Sabato della V settimana del Tempo di Pasqua. Commento audio





Sabato della V settimana del Tempo di Pasqua





αποφθεγμα Apoftegma

In un mondo angosciato e oppresso da tanti problemi,
che tende al pessimismo,
l'annunziatore della Buona Novella
deve essere un uomo che ha trovato in Cristo la vera speranza.

Giovanni Paolo II













L'ANNUNCIO


Dal Vangelo secondo Giovanni 15,18-21.

Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.












NELL'ARCA PER SALVARE IL MONDO

Parafrasando il titolo di un film si può affermare che "Il mondo non è un paese per cristiani". Nessun luogo di questo mondo è realmente favorevole ai cristiani. Solo una lettura sentimentale e rassicurante del Vangelo e della storia ci fa pensare che il mondo possa divenire la dimora di Cristo e dei suoi discepoliLaddove i cristiani vivono secondo il Vangelo ne diventano testimoni, ovvero martiri. Anche nei Paesi che concedono ampie libertà religiose, se la vita dei cristiani si fa autentica, la loro presenza diviene scomoda e, alla lunga, insopportabile. Laddove i cristiani sono accettati o amati significa che hanno perduto qualcosa o tutto della loro primogenitura. La Chiesa è per sua natura una profezia che illumina e scuote, un segno di contraddizione. Per questo il mondo "la odia"Esso, infatti, ama ciò che è suo, e rifiuta quello che non gli appartiene e la Chiesa, pur essendo "nel" mondo, non è "del" mondoè un anticipo di Cielo che il mondo non può accettare perché vive sotto il dominio di satana. La Chiesa è come un insetto penetrato nell'occhio, dà fastidio e deve essere rimosso perché chi si imbatte nella sua testimonianza, scopre d'improvviso la menzogna che lo tiene schiavo. E la verità, quando si rivela, per l'uomo vecchio è insopportabile



Ma guai se non vi fosse la Chiesa nel mondo! Gli uomini sarebbero inghiottiti dalle sabbie mobili della menzogna. Per questo la Chiesa è il segno dell'amore di Dio che non lascia nessuno nell'inganno. E' una sveglia che suona a ogni minuto, ricordando l'appuntamento con la verità che attende ogni uomo. La Chiesa è l'arca di Noè costruita nel bel mezzo di una pianura: annuncia qualcosa che la stoltezza piegata sul contingente non può discernere. Come quell'arca, profetizza il diluvio che svelerà la vanità del mondo, offrendo in anticipo, come segno di un amore più forte del peccato, il Legno che può salvare. I figli della Chiesa sono dunque angeli che annunciano e incarnano una notizia che stravolge e desta i cuori addormentati: la morte esiste e il peccato è la radice di ogni male, ma sono vinti in Cristo risorto! Infatti, tutto quello che accade nella vita di un cristiano accade a Cristo: "le membra autentiche e fedeli di Cristo possono dire di sé, in tutta verità, ciò che egli è, anche Figlio di Dio, anche Dio. Ma ciò che egli è per natura, le membra lo sono per partecipazione; ciò che egli è, lo è in pienezza, esse lo sono solo parzialmente. Infine ciò che il Figlio di Dio è per generazione, le sue membra lo sono per adozione" (Isacco della stella). Per questo la Chiesa "deve" essere rifiutata come il suo Signore. Perché il mondo si salvi - forse anche un figlio, un parente, un collega, un vicino di casa - "deve" vomitare il male sino all'ultima goccia, e questo deve raggiungere e uccidere e seppellire la Chiesa e i suoi figli. In India come duemila anni fa nelle province dell'Impero Romano, nel Giappone di tre secoli fa come nella Vandea della Francia rivoluzionaria, come oggi in Siria e in Iraq, come in ogni luogo dove oggi giungeremo, con il mondo, il demonio e la carne a farci guerra per provare l'autenticità della nostra fede, perché sia rivelata e offerta a tutti la Verità: anche noi crocifissi con Cristo per testimoniare e offrire al mondo il segno a cui appoggiarsi per lasciare il peccato e credere all'amore di Dio che apre il Cielo per ogni uomoPer questo i cristiani sono fanno parte, ciascuno così come è, delle "diverse specie" scelte da Dio e fatte entrare nell'Arca di Noè, immagine della comunità cristiana che raduna i poveri, gli storpi, i ciechi, i nevrotici; tu ed io... Noè significa "Giusto", ed è immagine di Cristo che chiama e unisce a sé la comunità di "giusti", ovvero "giustificati" gratuitamente, perché il mondo che "non conosce" il Messia, possa imparare a conoscerlo contemplando l'arcobaleno della sua vittoria sul diluvio di male che si abbatte ogni giorno sul mondo, in fabbrica come a scuola, nelle famiglie come nei paesi in guerra. Il mondo, infatti, è come il sepolcro nel quale fu deposto il Signore, ma dal quale è uscito vittorioso. Per questo la Chiesa nel mondo è come un'Arca che solca il diluvio senza affondare nella morte: coraggio allora, perché la tua vita nella Chiesa è più forte della morte! I matrimoni cristiani sono immagine del Cielo, fondati sul perdono che rompe le barriere dell'egoismo e del peccato, come i fidanzamenti casti, come il lavoro, lo studio, perché in ogni aspetto delle loro esistenze risplende l'arcobaleno della nuova ed eterna Alleanza nel sangue di Cristo, il destino che attende ogni uomo. 



QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI





Venerdì della V settimana del Tempo di Pasqua. Commento audio








Venerdì della V settimana del Tempo di Pasqua




αποφθεγμα Apoftegma


Se un seme del pensare potesse ardere,
non nell’amante, ma nell’amore,
potrebbe vedere la verita' piu' profonda.

Antonio Machado










Gli scienziati hanno scoperto che nel momento in cui uno spermatozoo entra nell'ovuolo e lo feconda dando inizio ad un nuovo essere umano, si sprigiona un breve lampo di luce. Ecco catturato, in un freddo laboratorio, il lampo di luce che accompagna nell'ombra il concepimento di ogni vita.









L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,12-17.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.











SCELTI E COSTITUITI IN CRISTO PER PORTARE IL FRUTTO INCORRUTTIBILE DELL'AMORE
Tranquilli: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga". Ogni nostra scelta sorge da questa "prima scelta" nella quale esistiamo. Secondo la tradizione giudaica, erano i discepoli che sceglievano il Rabbì. Come ciascuno di noi sceglie, o vorrebbe, o si illude di scegliere, la scuola, il fidanzato, il lavoro, la casa, la macchina, il film da vedere, che cosa mangiare, come vestirsi. Al centro della vita ci siamo noi, con il bagaglio di criteri e gusti che abbiamo accumulato; e identifichiamo la libertà con il poter scegliere in completa autonomia tra le diverse opzioni che ci presenta la vita. Spesso le passioni ci acciuffano e si impadroniscono di noi rendendoci schiavi dei loro impulsi e istinti. Ma assumiamo anch'esse nella grande famiglia della nostra libertà, magari definendole come la loro più completa espressione. Tuttavia, ci imbattiamo con un momento della nostra vita nella quale non abbiamo potuto esercitare alcun tipo di libertà. E si tratta del momento decisivo: la nascita, o, più correttamente, l'istante nel quale il seme di nostro padre ha trovato accoglienza nell'ovocita di nostra madre ed è apparso quello zigote che siamo stati tu ed io. Prima di quell'istante nessuno di noi esisteva, nessuno ha scelto di essere lo spermatozoo più forte della frotta che tentava di guadagnare l'ovocita al cui Dna donare il proprio. Nessuno di noi ci ha messo nulla, semplicemente eravamo in quel seme lì e in quell'ovocita lì, punto. E siamo apparsi in questo mondo, uno zigote impercettibile, quarantasei cromosomi che contenevano tutto quello che ci avrebbe caratterizzato, il profilo del naso, il disegno della bocca, il timbro della voce, compresi i difetti. Ci siamo poi impiantati nell'utero di nostra madre attraverso il tessuto che tappezza la sua superficie interna, l'endometrio, in un "dialogo biochimico" affascinante nel quale abbiamo messo a frutto la prima cosa imparata, l'amore per il quale i nostri genitori si sono uniti dandoci la vita: da subito abbiamo cominciato ad offrire qualcosa di noi, secernendo le sostanze necessarie all'impianto dell'embrione per unirle a quelle rilasciate dall'endometrio di nostra madre, altrettanto necessarie. Chimica d'amore che rivela l'identità originaria che ci caratterizza: siamo, per natura, un dono, inscritto nel dono più grande che ci ha generato; la nostra vita, sin dalle prime luci dell'alba, è stata donare come abbiamo ricevuto in dono, amare come siamo stati amati. L'avverbio "come", "kathós", che appare nel Vangelo, in greco non esprime solo un paragone, ma anche il fondamento e l'originel'amore di Cristo è norma e fondamento di ogni amore. Si potrebbe tradurre anche: "per il fatto che io vi ho amato così, che siete stati chiamati dentro questo mio amore concretissimo, amatevi anche voi con questo amore dal quale siate stati chiamati e costituiti, nel quale esistete; lasciate che l'amore che ho effuso in voi, con il quale vi faccio vivere, e alzare la mattina giunga all'altro, chiunque esso sia". 


