Venerdì della I settimana del Tempo Ordinario



αποφθεγμα Apoftegma

Quanto più l'uomo sta dalla parte di Dio,
tanto più egli diventa realista; 
quanto più chiari si mostrano i confini della realtà, 
tanto più chiara diventa anche la contrapposizione a ciò che è santo: 
le belle maschere del demonio non ingannano più
colui che le osserva partendo da Dio. 
Con quanta maggior forza diventa visibile e potente ciò che è santo, 
tanto meno il demonio può nascondersi.

Joseph Ratzinger, Liquidazione del diavolo












L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Marco 2,1-12.

Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». 




LA PAROLA DEL VANGELO CI RISUSCITA PER FARCI CAMMINARE CROCIFISSI CON CRISTO PER IL MONDO



Anche oggi Gesù si trova già nel punto esatto dove il demonio ci ha fatto precipitare e ci tiene inchiodati all'impossibilità di camminare verso l'altro per amarlo. Per ogni paralitico è sceso dal Cielo scoperchiando il tetto che separava l’uomo da Dio. “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati!”: per guarirci davvero, Gesù non si rivolge a un male generico ma parla a una persona concreta, al paralitico e gli annuncia il perdono dei suoi peccati. Il mistero del male e della sofferenza dell'uomo, infatti, si svela solo nel perdono. Quella Parola era sì una bestemmia, ma per la carne asservita alla menzogna del demonio. Ardeva come fuoco per bruciare le nostre bestemmie, i pensieri malvagi su Dio insinuatici dal demonio, la fonte avvelenata di ogni peccato. Allora, accettiamo di essere peccatori, e lasciamoci accompagnare dalla Chiesa, perché chi è paralizzato non ha la vita divina dentro e ha bisogno di qualcuno che lo porti a Cristo. Abbiamo bisogno della fede della Chiesa a cui appoggiarci, davanti alla quale Gesù è mosso a compiere il miracolo del perdono. Abbiamo bisogno della predicazione dei “quattro” evangelisti che, come i “quattro" uomini che portano l’infermo, scoperchia i tetti dell'orgoglio per accompagnarci nell'umiliazione della Verità sino ai piedi di Cristo. Solo il Vangelo ci strappa dall'anonimato della folla che si accalca per risuscitarci. Il perdono di Dio che possiamo sperimentare nella Chiesa attraverso i sacramenti, non è solo la rimozione del peccato; ci rialza e rigenera con il dono dello Spirito Santo per poter camminare nella vita nuova dove portare ogni giorno la croce che prima ci opprimeva e ora brilla gloriosa nell'amore di Dio che in essa sperimentiamo. Crocifissi con Cristo possiamo tornare “a casa” - in famiglia, al lavoro, a scuola, nella storia di ogni giorno - “prendendo con noi il lettuccio”, che è la memoria dei nostri peccati, la consapevolezza della nostra debolezza, e il segno dell'amore infinito di Dio. Così, la nostra vita abbracciata e trasfigurata dalla Parola di Cristo, sarà "davanti a tutti" la profezia del perdono per il mondo che "non ha mai visto nulla di simile" perché non ha mai visto Dio.


