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Giovedì della VIII settimana del Tempo Ordinario






αποφθεγμα Apoftegma


Questo racconto, nell’essenzialità dei suoi passaggi,
evoca l’itinerario del catecumeno verso il sacramento del Battesimo,
che nella Chiesa antica era chiamato anche "Illuminazione".
La fede è un cammino di illuminazione:
parte dall’umiltà di riconoscersi bisognosi di salvezza
e giunge all’incontro personale con Cristo,
che chiama a seguirlo sulla via dell’amore.
Nei luoghi di antica evangelizzazione,
dove è diffuso il Battesimo dei bambini,
vengono proposte ai giovani e agli adulti 
esperienze di catechesi e di spiritualità
che permettono di percorrere un cammino di riscoperta della fede 
in modo maturo e consapevole,
per assumere poi un coerente impegno di testimonianza.
Quanto è importante il lavoro che 
i Pastori e i catechisti compiono in questo campo!
La riscoperta del valore del proprio Battesimo 
è alla base dell’impegno missionario di ogni cristiano,
perchè vediamo nel Vangelo che chi si lascia affascinare da Cristo
non può fare a meno di testimoniare la gioia di seguire le sue orme.
Proprio in forza del Battesimo, 
possediamo una connaturale vocazione missionaria.


Benedetto XVI, Angelus del 29 ottobre 2006




Buongiorno "Bartimeo"... E questo il tuo nome oggi, no? Forse neanche ti sei accorto che è da una vita che la tua relazione matrimoniale è un grigio e infruttuoso mendicare uno spicciolo di stima e considerazione. Prova a scrutare il rapporto con il tuo fidanzato, e comincia a contare le volte che ti avvicini a lui allungando le mani per mendicare il suo affetto con le parole, gli sguardi, i compromessi, il detto e non detto, gli ammiccamenti, perfino con i regali e l'aiuto che gli offri, e il tuo corpo che per paura di perderlo non induci a far rispettare. Guardiamo al nostro modo d'essere preti, ai salti mortali di splendida carità, alle omelie e alle catechesi, e scopriremo quanto siamo abili ad elemosinare il prestigio e il successo pastorale che diano senso al nostro ministero. Sì fratelli, facciamo di tutto pur di ripararci dalla solitudine che, nel Vangelo, appare oggi sotto forma di "cecità". Un cieco, infatti, è isolato dagli altri perché non li vede ed è obbligato ad entrare in relazione con loro solo attraverso un triste mendicare. Come "Bartimeo", del quale S. Agostino, notando come Marco nomini anche suo padre Timeo, afferma: "Bartimeo, figlio di Timeo, era un personaggio decaduto da prosperità molto grande, e la sua condizione di miseria doveva essere universalmente nota e di pubblico dominio in quanto non era soltanto cieco ma un mendicante che sedeva lungo la strada". Cieco e decaduto dunque, come Sansone, il famoso personaggio dell'Antico Testamento. Nato da una donna sterile era un "nazireo", ovvero un consacrato a Dio chiamato a vivere seguendo rigidi precetti di vita, come quello di non tagliarsi i capelli, nei quali, proprio per questo, risiedeva la sua forza. Ma, irretito dal demonio, aveva peccato con i suoi occhi lasciandosi sedurre da Dalila, una donna pagana, immagine del mondo ostile a Dio e della vita secondo la carne. Per i rabbini Dalila è, secondo il significato del nome, colei che indebolisce, perché gli aveva fatto perdere le tre facoltà fondamentali di un uomo: il corpo, lo spirito e la volontà. Troppo sicuro di sé Sansone non resiste alla concupiscenza, che lo conduce a svelare il segreto della sua forza, a denudare cioè la propria anima e consegnare le perle ai porci, la primogenitura che lo rendeva illuminato e forte come un "piccolo sole" (è il significato del nome Sansone). Per questo, dopo avergli tagliato i capelli, i pagani lo accecano; dicono i padri, che il demonio lo aveva accecato sull'amore di Dio e su quello dei fratelli gettandolo nella solitudine dell'incredulità. Sansone aveva guardato e desiderato le donne che gli erano proibite, pecca nel cuore e con la carne, e comincia a sperimentare l'incredulità, il glaucoma che brucia la retina del cuore dove Dio riflette il suo amore incarnato nella storia. Se il demonio riesce a offuscare l'evidenza inducendoci a dubitare, ci ritroveremo ogni giorno più ciechi, come, secondo i rabbini erano tanti gli “ebrei ai tempi dell’esilio”, quando “la malta cadde nei loro occhi e furono accecati” (Bamidbar Raba 7,1). Ci illudiamo di costruire la nostra storia senza accorgerci che quella che stiamo guardando non è più la vita reale pensata da Dio, perché gli eventi e le persone sono avvolti nella menzogna: la moglie è solo un'isterica, il marito un egoista inguaribile, i genitori dei fossili lontani anni luce dai problemi dei figli, i figli dei capricciosi imbelli, gli amici sono approfittatori, i colleghi subdoli nemici, e tutto sembra coalizzarsi contro di noi. Come Sansone, ci ritroviamo in mezzo ai pagani, costretti a far girare una macina, obbligati cioè a mendicare un frammento di affetto girando intorno a noi stessi per cercare di non morire.

