uomo per attirarlo a sé attraverso la Croce innalzata di Gesù. Guardare Cristo crocifisso, fissare quell’amore trafitto dai miei peccati, restarne coinvolto perché Lui si è legato a me al punto di farsi peccato, di lasciarsi stritolare dalle conseguenze dei miei delitti, guardare Cristo crocifisso e vedere l’amore di Dio per me: questa è la fede. Credere che l’amore che ho sempre sperato è possibile, è ora qui davanti ai miei occhi. Credere è lasciarmi amare e perdonare. Credere è smettere di discutere, giustificarmi, scappare alla ricerca di rifugi ipocriti e alienanti. Credere è abbandonare ogni pretesa di autosufficenza e autogiustificazione e lasciarmi giudicare dal non giudizio di Dio, dalla sua misericordia, dal suo amore. Credere è consegnarmi oggi alla giustizia divina, al fuoco d’amore acceso sulla Croce. Credere è immergersi nell’amore per vedere la mia vita trasformata in amore.


Nessuna condanna per chi è amato. In chi crede tutto viene alla luce perché tutto risplende dall’interno come nelle icone orientali, di una luce nuova e celeste, quella della vita divina che ha preso possesso di lui. La fede trasfigura l’esistenza, e la fa risplendere di santità. E’ vero che tutti portiamo l’esperienza dell’incredulità, della chiusura alla Grazia. Tante volte abbiamo preferito le tenebre dei nostri sotterfugi, dei nostri desideri, dei nostri progetti da portare a termine a tutti i costi. E’ vero che le nostre opere erano malvage, figlie del principe delle tenebre e della menzogna. E’ vero che abbiamo tanto giudicato perchè il nostro cuore non aveva conosciuto la misericordia, ma solo il duro giogo del moralismo e dell’ipocrisia. E’ vero che siamo dei poveri peccatori. Ma proprio per noi sono le parole del Vangelo di oggi, per noi è l’amore infinito di Dio. Ora. Lasciamoci allora abbracciare da Gesù, così come siamo, fissiamo il Suo sguardo che non ci giudica, che desidera solo di farci una cosa con Lui. Desidera la nostra felicità, essere in Lui e Lui in noi, rimanere da ora e per l’eternità nel Suo amore.






Clemente d'Alessandria (150-circa 215), teologo
Il Pedagogo 1, 6 ; SC 70, 207-211

« Chi opera la verità viene alla luce »


Battezzati, veniamo illuminati ; illuminati, siamo adottati come figli ; adottati, siamo condotti alla perfezione ; perfetti, siamo resi immortali. « Io ho detto, dice, voi sete dèi, siete tutti figli dell'Altissimo ! » (Sal 81, 6 ; cfr Gv 10, 34)

Il battesimo è chiamato con diversi nomi : grazia, illuminazione, perfezione, lavacro. Lavacro perché per suo mezzo togliamo i peccati. Grazia, con cui vengono rimesse le pene dovute ai peccati. Illuminazione, che ci fa guardare alla santa e salvifica luce che è Dio. Diciamo poi che è perfetto quello a cui non manca niente. Sarebbe davvero assurdo dire che la grazia di Dio non sia perfetta e completa in tutti i sensi : Colui che è perfetto può dare solo cose perfette...

Chi è rigenerato e illuminato, come indica la stessa parola, è immediatamente liberato dalle tenebre e nello stesso momento riceve la luce... Tolti i nostri peccati che coprivano lo Spirito divino come una nuvola, l'occhio del nostro spirito liberato, viene allo scoperto, luminoso, quell'occhio che solo può farci contemplare le cose divine.



Liturgia latina
Inno di Sant’Ambrogio per le laudi, Splendor paternae gloriae

« La luce è venuta nel mondo »



O Splendore del Padre
o Luce nata da Luce,
Luce che origini luce,
Giorno che illumini i giorni,

il mondo oscuro inonda,
Sole che non tramonti!
Apri i cuori al riverbero
fulgente dello Spirito.

E al Dio di eterna gloria
ora salga la supplica:
potente la sua grazia
distolga i nostri passi da ogni insidia;

ridoni il coraggio del bene,
reprima l’invidia di Satana,
volga le asperità a nostro favore,
conceda di vivere giusti;

regni sovrana sull’animo
casto e fedele preservi il corpo,
pura e fervente la fede,
ignara d’ogni errore.

Cristo sia nostro cibo,
la fede ci disseti;
beviamo con gioia la sobria
ebbrezza dello Spirito.

Lieto trascorra il giorno:
il pudore sia un’alba serena,
la fede un meriggio assolato,
ombra notturna sul cuore non scenda.

O Cristo, Aurora, svèlati,
ora che avanza l’aurora:
tutto nel Padre vivi,
tutto in te vive il Padre.