Come all'origine della nostra vita biologica non vi e' alcuna scelta da parte nostra, così all'origine della nostra chiamata ad essere cristiani - ovvero di Cristo, suoi discepoli - non esiste alcuna nostra opzione. E' qualcosa di grande, di forte, di scandalizzante. Alcuni potrebbero obiettare che stando così le cose non esiste libertà, esattamente come non siamo stati liberi di nascere o meno. E infatti molti maledicono il giorno in cui sono nati, sino a togliersi la vita; oppure divorziano, abbandonano il sacerdozio, la scuola, il lavoro, anche i figli. Ma la prospettiva del Vangelo è molto diversa. E' la prospettiva dell'amore. Esso è sempre la più grande manifestazione della libertà autentica, capace di donare tutto, anche la propria vita. Le parole di Gesù ci spingono a risalire la corrente della nostra storia dal momento presente alla sua origine laddove e' stata deposta la nostra elezione, e ancor più indietro, sino all'origine della storia dell'umanità, alla sua creazione. In essa è inscritta e prefigurata la nostra origine e quindi la chiave della nostra identità. Dio ha creato tutto per amore, ciascuno di noi è stato creato per il suo amore, del quale l'unione sponsale dei nostri genitori è immagine e somiglianza. Alla nostra origine vi è l'amore, e quindi la libertà più grande. Essa è inscritta in noi, nel nostro spirito come nella nostra carne, nel cuore come nelle cellule. E' la libertà che spinge a donarsi e che fa superare ogni confine; è quella che percepiamo quando inizia qualcosa, qualsiasi cosa: al principio di una storia affettiva, di un fidanzamento, di un matrimonio, come di un'amicizia, alle soglie di un'impresa che ci appassiona, di studio, di lavoro, di svago, vi à sempre quell'ansia di infinito, quell'entusiasmo che ci farebbe spaccare il mondo. E' quanto descrive splendidamente Peguy: 

    Tutto quello che comincia ha una virtù che non si ritrova mai più.
Una forza, una novità, una freschezza come l’alba.
Una giovinezza, un ardore.
Uno slancio.
Un’ingenuità.
Una nascita che non si trova mai più.
C'e' in quello che comincia una fonte, una razza che non ritorna.
Una partenza, un'infanzia che non si ritrova, che non si ritrova mai più.

Ora la piccola speranza
E' quella che sempre comincia.
Quella nascita
Perpetua
Quell'infanzia
Perpetua.
Per sperare, bimba mia, bisogna essere molto felici.

La speranza dell'inizio che scaturisce da una grande felicita' è il volto della libertà che si fa amore, dedizione, dono. Chi si sente costretto ad amare la propria ragazza? O il proprio marito, o il proprio figlio? Chi non si sente libero nell'affaticarsi in un allenamento che prepara ad una partita decisiva? Chi si vede sottrarre la libertà nell'affrontare notti di studio in vista dell'esame che schiude le porte all'avverarsi del sogno di una vita, quello di diventare un medico, un ingegnere, un cantante d'opera? Non si sente libero solo chi non ama. Ecco, all'inizio, all'origine della vita vi è un ardore, una freschezza, una razza che poi, purtroppo, lasciamo cadere tra le pieghe dell'egoismo e dell'utilitarismo, magari per le ferite sofferte, per le delusioni, per le sconfitte. Per questo oggi il Signore ci annuncia ancora una volta la verità invitandoci a guardare alla nostra origine, ovvero il suo averci scelti e chiamati ancor prima di essere intessuti nel seno di nostra madre. Coraggio, sei stato amato così come saresti diventato in ogni istante della tua vita, anche se nessun occhio umano, in quell'istante, ti aveva visto e scelto; quando neanche nostra madre si era ancora accorta della nostra presenza. Alla nostra origine vi è, come una roccia indistruttibile, la gratuità dell'amore e dell'elezione di Dio, la Grazia della nostra primogenitura ad essere figli di Dio per questa generazione. Scelti per quello che siamo e non per quello che vorremmo diventare, e ditemi se questa non e' la notizia capace di cambiare l'esistenza. Siamo stati scelti con i nostri difetti, debolezze, incapacità; nessun concorso, nessun esame, nessuna rincorsa per fare innamorare qualcuno. Solo la scelta di Dio, gratuita, più forte d'ogni nostro egoismo, di tutti i nostri testardi rifiuti, delle nostre ingannate pretese di autonomia; più forte di ogni peccato. All'origine della nostra vita, come di ogni giorno vi è la sua chiamata che ci "costituisce" suoi apostoli, altri Cristo nella storia, perché "andiamo e portiamo un frutto che non si corrompa". Vivere per qualcosa di eterno, un frutto del suo amore nel quale possiamo "deporre" (secondo l'originale greco) la nostra "anima, la vita", "per gli amici". Un amore così grande che sa abbracciare ogni istante e ogni millimetro della vita, facendo di ciascuno un "principio, una nascita e un'infanzia perpetua", come uno zigote che non difende nulla ma che offre ogni sostanza vitale - il tempo, le parole, i beni - all'endometrio che li attende. In quei giorni di tanti anni fa era quello zigote lì ad incontrare quell'endometrio lì, così come oggi usciremo con la fidanzata, ceneremo con il marito e i figli, incontreremo Giovanni sulla metropolitana, ci riuniremo con i colleghi, giocheremo la partita di calcetto con gli amici. E ovunque doneremo noi stessi perché così è scritto in noi, "amici" di Cristo sin dal seno materno.




