Sabato della XI settimana del Tempo Ordinario




αποφθεγμα Apoftegma

Tra le mani di Dio tutto riesce, tutto si volge in bene.
Bisogna che un'anima di fede cammini sempre con sicurezza,
prendendo tutto come velo e travestimento di Dio.
Non c'è niente di più generoso di un cuore che ha la fede,
che sa scorgere la vita divina nei travagli e nei pericoli più mortali.
Anche se si dovesse inghiottire del veleno,
esporsi sulla breccia,
fare da schiavo a degli appestati,
si trova in tutto ciò una pienezza di vita divina
che non si dà soltanto a goccia a goccia,
ma che in un istante inonda l'anima e la sommerge.


Jean Pierre de Caussade











L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Matteo 6, 24-34

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammóna.
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito?
Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.
Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena».









SUL MONTE DELLA CROCE DIO PROVVEDE LA VITA ETERNA AI SUOI FIGLI

Continua il Discorso della Montagna, e ancora una volta il Signore ci mette dinanzi la vita dei "pagani" e quella dei cristiani per aiutarci a scoprire a quale delle due assomigli oggi la nostra. Vediamo allora, cominciano con la domanda fondamentale contenuta nel brano di oggi: "conti tu più degli uccelli del Cielo?". Non è così facile rispondere. Guardiamoci intorno e capiremo. Su Facebook per esempio, avete notato la quantità di foto e video di gattini e cagnolini? Giocano innocenti tra di loro, si addormentano teneri con i bambini. E i cartoni della Disney? Quasi tutti hanno per protagonisti animali umanizzati, e gli uomini, pochissimi, appaiono spesso cattivi e crudeli. Chi di noi non è cresciuto a pane e Paperino? Chi di noi non conosce a memoria "Il libro della Giungla"? Sapete chi ha scritto il romanzo da cui è stato tratto il cartone animato? R. Kipling, un massone che ha disseminato il libro di ideali massonici. Un esempio? La giungla con gli animali buoni che si prendono cura del "cucciolo d'uomo". E noi abbiamo bevuto e assimilato una cultura animalista che aveva e ha l'unico scopo di demolire l'immagine di Dio Padre e creatore senza grandi proclami e battaglie ideologiche. Quelle sono arrivate dopo, e ci siamo dentro sino al collo. In fondo si tratta della riedizione della solita menzogna con cui il demonio ha sedotto Adamo ed Eva. Dio li aveva posti al vertice della creazione creandoli a sua immagine e somiglianza, ma il serpente, non a caso un "animale che striscia sulla terra" e che l'uomo avrebbe dovuto "dominare", li ha convinti che solo facendosi come Dio si sarebbero realizzati. Era però una menzogna e l'uomo si è ritrovato fuori dal Paradiso precipitando in una condizione peggiore di quella degli animali. Il demonio aveva realizzato la sua opera: "gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre"; invece l'uomo deve faticare e sudare per ottenere un pezzo di pane. "I gigli del campo non lavorano e non filano, eppure neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro"; invece l'uomo "si affanna dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?". 



Sei tu quest'uomo? Forse sì. Forse vivi peggio di un animale, proprio perché anche tu hai creduto di essere dio e ti sei ritrovato, come "i pagani" che non conoscono il Padre, a "servire mammona", immagine del "padrone" adorato in quasi tutte le religioni. In ebraico il termine “mammona” ha la stessa radice di “amen” che significa "degno di fede". Di fronte alla sofferenza che ti chiamava all'obbedienza alla volontà di Dio hai detto "amen" alla menzogna del demonio e hai cominciato a "servire" i suoi desideri scatenati nella tua carne: "Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne... Ma i desideri della carne portano alla morte" e "sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero" (cfr Rom. 8). Ti sei illuso di poter fare un compromesso tra Dio e "io", e hai cominciato a sperimentare che "nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro". Sì fratelli, chi "ama" il denaro "odia Dio" perché ha consegnato se stesso al demonio. Non si scherza. Sei "affannato" per "il domani?". Vuol dire che hai smesso che sei "un uomo di poca fede" perché stai dubitando dell'amore di Dio e hai smesso di dire "amen" alla sua volontà. L'animalismo massonico che vuol fare fuori l'uomo con le sue campagne per il controllo delle nascite è dentro di te. Il demonio, infatti, sta riuscendo a sterilizzare il tuo cuore, la tua mente e la tua anima delle donne, non hai più la vita divina dentro e per questo, trascinato dalla scienza che sta usurpando il posto di Dio, cerchi di "allungare di un'ora solo la tua vita". Se è così non ti difendere, accettalo e potrai ascoltare le parole di Gesù come una Buona Notizia. Non possiamo dimenticarlo fratelli, proprio per essere chiamati nella Chiesa il demonio ci assedia per strapparci alla missione che ci è affidata. Ma non sei solo nel combattimento. Cristo ti ha liberato perché tu possa vivere ogni giorno nella libertà dei figli di Dio. E Dio è tuo Padre perché sa che hai bisogno innanzitutto della fede adulta nella quale puoi ripetere, con Cristo, il tuo "amen" al suo amore che semina nella tua vita. La fede di Abramo che, per aver sperimentato il potere di Dio che fa sbocciare la vita nella morte, ha potuto obbedire e salire verso il Moria per sacrificare suo figlio certo che "sul monte Dio avrebbe provveduto". La fede che viene dalla predicazione della Chiesa e che cresce nella comunità cristiana. Per questo Gesù ci dice "cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto vi sarà dato in aggiunta"; ci chiama cioè a conversione, a seguite le sue orme che la Chiesa ci illumina: esse tracciano il cammino verso il Paradiso perduto. Coraggio allora, attraverso i sacramenti Gesù ci "giustifica" per farci rinascere come cittadini del Regno di Dio, capaci di discernere in tutto l'amore che Dio "aggiunge" negli eventi e nelle relazioni; cristiani che vivono entrando nella "pena" di ciascun giorno senza "affannarsi" perché fondati nella fede che proprio sul monte della Croce che "portiamo ogni giorno", Egli "provvede" la vita eterna ai suoi figli. 


QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI





Venerdì della XI settimana del Tempo Ordinario



αποφθεγμα Apoftegma

Hai avuto in me il donatore, rendimi presto debitore... 
Mi dai poco, renderò di più. 
Mi dài beni terreni, te ne renderò di celesti. 
Mi dài beni temporali, ti renderò beni eterni. 
A te renderò te stesso quando avrò restituito te a me.

Sant'Agostino













L'ANNUNCIO


Dal Vangelo secondo Matteo 6, 19-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignuòla e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignuòla né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.
La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».









L'ASCOLTO DELLA PAROLA NELLA CHIESA PURIFICA IL NOSTRO CUORE DALL'IDOLATRIA DONANDOCI OCCHI DI FEDE SULLA STORIA

"La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce": ecco un altro tratto distintivo del cristiano che il Discorso della Montagna descrive. I figli della luce, infatti, illuminati dalla Pasqua che li ha sottratti alla morte e li ha portati in Cielo con Cristo per vivere sulla terra la sua vita, rivelano con lo sguardo e il corpo un cuore ricolmo di amore. Ma se non abbiamo mai fatto veramente Pasqua con Cristo, se non ci siamo sentiti perdonati e amati così come siamo, se lo abbiamo dimenticato rinunciando a fare memoria di Lui e del suo amore nella liturgia e nel cammino con la Chiesa, allora è impossibile avere uno sguardo luminoso, e continueremo ad accumulare tesori per la corruzione della terra. Gli sforzi, il lavoro, gli affetti, se non sono per il Cielo, sono irrimediabilmente per la terra, ovvero per la corruzione. Chi vive per se stesso, solo per questa vita, è già roso dai vermi: le cose, gli amori, le amicizie, sfuggono, i ladri sono già alla porta pronti a scassinare, mentre lo sguardo, come quello di Caino, si fa torvo. E le parole e i gesti si impregnano di sfiducia, di rancori, di tristezza inrancidita. E così "il tuo occhio è malato", segno che "tutto il tuo corpo è tenebroso". Per questo non possiamo accumulare tesori in Cielo, non possiamo cioè vivere nella gratuità, perché chi accumula per la terra vive nella paura del ladro e della ruggine, e deve difendersi. Il demonio forse ci ha ingannati di nuovo chiudendo il Cielo al nostro sguardo. Allora certo, non possiamo accumulare i nostri tesori in un luogo che non conosciamo o che non ricordiamo. Chi affiderebbe i propri soldi a un banchiere sconosciuto e di cui non può aver fiducia? Dunque Gesù, invitandoci ad "accumulare tesori in Cielo" ci sta dicendo di avere fede in Lui! Di accoglierlo oggi, perché nelle parole di questo Vangelo appare ancora una volta Lui, che ha accumulato in Cielo il suo tesoro più prezioso, ciascuno di noi, tu ed io.