Eh così vero? Non riesci a liberarti da quella relazione morbosa perché non vedi l'amore di Dio nella tua vita e ti accontenti di un suo rancido surrogato. Sei gelosa di quella sorella dalla quale vorresti essere considerata come meriti - era tua amica, no? - e per questo elemosini un suo sguardo in mezzo a capricci infantili. Sì fratelli, abbiamo perduto la forza per vivere liberi e non soccombere dinanzi al mondo e alle sue lusinghe perché abbiamo perduto la nostra unica ricchezza, Cristo, dimenticandolo senza accorgercene. Ma coraggio, Gesù sta "passando "oggi "insieme ai discepoli" proprio accanto a te. Non ti giudicare, ascolta! Spera la salvezza, anche se come Bartimeo te ne stai prostrato nell'accidia della routine senza sperare nulla. Ascolta e lascia che la "Pasqua" di Gesù ti scuota dal torpore e dalla sorda disperazione per ridestare in te il seme incorruttibile seminato nel battesimo. Come accadde a Bartimeo, quell'Uomo che “passa” ridarà forza e dignità all'uomo che è in te. Nella Chiesa, infatti, Gesù scende nel cuore dove hai peccato per deporvi il suo amore capace di sciogliere le catene dell'incredulità perché, a poco a poco, tu possa “vederlo” nei fatti e nelle persone con gli occhi della fede. Per questo nel "grido" di Bartimeo appare già "la fede che lo salva". Tra i tanti, proprio lui era il più pronto ad incontrare Gesù. La storia lo aveva preparato, perché anche il tempo che sembra scorrere inutile e grigio, senza "vedere" soluzioni ai problemi, può essere il seno fecondo che prepara l'incontro con il Signore. Il tempo precedente ad oggi fratelli, è stato quello nel quale il seme della fede deposto dalla predicazione ha lavorato nell’ombra, preparando misteriosamente il miracolo della vista; ci ha reso consapevoli della nostra realtà, rivelando i peccati che si annidano nel cuore e si fanno "mantello" di orgoglio e superbia. Coraggio allora, anche oggi giunge al nostro cuore l'annuncio della Chiesa, con il santo trambusto delle sue famiglie che lottano e si perdonano, degli apostoli che fanno strada al Signore perché le onde benefiche della sua Pasqua lambiscano la morte di ogni generazione. Gridiamo “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”, come implorò Sansone. Gridiamo più forte di quanti vorrebbero far tacere l’embrione di fede che Lui ha smosso in noi. Che hai da fare di più importante? Ma se non gridi tutto ciò che fari resterà un triste mendicare. No, “grida” e “ferma” Gesù nella tua vita di ora. Passa per te, per “alzarti”, ovvero “risuscitarti” secondo il greco originale, e poterti così chiedere “che cosa vuoi da Lui”. “Coraggio” ti ripetono oggi gli Apostoli, “il Maestro ti chiama” ad incontrarlo nella comunità; “getta via il mantello” con cui ha creduto di difenderti, la superbia dei tuoi criteri, “balza in piedi” e corri da Lui per dirgli che non ce la fai più a mendicare nella solitudine, che vuoi “riavere la vista” chiara della fede adulta. Nella Chiesa Gesù prenderà in mano l’embrione di fede nel quale hai gridato e ti aprirà gli occhi, per "vedere" le sue orme nella storia e, con la forza che Dio diede nuovamente a Sansone, “seguirlo” nel suo cammino verso Gerusalemme, dove compiere sulla Croce con Lui la tua consacrazione, e così far giustizia dei Filistei, immagine dei demoni nemici dell'uomo.





