Lunedì della I settimana del Tempo di Quaresima




αποφθεγμα Apoftegma

Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “cortile dei gentili”
dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio,
senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero,
al cui servizio sta la vita interna della Chiesa.

Benedetto XVI, 21 dicembre 2009






COMMENTO COMPLETO








L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 25, 31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» 




Il selfie con Cristo che salva il mondo


Il Vangelo annuncia oggi il giudizio delle Nazioni che, alla fine dei tempi, non saranno entrate nella Chiesa. Anche per esse è “preparato dal Padre un Regno fin dalla fondazione del mondo”, la stessa “benedizione” promessa ai cristiani, stare alla “destra” di Gesù, saziandosi per sempre del suo amore. Per ogni uomo "la salvezza di Cristo è accessibile in virtù di una Grazia che, pur avendo una misteriosa relazione con la Chiesa, non li introduce formalmente in essa, ma li illumina in modo adeguato alla loro situazione interiore e ambientale. Questa Grazia proviene da Cristo, è frutto del suo sacrificio ed è comunicata dallo Spirito Santo» (Dei Verbum, n. 82). E’ la Grazia che conduce ogni uomo all'incontro con Cristo attraverso la presenza della Chiesa, stirpe santa eletta da Dio tra le Nazioni per testimoniare a tutti la sua esistenza misericordiosa. E’ la comunità dei “fratelli più piccoli” di Gesù, il Primogenito della nuova creazione. Per questo, la patria dei cristiani è nei Cieli e sono ovunque “forestieri”; senza borsa e denaro seguono Gesù, “affamati e assetati”; amano senza difendersi, “nudi” come Adamo ed Eva prima della caduta, perché la misericordia di Dio li ha liberati dal peccato; prendono su di sé i peccati degli altri, sino ad “ammalarsi” e soffrirne le stesse conseguenze; annunciano il Vangelo con zelo, nei momenti opportuni e in quelli non opportuni, quando per esso sono perseguitati e gettati “in prigione”. 

E’ la nostra chiamata, che la Quaresima ci ricorda e rinnova; attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina la Chiesa ci invita a combattere per esserle fedeli; ciò significa entrare nella volontà di Dio e non disprezzare nulla di ciò che ci crocifigge con Cristo e ci fa “piccoli”, perché a chi è “misteriosamente legato” alla nostra vita sia offerto il “quando” nel quale “vedere” Cristo. A farci, insomma, un selfie con Cristo crocifisso nelle nostre ore, e spedirlo a tutti perché qualcuno ne resti commosso. Ma oggi, ora, dove siamo, e come ci stiamo? Quando l'amore ci umilia dinanzi al mondo, siamo il volto, la voce, le mani di Cristo per chi non lo conosce, o lo abbiamo dimenticato? Ogni evento è un lembo degli estremi confini della terra dove il Signore risorto ci invia: siamo in missione o stiamo scappando? Siamo “affamati, assetati, nudi, ammalati, in prigione” per il marito, la moglie, la suocera, il nipote, il fidanzato, l’amica, il collega e quella persona che incontriamo per la prima volta al supermercato? Siamo “piccoli” dinanzi a loro, autentici e umili, indifesi e senza arroganza, per essere "visti" e suscitare nel cuore un balbettio di misericordia? Sei ammalato? Vivi con Cristo la tua malattia, vedrai meraviglie nelle persone che ti sono vicino e attorno; stai subendo un'ingiustizia al lavoro, un incomprensione in famiglia, vivi tutto unito a Cristo e proprio queste situazioni diverranno la soglia del Cielo dischiusa per tante persone che di Dio neanche vogliono saperne. Cioè la nostra vita è preziosa quando per il mondo non lo è, vale ed è feconda quando la società civile, la cultura dominante e la nostra carne la butterebbe. Perché è allora che per qualcuno, il più piccolo gesto di accoglienza nei nostri confronti sarà la chiave per entrare nella Vita Eterna. Forse non andrà mai in Chiesa, perché la Chiesa lo avrà visitato e, pur non avendolo riconosciuto, Cristo lo avrà amato e amato nella nostra carne crocifissa. Per qualcun altro, invece, sarà il primo passo per convertirsi e non abortire, perdonare e non divorziare. A noi è chiesto di essere lì, uniti a Cristo, nulla di più, perché Dio ha pensato a ogni istante della nostra vita come il "Cortile dei Gentili dove gli uomini possano in qualche modo agganciarsi a Dio" (Benedetto XVI). 





