Il demonio, nessun altro, si trovava dietro la videocamera quella sera; è lui il regista oscuro del gesto agghiacciante di Pietro Maxymilian che si è gettato nel vuoto trascinandovi Alessandra, la sua ex fidanzata... (LEGGI TUTTO)







2 ottobre. Santi Angeli Custodi




Oggi si è adempiuta questa scrittura 
che voi avete udita con i vostri orecchi
το κήρυγμα Il Kèrygma






Il più grande dei comandamenti, il più grande nel Regno dei Cieli... Chi seguiva e si avvicinava al Signore non aveva molta fantasia. Come il cuore di ciascuno di noi, monotono e sempre in cerca di qualcosa per cui appassionarsi, risultati, misure da esibire, cifre e numeri a stabilire il perimetro della propria presenza: più "conti" e più sei grande, e addio paura della fine... Dietro a questa frenesia di sapere chi e che cosa sia il più grande, si cela infatti l'interrogativo al quale nessuno sa rispondere: esiste il Cielo o finisce tutto qui? Gesù ci conosce e così, invece di rivelare chi sia il più grande, indica un cammino e una soglia che annunciano l'unica risposta che conta: il Cielo esiste, e possiamo entrarvi. Ma occorre convertirci e abbandonare i criteri adottati sinora. Eh sì, perché nel Regno dei Cieli si entra solo se si diventa tanto piccoli da passare inosservati. Impossibile, perché siamo in ricerca perenne di affetti, gratificazioni e stima che ci "ingrassino" al punto che nessuno ci possa togliere dalla scena, neanche con una gru... E invece è proprio una gru a prenderci dal centro dell'attenzione secondo il mondo per metterci "in mezzo" secondo Dio. "In mezzo", cioè crocifissi, come Cristo che è stato innalzato "in mezzo" a due ladroni. Forse non lo sospettiamo, ma la miglior cura dimagrante è digiunare con Cristo sulla Croce. Altro che jogging e palestra, l'unico fitness club che ha risultati garantiti nel tempo è il Golgota. Solo qui, infatti, si sale sulla Croce e vi si distendono le braccia, gli unici esercizi che fanno davvero dimagrire dalla superbia. Non devi neanche cercarlo, è a casa tua, in famiglia. Lo trovi in ufficio, a scuola, ovunque. Niente quote associative, è tutto gratis, perché il personal trainer è proprio personal, ti insegna tutto facendo ogni esercizio con te. Anzi, lo fa in te, diventando la tua mente, il tuo cuore, le tue mani, le tue gambe. Certo, sul Golgota c'è sempre l'invidioso che non vorrebbe vederti dimagrire. Il demonio è lì per spingerti a lasciar perdere. Per questo Dio ha provveduto per noi dei bodyguard invincibili. Come dei buttafuori sanno allontanare ogni intrusione malvagia, inganni e pericoli. Sono gli Angeli Custodi, "ministri della divina premura per ogni uomo. Dall’inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione" (Benedetto XVI). Confessiamolo, ci pensiamo poco, pochissimo, forse mai. Pregarli poi.... Da bambini forse pregavamo come ci aveva insegnato la mamma: "angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla Pietà Celeste". Ma avete colto la profondità di questa preghiera? Illumina la volontà di Dio per la mia vita, istante dopo istante; custodisci ogni mio pensiero e sguardo, le mie labbra e le mie membra perché non si pieghino al male; reggi il mio corpo perché non cada in peccato; governa la mia vita perché non scelga il male ma sempre il bene. Perché temere allora? Accanto agli apostoli, gli angeli della Chiesa terrestre che ci accompagna, ci sono gli angeli custodi che ci proteggono con amore. Esistono davvero, possiamo parlarci, invocarli, confidarci con loro in piena fiducia. Il Vangelo ci annuncia, infatti, che essi ci vedono già in paradiso, per questo possono accompagnarci lungo il cammino di ritorno a casa, quello che passa per il Golgota e ci fa dimagrire. Come sul Moria, essi vedono sempre l'Agnello che si è immolato per noi, e fermano la mano di Abramo levata per sacrificarci; il Padre li invia proprio perché sanno quello che è scritto sul suo volto, conoscono la sua volontà: ci conducono nella fede di Abramo, della Chiesa, ci legano alla volontà di Dio come Isacco, perché in noi si dia la Pasqua di Cristo. Sanno persuaderci come fecero con il figlio prodigo, ricordandoci la nostra dignità; ci custodiscono distogliendoci dalla menzogna dell'orgoglio, perché nessuno di noi abbia più a disprezzarsi. Sono custodi dell'opera di Dio in ciascuno, la difendono dalle menzogne demoniache che ci vorrebbero spingere a rifiutare la storia che il Padre ha preparato per noi. Ciascuno ha un angelo "personale", che, oltre a proteggere i nostri passi dai pericoli per l'incolumità fisica, è il messaggero che ci custodisce annunciandoci la Buona Notizia. Possiamo stare tranquilli, gli angeli custodi "non possono essere sconfitti né sedotti e tanto meno sedurre, essi che ci custodiscono in tutte le nostre vie. Sono fedeli, sono prudenti, sono potenti. Perché trepidare? Soltanto seguiamoli, stiamo loro vicini e restiamo nella protezione del Dio del cielo" (San Bernardo).