QUI GLI APPROFONDIMENTI SUL VANGELO  SULLA PREGHIERA DEL CUORE


Mercoledì della VIII settimana del Tempo Ordinario. Commento audio



Mercoledì della VIII settimana del Tempo Ordinario



All'ultimo posto con Gesù 






αποφθεγμα Apoftegma


È questa la «sequela» cui Gesù ci chiama: 
lasciarsi attrarre dentro la sua nuova umanità 
e dunque nella comunione con Dio.  

Benedetto XVI





Anche oggi, come ogni giorno, ti sei svegliato, lavato e preparato, hai fatto colazione e stai per uscire. Ma proprio sull'uscio di casa ecco che stamattina il Vangelo ti ferma strattonandoti con una domanda molto seria: dove stai andando? Sì, sì, a scuola, al lavoro, al supermercato e verso tutti i luoghi dove ti porteranno gli impegni. Ma sai verso dove è orientata la tua vita? No che non lo sai, basta pensare ai progetti che ti frullano per la testa,ancor prima di svegliarti... Per questo Gesù ci "prende in disparte" nella liturgia e nella preghiera (è importantissimo pregare bene ogni mattina, prima di ogni altra cosa...) e ci annuncia quello che gli deve "accadere" in noi che camminiamo con Lui "verso Gerusalemme": "sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi": ai colleghi di lavoro e al capoufficio, alla suocera, al marito e alla moglie, ai figli... e "lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà". E qui lo "stupore" pieno "di timore" ci invade, e, come Giacomo e Giovanni, preferiamo far finta di nulla immergendoci nelle cose da fare, gli affetti da curare, gli obbiettivi da raggiungere, illudendoci come loro di desiderare il compimento della volontà di Dio. I due apostoli, infatti, non chiedono un potere empio, anzi; desiderano una cosa santa, regnare con Gesù ed "essere alla sua destra e alla sua sinistra". Ma la risposta di Gesù ci fa comprendere che "neanche sappiamo che cosa chiediamo e desideriamo". La buccia sembra buona, ma l'interno è marcio: "vogliamo" che Gesù "ci faccia quello che gli chiediamo", e per questo siamo pronti a strumentalizzarlo. Chiediamo cose sante, ma lo spirito e i criteri sono mondani perché ci sfugge l'essenziale: "il calice che Dio ha preparato per suo Figlio" e per ciascuno di noi. Infatti, quando ci viene presentato, normalmente ce la diamo a gambe. 