Sì, noi siamo per Gesù più preziosi di se stesso, della stessa sua natura divina. Non l'ha ritenuta, infatti, una preda da difendere, ma se ne è spogliato, per assumere la natura di servo. Ha umiliato se stesso per prenderci laggiù nelle profondità della terra dove abbiamo accumulato i nostri tesori e seppellito le Grazie e la primogenitura, i fratelli e i beni che ci erano stati donati. Ha umiliato se stesso sino alla morte più infamante, perché nessuna infamia, quella che stiamo subendo oggi e ci incupisce lo sguardo, potesse più nuocerci. Ci ha fatti il suo tesoro per diventare il nostro tesoroCon i chiodi della Croce ci ha sigillati nel suo cuore, perché noi potessimo accoglierlo nel nostro cuore. Ci ha presi dagli abissi della morte per riportarci in Cielo. Ci ha perdonato, ci perdona, oggi ora, per riportare, con noi, anche tutti i nostri tesori in Cielo, dove "né tignuòla né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano". Lassù ha deposto il nostro matrimonio, alla destra del Padre farà anche oggi sedere i tuoi figli, nell'incorruttibilità del suo amore introduce anche te, impaurito dalla vecchiaia. Il tesoro di Cristo è ora nei Cieli, tu ed io e ogni frammento della nostra vita. Come non issare nello stesso posto anche il nostro cuore, come non accogliere il Signore come il nostro tesoro più prezioso e affidargli tutti gli altri perché li custodisca nei suoi forzieri celesti? E' difficile, impossibile all'uomo tentato e attratto dalla terra... Ma c'è la Chiesa, la nostra Madre. Come la Vergine Maria ci insegna a meditare e custodire nel “cuore” tutto quello che non comprendiamo, anche i tesori che il demonio vorrebbe portarci via. In essa ci scopriamo di nuovo amati da Dio, e possiamo ancora rinascere come cittadini del Cielo chiamati a dispensare misericordia con uno sguardo celeste e di pace su chiunque bussi al nostro cuore; gratuitamente abbiamo ricevuto, gratuitamente restituiamo a Dio dando a chi ci chiede, senza avarizia e con magnanimità. Marito, moglie, suocera, collega, tutti coloro che il Signore ha posto al nostro fianco sono i "tesori" affidati alle nostre cure perché siano "accumulati in Cielo". Ogni giorno è un cantiere aperto dove la Croce che ci attende è la gru attraverso la quale issare in Cielo il nostro prossimo. Fratelli, chi è stato liberato dall’avarizia è una goccia d'acqua pura e trasparente che riflette la Patria della libertà. Purificati alla fonte, il nostro sguardo sarà, come quello di Santo Stefano sotto la fitta sassaiola, uno sguardo d'angelo che contemplava il suo tesoro nel Cielo, un riflesso del Destino vero che attende ogni uomo; vivendo nella luce della Pasqua, saremo capaci di guardare con pace e fede anche alle pietre che il demonio ci scaglierà contro, perché chi ha il "tesoro in Cielo", non solo non teme di staccarsi dalla "terra", ma, radicato nell'esperienza delle primizie celesti, desidererà ardentemente di partire per gustarle eternamente e pienamente. E condurvi misteriosamente i tanti Paolo accucciati ad approvare la nostra lapidazione.


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Giovedì della XI settimana del Tempo Ordinario


αποφθεγμα Apoftegma

Guardate figlie mie, 
ciò che Dio ha dato al Figlio suo che egli amava al di sopra di tutto; 
in questo potrete riconoscere quale sia la sua volontà. 
Sì, tali sono proprio i beni che egli fa a noi in questo mondo. 
Dà in proporzione all'amore che nutre per ognuno di noi.

Santa Teresa d'Avila









L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Matteo 6, 7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».










