IL CALENDARIO 2018 DELLA MISSIONE IN GIAPPONE



CARISSIMI FRATELLI, IL GIORNO 22 DICEMBRE SCADE IL TERMINE PER PRENOTARE IL CALENDARIO DEL 2018 DELLA MISSIONE DEL GIAPPONE. 

PER NOI QUI IN MISSIONE IN GIAPPONE LA PUBBLICAZIONE DEL CALENDARIO E' MOLTO IMPORTANTE. E' UNA OCCASIONE CHE VI OFFRIAMO PER AIUTARCI AD EVANGELIZZARE IN MEZZO AD UNA GRANDE PRECARIETA' ECONOMICA. QUASI OGNI GIORNO SORGONO ESIGENZE ALLE QUALI SEMPRE LA PROVVIDENZA CI DONA DI POTER FARE FRONTE. E VOI SIETE STATI SEMPRE GENEROSISSIMI, PER NOI UNA REALE INCARNAZIONE DELL'AMORE PROVVIDENTE DI DIO CHE CI HA INVIATO AD EVANGELIZZARE QUESTA TERRA.

VI RINGRAZIO INFINITAMENTE PER QUANTO AVETE FATTO E PER QUANTO FARETE. CHE DIO VI BENEDICA TUTTI CON IL CENTUPLO E VI COLMI DI OGNI GRAZIA. BUON NATALE IN CRISTO GESU' E SOTTO IL MANTO MISERICORDIOSO DI MARIA E LA PROTEZIONE DI GIUSEPPE.

DON ANTONELLO

CHI DESIDERA IL CALENDARIO DEVE SCRIVERE A QUESTO INDIRIZZO MAIL:

calendariojp2018@gmail.com

INDICANDO:

- NOME E COGNOME
- INDIRIZZO POSTALE CON CODICE DI AVVIAMENTO POSTALE
- NUMERO DI COPIE


SE NON AVETE POSSIBILITA' DI INVIARE UNA MAIL VI PREGO DI SCRIVERE UN MESSAGGIO WHATSAPP AL NUMERO DA CUI RICEVETE IL COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO (ANCHE SE PER COMODITA' PREFERIREI CHE MI INVIASTE UNA MAIL).

PER VELOCIZZARE E RIDURRE LE SPESE VI CHIEDO, QUANDO E' POSSIBILE, DI PROVVEDERE AD ORDINI CUMULATIVI, AD ESEMPIO UNENDOVI CON AMICI, PARENTI O MEMBRI DELLA STESSA COMUNITA'.

COME SEMPRE, NELLA MASSIMA LIBERTA', POTRETE FARE LA VOSTRA OFFERTA SECONDO LE POSSIBILITA', QUELLO CHE AVANZERA' DALLE SPESE DI PRODUZIONE E SPEDIZIONE SARA' UTILIZZATO PER LE TANTE NECESSITA' DELLA MISSIONE. PER L'INVIO DELLE OFFERTE TROVATE LE ISTRUZIONI IN FONDO AL MESSAGGIO.

VI RINGRAZIO ANCHE A NOME DEI FRATELLI CHE CONDIVIDONO CON ME LA MISSIONE E DEI TANTI GIAPPONESI CHE, ANCHE GRAZIE ALLA VOSTRA GENEROSITA', SONO E SARANNO RAGGIUNTI DALL'ANNUNCIO DEL VANGELO, L'UNICO CHE PUO' SALVARE E CAMBIARE RADICALMENTE LA VITA.

CHE DIO VI BENEDICA


Antonello Pbro

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PER LE OFFERTE POTETE FARE COSI'

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18 dicembre




αποφθεγμα Apoftegma

Il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, 
ma, al contrario, la pienezza di fede che egli porta nel cuore, 
e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione.

Benedetto XVI








L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 1,18-24.
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.