L'ANNUNCIO
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». 
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
(Dal Vangelo secondo Matteo 18,1-5.10)





Il più grande dei comandamenti, il più grande nel Regno dei Cieli... Chi seguiva e si avvicinava al Signore non aveva molta fantasia. Come il cuore di ciascuno di noi, monotono e sempre in cerca di qualcosa per cui appassionarsi: risultati, misure da esibire, cifre e numeri a stabilire il perimetro della propria presenza; più "conti" e più sei grande, e addio paura della fine... Dietro a questa frenesia di sapere chi e che cosa sia il più grande, si cela infatti l'interrogativo al quale nessuno sa rispondere: esiste il Cielo o finisce tutto qui? Gesù ci conosce e così, invece di rivelare chi sia il più grande, indica un cammino e una soglia che annunciano l'unica risposta che conta: il Cielo esiste, e possiamo entrarvi. Ma occorre convertirci e abbandonare i criteri adottati sinora. Eh sì, perché nel Regno dei Cieli si entra solo se si diventa tanto piccoli da passare inosservati

Impossibile. In ricerca perenne di affetti, gratificazioni e stima che ci "ingrassino" al punto che nessuno ci possa togliere dalla scena, neanche con una gru... E invece è proprio una gru a prenderci dal centro dell'attenzione secondo il mondo per metterci "in mezzo" secondo Dio. La carne e il demonio che ci spingono a brigare per attirare l'attenzione ci sbattono sì "in mezzo", ma come l'adultera, per essere seppelliti sotto i sassi di un'inappellabile condanna. Per questo 
la gru è l'unica salvezza: ci strappa dalla morte che meritiamo, dal divorzio, dalla fine di un'amicizia, dalla rottura con i figli, dalla disperazione e dalla frustrazione; essa, infatti, è la Croce dove il Signore si è fatto mettere "in mezzo" proprio dove era stata trascinata la peccatrice. Proprio dove siamo noi, gonfi di orgoglio. E lì ci abbraccia, come una madre fa con il suo bambino, ci attira a sé con il gancio delle sue mani trafitte d'amore, per catapultarci in una vita nuova. Non solo ci salva perdonandoci, ma ci "mette in mezzo" con Lui per strappare a nostra volta i tanti peccatori a cui siamo inviati. 

Forse non lo sospettiamo che la miglior cura dimagrante è digiunare con Cristo sulla Croce. Altro che jogging e palestra, l'unico fitness club che ha risultati garantiti nel tempo è il Golgota. Solo qui, infatti, si sale sulla Croce e vi si distendono le braccia, gli unici esercizi che fanno davvero dimagrire dalla superbia. Non devi neanche cercarlo, è a casa tua, in famiglia. Lo trovi in ufficio, a scuola, ovunque. Niente quote associative, è tutto gratis, perché il personal trainer è proprio personal, ti insegna tutto facendo ogni esercizio con te. Anzi, lo fa in te, diventando la tua mente, il tuo cuore, le tue mani, le tue gambe.