I FIGLI DI DIO NON SPRECANO PAROLE MA COME UNA PREGHIERA SI OFFRONO AL PADRE CHE HA SALVATO OGNI FRAMMENTO DELLA LORO VITA 
Un cristiano prega nell’intimità, ma mai da solo. Non è un ossimoro fratelli, perché Gesù non ha insegnato il “Padre mio” ma il “Padre nostro”; la preghiera dei figli di Dio, infatti, è la preghiera dei suoi fratelli redenti nel suo sangue. Per questo, anche quando si è da soli, preghiamo ben innestati nella comunità cristiana. Allora, dimmi come preghi e ti dirò chi sei, un figlio di Dio o un “pagano”. Chiediamoci oggi se viviamo da figli rinati con Cristo nostro primogenito, o come orfani vaganti nel mondo “compiacendosi” delle proprie parole il cui “pastore è la morte”, come recita il salmo. Per scoprirlo basta scrutare la nostra preghiera: quella piena di parole “sprecate” è tipica di chi si sente tradito, inutile, disprezzato, dimenticato ai bordi della storia che conta, delle scelte importanti, e tenta, con le parole, di farsi notare e di essere importante. Nel rapporto con Dio, come in quello con gli altri, il centro sono io. Le mie parole si infittiscono per affermarmi e piegare Dio perché faccia quello che gli chiedo. La Vergine Maria, invece, sempre silenziosa, prega con pochissime parole, che potrebbero essere la sintesi del Padre Nostro: "Eccomi, sono qui, avvenga in me secondo la tua Parola". Maria, infatti, crede che "Dio sa di che cosa ha bisogno", e in quel momento ha bisogno di essere Madre di Gesù perché tutti noi avevamo bisogno di Lui; era la sua missione, il motivo per cui era già Immacolata e piena di Grazia. Purtroppo, le nostre “tante parole” della preghiera segnano una vita in ginocchio davanti agli uomini e alle cose, perché prostrata dinanzi a sé stessi; “come i pagani”: molti dei, nessun PadrePer questo, il Padre Nostro, è innanzitutto una Buona Notizia: non siamo orfani, siamo figli del Padre Nostro che è nei Cieli. E possiamo conoscerlo. Ecco perché nella Chiesa primitiva il Padre Nostro era un arcano svelato solo molto avanti nel percorso catecumenale. Bisognava aver fatto esperienza della paternità di Dio. Solo dopo averlo conosciuto la Chiesa “consegnava” questa preghiera come una perla preziosissima, perché attraverso di essa si chiede al Padre di farci vivere da figli che, come Gesù, entrano nella storia, perché essa non è più un campo di battaglia dove odiare i nemici per farci giustizia e saziarci dell’affetto che ci è stato tolto. Il Padre Nostro è la preghiera di chi ha sperimentato che la storia è un cammino di conversione e ritorno alla casa del Padre, e in filigrana vi scorgiamo i passi del figlio prodigo. Chi ha conosciuto il Padre sperimentando che Egli "sa di cosa ha bisogno ancor prima che glielo chieda" pregherà non più per ottenere qualcosa ma per accogliere tutto quello che Lui ha già pensato di donargli per il suo bene. Perché un figlio quando prega apre se stesso come un cucciolo apre la bocca per ricevere il cibo che da solo non può procurarsi. 





Per questo ci ha accolto una Madre che ci insegna la fede della Vergine Maria con la quale credere che "il Padre nostro sa che abbiamo bisogno" che sia vivo in noi suo Figlio, perché il mondo ha bisogno di vedere risplendere in noi suoi figli la sua immagine e il suo amore. E ciò avviene nel "segreto" della comunità, la “stanza più intima” dove il Padre "vede" il nostro cuore per espellere da esso i demoni che ci incatenano alla paura ed effondervi lo Spirito Santo che ci fa figli nel Figlio e che grida in noi "Abbà, Papà!". Abbiamo bisogno di una comunità cristiana concreta dove ascoltare la Parola di Dio e accostarci ai sacramenti per sperimentare di essere figli di Dio insieme a fratelli concreti. Come fu per Gesù nel Getsemani, infatti, l'Abbà che sgorga dal cuore attira a Dio, misteriosamente, schiere di uomini. Per questo il Padre Nostro è la prima missione che ci è affidata: avere nel cuore ogni figlio di nostro Padre, ogni nostro fratello, sino a quelli dispersi nelle menzogne del mondo. Per loro Gesù ha versato il suo sangue, per loro sono le parole della preghiera dei cristiani: esse invocano che il “Nome di Dio sia santificato” nelle nostre esistenze, perché si veda “il Cielo in terra” nelle opere che Dio compie in ciascuno perché lo conoscano e gli diano gloria sperando in Lui; implorano “l'avvento del Regno” nel quale vivere come figli del Re, regnando cioè sul denaro e sugli idoli mondani, per testimoniare a tutti che esiste la vita eterna; desiderano il “compimento della volontà di Dio” nella propria vita come accade nel Regno dei Cieli. Pregano cioè perché la Chiesa entri ogni giorno con tutti i suoi figli laddove il mondo non può, laggiù all’ultimo posto così vicino alla morte… Per questo quelle del Padre Nostro sono le parole di chi è affamato del “pane quotidiano”, l’unico “sostanziale”, capace cioè di alimentare la vita divina. Non c’è, infatti, per i cristiani, che “il cibo di cui si è alimentato Gesù”, compiere sulla Croce l’opera che è affidata loro, “perdonare” i debiti dei nemici per mostrare al mondo la misericordia del Padre. Per questo tremano di fronte alle “tentazioni” e pregano il Padre di avere pietà di loro e “non li induca in tentazione”, "ma" - è molto importante questo "ma" - che "li liberi dal male". Hanno, infatti, imparato a conoscersi accettando la propria debolezza, e sanno che non si può vivere come figli di Dio e combattere contro le tentazioni senza essere "liberi dal male” che il demonio non cessa di tramare contro di loro per rendere vana la salvezza.





QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI





Mercoledì della XI settimana del Tempo Ordinario



αποφθεγμα Apoftegma

Quando sei unito a Dio mediante la preghiera, 
esamina chi sei in verità; 
parlagli se puoi, 
e se questo ti è impossibile, 
fermati, rimani davanti a lui. 
Non darti altra preoccupazione.