PER CHI DESIDERA LA VOLONTA' DI DIO I SOGNI SON DESIDERI CHE SI COMPIONO


Il Signore arriva improvvisamente, di notte, come l'amico della parabola. E non abbiamo il pane da offrirgli, come San Giuseppe, che per quanto avesse cercato nella propria giustizia, non aveva trovato di meglio che rimandare in segreto la sua "amica", la promessa sposa, come la chiama il Cantico dei Cantici. Ma in quella stessa notte di dubbio e angoscia, nella quale il desiderio più intimo e autentico di accoglierla nella sua casa premeva testardo nel suo cuore per indurlo ad aprirne la porta e abbracciare il Mistero sigillato nel seno di Maria, la Parola dell'Angelo giunge proprio lì. E spezza le catene che intrappolavano il desiderio santo di Giuseppe, e lo libera perché incontrasse il potere di Dio di compierlo in lui, ovvero lo stesso Spirito che stava operando nella sua "amica Immacolata". E' così anche per noi, che portiamo dentro il desiderio di essere secondo il pensiero di Dio, di amare e accogliere chi ci è accanto così come è, la nostra storia e noi stessi. La predicazione giunge oggi, e sempre, al fondo del nostro cuore per toccare e destare questo desiderio originale, ferito dal peccato ma ancora vivo. Basta accettare di essere nella notte, non importa ciò che già, come Giuseppe, abbiamo deciso. Importa ascoltare l'annuncio del Vangelo che, liberando il nostro desiderio di accogliere l'altro, ha il potere di trasformarci in pane da offrire a chiunque bussa, improvvisamente e nelle forme più assurde, alla nostra porta. Allora ci accorgeremo e sperimenteremo che nel prossimo, e negli eventi della nostra esistenza, è già all'opera, per noi e per la salvezza del mondo, lo Spirito Santo. Perché in fondo, siamo nati per dare un nome alla salvezza che tutti aspettano, per accogliere e donare al mondo l'Emmanuele. Per questo Dio ci ha donato la Chiesa, il luogo dove, nella notte dell'angoscia, possiamo ascoltare l'annuncio dell'Angelo, l'unico capace di cambiare davvero la storia.


COMMENTO COMPLETO


Il timore di Giuseppe ci accompagna in questi ultimi passi verso il Natale. E' importante lasciarsi accogliere nella sua esperienza, spogliarci delle sicurezze che indossiamo nelle grandi o piccole occasioni. E lasciare che venga alla luce anche la nostra paura; anch'essa è parte del nostro grembo dove Dio vuol deporre suo Figlio. Non temiamo il timore, è la porta dalla quale il Signore vuole passare! 

E' dentro ogni sogno infranto, che invia anche oggi un angelo per illuminarci. A un suo messaggero, - forse un prete, un amico, un catechista, o chi non sospetti - affida le parole con cui introdursi in ogni notte in cui hai disegnato fantasticando una storia diversa, persone diverse, tu stesso diverso. Specchiamoci nel timore di Giuseppe per essere stato coinvolto inaspettatamente in qualcosa fuori dalle regole e dai suoi calcoli. 

La vita di Dio, infatti, appare dove e come nessuno può immaginare. Senza preavviso, senza chiedere il permesso, e sembra infrangere addirittura la sua stessa Legge: Maria rimase incinta mentre ancora non era andata a vivere con Giuseppe. E questo, per lui, non poteva che significare il peccato della sua promessa sposa. Non gli sembrava possibile, conosceva quel fiore di paradiso che stava per entrare in casa sua. Eppure…. 

Non aveva strumenti per misurare l’infinito, gli restavano solo il dubbio e la paura, a macerarlo. E quel ronzio dentro, fuori, attorno, il sibilo del serpente che lo spingeva a dubitare di Dio, ancor prima che di Maria. No, quel Dio che serviva gliel’aveva fatta troppo grossa... Giuseppe era "giusto", un pio ebreo che desiderava compiere la volontà di Dio prima di tutto. E questa prevedeva, secondo la Legge, la lapidazione per Maria. Che angoscia, roba da annichilire il cuore. 

Giuseppe amava Maria, le credeva, voleva crederle accidenti, ma temeva Dio, era Lui al primo posto; per questo aveva deciso di salvarle la vita rimandandola di nascosto, custodendo così la fedeltà alla giustizia della Legge. Si trovava su quel limite estremo tra la terra delle certezze, solida anche se aspra, e lo strapiombo dell'infinito amore di Dio. Da solo, in quell'abisso, non avrebbe potuto seguire Maria. Non sapeva cosa fosse, non l'aveva mai visto, superava ogni esperienza, anche quelle del suo Popolo, anche quelle ascoltate in Sinagoga, anche la preghiera e il compimento dei precetti. 