Venerdì dopo le Ceneri


Il digiuno è racchiuso nell'immagine della Pietà: la Vergine Maria che, con l'anima trafitta dal dolore, contempla colma d'amore e speranza il corpo senza vita del suo Figlio. Lo guarda e vede oltre i sensi il suo ritorno vittorioso, senza che ciò le risparmi il dolore d'una madre di fronte alla morte di suo Figlio. In questa prospettiva comprendiamo come digiunare costituisca una condizione essenziale dell'esistenza, la forma concreta di vivere in pienezza la vita terrena, che è già e non ancora. Lo Sposo è con noi, ma, nello stesso tempo, non è qui, perché il compimento al quale siamo chiamati ci attende nel Cielo. La terra è un cammino, e la mancanza e il desiderio di pienezza si acuiscono nell'avvicinarsi alla meta: "Già presente nella sua Chiesa, il regno di Cristo non è tuttavia ancora compiuto «con potenza e gloria grande» (Lc 21,27) mediante la venuta del Re sulla terra. Questo regno è ancora insidiato dalle potenze inique, anche se esse sono già state vinte radicalmente dalla pasqua di Cristo. Fino al momento in cui tutto sarà a lui sottomesso, «fino a che non vi saranno i nuovi cieli e la terra nuova, nei quali la giustizia ha la sua dimora, la Chiesa pellegrinante, nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono all'età presente, porta la figura fugace di questo mondo, e vive tra le creature, le quali sono in gemito e nel travaglio del parto sino ad ora e attendono la manifestazione dei figli di Dio" (Catechismo della Chiesa cattolica). Per questo digiunare è inginocchiarsi dinanzi al Crocifisso e implorare il suo ritorno, nella consapevolezza che proprio la perseveranza nella carità - innanzi tutto l'annuncio del Vangelo in ogni tempo e luogo - è l'unica via per affrettare la sua venuta: nella fornace del mondo, infatti, siamo chiamati a vivere "nella santità della condotta e nella pietà, attendendo e affrettando la venuta del giorno di Dio" (2 Pt. 3,12). 



αποφθεγμα Apoftegma

Oggi, che si parla tanto di catecumenato,
non dobbiamo di nuovo riconoscere molto più seriamente
che il tempo del digiuno deve essere un catecumenato universale
in cui noi con la nostra vita ricuperiamo concretamente il nostro battesimo
o piuttosto facciamo in modo che la nostra vita ricuperi le esigenze del battesimo?

Joseph Ratzinger, in "Speranza di un granello di senape"




COMMENTO ESTESO








L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 9,14-15 

In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva del lago, nella regione dei Gadareni, gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?”.
E Gesù disse loro: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno”.




LA SPOSA, COLMA DELLA CERTEZZA DELL'AMORE DELLO SPOSO, DIGIUNA PER SAZIARSI DELLA VOLONTA' DEL PADRE 



Il digiuno dei cristiani è amore e memoria, una novità che esprime il mistero della Chiesa; sposa e vedova allo stesso tempo essa esplode di gioia intorno alla mensa eucaristica, ma al suo culmine erompe in un grido di nostalgia e speranza: maranathà, vieni, ritorna Signore Gesù. Per questo, “mentre i discepoli di Giovanni e i farisei digiunano" per purificarsi, i discepoli di Gesù “non possono fare lutto”, ma gioiscono e, purificati dal suo sangue e per questo "invitati alle nozze" dell'Agnello, celebrano l’amore dello Sposo che li ha perdonati. E cominciano a digiunare quando, terminata la liturgia, uniti a Cristo si gettano nel mondo ad annunciare il Vangelo: "Ite, missa estIn questo saluto ci è dato di cogliere il rapporto tra la Messa celebrata e la missione cristiana nel mondo. Nell'antichità «missa» significava semplicemente «dimissione». Tuttavia nell'uso cristiano l'espressione si trasforma in «missione». Questo saluto esprime sinteticamente la natura missionaria della Chiesa" (Benedetto XVI). Come accadde il giorno dell’Ascensione che ha inaugurato i “giorni in cui lo Sposo è stato tolto" alla vista dei discepoli, dopo averli inviati in missione. Da quel giorno, mandati "nella regione dei Gadareni", immagine di ogni terra pagana, gli apostoli digiunano evangelizzando. Digiunano dai propri schemi, dai progetti e dalle aspettative, dalle sicurezze e dai successi, per abbandonarsi all'opera divina che guida e provvede alla missione. 


