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Giovedì della XV settimana del Tempo Ordinario


Il Buon Ladrone di Tiziano



αποφθεγμα Apoftegma

Lasciati portare dal legno della Sua umiltà. 

Sant'Agostino



Mediante l'umiltà viviamo con Dio, 
e Dio vive con noi in una vera pace; 
in essa si trova il fondamento vivo di ogni santità.
L'uomo umile rinuncia alla propria volontà 
e si abbandona spontaneamente nelle mani di Dio. 
Così diviene una sola volontà e una sola libertà 
con la volontà divina. 
E questo è proprio il fondo dell'umiltà. 
La volontà di Dio, che è la libertà, 
ci toglie ogni spirito di timore 
e ci rende liberi e vuoti da noi stessi. 
Allora Dio ci dà lo Spirito degli eletti, 
che ci fa gridare con il Figlio : «Abba, Padre». 

Beato Jan Ruysbroeck





COMMENTO CATECHETICO




DISMA, CONOSCIUTO COME IL BUON LADRONE, ENTRA NEL PARADISO SECONDO L'ICONOGRAFIA BIZANTINA DEL GIUDIZIO FINALE. IMMAGINI E APPROFONDIMENTI CHE CI CONSOLANO. NEL BUON LADRONE SI COMPIE INFATTI IL VANGELO DI OGGI.


"Lo vedi crocifisso e lo chiami re. Credi che colui che sopporta scherno e sofferenza giungerà alla gloria divina" (San Giovanni Crisostomo, Commento a Luca, omelia 153).

"Costui pregava che il Signore si ricordasse di lui, quando fosse giunto nel suo Regno, ma il Signore gli rispose: In verità, in verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso. La vita è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo là c’è il Regno" (S. Ambrogio. Esposizione del Vangelo secondo Luca, 10,121).



GESU' E I DUE LADRONI. DAL FILM "THE PASSION"











L'ANNUNCIO



Dal vangelo secondo Matteo 11, 28-30

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». 
















Crocifissione di Rubens.
Il Buon Ladrone che trova pace mentre l'altro si dimena

UMILIATI COME IL BUON LADRONE POSSIAMO OGGI ENTRARE NEL RIPOSO PRENDENDO CON CRISTO IL SUO GIOGO


Tutti siamo stati creati nella Parola d'amore di Dio. Per questo, il compimento della nostra vita che significa il riposo dell'anima è frutto dell'obbedienza alla Parola nell'amore. Ma, ingannati dal demonio, abbiamo rifiutato di prendere il giogo della Legge e di seguire la volontà di Dio. Per questo siamo stanchi e oppressi dai nostri fallimenti che la stessa Parola ci illumina, ricordandoci che non siamo stati creati per seguire le concupiscenze. Se non amiamo il nostro cuore non può riposare, perché nella frustrazione del nostro essere più intimo c'è solo agitazione e ira. Ma Gesù ci conosce e ci chiama anche oggi nella Chiesa, per imparare la mitezza e l'umiltà, le qualità del suo cuore. L'umiltà del condannato con Gesù alla stessa infamante morte di Croce che implora il suo perdono. In quel momento l'ultimo della terra ha incontrato Colui che per lui si era fatto ultimo, prendendo su di sé la stessa condanna, la nostra, che ci preclude gioia e riposo. Disma, il ladrone pentito, accetta i suoi peccati e quella Croce che lo fa piccolo inchiodandolo alle conseguenze delle sue scelte. E, crocifisso sulla stessa Croce di Cristo, ne implora la misericordia che vede fatta carne in quell'uomo che riconosce come Signore, perché era l'unico che, caricando l'ingiustizia della sua stessa giusta condanna, si offriva a lui. Così, prendendo il giogo di Gesù, trova il riposo del Regno. In quell' "oggi" in cui morirà crocifisso, sperimenterà il perdono e la morte del suo uomo vecchio e l'ingresso con Cristo nel riposo della volontà del Padre, il Paradiso della vita nuova nell'amore. Accettata, anche la nostra croce diviene un giogo leggero perché su di essa Cristo rende leggero il carico delle nostre colpe nel suo perdono. Nella Chiesa, illuminati dalla Parola creatrice, possiamo riconoscerci peccatori e, accogliendo la Buona Notizia della risurrezione e del perdono, accettare il giogo della storia che ci umilia, e così, attraverso i sacramenti, sperimentare che Cristo lo ha preso prima di noi per salvarci e farci entrare con Lui nel riposo dei figli di Dio. Essi imparano da Lui seguendolo nella vita nuova che porta il giogo della Torah entrando ogni giorno negli eventi da cui vorremmo sfuggire, per gustare in essi la presenza e l'amore dello Sposo, primizie del riposo celeste preparato per noi. Perché è solo crocifissi con Lui, quando cioè gli eventi e le relazioni ci superano, che possiamo riposare dalle nostre opere e lasciare operare il Signore, che trasforma la nostra debolezza nel tabernacolo della sua potenza. 