COMMENTO COMPLETO


Gesù "annunciava la Parola", ma per gli scribi era "un bestemmiatore": "perché costui parla così?". Già, perché? Gli scribi non sapevano rispondere, e noi, sapremmo rispondere oggi? Aspetta, aspetta, fermati, non intendo con il catechismo in mano, ma con la nostra vita; con fatti concreti in cui abbiamo sperimentato perché Gesù parla come se fosse Dio; con i memoriali nei quali abbiamo visto che "solo Lui può perdonare i peccati". Probabilmente ne abbiamo a migliaia. Ma forse qualcuno di noi oggi li ha dimenticati. O forse ancora non li ha. Magari si è confessato tante volte ma si sente ancora paralizzato. O forse neanche crede che si possa guarire attraverso il perdono dei peccati. Queste sono solo le favole che raccontano i preti. Comunque sia, ci ritroviamo tutti insoddisfatti, tristi, adirati con il mondo, semplicemente perché abbiamo inciampato su quelle parole scandalose di Gesù: "figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati". Una bestemmia ai nostri orecchi, un insulto ai nostri sforzi e alle nostre sofferenze. Cambia la storia e poi ti crederemo... Guardiamoci bene dentro, analizziamo le nostre relazioni, e scopriremo che sono anche nostri i "pensieri malvagi" degli scribi. Come loro abbiamo già stabilito come Dio non deve essere, e guarda caso è proprio come Lui si è rivelato nel suo Figlio, l'Agnello che si è lasciato uccidere per perdonare i peccati. Perché dire al paralitico "Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati", significa dire "figliolo, ti amo da impazzire, li ho presi io i tuoi peccati, uno per uno, e li ho inchiodati sulla Croce nella mia carne. Non ci sono più, spariti per sempre. Il morbo maligno che ti impediva di camminare, di uscire da stesso per amare ha ucciso me per salvare te. Ma io sono risorto, con questa mia carne debole come la tua ho conquistato la vita eterna per te, perché tu possa riceverla e così camminare passando oltre i limiti imposti dalla morte e il peccato. Ti ho perdonato, ho guarito il tuo cuore perché se prima in esso abbondava il peccato ora sovrabbonda la Grazia. Finalmente puoi essere te stesso, puoi amare".

Gesù ci ama infinitamente, e per questo anche oggi si trova già “nel punto” dove si cela la radice del male. Per ogni paralitico, infatti, è sceso dal Cielo scoperchiando il tetto che separava l’uomo da Dio. Per incontrare ogni paralitico personalmente nel suo luogo di perdizione: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati!”. Per guarire davvero, Gesù non si rivolge a un male generico ma parla a una persona concreta, al paralitico e gli annuncia il perdono dei suoi peccati. Come fa con te e con me. Il mistero del male e della sofferenza dell'uomo, infatti, si svela solo nel perdonoNo, Gesù non bestemmiava, anzi. La sua Parola era sì una bestemmia ma per la carne asservita alla menzogna del demonio. Ardeva come fuoco per bruciare le nostre bestemmie, i "pensieri malvagi" su Dio insinuatici dal demonio, la fonte avvelenata di ogni peccato. Allora, accettiamo di nuovo di essere peccatori, e lasciamoci accompagnare dalla Chiesa. Il paralitico del vangelo, infatti, è immagine dei catecumeni che si preparavano a ricevere il battesimo nell'iniziazione cristiana. Perché un pagano, uno che non ha la vita divina dentro, è paralizzato e ha bisogno di chi lo porti a Cristo. Gesù, infatti, è mosso a compiere il miracolo del perdono dalla fede degli amici del paralitico. Abbiamo bisogno della Chiesa che, attraverso la predicazione dei “quattro” evangelisti, simboleggiati dai “quattro uomini” che “portano” l’infermo, "scoperchia i tetti" dell'orgoglio per accompagnarci nell'umiliazione sino ai piedi di Cristo. Solo il Vangelo, infatti, ci strappa dall'anonimato della "folla che si accalca" parlando al nostro cuore per “risvegliarci” alla vita autentica “davanti a tutti”; come un segno di speranza e una profezia del perdono nel mondo che "non ha mai visto nulla di simile" perché non ha mai visto Dio. Così, anche oggi, ricreati in Cristo possiamo tornare “a casa” - nella famiglia, al lavoro, a scuola, nella storia di ogni giorno - “prendendo con noi il lettuccio”, che è la memoria dei nostri peccati e la consapevolezza della nostra debolezza abbracciata e trasfigurata dalla Parola di Cristo compiuta per mezzo dei sacramenti nella comunione della Chiesa; smetteremo allora di presumere di noi stessi, e sapremo camminare nella gratitudine, grembo fecondo di ogni annuncio del Vangelo.





Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario



αποφθεγμα Apoftegma

I quattro Evangelisti sono concordi nell’attestare
che la liberazione da malattie e infermità di ogni genere costituì,
insieme con la predicazione,
la principale attività di Gesù nella sua vita pubblica.
In effetti, le malattie sono un segno
dell’azione del Male nel mondo e nell’uomo,
mentre le guarigioni dimostrano che il Regno di Dio,
Dio stesso è vicino.
Gesù Cristo è venuto a sconfiggere il Male alla radice,
e le guarigioni sono un anticipo della sua vittoria,
ottenuta con la sua Morte e Risurrezione.

Benedetto XVI














L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Marco 1,29-39.

E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. 





PRESI PER MANO DAL VANGELO CHE, PREDICATO DALLA CHIESA, CI RISUSCITA RICONSEGNANDOCI ALLA NOSTRA VOCAZIONE DI SERVIRE NELL'AMORE


Nell'antichità la febbre era considerata un calore innaturale: non è naturale per nessuno vivere senza servire. Non siamo stati creati per galleggiare senza forze sui giorni, spossati dalla febbre che ci “distende” sul letto al pari di una tomba, come suggerisce l’originale greco. La febbre è infatti il sintomo di un'infezione che corrode il cuore e ci obbliga sul letto dell'egoismo, dove ci rifugiamo per sfuggire alle incombenze serie della vita che ci chiamano a sacrificarci e a donarla. Ma c'è la Chiesa nostra madre premurosa, che si preoccupa per noi e ne parla con il suo Signore, perché sa che spesso è molto più fecondo parlare a Dio degli uomini che non di Dio agli uomini. Come accadde per la suocera di Pietro, è necessario che qualcuno si faccia voce e grido che accompagnino Gesù al capezzale di chi nemmeno quello può fare. La Chiesa sa che la salvezza di ogni uomo si gioca nello spazio di un incontro d’amore capace di guarire gratuitamente e riconsegnare alla vita che Dio ha pensato al momento della creazione. Non a caso i verbi che descrivono il miracolo di Gesù ci riportano a Sicar, presso il pozzo di Giacobbe, dove Giacobbe incontrò Rachele innamorandosene così intensamente da riuscire a sollevare una pesantissima pietra adagiata sul pozzo e permettere così al gregge della giovane di abbeverarsi. Un midrash racconta che ciò fu possibile perché "una rugiada di risurrezione discese dai cieli su Giacobbe rendendolo coraggioso e forte. Grazie a questa potenzarotolò la pietra dalla bocca del pozzo, e le acque salirono dalle profondità, traboccarono e inondarono". In virtù della stessa potenza discesa dal Cielo come una rugiada di risurrezione - profezia di quando avrebbe rotolato la pietra del suo sepolcro - Gesù si accostò alla suocera di Pietro, la prese per mano e la fece alzare dal letto, ormai capace di servire i suoi ospiti. Il miracolo, molto più di una semplice guarigione, consiste in un cambio di natura; nella Chiesa rappresentata dai discepoli che conduce con sé, come uno sposo innamorato Gesù si accosta a noi sua sposa per sollevare la pietra che ci chiude nel peccato e risuscitarci nella sua vita che zampilla per l’eternità. Solo chi ha dentro la vita di Cristo non vive più per se stesso ma nel servizio gratuito. Per donarsi infatti, è necessario essere liberi come Lui, che non si trattenne nel luogo dove tutti venivano a "braccarlo", secondo l’originale greco, lo stesso verbo utilizzato per l'inseguimento del Popolo di Israele da parte dell'esercito del Faraone. Come Mosé uscì dall'Egitto alla testa del Popolo, anche Gesù doveva "uscire" dalla morte sul far del mattino, per condurre l'umanità fuori dalla schiavitù del peccato. Così, perdonati e usciti con Lui dalla schiavitù del peccato, anche noi potremo servire offrendo la nostra vita a chi, in noi, “bracca” l’amore autentico che non ha mai incontrato, la rugiada capace di riscattare ogni vita.