La vita degli apostoli è immersa in un digiuno di fama, onore, considerazione; vanno erranti, perseguitati, affamati, rifiutati, all’ultimo posto, come condannati a morte. Digiunano di tutto per amore a Cristo e a ogni uomo, nella memoria costante di Lui. Lo sanno bene i missionari che spesso si trovano nella completa solitudine ad annunciare il Vangelo in terra ostile e indifferente; come lo sanno i genitori alle prese con la crescita ribelle dei propri figli; lo sanno i giovani cristiani chiamati ogni giorno ad affrontare i sofismi e le tentazioni del mondo della scuola; lo sanno gli anziani lasciati soli da una società che di loro non ha più bisogno; lo sanno i malati chiamati al combattimento più arduo sul fronte della sofferenza. Lo sa chiunque è stato afferrato dall'amore dello Sposo e freme della sua stessa compassione dinanzi al mondo che non lo conosce e giace esanime. Per questo il digiuno cristiano è racchiuso nell'immagine della Pietà: il digiuno della Vergine Maria che, con l'anima trafitta dal dolore, contempla colma d'amore e speranza il corpo senza vita del suo Figlio. Lo guarda e vede oltre i sensi il suo ritorno vittorioso. Il digiuno a cui siamo chiamati in questa Quaresima è fondamentale per compiere la missione che ci è affidata: per annunciare il Vangelo con fede e senza timore anche nelle situazioni più compromesse, occorre saper combattere contro le tentazioni sferrate dal demonio per dissuaderci. Per questo il digiuno è un'arma per lottare con la carne che vorrebbe nascondersi, proteggersi, installarsi. E' un segno che testimonia l'amore a Cristo e alle persone che sgorga da un cuore affamato e in attesa dello Sposo; digiuno fecondo che annuncia a tutti il suo ritorno per saziare ogni uomo nella misericordia e nel dono di una vita nuova. 



Mercoledì delle Ceneri


Bellissimo affresco di stile bizantino. Notate la presenza di Gesù Cristo e degli angeli nel momento fondamentale in cui il figlio "rientra in sé"  
e lo accompagna nel cammino di ritorno verso suo padre.


αποφθεγμα Apoftegma

Convertirsi a Cristo significa in fondo proprio questo:
uscire dall’illusione dell’autosufficienza
per scoprire e accettare la propria indigenza,
esigenza del suo perdono.

Benedetto XVI




COMMENTO CATECHETICO




L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà ». 



SILENZIO E SEGRETI, E' QUARESIMA 


Silenzio, è Quaresima. E' tempo di chiudere la porta del cuore e cercare nostro Padre. Viviamo, infatti, come orfani, che fanno tutto per essere notati e amati, ammirati e lodatiE così anche “le preghiere, le elemosine e i digiuni” si riducono a sentimenti ostentati, mai segreti; strumentalizziamo tutto, onnivori di carne e spirito, Dio e mondo. Tutto in un boccone a saziarci, a messa e al Centro commerciale, ogni cosa ce la offriamo senza misura. Per questo oggi inizia la Quaresima, a raccogliere la carne sgonfiata dei mascherati esausti dopo una vita di carnevale. Arriva la Quaresima come un seno di misericordia, amore gratuito e senza condizione preparato dal Padre per i figli perduti. La Quaresima è una buona notizia: c'è speranza, possiamo convertirci, ritornare a casa, da nostro Padre. La conversione, infatti, è il figlio prodigo: è la fitta che gli percuote il petto, la percezione chiara d'aver buttato la vita credendo di saziarsi. Ma, proprio al termine della discesa nell'abisso, in quel vuoto di parole, sguardi e affetti, può risuonare la voce della verità. Proprio quando tutto è svanito, può affiorare in lui la memoria del Padre, sepolta ma mai cancellata; la solitudine, il frutto amaro del peccato, lo spinge a rientrare in se stesso, dove non aveva mai smesso d'essere figlio. Rientrato “nel segreto” del cuore incontra lo sguardo dell'Unico che può vederlo sin lì, guardandolo come nessun altro; riconosce suo figlio, anche se non gli assomiglia più. 