Ma era giunto lì, a sentire le vertigini, perché aveva un cuore retto, forgiato nella fede dei Padri. E proprio su quell'estremo confine, in mezzo a quel turbinio di cuore e mente, più forte, un'altra voce bussava al suo cuore, sussurrando la verità dalle labbra di un angelo. Subito, quelle parole gli sono sembrate attirate dal suo cuore come da un magnete. Ma certo, erano quelle, proprio quelle le parole vere e giuste. Per esse gli batteva il cuore nel petto; le più folli, eppure, ora lo capiva, erano quelle che desiderava ardentemente sentire. Quelle che lo prendevano per mano per lanciarsi con Maria in quell'avventura straordinaria. In quelle parole c'era mischiata la stessa Grazia che aveva colmato Maria. E anche questo è un matrimonio... 

Certo, gli annunciavano una cosa mai udita prima, ma che sospiro di sollievo: l'Autore della Legge aveva scritto per ogni sua parola la glossa della misericordia nel suo cuore, e che gioia, che libertà, che forza sentiva dentro! Le stesse glosse vuole incidere anche nei nostri cuori. Cominciamo allora: ami tua moglie, vero? Ami tuo marito, vero? E tuo figlio, e il fratello? Li ami, balbettando come Giuseppe, con un cuore più umano che divino, ma di certo almeno desideri amarli! 

E allora rallegrati perché anche se sei adirato, se ti senti tradito, se pensi che ti abbiano nascosto qualcosa mentendoti, anche se non ti senti coinvolto, il tuo cuore desidera la comunione e non la divisione. Accetta che, anche se nel matrimonio, in famiglia, nella comunità cristiana ti senti come Giuseppe, le parole dell'angelo sono quelle che speri di ascoltare. Le parole che scagionino l'altro che ami, che illuminino il mistero che porta dentro, anche se avvolto da carne tutt'altro che pura e immacolata come quella di Maria. 

L'amore che ancora arde in te come brace sotto la cenere, la scintilla pura dell'amore di Dio deposto quando ti ha creato e che ha acceso nel matrimonio, o quando hai concepito e accolto i tuoi figli, o nella comunità. Lo sai, anche se hai voluto dimenticarlo, che nell'altro che ami c'è lo stesso amore che Dio ha riversato in te. Accoglilo allora, coraggio, oggi, così com'è. Guarda che non è assurdo! 

E' assurdo il contrario, il rancore, la gelosia, la divisione. Guarda che io, nel mio Figlio, ti ho amato così, scolpendoti a mia immagine. Per questo il cuore non desidera altro che di fare il suo mestiere, secondo quanto ha imparato dal suo Creatore. Non farlo soffrire di più, butta via le menzogne del demonio, rinnega la cultura che idolatra l'io per gettarlo nella solitudine dell'inferno. Lascia che in questa Novena la Chiesa ti ammaestri e ti faccia scoprire la più elementare delle verità: Dio ti ha creato nell'amore per amare, sempre, e gettarti con Lui nell'abisso della misericordia che abbraccia ogni uomo così com'è. Finché il tuo amore non avrà rivestito l'incorruttibilità dell'amore di Dio, finché Cristo non si sarà incarnato in te, non sarai felice. 

Per questo abbiamo tutti bisogno di entrare nel sogno di Giuseppe, immagine del catecumeno della Chiesa primitiva, una preparazione seria all'incontro con Cristo, compimento di ogni annuncio: in quel buio Giuseppe ha camminato per passare dalla giustizia umana e religiosa alla fede, dalla regola alla libertà, dalla tristezza alla gioia dell'amore vero; per giungere su quel confine che separa dalle acque del battesimo dove rinascere uomini celesti, che vivono come Giuseppe, come Maria, come Gesù. 

Sino a quando non avrai riabbracciato l'altro perdonandolo, la tua vita non sarà compiuta. La Grazia dello Spirito Santo ha il potere di farlo, di liberarti dal tuo orgoglio per accogliere, come Giuseppe, la storia d'amore nascosta nel mistero. "Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo". Solo gli occhi di Dio vedono oltre l'angusto sguardo dell'uomo cristallizzato nello scandalo e nella paura. 

Molti di noi invece, siamo accecati da un invisibile filtro opposto allo Spirito Santo. Ammettiamolo, dalle nostre parti, dentro la Chiesa, pochi comprendono la portata di Papa Francesco, questo suo continuo toccare le piaghe di Cristo nei peccatori. Alcuni lo scimmiottano goffamente, altri lo attaccano apertamente, altri si tengono in equilibrio. Ma in noi, anche in troppe parrocchie e comunità, c'è ancora uno scandalo profondo dell'amore di Dio, perché il mondo vi è entrato subdolamente e vi ha piantato i suoi "valori" camuffandoli ad arte. 