Ma proprio per questo, anche oggi il Vangelo è una Buona Notizia per noi. Smascherando la parte di noi che ancora appartiene al mondo, Gesù ci annuncia che "fra di noi", cioè nella Chiesa, "non sarà più così"! Perché in essa è vivo Cristo che "dopo tre giorni è risuscitato"! Nella Chiesa la morte è vinta, si vive già la vittoria conquistata da Cristo dopo la sua Passione, e per questo, tra cadute e rialzate, in essa si impara a seguire Gesù "verso Gerusalemme". La Parola e la predicazione illuminano i nostri peccati e l'amore di Dio che ci perdona senza riserve, svelandoci così il cammino della conversione; i sacramenti ci uniscono a Cristo colmandoci della sua vita divina, perché, strappati all'egoismo dell'uomo vecchio che esige di "essere servito", impariamo a riconoscere in ogni evento e in ogni persona le occasioni nelle quali "servire" con Lui, "offrendo la nostra vita" sulla Croce per "riscattare" i "molti" che ci sono affidati. Coraggio fratelli, "berremo il suo calice" perché Cristo lo ha già bevuto colmo dei nostri peccati e, nella comunità cristiana, ce lo offre traboccante del suo sangue che è il sigillo del perdono e della Nuova Alleanza che ci lega a Lui, perché diventi il "nostro calice" colmo della persone da "riscattare". Abbandoniamoci a Lui ad ogni risveglio allora, quando ci "annuncia" il nostro destino, e immergiamoci nel "suo battesimo" che è la storia preparata per noi, deponendo nel suo amore rigenerante la superbia che "sappiamo" essere di "coloro che sono ritenuti capi delle nazioni e le dominano, e dei loro grandi che esercitano su di esse il potere". Non siamo chiamati all'indignazione, alle proteste e alle rivoluzioni, nelle piazze come nei condomini, negli uffici o sui campi di calcio dove giocano i nostri figli, nelle scuole e nelle nostre case, per ottenere "quello che vogliamo". "Tra di voi invece..." è diverso, ci dice oggi il Signore "chiamandoci a sé" nella comunità dove "viene" per trasformare radicalmente la nostra vita facendoci "grandi" nell'amore, e i "primi" nel "servire tutti". Tra i fratelli nati dallo stesso "battesimo" e che si accostano e bevono allo stesso "calice", ogni relazione è celeste: tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli, ovunque "il primo è l'ultimo e l'ultimo è il primo", e sembra quasi una gara a perdere perché l'altro vinca il "premio" dell'incontro con Cristo. Sì fratelli, perché l'ultimo posto qui sulla terra è lo specchio di quello "riservato" a noi in Cielo. Non importa se "alla destra o alla sinistra" del trono di Cristo, perché chi lo ha incontrato all'ultimo posto che Egli ha preso per "riscattarlo" pregustando proprio lì il suo amore, vive con la certezza che nel suo Regno avrà il posto migliore preparato per lui, dove goderne in pienezza per l'eternità, senza mancare più di nulla.



QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI



Martedì della VIII settimana del Tempo Ordinario. Commento audio








Martedì della VIII settimana del Tempo Ordinario




αποφθεγμα Apoftegma


Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno 
in questo momento della storia sono uomini che,
attraverso una fede illuminata e vissuta,
rendano Dio credibile in questo mondo.
Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio,
imparando da lì la vera umanità.
Abbiamo bisogno di uomini 
il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio 
e a cui Dio apra il cuore,
in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri
e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri.
Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio,
Dio può far ritorno presso gli uomini.