San Pio (Padre Pio)









L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Matteo 6,1-6.16-18.

Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.
Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra,
perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.











NELL'INTIMITA' DELLA COMUNITA' CRISTO ASCOLTA E SAZIA IL CUORE DI NARCISO TRASFORMANDOLO IN QUELLO DI FIGLIO
Il Signore ci chiama a chiudere la porta e cercare nostro Padre perché la sua Parola oggi ci svela che stiamo vivendo come orfani. Abbiamo smarrito la nostra identità di figli e per questo i nostri peccati sono quelli che caratterizzano gli orfani;  la concupiscenza che ci spinge fuori dalla tenda, come Esaù, cacciando amore e sostentamento laddove non ve ne sono, rischiando così, seriamente, la primogenitura e la felicità autentiche. Troppo spesso viviamo proiettati al di fuori di noi stessi nella continua esibizione dei nostri sentimenti, delle parole, anche delle briciole di bene che non ci appartengono perché opera della Grazia, usando tutto come frecce con le quali infilzare le nostre prede: l'amico, la fidanzata, il marito, la moglie, il capoufficio, chiunque sia. E' il trionfo del narcisismo, pericolosissimo. Un narcisista, come descritto oggi da Gesù, ha una fame insaziabile di essere considerato, è sempre concentrato su se stesso e non riesce a guardare ai bisogni dell'altro; è nevrotico con i propri difetti, fisici, caratteriali, spirituali; da un lato non si accetta, dall'altro vive nei sogni di grandezza, tende ad esagerare i propri risultati; è invidioso e si aspetta sempre che gli altri lo considerino; ha un senso molto forte dei propri diritti, perché, in fondo, si sente speciale. Per questo ha difficoltà enormi nelle relazioni, che cerca sempre di piegare ai propri interessi. Svelarsi tra menzogne e ipocrisie, le foto ritoccate postate su Facebook e Twitter, sempre connessi e in vetrina, sperando un "mi piace" che colmi il vuoto inaccettabile. Quante ragazze, per non dire delle donne adulte, non sanno resistere ad esporsi nella propria bacheca. E' un modo perverso e subdolo di "sfigurarsi la faccia", proprio mentre si mostra il nuovo taglio di capelli, o uno sguardo leggermente ammiccante, o qualcosa di peggio. Comunque sia, il solo esibirsi è sintomo di un malessere profondo, un autentico "sfigurarsi il volto" che riflette l'intimo dove dovremmo custodire con pudore e rispetto la santità della nostra anima. Nel vangelo di oggi l'originale greco ha un gioco di parole che dovremmo tradurre così: "sfigurano la faccia per figurare davanti agli uomini": pensaci, quanto tempo passi a "sfigurarti la faccia" per presentarti "malinconico" dinanzi all'altro per fargli pesare che hai "digiunato" sacrificando il tuo tempo, i tuoi programmi, una pizza con gli amici, la partita di calcetto, per farlo contenti? Non hai poi sperimentato di "aver ricevuto già la tua ricompensa", un timido grazie, mentre della considerazione autentica che speravi neanche l'ombra? Quante volte hai "suonato la tromba davanti a te" perché gli altri si accorgessero delle tue "elemosine"? Regali per fare colpo e sorprese strabilianti per farsi notare e amare; lavoro e studio ostentati come l'impegno in parrocchia urlato con il megafono, perché quegli sfaticati degli altri parrocchiani sentano bene e imparino come si fa; la coerenza con gli impegni presi e i servizi nella comunità, ricordati a ogni occasione per umiliare i fratelli, e le offerte con cui essere ricordati da una targa bene in vista. Come accadeva nelle assemblee delle sinagoghe, dove si raccoglievano le offerte per i poveri e chi offriva molto era invitato a sedersi in un posto d'onore, vicino ai rabbini. Ma sempre "elemosine" erano, nel senso dispregiativo che spesso si dà alla parola, intendendo il superfluo che non serve, dato per farsi belli; mai che ti sia messo davvero in gioco offrendo te stesso nel "segreto". Non avresti avuto la "ricompensa" che esigeva la tua carne, l'ammirazione e la stima pronte poi ad evaporare in un baleno. Quante "preghiere" issate su schiene diritte e imbarcate su voci impostate e possenti, incipriate di parole ricercate, sperando da esse il compimento della propria volontà, da Dio prima e dai fratelli poi. Speriamo di essere canonizzati a suon di parole, "cembali che tintinnano" come le "opere", i "digiuni" e le "elemosine" con cui cerchiamo i favori affettivi, il prestigio e la stima. Non siamo tutti così, come Narciso che stava specchiandosi quando è caduto in acqua affogando? 