Sino ad oggi forse ci abbiamo provato, anche con vari metodi religiosi. Un corso biblico, l'impegno in qualche attività, ritiri spirituali e molto altro. Molte altre risorse che la Chiesa ci mette a disposizione. Ma non ci sono bastati. Hanno acceso un desiderio di umiltà e verità, la speranza di una vita nuova, ma non si può pensare di andare in autostrada solo con la spinta del motorino di accensione. Occorre mettere la prima, poi la seconda, fino alla quinta. Si deve riempire il serbatoio di benzina, e bisogna saper guidare, perché potrebbe piovere, e gli imprevisti sono sempre dietro l'angolo. Fuor di metafora, se abbiamo tentato molto raccogliendo poco, probabilmente è perché, nel fondo, lo abbiamo fatto da soli, confidando nei nostri propositi. Ma da soli non si va da nessuna parte. Al Regno dei Cieli si arriva con i fratelli, camminando con un Popolo e guidati dalla Chiesa.




L'uomo, infatti, "nel suo amore verso il bene, è indebolito da molte passioni che si trovano nella sua anima. E' quindi necessaria all'uomo la custodia degli angeli" (San Tommaso d'Aquino). Il loro sguardo è fisso sul volto del Padre nel quale riconoscono il riflesso di ogni suo figlio. E chi sono questi angeli? Innanzitutto gli apostoli che ci annunciano il vangelo e i pastori che ci custodiscono nel cammino di fede. Poi sono i fratelli che ci amano davvero, che hanno a cuore il nostro bene, e ci rimproverano, ammoniscono, incoraggiano.

Ma anche loro non bastano; potrebbero distrarsi, o anche sbagliare; sono uomini, assistiti dallo Spirito Santo, ma pur sempre uomini. S
ul Golgota c'è sempre l'invidioso che non vorrebbe vederti dimagrire. Il demonio è lì per spingerti a lasciar perdere. Per questo Dio ha provveduto per noi dei bodyguards invincibili. Come i buttafuori sanno allontanare ogni intrusione malvagia, inganni e pericoli, ventiquattro ore su ventiquattro. Sono angeli custodi che ci proteggono oltre le capacità umane. In tutto. Essi sono "ministri della divina premura per ogni uomo. Dall’inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione" (Benedetto XVI). 


Confessiamolo, ci pensiamo poco, pochissimo, forse mai. Pregarli poi.... Da bambini forse pregavamo come ci aveva insegnato la mamma: "angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla Pietà Celeste". Ma avete mai colto la profondità di questa preghiera? Illumina la volontà di Dio per la mia vita, istante dopo istante; custodisci ogni mio pensiero e sguardo, le mie labbra e le mie membra perché non si pieghino al male; reggi il mio corpo perché non cada in peccato; governa la mia vita perché non scelga il male ma sempre il bene. E si potrebbe continuare...




Perché temere allora? Accanto alla Chiesa terrestre che ci accompagna, ci sono gli angeli custodi che ci proteggono con amore. Esistono davvero, possiamo parlarci, invocarli, confidarci con loro in piena fiducia. Il Vangelo ci annuncia che essi ci vedono già in paradiso, per questo possono accompagnarci lungo il cammino di ritorno a casa: sono inviati "per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato"Come sul Moria, essi vedono sempre l'Agnello che si è immolato per noi, e fermano la mano di Abramo levata per sacrificarci; il Padre li invia proprio perché sanno quello che è scritto sul suo volto, conoscono la sua volontà: ci conducono nella fede di Abramo, della Chiesa, ci legano alla volontà di Dio come Isacco, perché in noi si dia la Pasqua di Cristo. Sanno persuaderci come fecero con il figlio prodigo, ricordandoci la nostra dignità; ci custodiscono distogliendoci dalla menzogna dell'orgoglio, perché nessuno di noi abbia più a disprezzarsi. Sì, sono custodi dell'opera di Dio in ciascuno, la difendono dalle menzogne demoniache che ci vorrebbero spingere a rifiutare la storia che Dio ha preparato per noi. Ciascuno ha un angelo "personale", che, oltre a proteggere i nostri passi dai pericoli per l'incolumità fisica, è il messaggero che ci trasmette la Buona Notizia, come Gabriele fece con la Vergine Maria. Così, nell'intimo, ci custodiscono dai pensieri malvagi che il demonio ci vorrebbe insinuare per distogliere da Dio e dalla sua volontà. 