COMMENTO COMPLETO
Il Buon Ladrone
entra nel Paradiso
Gesù ci chiama anche oggi, per imparare la mitezza e l'umiltà, le qualità del suo cuore. Basta ascoltare e andare. E' questa la volontà di Dio per noi. Andare e fermarsi presso di Lui. Vedere dove Lui abita, stare con Lui, imparare con l'orecchio aperto come un discepolo. Ai suoi piedi, cercando e desiderando l'unica cosa buona, la sua Parola, la sua vita, il suo amore. In questo atteggiamento del cuore, e solo in esso, troveremo ristoro, riposo per il nostro intimo, per le nostre anime. Perché così entreremo nel suo riposo, nello shabbat preparato per noi; unica condizione, un cuore docile. Se oggi ascoltiamo la sua voce non induriamoci, lasciamoci sedurre dalla sua misericordia. E riposa solo chi ha presente sempre la verità: "Sappi [tre cose,] da dove vieni: da una goccia putrefatta; dove vai: verso un luogo di polvere, di larve e di vermi; e davanti a chi dovrai rendere conto: davanti al Re, il Re dei re, il Santo, benedetto Egli sia" (Avot 3,1). Sapere queste tre cose è la verità che libera dall'orgoglio e dall'arroganza di dover condurre la propria vita con lo sforzo e l'angoscia di chi presume di sé ed esige dagli altri. Sapere che, senza di Lui, non siamo nulla, schiavi del giogo del mondo, esigente e senza misericordia. Il suo Giogo invece, ovvero la Croce d'ogni giorno, è il vero cammino al riposo. Allora, prendere la Croce che la storia ci presenta, è il modo per andare al Signore: e questo cammino è già imparare ad essere miti e umili di cuore. Il mite infatti, come recita il salmo 37, possiede già la terra perché la croce pota l'orgoglio, riduce la menzogna a polvere e fa brillare la verità. Nella storia di oggi possiamo conoscere la nostra debolezza senza scandalizzarci, e lasciarci condurre, vivendo dell'autentico alimento: "Ricordati di tutto il cammino che il Signore, il tuo Dio, ti ha fatto fare in questi quarant'anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandamenti. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del Signore"(Deut. 8,2-3). Così, l'umiltà figlia della verità, conduce all'abbandono totale alla Parola. L'umiltà del condannato con Gesù alla stessa infamante morte di Croce e implora il suo perdono. Ecco, in quel momento l'ultimo della terra ha incontrato Colui che per lui si era fatto ancora più ultimo, prendendo su di sé la stessa condanna. Crocifisso sulla stessa Croce di Cristo trova il riposo del Regno in quello stesso "oggi" in cui morirà al mondo umiliandosi nell'accettazione delle proprie colpe. E quella Croce diviene un giogo leggero perché Cristo è sceso a prenderlo per portarlo con lui, rendendo leggero il carico delle sue colpe nel suo perdono. Quel ladrone aveva preso il giogo di Cristo su di sé sperimentando che per primo era stato Lui a prendere il suo. E per questo la sua anima ha trovato il ristoro del Cielo, dopo aver sofferto tanto a causa dei peccati. Sant'Ambrogio, afferma addirittura che Gesù stesso si era fatto "buon ladrone" per riscattare ogni "cattivo ladrone". Dopo aver stigmatizzato la crudeltà di "crocifiggere come un malfattore (quasi latronem) il Redentore di tutti", dice: "Ma nel mistero - cioè nell'interpretazione più profonda, che attinge alla pienezza del mistero della salvezza - Egli [Gesù, il Redentore] è un eccellente malfattore (bonus latro), perché ha teso un agguato al diavolo e gli ha portato via la sua roba". 