Sui media, nelle piazze, sui social e nei bar, nelle nostre case, è come come se non ce la facessimo, come se si restasse, impauriti, sulla soglia dell'infinito amore di Dio. Anche quando ne siamo coinvolti e lo abbiamo sperimentato, è come se una patina mondan, cioè demoniaca, restasse incrostata. Le manifestazioni, le polemiche apologetiche, il cercare sempre e ovunque il male e i pericoli per denunciarlo e combatterlo, in fondo sono strumenti mondani ben camuffati perché al servizio di una causa "giusta"... 

Per questo il Vangelo di oggi è una bomba al napalm su tutte le nostre sicurezze, giuste perché religiosamente alla ricerca della volontà di Dio, o giuste perché in cerca di giustizia terrena. Oggi può essere per noi come quella notte per Giuseppe. E' tempo di svegliarci dal sonno, perché la salvezza è vicina quanto mai! E non viene secondo i nostri schemi. 

Capisci? Solo lo Spirito Santo ci può dare la certezza di fare la cosa giusta, di compiere la volontà di Dio. Perché è l'amore di Dio riversato nei nostri cuori, che ci fa rivolgere, come Dio, contro noi stessi (Benedetto XVI) pur di salvare a accogliere l'altro. Perché lo Spirito rovescia tutto, come Gesù, guarda caso, fece proprio nel tempio; sconvolge sopratutto gli schemi religiosi che abbiamo fatto nostri, e ci mettiamo in tasca, come una calcolatrice da tirare fuori quando necessario. 

Ma sai cosa è successo all'alba della Salvezza? Sai come ha iniziato ad incarnarsi il Dio che celebreremo emozionati davanti a un presepe? Nascondendosi in quello che per il mondo e per i religiosi era un adulterio! Mentre il demonio piazzava l'artiglieria contro il cuore di Giuseppe. Come accade a noi, sempre! Lo sai che se Giuseppe avesse adempiuto la Legge avrebbe ucciso Maria e Gesù, e tu ed io oggi non ci saremmo? Sai che se l'avesse ripudiata avrebbe gettato nel buio la Salvezza? 

E noi, proprio perché siamo religiosi, in virtù della giustizia, non facciamo ogni giorno fuori i fratelli e l'opera di Dio in loro. Certo che non sono immacolati come la Vergine Maria, ma in loro c'è lo stesso seme divino. Lo vuoi buttare? Vuoi uccidere la possibilità di salvezza per quella persona per la quale Cristo ha dato se stesso? O non lo sai che Lui, sulla Croce, ha redento l'umanità? E che ogni uomo ha diritto di sentirsi destare dentro, come il figlio prodigo, quel frammento d'amore nel quale è stato creato e per il quale è stato redento? 

Ecco che cosa ci dice oggi l'angelo nel nostro sonno. Ecco come smonta i nostri sogni di giustizia per aprirci gli occhi sulla Giustizia vera, quella della Croce, nella quale siamo stati salvati e per annunciare la quale siamo nella Chiesa. Guarda i campi che biondeggiano per la mietitura, le persone e la storia già gravide di Grazia. Non c'è Legge che tenga, non politica, non religione, non cultura, conta solo l'amore che apre gli occhi sull'opera dello Spirito Santo che si cela nel grembo intimo di ogni uomo. 

Allora, lasciati destare dall'annuncio dell'Angelo, dalla predicazione ella Chiesa, per risuscitare nel perdono, e obbedire, buttando via la calcolatrice spirituale con la quale non hai potuto calcolare un amore che sfugge a ogni calcolo. Entra nell'abisso dell'amore divino, e "prendi con te nella tua casa", deponi cioè nell'intimità del tuo cuore le persone e la storia che Dio ti sta donando. Sono il compimento della profezia di salvezza per l'umanità, sono Dio con noi, con te, con me, con ogni uomo. 



Sabato della II settimana del Tempo di Avvento




αποφθεγμα Apoftegma


È scoprendo la grandezza dell’amore di Dio 
che il nostro cuore viene scosso dall’orrore e dal peso del peccato 
e comincia a temere di offendere Dio con il peccato 
e di essere separato da lui.


Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1432








L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 17,10-13

Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”
Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.
Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”.
Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.



LA VOCE DELLA PREDICAZIONE COLMA IL SILENZIO DEL PECCATO CON L'AMORE CHE SI FA CARNE PER RICONCILIARE OGNI CARNE CON IL PADRE E CON I FRATELLI 


"Perché prima" dell'avvento del Signore "deve venire Elia?". Perché, oggi, abbiamo di nuovo bisogno di Elia? Non "è venuto già" tante volte nella nostra vita? Anche domenica scorsa, forse anche ieri, e "non lo abbiamo riconosciuto; anzi, l’abbiamo trattato come abbiamo voluto". Abbiamo preferito tagliare la testa ai pastori, catechisti, educatori, genitori, fratelli, che, come fece Giovanni con Erode, ci annunciavano la verità; che cioè non era lecito l'adulterio che stavamo consumando, perché ogni peccato in fondo è un tradimento della nostra primogenitura, del rapporto sponsale con Cristo per il quale siamo rinati nel battesimo. Nei tanti nostri rifiuti però era Cristo che si offriva, ancora, per salvarci. In chi abbiamo rifiutato era Cristo che "soffriva per opera nostra". E soffriva per amore. Proprio per questo abbiamo di nuovo bisogno di Elia, oggi.
Egli, infatti, bussa ogni giorno alla nostra vita recando il volto delle persone che incontriamo e che preparano per noi l'avvento del Messia. Anche se può sembrare impossibile, eppure proprio le parole taglienti di chi ci è accanto, colpiscono il nostro cuore per ammorbidirlo e così prepararlo ad accogliere il Signore. Senza questa moglie, senza questo marito, senza questa famiglia, questo lavoro, questa malattia, senza la storia concreta che siamo chiamati a vivere non potremmo incontrare il Signore. Pensiamoci bene, perché tutto quello che ci accade incarna ogni giorno per noi le parole del Battista. Come anche Pilato che, pur non essendo profeta, invitava la folla a scegliere tra Gesù e Barabba. E scelsero Barabba, la giustizia umana, la rivendicazione dei diritti, le proprie ragioni. E "il Figlio dell'uomo ha dovuto soffrire", come coloro che non possiamo accogliere e perdonare. Così, ogni giorno, il Signore ci interpella e una voce si alza tra le pieghe dei fatti e ci scuote come una lama che penetra sin nelle giunture più profonde. "Da che parte stai? A chi appartieni?". Per questo Elia verrà e ristabilirà ogni cosa: "Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore, perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri; così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio" (Ml. 3,23-24). Ristabilire ogni cosa significa dunque convertire il cuore dei padri verso i figli e quello dei figli verso i padri. Ogni rinascita sorge da questa conversione-riconciliazione, perché ogni disordine è frutto del peccato consumato nell'Eden, la ribellione dei figli al Padre... La missione di Elia compiuta da Giovanni consiste in un'educazione che converta il cuore dei padri e dei figli gli uni verso gli altri, affinchè i figli apprendano ad essere uomini e i padri si fortifichino nella loro umanità. 