Comprende allora quello che aveva smarrito: "Mi alzerò e tornerò da mio Padre". E inizia così un cammino serio di conversione che leviga in lui innanzitutto l'umiltà, la terra buona dove può crescere l'uomo nuovo. Figli smemorati come lui ci ritroviamo con una vita in cenere: senza il perdono, non è polvere il rapporto con tua moglie o tuo marito? Un giorno di lavoro speso tra mormorazioni e invidie, non è polvere che il vento porta via? Per questo siamo insoddisfatti e tristi. Per questo, il digiuno, l'elemosina, la preghiera, sono innanzi tutto segni della nostra realtà che il mondo e il demonio ci occultano, la memoria di un'assenza e, quindi, di un bisogno insopprimibile. Il digiuno per ricordare la fame mai saziata di Dio; l'elemosina, per ricordare il nostro mendicare senso e sostanza alla vita; la preghiera, per ricordare la solitudine degli orfani. Il segno che oggi riceveremo ci aiuta a rientrare in noi stessi, a fare verità e consegnarci così come siamo all'amore di nostro Padre, il solo che può trasformare la polvere in oro. Lui è alla finestra, e freme nell'attesa di correrci intorno. La sua "ricompensa" è il suo abbraccio di misericordia. Ci attende un cammino serio per discendere nella verità e riconoscere i nostri peccati; non sarà senza sacrificio, il "telaio" sul quale Dio costruisce l'amore. Per questo, saranno quaranta giorni da vivere come un fidanzamento, il cammino della sposa appoggiata al Padre che va incontro allo Sposo a celebrare le nozze nella notte delle notti, la notte di Pasqua, la notte dei figli nel Figlio.


QUI IL COMMENTO COMPLETO 


Martedì della VI settimana del Tempo Ordinario





La malattia tipica della Chiesa ripiegata su se stessa è l'autoreferenzialità: 
guardarsi allo specchio, incurvarsi su se stessa... 
È una specie di narcisismo, che ci conduce alla mondanità spirituale e al clericalismo sofisticato

Papa Francesco



Dal Vangelo secondo Marco 8, 14-21

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. 
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».