In un manoscritto ebraico scoperto nel 1898 nel cosiddetto Cairo Genizah, il luogo dove in una sinagoga del Cairo venivano “sepolti” i manoscritti logori contenenti le Sacre Scritture, è stato trovato questo frammento: "Venite a me, voi che siete senza istruzione, prendete dimora nella mia casa di studio [beit midrash]. Quanto tempo volete rimanere privi di queste cose, mentre la vostra anima ne è tanto assetata? Ho aperto la bocca e ho parlato della sapienza: Acquistatela senza denaro. Sottoponete il collo al suo giogo, e permettete alla vostra anima di portare il suo carico. Essa è vicina a quelli che la cercano e la persona che dà la sua anima la trova. Vedete con gli occhi che poco mi faticai, ma ho perseverato fino a quando non l’ho trovata". Dunque il "giogo" di Gesù è la "casa di studio" dove Lui insegna e dove possiamo imparare: nel greco originale, infatti, "imparate" (màthete) significa proprio "studiate"L'umiltà e la mitezza si studiano, e il libro è Cristo, la sua stessa vita incarnata nella nostra esistenza. Studiare le sue parole, il suo pensiero, i suoi sentimenti, sino ad assumerli e a farli nostri. Nulla di sentimentale o moralistico, piuttosto il com-prendere, il prendere-con noi, su di noi, il giogo della Torah, il carico leggerissimo dello straordinario compiuto in Cristo. Prendere con noi una vita inchiodata a letto, o stretta nella precarietà; prendere con noi una relazione difficile, dalla quale è sparito l'incanto della passione; prendere con noi un lavoro senza gratificazioni umane, con colleghi che ti fanno la guerra; prendere con noi anche una depressione, come gli altri un giogo pesantissimo per chi non conosce Cristo. Un giogo che, senza la Grazia, schiaccia e uccide: e questo spesso accade anche nelle nostre parrocchie, invase dallo spirito mondano, dove tutto è esigenza: esigenza di legalità, esigenza di coerenza, esigenza di impegno, solidarietà. Ce lo vorrebbero imporre da fuori, dalle cattedre e dai giornali dei maestri del pensiero unico che determina la cultura della società civile; ce lo vorrebbero imporre anche da dentro, quando i parroci si sentono frustrati e cominciano ad esigere dai parrocchiani che facciano, facciano, partecipino, si tirino su le maniche. E riducono la Chiesa un luogo di leggi, di obblighi, di volontariati asfissianti: "Gli scribi e i Farisei seggono sulla cattedra di Mosè. Fate dunque ed osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le opere loro; perché dicono e non fanno. Difatti, legano dei pesi gravi e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito" (Mat. 23:2-4). Ciò significa che, proprio mentre si esige impegno si scappa dalla storia. E' l'esatto contrario del cristianesimo. Non così "Mosè", che "era un uomo molto umile, più di ogni altro uomo sulla faccia della terra.” (Numeri 12,3). E perché? Perché aveva conosciuto se stesso, fragile, incoerente, mascalzone, ma eletto, chiamato a prendere il "giogo" di Cristo, e aprire al Popolo il cammino nel deserto. E' mite, infatti, chi ha imparato che la lotta d'ogni giorno non è contro le creature di carne, contro suocere o mariti o mogli o figli o colleghi di lavoro o coinquilini di condominio. Il combattimento, invece, è contro il demonio, il padre della menzogna e dell'orgoglio. In questa lotta occorre imbracciare le armi della fede, la Parola, lo zelo per il Vangelo, il suo amore infinito. La fede, la speranza e la carità, i doni del Cielo riservati a chi reclina il proprio capo sul petto di Gesù, assumendo lo stesso "giogo", l'unico che darà senso e compiutezza alla vita. Esattamente come il "giogo" serve agli animali per compiere il loro lavoro. Il Signore ci chiama a immergere la nostra mente nel suo cuore, la fonte della mitezza e dell'umiltà, la porta al riposo e alla pace. 


Simei tira i sassi al Re Davide
Ci aiuta la figura di Davide, un peccatore che non ha mai dubitato dell'amore di Dio; e ha preso il "giogo" su di sé, che significa anche accettare le conseguenze dei propri peccati senza esigere un perdono che cancelli la realtà. Dio perdona, e i peccati non esistono più. Certo, ma le conseguenze restano. Per questo Davide, di fronte a Simei che lo insultava mentre scappava da Gerusalemme braccato da suo figlio Assalonne, accetta l'umiliazione, il "giogo" legato al perdono (leggi 2 Sam 16). E non si ribella, sperando che proprio l'umiliazione lo possa condurre alla conversione e alla misericordia. Ecco, nella trama della storia, vi sono disseminate le occasioni per convertirci. Abbiamo tanto peccato, ed è una Grazia che, sul cammino, ci si accostino tanti Simei a lanciarci pietre e a inveire contro di noi: a casa, a scuola, al lavoro, ogni occasione di umiliarci è un dono di Dio. Attraverso di esse potremo imparare l'umiltà e la mitezza di fronte alla storia. Impariamo allora la mitezza caricandoci del giogo di Cristo, che ci dona l'audacia di ritornare a Dio: è questa l'umiltà, la mitezza autentica, il cuore secondo Dio che Lo conosce e non dubita di Lui, mai. Neanche davanti alla caduta più atroce, mai. Neanche dinanzi alla contraddizione più umiliante, mai. Nella certezza che, crocifissi con Cristo, nulla e nessuno potrà mai separarci dal suo amore.




Giovedì della XV settimana del Tempo Ordinario


Il Buon Ladrone di Tiziano



αποφθεγμα Apoftegma

Lasciati portare dal legno della Sua umiltà. 

Sant'Agostino



Mediante l'umiltà viviamo con Dio, 
e Dio vive con noi in una vera pace; 
in essa si trova il fondamento vivo di ogni santità.
L'uomo umile rinuncia alla propria volontà 
e si abbandona spontaneamente nelle mani di Dio. 
Così diviene una sola volontà e una sola libertà 
con la volontà divina. 
E questo è proprio il fondo dell'umiltà. 
La volontà di Dio, che è la libertà, 
ci toglie ogni spirito di timore 
e ci rende liberi e vuoti da noi stessi. 
Allora Dio ci dà lo Spirito degli eletti, 
che ci fa gridare con il Figlio : «Abba, Padre». 

Beato Jan Ruysbroeck





COMMENTO CATECHETICO





GESU' E I DUE LADRONI. DAL FILM "THE PASSION"











L'ANNUNCIO



Dal vangelo secondo Matteo 11, 28-30

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». 
