Per accogliere il Messia è necessario che i figli siano uomini, e che lo siano pienamente! Giovanni è il pedagogo, la Legge annunciata perché formi e illumini, innanzi tutto la divisione tra padri e figli, il peccato originale, origine di tutti gli altri. Il peccato di Adamo, il peccato di Satana. Se il cuore del figlio è avverso a quello del padre non lascia spazio alla sua parola perché non può non ammette che egli abbia qualcosa da insegnargli. E' chiuso nella sua pretesa autosufficienza, nell'illusione di poter fare tutto da sé; è un cuore infantile e capriccioso. Allo stesso modo il cuore di un padre schiavo dei propri schemi, incapace di accettare e amare davvero il figlio nelle sue debolezze, stretto nella pretesa di vedere realizzati in lui i propri sogni infranti, è un cuore malato, tutto carne e niente Spirito. La missione del Precursore è quello di una voce che, nel deserto immagine dell'esistenza lontana dal paradiso e schiava del peccato, parli al cuore dei figli per convertirli a quelli dei padri e al cuore dei padri per convertirli a quello dei figli. Un rinnovato cuore a cuore nel cuore di Cristo figlio del Padre e in quello del Padre genitore del Figlio. Così entrambi, nello Spirito Santo, impareranno l'obbedienza dell'amore. Perché i cuori non si stanchino in sterili discussioni, in antagonismi e divisioni laceranti. Ogni uomo è figlio di un padre! Ogni figlio è generato nel peccato, ha bisogno di rinascere! Convertire il cuore del padre verso il figlio significa renderlo consapevole della ferita che gli ha trasmesso, perché è portatore dello stesso virus; significa schiudere gli occhi del padre sull'indigenza originale di suo figlio. Mentre convertire il cuore del figlio verso il padre significa illuminarlo sul mistero della propria libertà ferita; significa, per così dire, "scagionare" il padre dalle responsabilità circa la sua coscienza, così spesso e frettolosamente addossate al genitore. Convertire i loro cuori significa correggerne il cammino, illuminarne la fragilità, perché si pongano, non già l'uno contro l'altro in una lotta per affermarsi, bensì come mendicanti in attesa della salvezza. Elia-Giovanni viene a ristabilire ogni cosa, a fare verità sul cuore dell'uomo. Egli battezza con acqua, lava via le menzogne che rendono il cuore pesante e indurito. Prepara un Popolo ben disposto, abbassa i colli e colma le pianure, per mostrare da dove viene la salvezza, per indicare Chi è il Salvatore. Il Precursore, e con Lui ogni padre e madre, ogni insegnante, ogni apostolo, catechista, sposo e sposa, fratello, che abbia davvero a cuore le sorti dell'altro, è come un buon medico che, con lastre e analisi, fa la diagnosi esatta della malattia insinuata nel cuore. E così può indicare, prove alla mano, lo "Specialista" capace di intervenire e curare. L'Avvento è anche questa discesa al fondo della nostra storia, dove siamo stati e siamo figli, e dove siamo padri, per convertirci seriamente all'amore di Dio.


Venerdì della II settimana del Tempo di Avvento



αποφθεγμα Apoftegma

Quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia 
quando si afferma anzitutto che i peccati sono puniti dal suo giudizio, 
senza anteporre invece che sono perdonati dalla sua misericordia
Sì, è proprio così. Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, 
e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia.

Papa Francesco







UN ALTRO COMMENTO






L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 11,16-19.

Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
E' venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio.
E' venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere».