Ma Gesù è innamorato dei narcisisti, perché vede oltre ciò che vorrebbero figurare l'estrema loro indigenza. Per scendere sin dentro la loro realtà ha digiunato nel "segreto" del deserto per prepararsi alla missione che il Padre gli affidava e combattere contro le insidie e le tentazioni del demonio. Si è offerto nel silenzio solitario del Getsemani, facendo "elemosina" di tutto se stesso, avendo cioè "pietà e misericordia" secondo il senso dell'originale greco  del termine, nella pura gratuità che dimentica nel momento stesso in cui si offre, proprio come se la "mano destra non sapesse che cosa fa la sinistra". Per questo oggi Gesù ci richiama a un "segreto", a ritornare alla stanza più intima, "tameion" nell'originale greco, che può significare un magazzino o una dispensa, oppure la stanza più interna, quella meno adatta ad attirare l'attenzione degli ospiti, probabilmente perché senza finestre. Chiudere la porta, e scendere laddove non vi sono finestre, e non si può scappare... Immagine di un'attitudine finalmente sincera, di colui che è rientrato in se stesso, con gli occhi e la bocca chiusi di fronte alle tentazioni della concupiscenza, in un'intimità di figli che tutto attendono da loro Padre. E' il pudore a cui siamo chiamati, il segreto intimo di una relazione che ci mostra solo al nostro Sposo nel quale siamo stati risuscitati alla vita nuova dei figli di Dio. Per questo, si digiuna come se in ogni circostanza stessimo celebrando le nozze con lo Sposo: "ci si profuma il capo e lava il viso", testimoniando al mondo la gioia di essere uniti a Cristo, ma nascondendo nel "segreto" del talamo del cuore il dono totale e il rinnegare se stessi, "perché gli uomini non vedano" e si "riceva così dal Padre la ricompensa" preparata per i suoi figli. E' dunque un digiuno che ci fa salire sulla Croce con Cristo, inchiodando la carne nella sua totalità all'amore autentico che resterà un "segreto" tra te e il Padre. Allora, nell'estrema impotenza che suppone la Croce, la nostra di ogni giorno, appariranno inconfondibili le "opere" fatte in Dio delle quali non ci si rende conto, perché vengono dallo Spirito Santo che abita in chi le compie. Per questo si può essere autentici solo nella Chiesa, dove l'indigenza è la carta d'identità dei battezzati. In un ospedale c'è poco da nascondere! E chi lo fa spreca il suo tempo, impedendo al medico di curarlo. Così è nella Chiesa, dove siamo iniziati alla fede attraverso la cura del nostro cuore malato perché orfano: "Ecco il senso profondo dell’iniziazione cristiana: generare alla fede vuol dire annunziare che non siamo orfani" (Papa Francesco). Con amore essa ci annuncia oggi l'attitudine del figlio che ha un "Padre nei Cieli", e per questo è figlio di Dio: le "preghiere" con i "digiuni" e le "elemosine" sono i segni con cui esprimiamo a Dio e ai fratelli la nostra povertà e la nostra debolezza, per implorare la fede che compia in noi le "opere" di vita eterna per le quali siamo stati chiamati ad essere cristiani: "ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia" (San Pier Crisologo). Smettiamo di far sapere a tutti quello che facciamo o sogniamo di fare. Tagliamo con l'apparenza e dedichiamoci alla Verità: "Mi viene in mente una bellissima parola della prima lettera di san Pietro che in latino suona così: 'Castificantes animas nostras in oboedentia veritatis'. L'obbedienza alla verità dovrebbe ‘castificare’ la nostra anima, e così guidare alla retta parola e alla retta azione. In altri termini, parlare per trovare applausi, parlare orientandosi a quanto gli uomini vogliono sentire, parlare in obbedienza alla dittatura delle opinioni comuni, è considerato come una specie di prostituzione della parola e dell'anima. La 'castità' a cui allude l’apostolo Pietro è non sottomettersi a questi standard, non è cercare gli applausi, ma cercare l’obbedienza alla verità" (Benedetto XVI). E' nel "segreto" casto dell'intimità con Cristo, infatti, che si nutrono le relazioni adulte e compiute nella Verità che è Cristo: "si tratta della cella che c'è dentro di te dove sono rinchiusi i tuoi pensieri e dove risiedono i tuoi sentimenti. Questa camera di preghiera ti accompagna ovunque, è occulta dovunque vai, e in essa il solo giudice è Dio" (S. Ambrogio). Vuoi essere felice nel tuo matrimonio? Cura innanzitutto la relazione con Cristo! Vuoi educare i tuoi figli? Appartati spesso nella cella del tuo cuore con il Signore! Vuoi avere pace nel lavoro, a scuola, con gli amici? Non dimenticare il "segreto" del tuo cuore e cerca di restarci con il tuo Sposo. Vuoi un fidanzamento casto? Donati a Cristo! Così compiremo insieme alla Chiesa la sua missione di Madre che, unita al Padre "nel segreto" di un amore incorruttibile fatto di "preghiera, elemosina e digiuno", accoglie gli orfani e li rigenera come figli.



QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI


SINCERITA' VS SPONTANEITA'

La sincerità è spesso confusa con la spontaneità: niente freni, niente veli, dire tutto quel che passa per la testa.
La spontaneità è im-mediata, non tollera la mediazione riflessiva; è diretta, selvatica, primitiva. La spontaneità in sé non è una virtù, è solo la liberazione d'un impulso, è uno sfogo, quasi un'incontinenza.
La sincerità non s'identifica con la spontaneità, come si pensò nel '68, ma assume valore se è consapevole e riflessiva. Come la verità è rivoluzionaria sul piano politico, così sul piano soggettivo la sincerità fu considerata libertaria, liberatrice, demitizzante e dissacrante. Franco sta sia per sincero che per libero.
Da questa pseudo-sincerità sono nati due frutti, uno per affinità, l'altro per contrasto.
Da una parte è sorto il mito del coming out; tutto ciò che era coperto dall'inibizione viene allo scoperto e si fa oggetto di esibizione. Il pudore per l'intimità cede al narcisismo, con sfacciata sincerità.
Dall'altra parte, il risultato paradossale della guerra all'ipocrisia “borghese” è la nascita d'un nuovo codice e frasario dell'ipocrisia, il politically correct. Ogni ipocrisia svela un'egemonia.
La sincerità originaria si capovolge in uno stucchevole rococò della falsità che vieta l'uso di parole fino a ieri usuali e neutrali che indicano realtà evidenti ma ora ritenute sconvenienti, offensive, lesive.
In questa luce il dissenso è ridotto a una specie di peccato etico e lessicale, un reato di parola, una fobia patologica, quasi l'apologia di un crimine verso l'umanità.
Torna in altre vesti il detto: la parola è data all'uomo per nascondere il pensiero (e la realtà).

Marcello Veneziani, Alla luce del mito


Martedì della XI settimana del Tempo Ordinario

Duomo di Otranto. Adamo ed Eva rinchiusi nel cerchio di morte per aver creduto alle menzogne del serpente


αποφθεγμα Apoftegma

Nella sua morte in croce si compie 
quel volgersi di Dio contro se stesso 
nel quale Egli si dona per rialzare l'uomo e salvarlo
 — amore, questo, nella sua forma più radicale. 
Lo sguardo rivolto al fianco squarciato di Cristo, 
perché è lì che questa verità può essere contemplata. 
E partendo da lì deve ora definirsi che cosa sia l'amore. 
A partire da questo sguardo 
il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare.

Benedetto XVI










L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Matteo 5,43-48.

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.










RINATI "PERFETTI" NELL'AMORE "STRAORDINARIO" DI CRISTO CHE ABBRACCIA I NEMICI PER RENDERLI SUOI AMICI

Nella Chiesa i cristiani erano chiamati i "perfetti", perché gli imperfetti erano quelli che si preparavano a diventarlo. Allora, sei cristiano oppure no; sei "perfetto" come il tuo Padre celeste o sei imperfetto come "i pagani", non si scappa. Già, ma che significa essere perfetto? Ce lo dice oggi il Signore: "perfetto" è "chi ama i nemici". E chi è il nemico? La moglie, il marito, i figli, sì proprio i figli, i colleghi, i vicini di casa, i parenti, gli amici, quando cercano di invadere i nostri "territori" diventano nostri nemico. Quando l'altro parte alla conquista delle nostre idee, dei nostri schemi, delle nostre certezze, delle decisioni, del tempo, del denaro, dei nostri diritti. Nel mondo, infatti, si gioca una lunga partita di "Risiko". Conoscete il gioco vero? Lontano dal Paradiso funziona così, perché il serpente ci ha convinto che Dio non ci ama perché, affidandoci la missione di amare attraverso l'obbedienza, voleva solo tenerci al guinzaglio. E così ci ha illuso dicendoci che, prendendo la sua carta, saremmo potuti diventare come Dio e finalmente determinare liberamente la nostra vita. Che cioè, la nostra felicità, dipendeva dal raggiungimento dell'obiettivo da lui stabilito: distruggere l'altro o conquistare i suoi territori. Niente di strano allora se ogni giorno segna l'inizio di una nuova partita: tiriamo i dadi e dichiariamo guerra. Ma dimmi, hai vinto almeno una volta? No, vero? E' ovvio fratelli, perché il demonio ha consegnato a tutti gli stessi obiettivi e gli stessi carri armati, perché il suo scopo è quello di trascinarci con lui all'inferno, spingendoci a distruggerci mutuamente. E sai come inizia la partita? Con l'indifferenza che ti fa scivolare sui rapporti perché l'altro non è quello che pensavamo, ci ha deluso, non è capace di dare corpo, parole e gesti al nostro ideale di marito o di moglie, di padre o di madre, amico o fidanzato. Attento, perché se ti sei infilato nell'indifferenza significa che quella persona che ti è accanto è un tuo acerrimo nemico. Lo è così tanto che lo hai ucciso cancellandolo! Certo, hai provato ad amarlo, ma in realtà cercavi di raggiungere l'obiettivo del demonio, cioè conquistare e possedere l'altro, perché la felicità che cercavi era diventare come il dio che ti aveva dipinto lui. Un dio che fa ciò che vuole, riverito, compreso, adorato. E quando i tuoi limiti si sono scontrati con la differenza e i peccati dell'altro hai sperimentato la morte, ti sei impaurito chiudendoti in un cerchio nel quale vorresti difenderti, ma che invece ti avvolge come una prigione. L'obiettivo che ti aveva fissato il demonio era falso; inducendoti a ribellarti e a farti nemico di Dio ha trasformato ogni persona in un tuo nemico. E li hai uccisi per riprenderti la vita che ti hanno tolto, anche stamattina, giudicando tua moglie per esempio. 