Crocifissione di Rubens.
Il Buon Ladrone che trova pace mentre l'altro si dimena

UMILIATI COME IL BUON LADRONE POSSIAMO OGGI ENTRARE NEL RIPOSO PRENDENDO CON CRISTO IL SUO GIOGO


Tutti siamo stati creati nella Parola d'amore di Dio. Per questo, il compimento della nostra vita che significa il riposo dell'anima è frutto dell'obbedienza alla Parola nell'amore. Ma, ingannati dal demonio, abbiamo rifiutato di prendere il giogo della Legge e di seguire la volontà di Dio. Per questo siamo stanchi e oppressi dai nostri fallimenti che la stessa Parola ci illumina, ricordandoci che non siamo stati creati per seguire le concupiscenze. Se non amiamo il nostro cuore non può riposare, perché nella frustrazione del nostro essere più intimo c'è solo agitazione e ira. Ma Gesù ci conosce e ci chiama anche oggi nella Chiesa, per imparare la mitezza e l'umiltà, le qualità del suo cuore. L'umiltà del condannato con Gesù alla stessa infamante morte di Croce che implora il suo perdono. In quel momento l'ultimo della terra ha incontrato Colui che per lui si era fatto ultimo, prendendo su di sé la stessa condanna, la nostra, che ci preclude gioia e riposo. Disma, il ladrone pentito, accetta i suoi peccati e quella Croce che lo fa piccolo inchiodandolo alle conseguenze delle sue scelte. E, crocifisso sulla stessa Croce di Cristo, ne implora la misericordia che vede fatta carne in quell'uomo che riconosce come Signore, perché era l'unico che, caricando l'ingiustizia della sua stessa giusta condanna, si offriva a lui. Così, prendendo il giogo di Gesù, trova il riposo del Regno. In quell' "oggi" in cui morirà crocifisso, sperimenterà il perdono e la morte del suo uomo vecchio e l'ingresso con Cristo nel riposo della volontà del Padre, il Paradiso della vita nuova nell'amore. Accettata, anche la nostra croce diviene un giogo leggero perché su di essa Cristo rende leggero il carico delle nostre colpe nel suo perdono. Nella Chiesa, illuminati dalla Parola creatrice, possiamo riconoscerci peccatori e, accogliendo la Buona Notizia della risurrezione e del perdono, accettare il giogo della storia che ci umilia, e così, attraverso i sacramenti, sperimentare che Cristo lo ha preso prima di noi per salvarci e farci entrare con Lui nel riposo dei figli di Dio. Essi imparano da Lui seguendolo nella vita nuova che porta il giogo della Torah entrando ogni giorno negli eventi da cui vorremmo sfuggire, per gustare in essi la presenza e l'amore dello Sposo, primizie del riposo celeste preparato per noi. Perché è solo crocifissi con Lui, quando cioè gli eventi e le relazioni ci superano, che possiamo riposare dalle nostre opere e lasciare operare il Signore, che trasforma la nostra debolezza nel tabernacolo della sua potenza. 


COMMENTO COMPLETO
Il Buon Ladrone
entra nel Paradiso
Gesù ci chiama anche oggi, per imparare la mitezza e l'umiltà, le qualità del suo cuore. Basta ascoltare e andare. E' questa la volontà di Dio per noi. Andare e fermarsi presso di Lui. Vedere dove Lui abita, stare con Lui, imparare con l'orecchio aperto come un discepolo. Ai suoi piedi, cercando e desiderando l'unica cosa buona, la sua Parola, la sua vita, il suo amore. In questo atteggiamento del cuore, e solo in esso, troveremo ristoro, riposo per il nostro intimo, per le nostre anime. Perché così entreremo nel suo riposo, nello shabbat preparato per noi; unica condizione, un cuore docile. Se oggi ascoltiamo la sua voce non induriamoci, lasciamoci sedurre dalla sua misericordia. E riposa solo chi ha presente sempre la verità: "Sappi [tre cose,] da dove vieni: da una goccia putrefatta; dove vai: verso un luogo di polvere, di larve e di vermi; e davanti a chi dovrai rendere conto: davanti al Re, il Re dei re, il Santo, benedetto Egli sia" (Avot 3,1). Sapere queste tre cose è la verità che libera dall'orgoglio e dall'arroganza di dover condurre la propria vita con lo sforzo e l'angoscia di chi presume di sé ed esige dagli altri. Sapere che, senza di Lui, non siamo nulla, schiavi del giogo del mondo, esigente e senza misericordia. Il suo Giogo invece, ovvero la Croce d'ogni giorno, è il vero cammino al riposo. Allora, prendere la Croce che la storia ci presenta, è il modo per andare al Signore: e questo cammino è già imparare ad essere miti e umili di cuore. Il mite infatti, come recita il salmo 37, possiede già la terra perché la croce pota l'orgoglio, riduce la menzogna a polvere e fa brillare la verità. Nella storia di oggi possiamo conoscere la nostra debolezza senza scandalizzarci, e lasciarci condurre, vivendo dell'autentico alimento: "Ricordati di tutto il cammino che il Signore, il tuo Dio, ti ha fatto fare in questi quarant'anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandamenti. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del Signore"(Deut. 8,2-3). Così, l'umiltà figlia della verità, conduce all'abbandono totale alla Parola. L'umiltà del condannato con Gesù alla stessa infamante morte di Croce e implora il suo perdono. Ecco, in quel momento l'ultimo della terra ha incontrato Colui che per lui si era fatto ancora più ultimo, prendendo su di sé la stessa condanna. Crocifisso sulla stessa Croce di Cristo trova il riposo del Regno in quello stesso "oggi" in cui morirà al mondo umiliandosi nell'accettazione delle proprie colpe. E quella Croce diviene un giogo leggero perché Cristo è sceso a prenderlo per portarlo con lui, rendendo leggero il carico delle sue colpe nel suo perdono. Quel ladrone aveva preso il giogo di Cristo su di sé sperimentando che per primo era stato Lui a prendere il suo. E per questo la sua anima ha trovato il ristoro del Cielo, dopo aver sofferto tanto a causa dei peccati. Sant'Ambrogio, afferma addirittura che Gesù stesso si era fatto "buon ladrone" per riscattare ogni "cattivo ladrone". Dopo aver stigmatizzato la crudeltà di "crocifiggere come un malfattore (quasi latronem) il Redentore di tutti", dice: "Ma nel mistero - cioè nell'interpretazione più profonda, che attinge alla pienezza del mistero della salvezza - Egli [Gesù, il Redentore] è un eccellente malfattore (bonus latro), perché ha teso un agguato al diavolo e gli ha portato via la sua roba". 