SULLA BARCA DELLA CHIESA PER COMPRENDERE L'AMORE DI DIO E ABBANDONARE L'IPOCRISIA




"Comprendiamo" quello che sta accadendo? I ventuno copti sgozzati in Libia qualche tempo fa dai miliziani dello Stato Islamico "dicevano solamente 'Gesù aiutami'. Il sangue dei nostri fratelli cristiani è una testimonianza che grida" (Papa Francesco). Il mare solcato dalla barca di Gesù si tinge dunque di rosso, e noi? Ci giunge oggi il grido dei fratelli che hanno offerto la vita per amore a Lui? Riesce a scartavetrare le pareti del cuore levigate come il marmo di una tomba? La loro testimonianza ci interroga oppure siamo indifferenti, sedotti dal mondo e dai crampi della fame? Forse cominciamo a sentire un po' di paura per il pericolo così vicino, ma è cosa molto superficiale, vero? Ti infilerai in macchina o sulla metro e via, dentro un'altra giornata nella quale, come i discepoli saliti sulla barca con Gesù, "discuteremo perché non abbiamo pane". Mettiamola come vogliamo, dipingiamola con i colori più romantici che abbiamo, ma l'unico problema che ci assilla davvero è "il pane". Sono anni che non si parla d'altro: crescita, consumi, stipendi, pensioni. E' una vita che noi non parliamo d'altro. Per questo ci infiliamo nell'indifferenza come in un'armatura, illudendoci di poterci difendere dal grido dei martiri che si impone dinanzi a noi come un segno di contraddizione della nostra vita. Il loro sangue, infatti, disinfetta la realtà strappando la coltre d'ipocrisia con cui l'abbiamo avvolta. E' inutile, non potremo fuggire in eterno dalla verità che si cela negli eventi che ci attendono ogni giorno. Anche oggi, che in virtù della testimonianza dei nostri fratelli può essere finalmente diverso dai troppi ieri incartati nell'inautenticità. E' vero, anche noi come i discepoli "abbiamo dimenticato" di prendere i pani che Gesù ha moltiplicato; abbiamo cioè "trascurato" (secondo l'originale greco) i segni del suo amore nella nostra vita. Quando siamo stati amati, perdonati, curati e rigenerati "quante ceste colme di pezzi abbiamo portato via?". Tante, e nella sua sovrabbondanza siamo diventati sacerdoti, suore, mariti, mogli, e padri e madri. Quante volte il Signore ha moltiplicato il nostro piccolissimo desiderio di perdonare marito o moglie spingendoci ad umiliarci, e ha così risuscitato un matrimonio ormai spacciato... "Non vi ricordate quando" vi ho salvati da adulteri, furti, divisioni, peccati spesso gravi, traendo dalle situazioni più difficili e di peccato un'abbondanza di vita impensabile? Sì, lo ricordiamo, eppure il nostro cuore è ancora preoccupato per il pane, perché è una massa "indurita" infettato dal "lievito dei farisei e da quello di Erode". Siamo fermentati dallo stesso lievito che cortocircuita purezza religiosa e avidità della carne, preghiere e potere, sacrifici e prestigio, digiuni e successo. Siamo schiavi del sogno di una vita diversa che si nutre dell'idolatria perché abbiamo creduto al demonio che ci ha travestiti da dio. E così ci siamo allontanati dalla realtà che nega il carnevale nel quale riduciamo la nostra vita. Per questo, nonostante le esperienze dell’amore di Dio, siamo "ciechi" e "sordi", e "ancora non comprendiamo" chi Egli sia e come agisca nella storia. Ma coraggio, sulla barca che è immagine della Chiesa, basta "un solo pane", Cristo, l’unico necessario! Possiamo salirvi così come siamo, con il lievito ancora nel cuore, perché in essa vi è Lui, che ha il potere di farci “azzimi” per compiere nella Pasqua la nostra vita. Nella Chiesa, infatti, il Signore ci accoglie nel suo perdono che ci “purifica” sino in fondo, per affrontare con Lui la traversata che è immagine del cammino verso una fede adulta capace di "stare attenta e guardarsi" dal lievito del demonio. Solo essa ci dona il discernimento con cui "comprendere" gli eventi della nostra storia per riconoscere nel sangue dei nostri fratelli la chiamata del Signore ad offrire, in ogni circostanza, la nostra vita per testimoniare il suo amore. Nella certezza che il messaggio insanguinato dei fondamentalisti è l'ennesimo segno con cui Dio chiama i suoi figli a salire sulla Croce uniti a suo Figlio e amare. Anche loro.



UN ALTRO COMMENTO

Nella barca, immagine della Chiesa, basta "un solo pane". Possiamo salirvi con le nostre "dimenticanze", con le disattenzioni e le incoerenze, senza essere adeguati. Nella barca c'è Gesù, ed è tutto. Lui ha preso la debolezza dell'uomo, l'incapacità di sfamare che tutti ci accomuna, e ne ha fatto un prodigio. Ha attinto dai nostri peccati per donare vita in abbondanza! Questo è il mistero della Chiesa, la Pasqua di Gesù che si rinnova in essa perché i suoi araldi possano attingere dalle ceste e dalle sporte colme di pani avanzati, immagine della vita che ha sconfitto la morte e non si esaurisce. Non è la nostra esperienza? Non è per essere stati amati, perdonati, curati e rigenerati che oggi siamo sacerdoti, suore, mariti, mogli, e padri e madri? Non è perché Gesù ha chiamato e toccato la nostra insufficienza trasformandola in pane capace di sfamare chi ci è accanto che lo stiamo seguendo sulla barca? Quante volte il Signore ha moltiplicato il nostro pochissimo desiderio di perdonare marito o moglie accompagnandoci ad umiliarci risuscitando così un matrimonio ormai spacciato... Quante volte non solo ci ha salvati da adulteri, furti, divisioni, peccati spesso gravi ma ha anche tratto proprio dalle situazioni più difficili un'effervescenza e abbondanza di vita impensabili... Eppure lo dimentichiamo facilmente, incalzati dalla paura. Ecco, la Chiesa è anche questo manipolo di uomini e donne che "dimenticano" il pane, con una "trascuratezza" disarmante; è un popolo del tutto simile a quello di Israele, con il "cuore indurito". Di fronte alla storia che ci accoglie ogni giorno "abbiamo occhi ma non vediamo" oltre la superficie; abbiamo "orecchie ma non udiamo" quello che, proprio attraverso fatti e persone, Dio ci sta dicendo. Nonostante le esperienze fatte accanto a Gesù, "ancora non comprendiamo" chi Egli sia e come agisca nella storia. Come Israele vorremmo tutto e subito, dimenticando da dove il Signore ci ha tratto... 