COMMENTO COMPLETO


Gesù aveva fretta. In fondo l'aveva vissuta sin dal suo concepimento, quando nel seno di Maria è partito anche Lui per "raggiungere in fretta" Elisabetta. E' la fretta dello zelo per la pecora perduta che traspare in questo primo capitolo del vangelo di Marco nel quale l'inciso "subito" è ripetuto ben otto volte. Non c'è tempo da perdere, perché il demonio non riposa mai e non risparmia nessuno. Gesù lo sa, e per questo "subito, uscito dalla sinagoga, si recò in casa di Simone e Andrea, con Giacomo e Giovanni". Il suo zelo trascina i primi discepoli nell'urgenza del suo muoversi; è come se li mettesse in un altoforno che non si ferma mai, per trasformarli in pescatori di uomini attraverso la partecipazione al suo zelo. Magari i seminari fossero degli altiforni alimentati senza sosta dallo zelo per l'annuncio del Vangelo... Non è stata questa la formazione impartita da Gesù ai suoi discepoli? Entrare ed uscire con Lui dalle sinagoghe, dai villaggi, dalle case, realizzando nella missione il suo Mistero Pasquale, ovvero l'entrare nella morte per uscire nella risurrezione. Perché Gesù era attirato dal dolore dell'umanità. Lui era il Servo di Yahwhè venuto nel mondo per caricare su di sé ogni sofferenza, malattia e peccato. Aveva fretta di entrare a casa di Simone perché la febbre di sua suocera stava bruciando anche Lui. Abbiamo visto ieri che Gesù c'entra eccome con ciascuno di noi, nulla gli è indifferente. Sa che "inchiodati a letto" con la febbre non si può fare nulla. Nell'antichità essa era considerata un calore innaturalenon è naturale per nessuno vivere senza servire. Non siamo stati creati per galleggiare senza forze sui giorni, come chi ha la febbre alta e la spossatezza gli toglie anche la voglia di leggere, di guardare la televisione, di parlare. Non è naturale appiccicarsi alla play station, allo smartphone o al tablet per giocare, chattare, farsi di pettegolezzi e prese in giro senza alcun interesse per la vita degli altri. La febbre della suocera di Pietro è il sintomo di una malattia più profonda, di un'infezione che corrode il cuore che ci obbliga sul letto dell'egoismo dove ci rifugiamo per sfuggire alle incombenze serie della vita, quelle che ci chiamano a sacrificarci e a donare la vita. Ma c'è la Chiesa, che, come una madre premurosa, si preoccupa di noi e "ne parla con il suo Signore". E' la sua prima missione: pregare, implorare, affidare. Come diceva Santa Caterina da Siena, spesso accade che sia molto più fecondo parlare a Dio degli uomini che non di Dio agli uomini. E' una parola importante per i genitori, i catechisti, i presbiteri e gli educatori; ma non solo, lo è per tutti quelli che hanno a cuore qualcuno, il coniuge, il fidanzato, un amico. Perché ama solo chi è stato guarito, e sa che senza Cristo sono "tutti infermi e indemoniati"; come la suocera di Pietro ognuno "giace a letto", è cioè disteso nella tomba, come suggerisce il verbo greco originale. Per questo la Chiesa vive con Gesù nel suo intimo come in un "eremo", traduzione letterale del "luogo solitario" dove Egli "si ritira al mattino" per pregare. La preghiera incessante e immersa nella luce pasquale, ovvero l'intercessione ancorata alla fede, è il grembo da cui nasce ogni missione. Così ci hanno testimoniato San Giovanni Paolo II, Madre Teresa, il Curato d'Ars e la schiera innumerevole di apostoli e martiri. Ami davvero tuo figlio? Parla di lui al Padre. Senza questa preghiera la Chiesa e ciascuno di noi sbaglierà tempi e parole, rinchiuderà ogni opera nell'angusto confine della carne e dei suoi criteri, e sarà fallimento. Si tratta invece di "alzarsi", ovvero risuscitare con Cristo ogni giorno "quando" per il mondo "è ancora buio". E con Gesù intercedere facendo nomi e cognomi, perché "il giorno senza tramonto" della vittoria sul peccato e la morte giunga a tutti. Come è giunto alla suocera di Pietro. In pochi gesti di Gesù, infatti, è racchiusa la Pasqua che l'ha guarita: si "accosta", le "afferra la mano" e la "solleva". 