In un manoscritto ebraico scoperto nel 1898 nel cosiddetto Cairo Genizah, il luogo dove in una sinagoga del Cairo venivano “sepolti” i manoscritti logori contenenti le Sacre Scritture, è stato trovato questo frammento: "Venite a me, voi che siete senza istruzione, prendete dimora nella mia casa di studio [beit midrash]. Quanto tempo volete rimanere privi di queste cose, mentre la vostra anima ne è tanto assetata? Ho aperto la bocca e ho parlato della sapienza: Acquistatela senza denaro. Sottoponete il collo al suo giogo, e permettete alla vostra anima di portare il suo carico. Essa è vicina a quelli che la cercano e la persona che dà la sua anima la trova. Vedete con gli occhi che poco mi faticai, ma ho perseverato fino a quando non l’ho trovata". Dunque il "giogo" di Gesù è la "casa di studio" dove Lui insegna e dove possiamo imparare: nel greco originale, infatti, "imparate" (màthete) significa proprio "studiate"L'umiltà e la mitezza si studiano, e il libro è Cristo, la sua stessa vita incarnata nella nostra esistenza. Studiare le sue parole, il suo pensiero, i suoi sentimenti, sino ad assumerli e a farli nostri. Nulla di sentimentale o moralistico, piuttosto il com-prendere, il prendere-con noi, su di noi, il giogo della Torah, il carico leggerissimo dello straordinario compiuto in Cristo. Prendere con noi una vita inchiodata a letto, o stretta nella precarietà; prendere con noi una relazione difficile, dalla quale è sparito l'incanto della passione; prendere con noi un lavoro senza gratificazioni umane, con colleghi che ti fanno la guerra; prendere con noi anche una depressione, come gli altri un giogo pesantissimo per chi non conosce Cristo. Un giogo che, senza la Grazia, schiaccia e uccide: e questo spesso accade anche nelle nostre parrocchie, invase dallo spirito mondano, dove tutto è esigenza: esigenza di legalità, esigenza di coerenza, esigenza di impegno, solidarietà. Ce lo vorrebbero imporre da fuori, dalle cattedre e dai giornali dei maestri del pensiero unico che determina la cultura della società civile; ce lo vorrebbero imporre anche da dentro, quando i parroci si sentono frustrati e cominciano ad esigere dai parrocchiani che facciano, facciano, partecipino, si tirino su le maniche. E riducono la Chiesa un luogo di leggi, di obblighi, di volontariati asfissianti: "Gli scribi e i Farisei seggono sulla cattedra di Mosè. Fate dunque ed osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le opere loro; perché dicono e non fanno. Difatti, legano dei pesi gravi e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito" (Mat. 23:2-4). Ciò significa che, proprio mentre si esige impegno si scappa dalla storia. E' l'esatto contrario del cristianesimo. Non così "Mosè", che "era un uomo molto umile, più di ogni altro uomo sulla faccia della terra.” (Numeri 12,3). E perché? Perché aveva conosciuto se stesso, fragile, incoerente, mascalzone, ma eletto, chiamato a prendere il "giogo" di Cristo, e aprire al Popolo il cammino nel deserto. E' mite, infatti, chi ha imparato che la lotta d'ogni giorno non è contro le creature di carne, contro suocere o mariti o mogli o figli o colleghi di lavoro o coinquilini di condominio. Il combattimento, invece, è contro il demonio, il padre della menzogna e dell'orgoglio. In questa lotta occorre imbracciare le armi della fede, la Parola, lo zelo per il Vangelo, il suo amore infinito. La fede, la speranza e la carità, i doni del Cielo riservati a chi reclina il proprio capo sul petto di Gesù, assumendo lo stesso "giogo", l'unico che darà senso e compiutezza alla vita. Esattamente come il "giogo" serve agli animali per compiere il loro lavoro. Il Signore ci chiama a immergere la nostra mente nel suo cuore, la fonte della mitezza e dell'umiltà, la porta al riposo e alla pace. 