Ecco, gli angeli custodi ci prendono per mano e ci accompagnano per aiutarci a seguire le orme di Gesù che ci conducono a perdonare e a offrire noi stessi in ogni circostanza. Sono pronti a confortarci nel Getsemani dove lottiamo ogni giorno per non fare la nostra volontà. Loro ci proteggono illuminando la verità, e ci ripetono che la nostra vita è quella di Gesù! "Amiamo affettuosamente gli angeli di Dio, come quelli che saranno un giorno i nostri coeredi, mentre nel frattempo sono nostre guide e tutori, costituiti e preposti a noi dal Padre. Ora, infatti, siamo figli di Dio. Lo siamo, anche se questo attualmente non lo comprendiamo chiaramente, perché siamo ancora bambini sotto amministratori e tutori e, conseguentemente, non differiamo per nulla dai servi. Del resto, anche se siamo ancora bambini e ci resta un cammino tanto lungo e anche tanto pericoloso, che cosa dobbiamo temere sotto protettori così grandi? Non possono essere sconfitti né sedotti e tanto meno sedurre, essi che ci custodiscono in tutte le nostre vie. Sono fedeli, sono prudenti, sono potenti. Perché trepidare? Soltanto seguiamoli, stiamo loro vicini e restiamo nella protezione del Dio del cielo" (San Bernardo).


APPROFONDIMENTI


Nel nome del Signore,
Dio d’Israel, sia
Michael alla mia destra,
Gabriel alla mia sinistra,
dinanzi a me Uriel,
dietro a me Raphael,
e sopra la mia testa
la divina presenza di Dio

(preghiera ebraica)





αποφθεγμα Apoftegma






Gli angeli hanno cura della nostra salvezza 
e la procurano con diligenza,
ma senza ansia, apprensione e fretta;
la cura e la diligenza sono espressione della loro carità,
mentre l'ansia, l'apprensione e la fretta
sarebbero contrarie al loro stato di beatitudine;
poichè la cura e la diligenza possono essere compagne della serenità 
e della pace dello spirito;
non così l'ansia, la preoccupazione, e ancor di meno,
l'angustia precipitosa.

San Francesco di Sales, Filotea, III, X.



Mercoledì della XXVI settimana del Tempo Ordinario



Seguire significa innanzi tutto consegnare la propria vita ad un altro. Nello scalare una montagna è fondamentale avere fiducia del capocordata. Seguire Gesù è rinunciare ad aprire il cammino, a decidere strategie e rotte, a prendere iniziative: è fidarsi e seguire le orme, fissare le sue spalle, il segno dell'amore che ci ha chiamati caricando la Croce. Seguire Gesù è affidargli la vita sul concreto legno della Croce che ci accompagna ogni giorno, rinunciare a se stessi per vivere la sua vita. Ma questo è possibile solo se si ama. Non si è discepoli in virtù di una propria scelta, neanche di un desiderio, sublime che sia, come nessuno decide se, quando e dove innamorarsi. E' un'elezione gratuita per "vivere disposti al volo, pronti a qualunque partenza. È il futuro inimmaginabile, l’irraggiungibile futuro di quella promessa di vita vera che l’amore insinua in chi lo sente» (Maria Zambrano). La sequela di Gesù è un esodo d'amore alla ricerca della libertà, come fu per il Popolo d'Israele. Nessun merito, nessun requisito se non quello di essere il più insignificante e testardo della terra, e, per questo, amato gratuitamente. 

Il discepolo è l'uomo della Pasqua, non può che nutrirsi del pane della fretta, non ha luogo dove riposare; è attratto in un esodo che lo strappa alla schiavitù con un popolo che mostrerà al mondo il destino di libertà preparato per ogni uomo. Per questo si lascia alle spalle gli Egiziani, non ha tempo per guardarsi indietro come la moglie di Lot, per salutare e seppellire il passato di catene e schiavitù, i legami di carne destinati a corrompersi. Non perde tempo cercando di ricomporre le relazioni morbose, idolatriche, carnali: le seppellirà Dio affogandole nel mare per non rivederle mai più... Gesù infatti lo ha raggiunto e, come Elia con Eliseo, ha steso il lembo del suo mantello di misericordia che dissolve le opere morte e lo riveste di se stesso. Come pecore ogni giorno smarrite e ogni giorno ritrovate, i discepoli, forse senza neanche rendersene conto, seguono Gesù solo perché caricati e stretti sulle sue spalle.   


QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI


1 ottobre. Santa Teresa di Lisieux



Oggi si è adempiuta questa scrittura 
che voi avete udita con i vostri orecchi
το κήρυγμα Il Kèrygma




La felicità, la beatitudine, la pace sono regali preparati per i bambini; non importa se capricciosi o irritanti, perché un bambino è amato proprio per la sua piccolezza. Più è debole, goffo e insicuro, più è oggetto di tenerezze e attenzioni. Non si può non amarlo, anche quando sbaglia, cade, urla e strepita o si chiude nel silenzio dei sogni infranti. Santa Teresa di Lisieux lo aveva compreso: Dio cerca, predilige e ama la piccolezza, la nostra realtà senza ipocrisie. Per questo una porta “porta stretta” schiude il passo al Regno dei Cieli. Per entrarvi non sono necessari sforzi e fantasie, le dimensioni di quell’uscio coincidono esattamente con le nostre, quelle “originali” con le quali Dio ci ha creati. Convertirci è, semplicemente, ritornare a quelle misure, al pensiero di Dio su ciascuno di noi; quello che avanza non ci appartiene, è falso, fonte di sofferenza e frustrazione. Diventare come bambini, significa dunque aprire senza paura gli occhi su noi stessi e amare la nostra piccolezza, accogliere la storia che con la Croce pota il superfluo. Anche oggi infatti, Gesù ci “chiama a sé”, piccoli “in mezzo” ai tanti grandi secondo la carne, ma i “più grandi” nel suo cuore, il Regno dei cieli così vicino a noi.




L'ANNUNCIO
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.
 (Dal Vangelo secondo Matteo 18, 1-4)





L'ambizione è sempre figlia dell'insoddisfazione. Essa scaturisce dall'esigenza insopprimibile di colmare il vuoto di cui ogni uomo fa esperienza. Tutto appare sfuggevole e precario, incapace di saziarci: la malinconia per le esperienze scivolate via, la delusione per un affetto, e poi il lavoro, la salute, gli amici, la famiglia; così, prepotente, si fa strada nel cuore e nella mente il desiderio di grandezza, che non è necessariamente relazionato al prestigio. Grandezza significa sicurezza, pienezza, realizzazione. Anche chi sembra nascosto nella timidezza non è immune da questa ambizione. L'esperienza quotidiana che nulla riesce a colmare il nostro cuore ci spinge ad ambire, a desiderare qualcosa di grande capace di dar senso alle nostre vite. Grande in un affetto, sul lavoro, nello studio, tra fratelli. Grande, ovvero importante per qualcuno; grande, ovvero amato e ricordato. Anche chi si nasconde nella timidezza cerca la stessa grandezza; spesso ci si sottomette all’evidenza della realtà covando risentimento, e l’apparente umiltà è solo un soprabito indossato per vestire le frustrazioni.

  
Grande, come il serpente aveva illuso di diventare Adamo ed Eva, che, per averci creduto, hanno perduto il Paradiso. Pensavano di diventare come Dio, per salire più in alto di tutti e poter decidere in tutta "libertà", dirigere e proteggere la propria vita senza nessuno che la contesti e ne frustri i desideri. E si sono trovati fuori dal Regno dei Cieli. Per questo Gesù rispondendo alla domanda dei discepoli nei quali risuonava l’inganno di satana, li invita a “convertirsi” per “entrare” in quel “Regno” da dove ogni uomo è stato scacciato. E “chiama a sé un bambino”, l’esatto contrario di un “grande”. Chiama oggi a sé la nostra piccolezza, la debolezza, la realtà che ci definisce, perché solo se andiamo a Lui e ci consegniamo al suo amore così come siamo, potremo “convertirci”, “rientrare” cioè nel Regno che il Padre ha preparato per noi.

In esso non vi è qualcuno più grande; se per entrarci occorre “diventare come un bambino” significa che dentro non vi è nessuno che non sia “piccolo”. Nella Chiesa, infatti, presenza viva di Gesù nella storia e immagine del Regno di Dio che è in mezzo a noi, non vi sono gerarchie secondo i parametri mondani. Vi sono ministeri, e Grazie speciali accordate per compiere missioni speciali. Se dobbiamo andare a dissodare un terreno non prenderemo una Ferrari, ma un trattore. Allo stesso modo vi sono diversi carismi e ministeri per il bene della Chiesa e per la sua missione. Ma non si tratta che uno sia più “grande” di un altro. Perché l’unico carisma davvero grande è la “carità”, l’amore di Dio rivelato in Cristo. 