LA GIUSTIZIA CHE PREPARA L'ABBRACCIO DELLA MISERICORDIA


Mai sazi. Mai contenti. Mai sereni. Mai come questa una generazione perduta. Gadget d'ogni foggia, accessori sempre più miniaturizzati. Non manca praticamente nulla. Ma della felicità neanche l'ombra. Energie e creatività profuse nella ricerca della migliore qualità della vita, mentre la vita scorre senza nessuna qualità. Mentre i Profeti che ce lo ricordano sono messi in ridicolo; ai nostri occhi appaiono tutti “indemoniati”, fondamentalisti, integralisti come va di moda dire oggi. Le grida di Giovanni, ieri come oggi, sono il segno che di certo era posseduto da un demonio, perché tutto quel rigore è come una passata di carta vetrata sulla pelle levigata dal vizio. E la misericordia paziente di Gesù seduta in compagnia dei malvagi? Roba di un “mangione e beone”, un rammollito politicamente corretto, incapace di radicalità, che con i suoi gesti e le sue parole mette a rischio la tradizione e i fondamenti della religione e, di conseguenza, del vivere civile, come purtroppo alcuni oggi dicono di Papa Francesco. Mica come noi che, magari dicendoci autentici cristiani, abbiamo fatto nostro il famoso detto di Cartesio: "penso dunque sono". Nei pensieri del nostro cuore, al di là delle parole con le quali cerchiamo di stare in equilibrio, non vi è nessuna giustizia e nessuna misericordia: per alcuni, infatti, la giustizia è sinonimo di scarsa misericordia; per altri è la misericordia ad essere sinonimo di scarsa giustizia. E’ la confusione che sperimentiamo nelle nostre relazioni, la stessa della “generazione” che Gesù paragona ai bambini capricciosi e immaturi che non sono mai contenti del giocattolo appena ricevuto. Immaturi nella fede, perché in noi non si è ancora compiuto il Salmo 84, il migliore commento al Vangelo di oggi: “Sei stato benevolo Signore con la tua terra, hai fatto tornare i deportati di Giacobbe. Hai cancellato la colpa del tuo popolo, hai eliminato ogni loro peccato. Hai deposto tutto il tuo sdegno, sei tornato indietro dall’ardore della tua ira. Torna verso di noi, o Dio nostra salvezza… Forse che in eterno sarai adirato con noi, di generazione in generazione estenderai il tuo sdegno? Non tornerai forse a ridarci vita perché in te gioisca il tuo popolo? Voglio ascoltare ciò che dice il Signore: egli parla di pace per il suo popolo e per i suoi piccoli e fedeli, per chi torna a Lui con tutto il cuore. Certo, vicina è la sua salvezza, a chi lo teme, e la sua gloria abiterà la terra. Fedeltà e verità si abbracceranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo. Sì, il Signore darà il bene e la nostra terra darà il suo frutto. La giustizia camminerà davanti a Lui, ed Egli porrà i suoi piedi su quella via”. Splendida profezia che disegna un cammino serio di conversione che assomiglia a un corteo nuziale: “torna” il Signore e “torna” il Popolo, come accade anche oggi, in questo Avvento e in questo Anno Santo di Grazia. E’ dunque il “ritorno” che definisce il rapporto tra Dio e l’uomo, tra Cristo e la sua Chiesa, tra Lui e ciascuno di noi. Come recita spesso la Scrittura dopo un istante di sdegno, Dio “ritorna” a noi attirandoci nella bellezza e nel compimento originali, noi “ritorniamo” convertendoci. Per questo il “ritorno” è anche il fondamento del matrimonio cristiano: ogni giorno, infatti, gli sposi sono chiamati a ritornare l’uno verso l’altro, accompagnati dal Signore che ha aperto per loro un cammino nel deserto, attraverso cioè i peccati e la morte che ghermiscono la loro unione per spezzarne l’indissolubilità. Il “ritorno” che passa attraverso la “Porta Santa” della Croce. E' vera la Croce. E' dura la Croce. Fa male. Dirada i pensieri che, per il fatto di essere pensati, ci illudevano di “essere”. La Croce, infatti, ci chiede senza sconti: dove sono le tante cose che hanno riempito tempo e pancia? "Israele se tu mi ascoltassi!" diceva il Signore. Ma per tanto tempo non abbiamo ascoltato nessuna Parola. Troppo dure, o troppo buone, tutte al di là dei nostri criteri capricciosi e viziati, moralisti e lassisti nello stesso tempo; siamo troppo lontani dall'equilibrio che solo l'amore può generare. L'amore di Cristo crocifisso che, con la sua carne inchiodata alla Croce ha reso finalmente possibile che la Misericordia e la Verità si abbracciassero e la Giustizia e la Pace si baciassero (cfr. Sal 84,11). La Croce era il prezzo pagato alla Giustizia, la Verità che denunciava ogni nostro peccato; la carne di Cristo ad essa unita era la Misericordia del Dio vivo, la Pace che dalle piaghe gloriose dopo la resurrezione avrebbero annunciato e donato agli apostoli: "Se non c'è qualcosa di più giusto della giustizia, c'è però qualcuno più giusto di essa. Colui che l'ha fatta giusta, Colui nel quale la giustizia e la misericordia si sono abbracciate con una tale stretta che è impossibile riconoscerle o separarle l'una dall'altra" (Detto sul salmo 85 del romeno di origine albanese Ghika). 