Simei tira i sassi al Re Davide
Ci aiuta la figura di Davide, un peccatore che non ha mai dubitato dell'amore di Dio; e ha preso il "giogo" su di sé, che significa anche accettare le conseguenze dei propri peccati senza esigere un perdono che cancelli la realtà. Dio perdona, e i peccati non esistono più. Certo, ma le conseguenze restano. Per questo Davide, di fronte a Simei che lo insultava mentre scappava da Gerusalemme braccato da suo figlio Assalonne, accetta l'umiliazione, il "giogo" legato al perdono (leggi 2 Sam 16). E non si ribella, sperando che proprio l'umiliazione lo possa condurre alla conversione e alla misericordia. Ecco, nella trama della storia, vi sono disseminate le occasioni per convertirci. Abbiamo tanto peccato, ed è una Grazia che, sul cammino, ci si accostino tanti Simei a lanciarci pietre e a inveire contro di noi: a casa, a scuola, al lavoro, ogni occasione di umiliarci è un dono di Dio. Attraverso di esse potremo imparare l'umiltà e la mitezza di fronte alla storia. Impariamo allora la mitezza caricandoci del giogo di Cristo, che ci dona l'audacia di ritornare a Dio: è questa l'umiltà, la mitezza autentica, il cuore secondo Dio che Lo conosce e non dubita di Lui, mai. Neanche davanti alla caduta più atroce, mai. Neanche dinanzi alla contraddizione più umiliante, mai. Nella certezza che, crocifissi con Cristo, nulla e nessuno potrà mai separarci dal suo amore.




Giovedì della XV settimana del Tempo Ordinario


Il Buon Ladrone di Tiziano



αποφθεγμα Apoftegma

Lasciati portare dal legno della Sua umiltà. 

Sant'Agostino



Mediante l'umiltà viviamo con Dio, 
e Dio vive con noi in una vera pace; 
in essa si trova il fondamento vivo di ogni santità.
L'uomo umile rinuncia alla propria volontà 
e si abbandona spontaneamente nelle mani di Dio. 
Così diviene una sola volontà e una sola libertà 
con la volontà divina. 
E questo è proprio il fondo dell'umiltà. 
La volontà di Dio, che è la libertà, 
ci toglie ogni spirito di timore 
e ci rende liberi e vuoti da noi stessi. 
Allora Dio ci dà lo Spirito degli eletti, 
che ci fa gridare con il Figlio : «Abba, Padre». 

Beato Jan Ruysbroeck





COMMENTO CATECHETICO





GESU' E I DUE LADRONI. DAL FILM "THE PASSION"











L'ANNUNCIO



Dal vangelo secondo Matteo 11, 28-30

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». 
















Crocifissione di Rubens.
Il Buon Ladrone che trova pace mentre l'altro si dimena

UMILIATI COME IL BUON LADRONE POSSIAMO OGGI ENTRARE NEL RIPOSO PRENDENDO CON CRISTO IL SUO GIOGO


Tutti siamo stati creati nella Parola d'amore di Dio. Per questo, il compimento della nostra vita che significa il riposo dell'anima è frutto dell'obbedienza alla Parola nell'amore. Ma, ingannati dal demonio, abbiamo rifiutato di prendere il giogo della Legge e di seguire la volontà di Dio. Per questo siamo stanchi e oppressi dai nostri fallimenti che la stessa Parola ci illumina, ricordandoci che non siamo stati creati per seguire le concupiscenze. Se non amiamo il nostro cuore non può riposare, perché nella frustrazione del nostro essere più intimo c'è solo agitazione e ira. Ma Gesù ci conosce e ci chiama anche oggi nella Chiesa, per imparare la mitezza e l'umiltà, le qualità del suo cuore. L'umiltà del condannato con Gesù alla stessa infamante morte di Croce che implora il suo perdono. In quel momento l'ultimo della terra ha incontrato Colui che per lui si era fatto ultimo, prendendo su di sé la stessa condanna, la nostra, che ci preclude gioia e riposo. Disma, il ladrone pentito, accetta i suoi peccati e quella Croce che lo fa piccolo inchiodandolo alle conseguenze delle sue scelte. E, crocifisso sulla stessa Croce di Cristo, ne implora la misericordia che vede fatta carne in quell'uomo che riconosce come Signore, perché era l'unico che, caricando l'ingiustizia della sua stessa giusta condanna, si offriva a lui. Così, prendendo il giogo di Gesù, trova il riposo del Regno. In quell' "oggi" in cui morirà crocifisso, sperimenterà il perdono e la morte del suo uomo vecchio e l'ingresso con Cristo nel riposo della volontà del Padre, il Paradiso della vita nuova nell'amore. Accettata, anche la nostra croce diviene un giogo leggero perché su di essa Cristo rende leggero il carico delle nostre colpe nel suo perdono. Nella Chiesa, illuminati dalla Parola creatrice, possiamo riconoscerci peccatori e, accogliendo la Buona Notizia della risurrezione e del perdono, accettare il giogo della storia che ci umilia, e così, attraverso i sacramenti, sperimentare che Cristo lo ha preso prima di noi per salvarci e farci entrare con Lui nel riposo dei figli di Dio. Essi imparano da Lui seguendolo nella vita nuova che porta il giogo della Torah entrando ogni giorno negli eventi da cui vorremmo sfuggire, per gustare in essi la presenza e l'amore dello Sposo, primizie del riposo celeste preparato per noi. Perché è solo crocifissi con Lui, quando cioè gli eventi e le relazioni ci superano, che possiamo riposare dalle nostre opere e lasciare operare il Signore, che trasforma la nostra debolezza nel tabernacolo della sua potenza. 