Giovedì della V settimana del Tempo di Pasqua. Commento audio


Giovedì della V settimana del Tempo di Pasqua





αποφθεγμα Apoftegma


Vivendo in Dio, dunque, non si può avere alcuna amarezza,
perché Dio è delizia, dolcezza e gioia infinita!
È questa la ragione per cui gli amici di Dio sono sempre felici!
Anche se malati, indigenti, afflitti, tribolati, perseguitati, noi siamo nella gioia.

Santa Caterina da Siena, lettera n. 165 a Bartolomea, moglie di Salviato da Lucca














L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,9-11.

Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perche' la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.











LA GIOIA DI GESU' RENDE PIENA LA NOSTRA VITA

Non è vero che non potremo mai essere felici. Siamo nati per una gioia piena, da pregustare qui ed ora, che sarà poi colmata in Cielo. Ce lo dice oggi Gesù: non ti abbattere, ho compiuto tutto perché "la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". Lo sappiamo, qualcosa in noi protesta dinanzi a questa affermazione: il dolore, soprattutto quello degli innocenti, le angosce, le pene, le malattie, l'orrore per la violenza, le cronache che ci mostrano un mondo sporcato sin dentro al divertimento e allo sport. Per questo la "gioia" che Gesù ci promette finisce con il sembrarci un'utopia. Fateci caso, in questa società non c'è spazio per la gioia; tutti adirati, indignati, impegnati solo per ottenere giustizia e per fuggire ogni sofferenza. Il piacere a tutti i costi è l'unica forma di felicità consentita... Ma Gesù oggi ci parla di un'altra gioia, ben diversa da quella effimera del mondo: la "sua gioia", sorella della "sua pace". Una gioia che non si è assopita neanche sul Calvario, la gioia crocifissa, l'unica piena e incorruttibile, perché non dipende dalle circostanze, dal piacere, dal realizzare progetti e ideali, dalle buone relazioni con gli altri, dalla propria soddisfazione. Una gioia che non ci appartiene, e che ci deve essere donata. Essa, infatti, coincide con la volontà di amore e salvezza che Dio ha per ogni uomo. E' dunque la gioia di chi si sente amato da Gesù nello stesso amore con il quale il Padre ama il Figlio. E come lo ama? Donandogli tutto, senza riserve. Ogni cosa del Padre è del Figlio, e tra queste il suo potere sulla morte. Ascolta: Gesù ci ama di questo identico amore, facendoci partecipi di tutti i suoi beni: "Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro. Tutto é vostro, e voi siete in Cristo e Cristo è di Dio" (1Cor 3,22). Siamo coeredi di Cristo, figli nel Figlio, nulla ci può più fare paura, anzi; proprio se partecipiamo delle sue sofferenze gusteremo già oggi la "sua gioia". Lo stesso potere sulla morte ricevuto da Gesù, infatti, è consegnato e affidato ai suoi discepoli: anche in noi vi è una sorgente inesauribile di vita che ci fa camminare sulle acque della morte. Come una luce per il mondo, possiamo avere relazioni stabili e autentiche perché l'amore riversato in noi è così sovrabbondante da renderci immuni a qualunque tradimento, rancore, gelosia. Ne soffriamo certo, non siamo mica angeli, gli schiaffi ci feriscono, ma non perdiamo la pace e la gioia. 