E questo amore cerca e “chiama a sé” i più piccoli, i “bambini”. Un bambino, infatti, è amato di più proprio per la sua piccolezza. Più è debole, goffo e insicuro, più è oggetto di tenerezze e attenzioni. Non si può non amarlo, anche quando sbaglia, cade, urla e strepita o si chiude nel silenzio dei sogni infranti. 

E' l'esperienza della Vergine Maria cantata nel Magnificat: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiliazione della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata". Dio ha guardato l'umiliazione di Maria, che nel Vangelo non significa il suo umiliarsi quanto sua realtà, la sua piccolezza. Dio ha guardato Maria così come era, piccola, indifesa, debole; l'ultima. Lo sguardo di Dio ha colmato il suo vuoto, ed era lo stesso suo Figlio, il tutto di Dio fatto carne a prendere dimora in lei. La beatitudine di Maria, la sua gioia, la sua pace, la benedizione, scaturiscono dal prodigioso incontro dello sguardo di Dio con il suo nulla. La grandezza di Dio con la piccolezza di Maria.

Santa Teresa di Lisieux aveva intuito esattamente questo: quello che Dio cerca, ciò di cui il Signore si innamora, il segno della sua predilezione è proprio la piccolezza. Che non è una virtù morale, il frutto di uno sforzo o di un'ascesi. Semplicemente è la verità, è accogliere e rimanere nella verità. Non ce la faremmo mai da soli, siamo troppo orgogliosi. Per questo abbiamo bisogno che il Signore “ci chiami a sé” attraverso la Chiesa. Solo in essa possiamo scoprire e accettare la nostra piccolezza, l'estrema indigenza, il fatto di essere peccatori senza aver bisogno che l’orgoglio si muova in nostra difesa. Nella Chiesa siamo tutti piccoli e con un  bisogno assoluto di Lui. La conversione che ci fa diventare come bambini non è altro che il cammino sul quale la Parola di Dio e i sacramenti uniti agli eventi e alle persone della nostra storia, ci aprono gli occhi su noi stessi, per accogliere la nostra piccolezza come il tesoro più grande e lasciarci amare così come siamo.

Un cammino angusto e una porta stretta schiudono il passo al Regno dei Cieli. Per entrarvi non sono necessari sforzi e fantasie, le dimensioni di quell’uscio coincidono esattamente con le nostre, quelle “originali” con le quali Dio ci ha creati. Convertirci è, semplicemente, ritornare a quelle misure, al pensiero di Dio su ciascuno di noi; quello che avanza non ci appartiene, è falso, fonte di sofferenza e frustrazione, avvelenata di peccati.

Diventare come bambini, significa dunque aprire senza paura gli occhi su noi stessi e amare come Teresa del Gesù Bambino la nostra piccolezza. Proprio quello che pensiamo ci renda inadeguati e indegni, proprio gli aspetti della storia che non mandiamo giù. No, non i peccati certo, ma i difetti sì, quelli che ci impediscono di diventare "grandi" agli occhi del mondo; perché Gesù ama di noi la povertà, non le qualità. Queste servono a Lui per la missione che ha pensato, e certo non è più importante una macchina di chi la usa; mettetene una di quella che si usano per le operazioni chirurgiche in mano a un vigile urbano... Ma sia un chirurgo che un vigile hanno debolezze e povertà che attirano la compassione di Cristo. 

Per amare quello che ama Lui, concretamente dobbiamo sperimentare che tutto concorre al nostro bene, per imparare ad accogliere la storia che con la Croce pota il superfluo. Obbedire, anche facendo i capricci, perché un bambino, il bambino di cui parla Gesù è così piccolo che non si mette a decidere e a opinare. Mamma mia, allora, dobbiamo perdere la nostra personalità, rinunciare alle nostre idee, buttare nel secchio sogni e progetti? Sì, se sono quelli dell’uomo vecchio. Perché siamo chiamati ad avere la personalità di Cristo, il suo pensiero e il suo cuore; a camminare seguendo le sue orme spesso invisibili e incomprensibili. 