COMMENTO COMPLETO
Il Buon Ladrone
entra nel Paradiso
Gesù ci chiama anche oggi, per imparare la mitezza e l'umiltà, le qualità del suo cuore. Basta ascoltare e andare. E' questa la volontà di Dio per noi. Andare e fermarsi presso di Lui. Vedere dove Lui abita, stare con Lui, imparare con l'orecchio aperto come un discepolo. Ai suoi piedi, cercando e desiderando l'unica cosa buona, la sua Parola, la sua vita, il suo amore. In questo atteggiamento del cuore, e solo in esso, troveremo ristoro, riposo per il nostro intimo, per le nostre anime. Perché così entreremo nel suo riposo, nello shabbat preparato per noi; unica condizione, un cuore docile. Se oggi ascoltiamo la sua voce non induriamoci, lasciamoci sedurre dalla sua misericordia. E riposa solo chi ha presente sempre la verità: "Sappi [tre cose,] da dove vieni: da una goccia putrefatta; dove vai: verso un luogo di polvere, di larve e di vermi; e davanti a chi dovrai rendere conto: davanti al Re, il Re dei re, il Santo, benedetto Egli sia" (Avot 3,1). Sapere queste tre cose è la verità che libera dall'orgoglio e dall'arroganza di dover condurre la propria vita con lo sforzo e l'angoscia di chi presume di sé ed esige dagli altri. Sapere che, senza di Lui, non siamo nulla, schiavi del giogo del mondo, esigente e senza misericordia. Il suo Giogo invece, ovvero la Croce d'ogni giorno, è il vero cammino al riposo. Allora, prendere la Croce che la storia ci presenta, è il modo per andare al Signore: e questo cammino è già imparare ad essere miti e umili di cuore. Il mite infatti, come recita il salmo 37, possiede già la terra perché la croce pota l'orgoglio, riduce la menzogna a polvere e fa brillare la verità. Nella storia di oggi possiamo conoscere la nostra debolezza senza scandalizzarci, e lasciarci condurre, vivendo dell'autentico alimento: "Ricordati di tutto il cammino che il Signore, il tuo Dio, ti ha fatto fare in questi quarant'anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandamenti. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del Signore"(Deut. 8,2-3). Così, l'umiltà figlia della verità, conduce all'abbandono totale alla Parola. L'umiltà del condannato con Gesù alla stessa infamante morte di Croce e implora il suo perdono. Ecco, in quel momento l'ultimo della terra ha incontrato Colui che per lui si era fatto ancora più ultimo, prendendo su di sé la stessa condanna. Crocifisso sulla stessa Croce di Cristo trova il riposo del Regno in quello stesso "oggi" in cui morirà al mondo umiliandosi nell'accettazione delle proprie colpe. E quella Croce diviene un giogo leggero perché Cristo è sceso a prenderlo per portarlo con lui, rendendo leggero il carico delle sue colpe nel suo perdono. Quel ladrone aveva preso il giogo di Cristo su di sé sperimentando che per primo era stato Lui a prendere il suo. E per questo la sua anima ha trovato il ristoro del Cielo, dopo aver sofferto tanto a causa dei peccati. Sant'Ambrogio, afferma addirittura che Gesù stesso si era fatto "buon ladrone" per riscattare ogni "cattivo ladrone". Dopo aver stigmatizzato la crudeltà di "crocifiggere come un malfattore (quasi latronem) il Redentore di tutti", dice: "Ma nel mistero - cioè nell'interpretazione più profonda, che attinge alla pienezza del mistero della salvezza - Egli [Gesù, il Redentore] è un eccellente malfattore (bonus latro), perché ha teso un agguato al diavolo e gli ha portato via la sua roba". 