Non è stupendo? Tutto possiamo in Colui che ci dà forza. Lui è vivo in noi, e proprio nella nostra totale debolezza compie prodigi. Allora anche oggi in ufficio, in famiglia, ovunque siamo chiamati a "custodire i suoi comandamenti" come l'opera reale e concreta del suo amore. E' un segreto essenziale per vivere nella Pace: proprio "custodendo" la gioia del suo amore possiamo sbarrare la strada ai tanti pensieri malvagi e tristi che tentano di corrompere la nostra anima; la "tristezza secondo il mondo", infatti, che crediamo derivare dal non essere amati, compresi, rispettati e considerati, è sempre frutto del peccato generato dall'incredulità. Per questo, la "prima e massima preoccupazione" di San Francesco d'Assisi, "è stata il possedere e conservare sempre all’interno e all’esterno la gioia spirituale. Egli affermava che se il servo di Dio si sforza di possedere e di conservare la gioia spirituale interiore e esteriore che procede dalla purezza del cuore, non potranno fargli alcun male i demoni, costretti a riconoscere che “Poiché quel servo di Dio conserva la sua pace nella tribolazione quanto nella prosperità, non possiamo trovare nessun accesso per nuocere alla sua anima”. Così, nella storia di ogni giorno, in mezzo a quello che vivrai oggi, la gioia si fa "piena", perché in essa si compie la pienezza dell'amore di Gesù. E' tutto pronto, ma è anche vero che possiamo rifiutarlo, chiudendoci in un orgoglio stolto e insipiente. Per questo, "osservare i comandamenti" è già una Grazia! E' la vita nuova che si manifesta in chi ha ricevuto un cuore e uno Spirito nuovi: "Devi divenire amore, guardando l’amore di Dio, che ti ha così tanto amata, non per qualche obbligo che avesse con te, ma per puro dono, spinto soltanto dal suo ineffabile amore. Non avrai altro desiderio che quello di seguire Gesù! Come inebriata dall’Amore, non farai più caso se ti troverai sola o in compagnia: non preoccuparti di tante cose, ma solo di trovare Gesù e andargli dietro!" (Santa Caterina). La "gioia di Gesù" è un dono, non implica alcuno sforzo, ma solo la stanchezza e la debolezza con cui distendiamo la mano per accoglierla. Per questo possiamo gioire d'una gioia indicibile, anche se siamo provati in ogni modo, anche se non sentiamo l'amore di Dio. Esso, infatti, è molto più di un sentimento, è carne nella carne, realtà nella realtà. Quando camminiamo crocifissi con Cristo "rimaniamo nel suo amore" perché è su quel Legno che esso si è rivelato e consegnato ai peccatori. Sotto le onde, anche le più tempestose, nel fondo del mare vi è sempre una pace infinita, immagine della "gioia piena" del suo amore riversato copiosamente in noi. Quante onde stanno sconvolgendo oggi la tua vita? Non aver paura, ma immergiti nel mare, nella storia, sino in fondo dove ti aspetta Cristo che vi si è gettato per mettere pace proprio alla radice di ogni nostro turbamento. Vedrai che, a poco a poco, tornerà la luce nel tuo sguardo, come un segno di speranza per chi ti è accanto: “Perché manifestare così la tristezza e il dolore che provi a causa dei tuoi peccati? Questo tocca Dio e te. Pregalo di renderti, per la sua bontà, la gioia di essere salvato. Davanti a me e davanti agli altri, sforzati di mostrarti sempre lieto, perché non conviene che un servo di Dio si faccia vedere con il viso triste e accigliato”. Il mondo, infatti, aspetta di vedere nei figli di Dio la gioia che non ha mai conosciuto! Tuo figlio che la cerca allo stadio, in discoteca, al pub con amici, cannabis e alcool; il tuo collega a cui è morta la moglie giovanissima e conosce solo lacrime disperate e bestemmie contro Dio; tuo marito che l'ha dimenticata stressato da mille impegni; tutti cercano in te la "gioia" che offra una ragione per vivere. Coraggio, perché la puoi sperimentare nella comunità dei discepoli, dove Cristo risorto appare accogliendoti nelle sue piaghe, nella Parola e nei sacramenti che sigillano il perdono e nutrono con la sua stessa vita. Accoglila, ed essa si riverbererà in te raggiungendo e lenendo il dolore di chi ti è accanto.