Benedetti chiodi che hanno permesso che la Misericordia abbracciasse la Verità; benedetti chiodi che hanno unito Giustizia e Pace nel bacio che ci salva. Benedetti chiodi che ci hanno sposati a Cristo, perché la nostra vita ritrovasse l'equilibrio che la menzogna satanica ci aveva fatto perdere: "Tutte le virtù, prima espulse dalla terra a causa del peccato, ora" in virtù della Croce, "rientrano nella storia e, incrociandosi, disegnano la mappa di un mondo di pace. Misericordia, verità, giustizia e pace diventano quasi i quattro punti cardinali di questa geografia dello spirito" (Giovanni Paolo II). La geografia della vita nuova alla quale siamo chiamati perché "alla Sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere": la sapienza della Croce ha svelato l'inganno della sapienza mondana infiltratasi nel cuore dell’uomo. Le "opere" nascoste di un cuore dilatatosi all'infinito, scoppiato d'amore sul Golgota. Le "opere" dell'amore cocciuto di Dio che cerca senza riposo la pecora smarrita, la "sapienza" che la carne intrappolata nella menzogna satanica che la corrode non può capire. Quale “pensiero” umano poteva immaginare o prevedere che al male Dio avrebbe risposto con l'amore? Eppure, a guardare bene, non c'era altro da fare, il Signore doveva morire così. La nostra vita balorda, ingannata, ubriaca di cose e di idee, era lì, sulle sue spalle, le nostre ore perdute trafiggevano le sue membra. E il seme caduto in terra moriva. E dalla sua morte dentro la nostra morte, sbocciava la vita. Sapienza d'un miracolola Giustizia della Croce ha giustiziato il demonio. La Verità risplende nella sua risurrezione, prova del perdono che anche oggi ci raggiunge per compiere la Giustizia nell’amore più forte della morte alla quale ci ha condannato il peccato. Abbiamo perso tanto della nostra vita, illusi abbiamo chiuso orecchie e cuore ai tanti Profeti che il Padre ci aveva inviato. Ma no, non tutto è finito. Non siamo nati per morire così. Alziamo oggi il nostro sguardo a Colui che abbiamo trafitto, arrendiamoci al suo amore sconsiderato. Accogliamo in questo Avvento, e in ogni istante della nostra vita, "l'avanguardia" (Ravasi) della Misericordia di Dio che è la sua Giustizia: "la Giustizia camminerà davanti a Lui, ed Egli porrà i suoi passi su questa via" (Sal 84,14). Accogliamo cioè il Legno della Croce che ci attende nei fatti e nelle relazioni, e lasciamo che i chiodi benedetti delle parole, dei fallimenti, dei tradimenti, della malattia, della solitudine e della vecchiaia trapassino la nostra carne. Sì, accettiamo il dolore della Giustizia che annuncia la Misericordia, le ferite inferte dalla Verità capaci di accogliere la Pace. E' il cammino che ha scelto il Signore per "tornare verso di noi" e farci una sola cosa con Lui. Così "la Giustizia si è affacciata dal Cielo" per discendere e avvolgerci con la giustificazione per non colpirci con la condanna: "Hai nascosto i nostri peccati per non vederli in vista della punizione, e poiché Dio non può non vedere ciò che realmente c'è, per quanto lo si celi e lo si copra, così quando Dio copre i peccati è perché li cancella e li rimette... Li copre non con un velo che li nasconde, ma con un medicamento che li cura e li guarisce" (San Roberto Bellarmino). Ma proprio per questo è necessario che anche noi percorriamo lo stesso cammino di "ritorno" a Lui, accettando di discendere nelle umiliazioni che generano nell'uomo vecchio la Giustizia e la Verità. E' "giusto" eccome se tua moglie ti tiene il muso perché è altrettanto "vero" che anche tu le hai voltato le spalle mille volte. E così via, ciascuno guardi alla propria vita alla luce di questa Parola e scoprirà quanto sia "giusto" quello che gli sta accadendo perché è "vero" che è un peccatore che ha bisogno di "ritornare" a Dio. "Questa generazione" figlia del demonio e schiava della sapienza mondana, non accetta il "lamento" di Giovanni Battista perché vede ingiustizie ovunque dimenticando le proprie; per questo non può accogliere il "canto" nuziale intonato dal "flauto" di Gesù e "ballare" ebbro di gioia e gratitudine. Ma i cristiani sono una “nuova generazione”, i figli della Nuova ed Eterna Alleanza che Cristo ha stretto con noi per mezzo del suo sangue. Attraverso l’ascolto docile alla Parola che la Chiesa ci predica possiamo imparare a riconoscere la Giustizia di Dio che precede la sua “hesed”, la misericordia, la tenerezza, la fedeltà con le quali, per mezzo dei sacramenti, ci abbraccia per l’eternità. Siamo chiamati ad essere la “generazione celeste” nella quale appaiono abbracciate in perfetto equilibrio la Verità e la Misericordia, la Giustizia e la Pace, perché sono il “frutto” del Messia fatto carne in noi, che cioè germoglia dalla “nostra terra” che Egli visita “dal Cielo”. Di questo ha bisogno “questa generazione”, una “porta” costruita con la vita dei cristiani e dischiusa sul Cielo, proprio quello in cui il mondo ha smesso di credere.