In un manoscritto ebraico scoperto nel 1898 nel cosiddetto Cairo Genizah, il luogo dove in una sinagoga del Cairo venivano “sepolti” i manoscritti logori contenenti le Sacre Scritture, è stato trovato questo frammento: "Venite a me, voi che siete senza istruzione, prendete dimora nella mia casa di studio [beit midrash]. Quanto tempo volete rimanere privi di queste cose, mentre la vostra anima ne è tanto assetata? Ho aperto la bocca e ho parlato della sapienza: Acquistatela senza denaro. Sottoponete il collo al suo giogo, e permettete alla vostra anima di portare il suo carico. Essa è vicina a quelli che la cercano e la persona che dà la sua anima la trova. Vedete con gli occhi che poco mi faticai, ma ho perseverato fino a quando non l’ho trovata". Dunque il "giogo" di Gesù è la "casa di studio" dove Lui insegna e dove possiamo imparare: nel greco originale, infatti, "imparate" (màthete) significa proprio "studiate"L'umiltà e la mitezza si studiano, e il libro è Cristo, la sua stessa vita incarnata nella nostra esistenza. Studiare le sue parole, il suo pensiero, i suoi sentimenti, sino ad assumerli e a farli nostri. Nulla di sentimentale o moralistico, piuttosto il com-prendere, il prendere-con noi, su di noi, il giogo della Torah, il carico leggerissimo dello straordinario compiuto in Cristo. Prendere con noi una vita inchiodata a letto, o stretta nella precarietà; prendere con noi una relazione difficile, dalla quale è sparito l'incanto della passione; prendere con noi un lavoro senza gratificazioni umane, con colleghi che ti fanno la guerra; prendere con noi anche una depressione, come gli altri un giogo pesantissimo per chi non conosce Cristo. Un giogo che, senza la Grazia, schiaccia e uccide: e questo spesso accade anche nelle nostre parrocchie, invase dallo spirito mondano, dove tutto è esigenza: esigenza di legalità, esigenza di coerenza, esigenza di impegno, solidarietà. Ce lo vorrebbero imporre da fuori, dalle cattedre e dai giornali dei maestri del pensiero unico che determina la cultura della società civile; ce lo vorrebbero imporre anche da dentro, quando i parroci si sentono frustrati e cominciano ad esigere dai parrocchiani che facciano, facciano, partecipino, si tirino su le maniche. E riducono la Chiesa un luogo di leggi, di obblighi, di volontariati asfissianti: "Gli scribi e i Farisei seggono sulla cattedra di Mosè. Fate dunque ed osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le opere loro; perché dicono e non fanno. Difatti, legano dei pesi gravi e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito" (Mat. 23:2-4). Ciò significa che, proprio mentre si esige impegno si scappa dalla storia. E' l'esatto contrario del cristianesimo. Non così "Mosè", che "era un uomo molto umile, più di ogni altro uomo sulla faccia della terra.” (Numeri 12,3). E perché? Perché aveva conosciuto se stesso, fragile, incoerente, mascalzone, ma eletto, chiamato a prendere il "giogo" di Cristo, e aprire al Popolo il cammino nel deserto. E' mite, infatti, chi ha imparato che la lotta d'ogni giorno non è contro le creature di carne, contro suocere o mariti o mogli o figli o colleghi di lavoro o coinquilini di condominio. Il combattimento, invece, è contro il demonio, il padre della menzogna e dell'orgoglio. In questa lotta occorre imbracciare le armi della fede, la Parola, lo zelo per il Vangelo, il suo amore infinito. La fede, la speranza e la carità, i doni del Cielo riservati a chi reclina il proprio capo sul petto di Gesù, assumendo lo stesso "giogo", l'unico che darà senso e compiutezza alla vita. Esattamente come il "giogo" serve agli animali per compiere il loro lavoro. Il Signore ci chiama a immergere la nostra mente nel suo cuore, la fonte della mitezza e dell'umiltà, la porta al riposo e alla pace. 


Simei tira i sassi al Re Davide
Ci aiuta la figura di Davide, un peccatore che non ha mai dubitato dell'amore di Dio; e ha preso il "giogo" su di sé, che significa anche accettare le conseguenze dei propri peccati senza esigere un perdono che cancelli la realtà. Dio perdona, e i peccati non esistono più. Certo, ma le conseguenze restano. Per questo Davide, di fronte a Simei che lo insultava mentre scappava da Gerusalemme braccato da suo figlio Assalonne, accetta l'umiliazione, il "giogo" legato al perdono (leggi 2 Sam 16). E non si ribella, sperando che proprio l'umiliazione lo possa condurre alla conversione e alla misericordia. Ecco, nella trama della storia, vi sono disseminate le occasioni per convertirci. Abbiamo tanto peccato, ed è una Grazia che, sul cammino, ci si accostino tanti Simei a lanciarci pietre e a inveire contro di noi: a casa, a scuola, al lavoro, ogni occasione di umiliarci è un dono di Dio. Attraverso di esse potremo imparare l'umiltà e la mitezza di fronte alla storia. Impariamo allora la mitezza caricandoci del giogo di Cristo, che ci dona l'audacia di ritornare a Dio: è questa l'umiltà, la mitezza autentica, il cuore secondo Dio che Lo conosce e non dubita di Lui, mai. Neanche davanti alla caduta più atroce, mai. Neanche dinanzi alla contraddizione più umiliante, mai. Nella certezza che, crocifissi con Cristo, nulla e nessuno potrà mai separarci dal suo amore.