Ma l'altro non è morto, è vivo perché fa parte di te, è agganciato alla tua carne dalla scelta e dalla elezione di Dio. L'altro, chiunque sia, è la tua incancellabile vocazione e il compimento che ti attende. Come Eva fu tratta dalla costola di Adamo, così tua moglie o tuo marito, o i tuoi genitori, i tuoi figli, sino ai parenti, ai colleghi, ai professori, ti sono consegnati da Dio come una parte di te senza la quale sei incompleto, e quindi incompiuto, "imperfetto", e per questo infelice. Anche se ti sforzi per scappare da questa realtà l'altro resta come un pezzo di te che reclama in te il suo posto! E la tua felicità sarà solo l'amore incondizionato e gratuito a quella parte di te che ti manca. E' stato creato da Dio per combaciare perfettamente con te, anche con i suoi difetti, le debolezze, le superficialità, le nevrosi, con tutto quello che ti umilia, che non si adegua ai tuoi criteri e ti ferisce, che non realizza i tuoi ideali e ti frustra; l'altro è per te anche quando ti diventa nemico. L'altro è la possibilità che Dio ci offre ogni giorno per convertirci e uscire dal cerchio di morte nel quale il demonio ci ha rinchiuso. Perché nella sua infinita misericordia Dio ha trasformato il peccato che ci ha allontanato da Lui nella possibilità di tornare a Lui e ritornare ad essere "perfetti" come quando ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Proprio i peccati hanno, per così dire, disegnato in noi le forme per aderire perfettamente alle ferite di Cristo. Quel chiodo che gli abbiamo conficcato nella mano ha scavato in Lui il nostro posto dove sperimentare il suo amore. Doveva salire sulla Croce perché doveva prendere i peccati dei suoi nemici, i tuoi e i miei. Per questo sulla Croce risplende l'amore "perfetto": Cristo ha disteso le braccia per spezzare il cerchio di morte nella quale siamo rinchiusi; è risuscitato per accompagnarci l'uno verso l'altro; e ci dona il suo Spirito di vita, nel quale possiamo perdonarci e amarci, anche quando siamo nemici l'uno dell'altro. Amare il nemico, infatti, non è una legge inventata dai cristiani, è la felicità "straordinaria" frutto dell'amore che supera l"ordinario" dei "pagani". E' la "perfezione" di un "saluto" offerto anche a chi ce l'ha con di te, la stessa "pace" che ti ha raggiunto la sera della tua Pasqua nella quale hai sperimentato il perdono e l'amore di Cristo. Per questo abbiamo bisogno che Gesù appaia ogni giorno nella nostra vita vittorioso sulla morte. E ciò accade solo nella Chiesa, dove, attraverso una seria Iniziazione Cristiana, il Signore viene a prendere dimora in noi per mezzo della fede adulta. Abbiamo tutti bisogno di una Madre che, con pazienza, ci conduca a Cristo e, attraverso i sacramenti, ci doni l'acqua dello Spirito Santo che ci fa "perfetti" come il Padre, senza cioè mancare di nulla per compiere lo "straordinario". Esso, infatti, scende "come pioggia" per giustificare gli "ingiusti", e risplende come "sole" per trasformare in "buoni" i "malvagi". A questo ci chiama oggi il Signore, per fare della nostra vita una preghiera per chi ci "perseguita", incarnando cioè in noi il Servo di Yahwè che prende su di sé i peccati dei suoi "nemici" per trasformarli in amici di Dio per l'eternità. 




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