Partiti con Lui non abbiamo apaerto gli occhi sulle insidie dell'ipocrisia figlia dell'idolatria, il "lievito dei Farisei e di Erode". Abbiamo tenuto nascosti i nostri idoli, i criteri e le passioni, gli affetti malsani e l'attaccamento al denaro; il clericalismo soprattutto, l'idolatria più subdola, capace di mimetizzarsi tra salmi e incensi. E' il cortocircuito tra i Farisei ed Erode, tra la purezza religiosa e l'avidità della carne: preghiere e potere, sacrifici e prestigio, digiuni e successo, per svelare che se la carne ha soffocato lo Spirito la religiosità diventa solo l'altra faccia della stessa medaglia. Ipocrisia e narcisismo, entrambi figli della paura. Non siamo anche noi fermentati da questo lievito? Non è l'ipocrisia a vestirci anche oggi, in una schizofrenia tra fede e vita che ci dilania? Siamo clericali e narcisisti, perché abbiamo posto noi stessi al centro della "barca": siamo i chierici della nostra vita, officiamo e presidiamo, sostituendoci a Dio in nome di Dio, e non "vediamo" più Gesù, l'unico pane di cui abbiamo bisogno, l'unico capace di darci vita autentica perchè sovrabbondante ed eterna. Abbiamo "trascurato" il suo amore che ci ha tratti dalla sponda del peccato, e dimenticato la debolezza che ci impediva la felicità. Per questo passiamo gran parte del nostro tempo a "discutere" sul pane! Ecco gli apostoli nei consigli pastorali a discutere del pane: i soldi, il successo dell'evangelizzazione, strumenti e metodi per riempire la Chiesa, idee e strategie per rendere più accattivante la liturgia, marketing spirituale perché la gente acorra e partecipi e dia una mano. La Chiesa come una holding, la parrocchia come un condominio, e il pane a catturare anuma e mente... Rivoluzioni ed elezioni, ideologie e filosofie, piani pastorali e criteri sulla famiglia, tutto figlio della cupidigia e della concupiscenza di chi ha dimenticato Dio. Non è Lui che celebriamo e ascoltiamo? No, non è Cristo, siamo noi il vero dio che regge la Chiesa... e la famiglia e la società.... Ma, nonostante la durezza del nostro cuore, siamo sulla "barca" dove il Signore ci ha chiamati per condurci nella precarietà di ogni giorno e insegnarci a non appoggiarci al nostro clericalismo, alla nostra intelligenza e a vivere di ogni sua Parola. Ci sta insegnando a nutrirci del suo stesso Pane, che è compiere la volontà del Padre. Gesù ci "ammonisce" oggi a non preoccuparci della nostra debolezza, e ad abbandonarci alla sua misericordia: a restare nella Barca con Lui in una traversata che è immagine della Pasqua e dell'iniziazione cristiana, il camino di fede che ci conduce al discernimento; un cristiano adulto, infatti, "comprende" quello che gli accade e lo "vede" profeticamente come una storia d'amore che lo strappa all'ipocrisia per conoscere profondamente il suo Signore. E così per la storia della sua famiglia, dei suoi figli, sino alla storia politica ed economica. Tutto è ai suoi occhi un povero pane pronto ad essere moltiplicato dall'amore di Dio. Proprio il poco scampato alla dimenticanza è quanto di più prezioso abbiamo. E' sulla barca, con Gesù. Che cos'è questo pane oggi per noi? Il desiderio di perdonare? La speranza di non cadere più in quel peccato? Che così quest'unico pane che abbiamo con noi? Forse il matrimonio, i figli, la fidanzata, il ministero, il lavoro... E' solo un pane, ma è proprio l'azzimo che Gesù desidera, per trasfigurarlo e farne il pane con cui celebrare la Pasqua e passare, insieme a chi ci è affidato, dalla morte alla vita, dal peccato all'amore.