I verbi originali ci riportano all'incontro di Giacobbe con Rachele: mentre Giacobbe era in viaggio verso la terra dello zio Labano si imbatte in un pozzo coperto da una grossa pietra che, secondo la traduzione del Targum, per spostarla ci sarebbero voluti dieci pastori. Accanto al pozzo vi erano tre greggi e la loro bellissima pastorella, Rachele, della quale Giacobbe si innamora perdutamente. Acceso dal fuoco dell'amore Giacobbe si "accosta" alla pietra, la solleva e così riesce a far bere le greggi di Rachele. Un midrash ci racconta che ciò è stato possibile perché "una rugiada di risurrezione discese dai cieli su Giacobbe rendendolo coraggioso e forte. Grazie a questa potenzarotolò la pietra dalla bocca del pozzo, e le acque salirono dalle profondità, traboccarono e inondarono. I pastori stavano in piedi, stupefatti, perché non era più necessario il secchio per attingere". I verbi che compaiono nella versione greca della LXX e del brano odierno del vangelo coincidono: come Giacobbe si è chinato sulla pietra per sollevarla, così Gesù si accosta alla suocera di Pietro per afferrarla con forza e tirarla su. In entrambi i casi la stessa potenza discende dal Cielo come una rugiada di risurrezione, profezia di quando Cristo avrebbe rotolato la pietra del suo sepolcro. Dunque, la suocera di Pietro è stata guarita dall'amore di Cristo per l'umanità schiantata dalla febbre che diventa potere sulla morte. E come accadde a Giacobbe che per sposare Rachele ha servito suo padre Labano per lunghi anni, così per la suocera di Pietro il frutto della risurrezione è stato il servizio, la diaconia, l'amore gratuito con cui si è donata a Gesù e ai suoi fratelli. Il miracolo, infatti, è molto più di una semplice guarigione, consiste in un cambio di natura: Gesù si accosta a ciascuno di noi per sollevare la pietra che ci chiude nel peccato e risuscitarci perché non viviamo più per noi stessi ma spendendo la vita per "servire". Altro che moralismi e sentimentalismi, scelte e decisioni. Tutto si gioca nello spazio di un incontro d'amore: all'origine della missione della Chiesa e della vita di ogni cristiano vi è l'esperienza della suocera di Pietro, ovvero l'essere stati guariti gratuitamente, senza neanche aver chiesto nulla. Solo dopo, come un frutto maturo, ci si potrà mettere a servizio di Cristo e della Chiesa. Perché per servire è necessario essere liberi come Gesù che non si trattiene nel luogo dove "tutti" vengono a "cercarlo", un verbo questo che nel vangelo di Marco ha una connotazione negativa. La traduzione italiana resa con "si misero sulle sue tracce" non ci aiuta a capire. L'originale dice che "lo braccavano", e si tratta dello stesso verbo utilizzato per l'inseguimento del Popolo di Israele da parte dell'esercito del Faraone. Allora capiamo che cosa voleva dire Gesù quando ha risposto ai discepoli: "Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono uscito!". Voleva illuminare il carattere profetico di quell'atteggiamento. Come Mosè uscì dall'Egitto alla testa del Popolo, anche Lui doveva "uscire" dalla morte sul far del mattino, per condurre l'umanità fuori dalla schiavitù del peccato. E come Mosè aveva ammutolito i sapienti del faraone con segni e prodigi, così Gesù faceva tacere il demonio con i suoi miracoli. Non era satana, infatti, che doveva riconoscere Gesù. Lo avrebbe fatto a modo suo, mentendo e capovolgendo la realtà. Gesù non era il Messia che il demonio avrebbe "confessato", un ribelle come lui, un ideologo rivoluzionario e romantico. Era invece il Servo di Yahwè, fatto peccato per salvare i peccatori. I miracoli erano i segni dell'amore con cui si "accostava" ai peccatori, per sanarli e chiamarli alla fede. Per questo sfuggiva alla fama e alla gloria umana, veleni mortali per la sua missione di "predicare" il vangelo sino ai più piccoli "villaggi" della Galilea, sino all'ultimo peccatore. Perché ciò che guarisce il cuore è la stoltezza della predicazione: come la "porta" della "casa di Pietro" che è l'immagine della Chiesa sulla quale può radunarsi "tutta la città" che è immagine del mondo, apre il cammino di ritorno a Dio per ogni "infermo e indemoniato". 



Martedì della I settimana del Tempo Ordinario



αποφθεγμα Apoftegma

Per quanti dèi possano fluttuare nel mondo
 - Dio è uno solo e uno solo è il Signore. 
Se apparteniamo a Lui,
tutto il resto non ha più potere,
perde lo splendore della divinità.

Card. Joseph Ratzinger










L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Marco 1,21-28.

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.



NELLA COMUNITA' CRISTIANA LA PAROLA DI GESU' METTE LA MUSERUOLA ALLA BOCCA DEL DEMONIO CHE CI INDUCE A PENSARE CHE DIO NON CI AMA E NON C'ENTRA CON NOI


Per riuscire a rubare i figli a Dio, il demonio sparge menzogne su di Lui e sulla storia per insinuare in essi il dubbio circa la sua autorità: "perché devi lasciare che sia un altro a decidere per te?". Già, perché qualcuno deve limitarmi o togliermi la libertà? E' uno spirito impuro che, prendendo spunto dalle situazioni difficili e dolorose, sporca lo sguardo inquinandolo alla fonte affinché non veda più l'amore di Dio, dimentichi le ragioni per lodarlo e quindi se ne separi. Se accolta, la menzogna del demonio ci seduce per possedere la mente e il cuore, e spingerci a giudicare tutti secondo la sua ispirazione, perché non possiamo continuare ad essere frustrati. Dai su, questo Dio non può volerlo... Per questo, quando Gesù di sabato entra nella sinagoga, quando cioè insegna con autorità durante le liturgie, con la predicazione e il Magistero, crediamo che venga a rovinarci e induriamo il cuore. Invece nella Chiesa la Parola di Gesù ha l'autorità per comandare agli spiriti impuri e questi gli obbediscono, compiendo l’esorcismo di cui abbiamo bisogno: la predicazione della sua Parola è l’unica in grado di smentire la menzogna del demonio, perché lo fa svelando l’amore di Dio seminato in ogni millimetro della storia dell’umanità, in ogni secondo della nostra vita. E' falso che non abbiamo niente a che fare con Dio. Apparteniamo a Lui e non a satana! Solo l'annuncio del Vangelo di Cristo che ha dato la vita per liberarci e ricondurci al Padre può gridare al demonio: “Taci! esci da quest'uomo”. Letteralmente "ti metto una museruola", quella della Verità che serra la bocca menzognera che parla nel nostro cuore. E questa sì che è una rovina, ma per l'uomo vecchio; strazio e grida dell’orgoglio che non vuole lasciare il suo posto. Per questo così spesso ci irrigidiamo e vorremmo dire e diciamo basta a Dio. Ma proprio tante ribellioni e crisi sono il segno che la Parola di Cristo ci ha raggiunti, colpiti e affondati. Si tratta solo di avere pazienza, con noi stessi e con chi ci è accanto, sino a che l'uomo vecchio non sia sepolto con Cristo e con Lui rinasca il nuovo, umile, obbediente, che ama gratuitamente e genera stupore nel mondo, il primo passo verso la salvezza.

COMMENTO COMPLETO

Con il brano di oggi siamo invitati ad entrare con Gesù in una sua giornata tipo per capire il cuore della sua missione: strappare gli uomini al regno di satana per ricondurli al Regno di Dio. La battaglia iniziata nel deserto e proseguita in Galilea si sarebbe compiuta sul Calvario, dove avrebbe sconfitto il nemico di Dio con l'umiltà di un Agnello. Il demonio sapeva che Gesù era "il Santo di Dio" venuto per “rovinarlo”. Ma rovinare che cosa? Il suo piano di distruzione dell'umanità, la sua volontà di farci precipitare all'inferno dove lui è condannato per l'eternità. Per riuscire nell'impresa e rubare i figli a Dio, doveva toglierGli autorità e credibilità. Doveva insinuare il dubbio nelle sue creature, così che fossero loro a ribellarsi e tagliare con il Creatore. Ed è proprio quello che fa con tutti noi, spargendo menzogne su Dio e sulla storia. Il demonio, infatti, è' uno “spirito impuro” perché mira a sporcare lo sguardo inquinandolo alla fonte; e uno sguardo macchiato non vede più l'amore di Dio, smarrisce le ragioni per lodarlo e quindi se ne separa. Ci aspetta nei pressi dell'albero della conoscenza del bene e del male, pronto a ingannarci per iniettarci il veleno nel cuore: "perché devi lasciare che sia un altro a decidere per te?". Già, perché qualcuno deve limitarmi o togliermi la libertà? Ma questa domanda non sorge dal nulla, non è naturale come potremmo pensare. Non è dovuta alle circostanze avverse, alle ingiustizie subite, agli atteggiamenti degli altri. Il demonio, infatti, essendo il "più astuto" di tutti, aveva già in precedenza provveduto ad avvelenare il pozzo: "È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?" (cfr. Gen3). Queste parole si riflettono in quelle indirizzate a Gesù nella sinagoga: "io so chi tu sei!", so che sei il Santo di Dio e vuoi "rovinarmi", perché Dio è geloso della sua creatura, non vuole che sia come Lui... Per questo attenzione, dietro ad ogni rivendicazione c'è sempre un rifiuto della realtà causata da una visione distorta di essa. Un adolescente che esige di rientrare a casa all'ora che vuole è un ingannato. E per questo ti risponde dicendoti le stesse parole che i demoni avevano rivolto a Gesù: "che c'entri con me? Mi vuoi rovinare la vita?", sottintendendo che tu hai già cominciato a rovinargliela. E' vero che Dio ha detto... Come dire, ti ha già limitato e rovinato... quindi ribellati, fatti da solo la vita. Il demonio fa sempre così: prima ritocca con il photoshop il panorama della tua vita, il tuo fisico, la tua famiglia, quel fatto e quell’altro; poi ti mostra la sua opera insinuandoti che la causa di tutto sia Dio; quindi ti spinge a rifiutare la storia e a ribellarti ritoccandola per farla diventare come più ti piacerebbe. Ma succede che più picconate o colpi di scalpello dai, più la vita diventa brutta e invivibile. Il divorzio? Non ha cambiato nulla, anzi, tutto più difficile, e il dolore procurato ai figli, così profondo che non bastano tutti i regali del mondo a lenire. La causa avviata con tuo cognato? Giace da anni in tribunale e intanto la tua famiglia si sta sgretolando seppellendo perfino il rapporto con tua madre. La dieta? Sono ormai mesi che ti strazi il corpo senza riuscire a piacerti, anzi; sei sempre più nervosa e isterica con tutti, il fidanzato non ti sopporta più e le amiche non ne parliamo.

Ecco, ormai siamo “posseduti” dal demonio, proprio come "l’uomo" incontrato da Gesù. Non c’è bisogno di pensare ai film sugli esorcisti. Basta guardarci oggi: satana ci ha ingannato così bene da tenerci legati come cani al guinzaglio. I criteri e i pensieri mondani sono così radicati e talmente mimetizzati da sembrare addirittura secondo la volontà di Dio. Usiamo il suo nome come satana, pervertendone i suoi insegnamenti. E giudichiamo tutti secondo l’ispirazione avvelenata dal demonio, ma siamo convinti che sia giusto così, ci stanno limitando, attentano alla nostra personalità, non possiamo continuare ad essere frustrati; questo Dio non può volerlo... Per questo, quando Gesù “di sabato entra nella sinagoga” ci da’ fastidio. Quando “insegna con autorità” durante le liturgie, attraverso la predicazione e la proclamazione della Parola, induriamo il cuore perché pensiamo che venga a “rovinare” quello che stiamo cercando di costruire. Gesù però sa che il nostro problema non è la ribellione, ma il veleno che il demonio ci ha iniettato prima. Per questo non giudica nessuno! Sa che siamo malati, e ci vuole guarire purificando la fonte dei nostri atteggiamenti malvagi. Ma lo può fare solo Lui. E’ inutile ricorrere agli uomini, non possono nulla contro gli inganni del demonio. E’ necessaria la sua “autorità” che lo rende così diverso dagli “scribi”. Gesù, infatti, non parla in nome di Dio, come loro; Lui è Dio, e per questo può rivolgersi in prima persona e “comandare persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. L’esorcismo di cui tutti abbiamo bisogno è quindi l’ “insegnamento nuovo, dato con autorità” da Gesù, ovvero l’annuncio del Vangelo! La sua Parola predicata dal suo Corpo che è la Chiesa, l’unica in grado di smentire la menzogna del demonio, perché lo fa svelando l’amore di Dio seminato in ogni millimetro della storia dell’umanità, in ogni secondo della nostra vita; perché annuncia Cristo crocifisso per i peccatori e risorto per la loro giustificazione. Cristo che scende con autorità sino al cuore e lo guarisce: “Taci!” grida al demonio, letteralmente "ti metto una museruola", ovvero la Verità che esce dalla mia bocca per chiudere la tua. “Smetti di ingannare interpretando con malizia gli eventi. E’ falso quello che dici! Il Padre ha creato ogni uomo come un prodigio, la morte l’hai portata tu tra gli uomini, con la tua menzogna piena di superbia. Taci ora, ed esci da lui”. E in questo uscire del demonio c’è tutta la “rovina” dell’uomo vecchio. E quando un edificio crolla non è come una gita fuori porta… E’ “strazio e grida” dell’orgoglio che non vuole lasciare il suo posto. Quanta difficoltà per umiliarci e chiedere perdono, vero? Quando le labbra sembrano sigillate con il fuoco e pesanti come macigni. Una vita a giudicare, e ora? Mi dovrei consegnare come un agnellino? Sì, perché è falso che “non abbiamo niente a che fare” con Dio. Apparteniamo a Lui e non al demonio! I battesimo ci ha fatto morire e risorgere con Cristo: per questo, anche se per amare occorre lasciarsi crocifiggere, la morte non è la nostra “rovina”, ma quella del demonio! E’ il passaggio, la Pasqua, alla felicità vera che è la libertà di donarsi senza riserve, l’anticipo del paradiso già qui, ora. La vita eterna da testimoniare al mondo schiavo del demonio perché si chieda: “che cos’è questo?”. Siamo chiamati a generare lo "stupore" nelle persone, per aprirle alla domanda cruciale: "il Cielo dunque esiste davvero?", alla quale rispondere con l'annuncio del vangelo, il primo passo verso la fede.