Come un bambino che i genitori mettono sul sedile della macchina per andare dove hanno deciso. Come un bambino che la madre prende tra le braccia per allattarlo, e lui, appena divezzato, appena finito di poppare, si addormenta sazio e felice stretto in quell’amore. Così si entra nel Regno dei Cieli, nella felicità che Teresina ha sempre custodito, molto al di là dei sentimenti. Viveva in Cristo e per Lui si offriva come vittima del suo amore, per la Chiesa e per i peccatori. Anche tra dolori lancinanti e incomprensioni, nella notte oscura in cui le pareva di sperimentare l’aridità dei peccatori e degli atei, mentre tra lei e Gesù era issata una parete sino alle stelle, ella viveva radicata nella fede, e non desiderava consolazioni umane; lei che era stata così affettiva da piccola, aveva capito quanto effimero fosse ciò che si sente ma non è autentico. Voleva solo la Verità! Anche se dura, perché solo in essa poteva incontrare Cristo. Sapeva di avere una missione, da continuare anche in Cielo. La stessa di ogni cristiano: portare in Paradiso i peccatori. Per questo la sua vita era offerta sulla Croce per la Chiesa e per gli schiavi del demonio. Ma soprattutto per i missionari. Ah, ecco il cuore della Chiesa, il motore della sua missione. Non sono i preti, neanche i missionari. E’ l’amore che consumava Teresina nel segreto del Carmelo, invisibile al mondo come Gesù lo fu nel Getsemani, sulla Croce e nel sepolcro.

Oggi Gesù ci “chiama” di nuovo “a sé”, piccoli “in mezzo” ai tanti grandi secondo la carne, per fare giustizia del nostro orgoglio. Ci chiama così come siamo, proprio perché peccatori, scacciati dal Regno. Coraggio, la nostra realtà, i nostri luoghi nascosti, insignificanti, senza alcun prestigio agli occhi del mondo sono quelli dove diventare i “più grandi” nel cuore di Cristo. Lui ci chiama a sé per amore dei lontani, dei pagani; è il grande mistero della missione della Chiesa, della tua e della mia. Più siamo uniti a Lui e nascosti al mondo, più scendiamo all'ultimo posto, più siamo fecondi. Se oggi ti senti solo, piccolo, inutile, se pensi che potresti fare di più, che dovresti stare in un altro posto, che è tutto troppo piccolo, significa che stai nel posto giusto, nella volontà di Dio. Teresina è patrona delle missioni senza mai essere uscita dal Carmelo. Anche noi possiamo giungere sino agli estremi confini della terra, offrendo nel segreto la nostra vita, un'umiliazione, una malattia, una preoccupazione; la nostra piccolezza. Per salvare il mondo Dio ha scelto ciò che nel mondo non vale, che è stolto e ignobile: la nostra inutilità, fragilità, povertà; anche i nostri capricci, anche i peccati. La tua vita di oggi, così com'è.

Lui prende tutto di noi per esaltarvi il suo potere sul peccato e sulla morte. Lui esplode in tutto il suo amore proprio negli ultimi della terra, perché nessuno tra i peccatori si senta escluso. Perché il nostro ego sbriciolato si confonde con il suoCorpo crocifisso e il Padre lo accoglie come pegno di salvezza per chi sembra non avere speranza. Come fece in Teresa di Lisieux, nevrotica e capricciosa da piccola, identica a te e a me; quando lo ha accettato è diventata un panetto di burro sul fuoco dell'amore di Dio. Si è liquefatta per dare sostanza alla missione; come il sale si è sciolta per dare sapore al mondo. Affrettiamoci allora, andiamo a Lui, per lasciarci sciogliere dalle fiamme del suo amore; così disciolti nel suo cuore offriremo noi stessi, in ogni nostro istante, per la salvezza di questa generazione.



αποφθεγμα Apoftegma



Appena do un’occhiata al Santo Vangelo,
subito respiro i profumi della vita di Gesù
e so da che parte correre… Non è al primo
posto, ma all’ultimo che mi slancio…
Sì lo sento, anche se avessi sulla coscienza
tutti i peccati che si possono commettere,
andrei, con il cuore spezzato dal pentimento,
a gettarmi tra le braccia di Gesù,
perché so quanto ami il figliol prodigo che ritorna a Lui.
Teresa di Lisieux