J. Ratzinger, L’Europa nella crisi delle culture,
Conferenza tenuta il 1 aprile 2005 a Subiaco




Nelle parole di Pietro si percepisce la tensione che da sempre anima la Chiesa. E' vero che i suoi figli "hanno lasciato tutto per seguire il Signore", ma è ancor più vero che l'abbandono di ogni sicurezza mondana è proprio l'impossibile fatto possibile da Dio, perché è impossibile seguire Colui che non è la tua unica ricchezza. A nome della Chiesa Pietro professa l’amore a Cristo, ma è un balbettio, non è ancora fede adulta. Centrale, infatti, è l'enfasi su quel "noi abbiamo...." dove la carne cerca un premio. Seguire Gesù, invece, è innanzitutto una liberazione, l'incontro con la misericordia che strappa alla schiavitù del peccato per farti pregustare la pienezza del Cielo. La risposta di Gesù annuncia un nuovo modo di vivere sulla terra, un rapporto nuovo tra le persone, anticipo della vita beata che si incarna nella comunione dei santi. Ovunque i cristiani sono a casa propria. Ovunque per loro vi sono "fratelli, sorelle, madri, figli" perché ovunque la vita è feconda, piena e realizzata. L'amore soprannaturale che si estende oltre i confini di razza, lingua, cultura e condizione sociale, e si fa comunione anima la città che Dio ha innalzato sul monte. Per questo la Chiesa è chiamata ogni giorno a conversione, cioè a lottare contro la tentazione di spegnere questa luce, ritornare alla carne e frustrare la propria missione. Pietro e ogni cristiano saranno sempre insidiati dall'inganno di cercare e sperare "ricompense" visibili e mondane che certifichino l'esito della propria missione. Mentre il Signore annuncia che, già "al presente", la "ricompensa" dei suoi discepoli è una primizia della vita celeste, la sovrabbondanza espressa nel "centuplo". Come nella moltiplicazione dei pani, chi "segue" Gesù non "lascia tutto" astrattamente, ma lo consegna a Lui perché "case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi" diventino un "tutto" infinitamente più grande. "Tutto" quello che fa parte della nostra vita ci è dato per essere vissuto in Cristo, con Lui e per Lui; il lavoro, la casa, gli affetti, anche gli svaghi, e le malattie, i dolori e i fallimenti, nelle sue mani "tutto" è trasfigurato. Ogni cosa supera i limiti del tempo e dello spazio, non è più una tenaglia che ci stringe nel terrore di perderla senza averne gustato appieno. "Seguendo" il Signore tutto si dilata mentre l'istante "presente" risuona nell'eternità e ci accoglie per vivere con totale libertà, tipica di chi ama senza offrire nulla a se stesso. Per difendere la Grazia da appropriazioni indebite, Dio accompagna il "centuplo" con le "persecuzioni". Proprio il rifiuto del mondo che, geloso della sua, non accetta l'annuncio della vita nuova incarnata nella Chiesa, ne certifica la qualità. Se “perdendola” nel martirio la “ritroveranno”, se sapranno morire per amore conservando pace e gioia senza entrare in crisi, allora davvero i cristiani annunceranno il Cielo. Per la Chiesa le "persecuzioni" segnano il successo della sua missione. Se siamo rifiutati dal collega, se anche l'amico respinge al mittente il nostro annuncio, se il fidanzato scappa di fronte alla testimonianza di una relazione cristiana, se il cugino si scandalizza perché non abbiamo fatto causa a chi ci ha preso del nostro, significa che stiamo compiendo la nostra missione. Allora, altro che allori, le "persecuzioni" che oggi ti aspettano indicheranno che Cristo è vivo in te. Certo, vorremmo che gli altri lo accogliessero subito e cambiassero vita. Cerchiamo "ricompense" carnali, risultati immediatamente riscontrabili. E invece quasi sempre sono rifiuti, e solo la fede adulta sa discernere in essi l'opera di Dio. Desideri che tua figlia ascolti quando le parli di Lui, vero? E invece si chiude in camera irata, attratta dal mondo e ferita nella lotta con Dio. Ma proprio questo rifiuto è la soglia del suo cuore dischiuso sulla conversione; Dio non desidera altro che questo, e tu? Perché possa convertirsi e salvarsi il Padre le sta consegnando suo Figlio fatto carne in te: tu sei il Vangelo per lei, e forse sarà rifiutato, come tu hai rifiutato Cristo, e nel suo amore che non si è ribellato al tuo male, hai conosciuto il perdono e la salvezza. Allora, come non "lasciare" tutto, anche l'ideale di figlia che hai cullato, pur di annunciarle l'unica notizia di cui ha bisogno? Non sai quando l'ascolterà, è libera. Ma tu sei chiamato solo ad amarla gratuitamente come Cristo ha amato te: offrendo il Vangelo alla sua libertà e prendendo su di te i suoi peccati. Così si trasmette la fede, così si annuncia il Vangelo. Ma forse stiamo "seguendo" Gesù con qualche pretesa... Abbiamo sì "lasciato tutto", come preti, suore, missionari viviamo senza un euro; come genitori ci siamo aperti alla vita accogliendo un altro figlio; e va tutto bene, ma la nostra volontà, l’abbiamo sciolta in quella di Dio? E il cuore, che cosa desidera davvero? Abbiamo fatto l'esperienza che seguire Gesù è una liberazione, oppure, celate dietro a un'apparente dedizione, vi sono la mormorazione, l'attesa di una ricompensa, un'esigenza? Il cuore è colmo di gratitudine o di frustrazione? Comunque sia Gesù ci annuncia oggi di essere Lui la nostra ricompensa, Lui in noi per ogni uomo, perché tutti siano salvati. Coraggio, perché nella Chiesa puoi sperimentarlo diventando sempre più una cosa sola con Cristo, al punto che, "per causa sua e del Vangelo", saremo "ultimi" nel mondo perché perseguitati, ma "primi" nella carovana dell'umanità per aprire a tutti il cammino verso il Cielo. 




QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI