Mercoledì della XX settimana del Tempo Ordinario




L'ANNUNCIO
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 
Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. 
Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. 
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? 
Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. 
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. 
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 
Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. 
Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: 
Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. 
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? 
Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. 
Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? 
Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi». 

 (Dal Vangelo secondo Matteo 20,1-16a)



    



Il giovane ricco, Pietro, gli apostoli, tutti cercano di "ottenere" qualcosa in cambio di ciò che "fanno"; tutti sindacalisti di se stessi... Anche tu vero? Stai seguendo il Signore, mica per niente no? Cioè, non seguiamo Gesù per conoscerlo, per stare con Lui. No, "facciamo cose" come il giovane ricco, "lasciamo tutto" come gli apostoli, ma non è per Gesù. E' per noi, per saziare il nostro uomo vecchio, le sue concupiscenze incipriate di cristianesimo, di messe, preghiere, elemosine, gruppi e comunità. Dici di no? Pensi che sia esagerato? 

Bene, vediamo: Sei felice della tua vita? La questione che Gesù pone con questa parabola è proprio questa, la nostra felicità, oggi. Per questa, ci dice, sono "uscito all'alba" della mattina di Pasqua, quando ho vinto la morte; ti sono venuto a cercare per "salvarti" e strapparti all'ozio e ai vizi, frutto della "disoccupazione" del cuore; ho dato senso alla tua vita perduta nell'egoismo "prendendoti a giornata" per "lavorare" nella mia "vigna"; ti ho promesso "quello che è giusto", perdonarti e giustificarti per fare di te una creatura nuova, felice nel compiere la volontà di Dio. E tu hai ascoltato l'annuncio del Vangelo e "hai convenuto" che il suo salario era proprio quello che il tuo cuore desiderava; e sei "andato" nella "vigna", a camminare nella comunità cristiana. Hai creduto che potevi essere felice perché finalmente "occupato", con il cuore libero di amare; felice perché, nella vigna, saresti stato a casa tua, cittadino del regno dei Cieli. 

E allora, oggi, sei felice o no? No che non lo sei, stai "mormorando" come il Popolo di Israele, inghiottito ancora nella stessa menzogna: preferisci l'Egitto della schiavitù al faraone alla libertà di camminare nel deserto, vivendo della Parola di Dio che colma e realizza la vita. Mormori perché pensi di aver fatto qualcosa, di aver lasciato tutto, e non di essere stato amato quando non lo meritavi e non ne avevi alcun diritto. Sei così ingannato che pensi di esserti sacrificato per seguire Gesù, di aver perduto molto per non aver ricevuto nulla di quanto speravi. Tua moglie continua ad essere identica a dieci anni fa, tuo marito è addirittura peggiorato, e tu, sì tu, ancora con gli stessi difetti, quelle debolezze che ti umiliano così tanto. 

Ebbene, non hai capito nulla, di Dio, del suo amore, della sua infinita "bontà". Sei "invidioso", ovvero, letteralmente, il tuo "occhio è cattivo"; guardi tutto di traverso, affetto di strabismo spirituale, guardi tutto di traverso, e non ti accorgi che "il denaro" che ti è stato promesso e che tu hai accettato, è Cristo in te, che fa di "ogni giornata" un evento irripetibile, traboccante di vita. Ma il demonio continua a sporcati lo sguardo rapendoti il cuore perché tu metta il tuo tesoro nel denaro, nel fare, nel produrre, nell'affetto, nella salute, in tutto meno che in Cristo. Ti sospinge ad essere "il primo", come Dio, convincendoti che non c'è altra strada per salvarsi la pelle. E così perdi la vita, gli istanti e le occasioni ti sfuggono dalle mani, lasciandoti una scia triste di rimpianti e malinconia. 

Ma no, coraggio! Il Signore viene anche oggi ad annunciarci il suo amore! Il "Padrone", ovvero il Padre, "fa delle sue cose quello che vuole": "fa" cioè, di te e di me la sua volontà: "fa" una creazione nuova di te e di me, poveri peccatori "oziosi". Ci "fa" suoi "amici", e per questo ci dona esattamente la stessa vita che ha dato al Primogenito, a Cristo! Ci dona la sua stessa vita! Allora, è un "torto" ricevere la natura di Dio, il suo potere sulla morte, l'amore nel quale offrirci agli altri e sperimentare la "ricompensa" che nessuno potrà toglierci? E' un "torto" ricevere in dono l'eredità che il Padre ha dato a suo Figlio? Pensa quanto ci inganna il demonio... Come fece nel Giardino, di fronte all'albero, insinuando ai progenitori che Dio era invidioso e li limitava, e che restare creature avrebbe significato non poter mangiare di nessun albero. Così satana rovescia la realtà anche nella nostra vita. 

Ma non ti rendi conto che sei "l"ultimo" di questo mondo? Che anche io, prete e missionario, dovrei stare all'inferno per i peccati che ho commesso, in pensieri, parole. opere e le omissioni? Solo così potremmo aprire gli occhi e vedere che proprio per te e per me, Gesù si è fatto l'ultimo, lo "strumento d'espiazione nel suo sangue", e viene a cercarci per farci diventare i "primi" tra i salvati. Ultimi perché deboli, incoerenti, nevrotici, peccatori, e "primi" perché più intensamente possiamo sperimentare il suo amore, gratuito, immeritato, insperato. 

Ora si comprende perché Gesù aveva detto al giovane ricco che Dio è "l'unico buono": è l'unico che ama così, sovvertendo ogni idea sindacale della misericordia. Lui ricompensa di più chi meno merita... Anche se la carne pensa che sia ingiusto, questa è l'unica giustizia possibile, perché abbraccia tutti senza distinzioni. Quello che non sa il mondo con le sue ideologie cieche che non prevedono il peccato originale nel cuore dell'uomo, è che nessuno merita nulla perché tutti sono stati "disoccupati" nell'incapacità di amare: "Non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù. Dove sta dunque il vanto? Esso è stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. Noi riteniamo infatti che l'uomo è giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge. Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani! Poiché non c'è che un solo Dio, il quale giustificherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi" (Rm 3, 22-30).  

Se, per Grazia, siamo stati chiamati alla salvezza prima dei pagani che ancora sono schiavi del mondo, è in vista della loro salvezza. Lo doveva capire anche Pietro, proprio come il giovane ricco. Ma, a differenza di questi, Pietro ha continuato a seguire Gesù, cadendo altre mille volte, scandalizzandosi della Croce e tradendo; ma così ha capito di essere stato chiamato ad essere il "primo" proprio perché era l"ultimo" tra tutti, il peggiore. Come aveva ben chiaro San Paolo: "Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono l'infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me" (1 Cor. 8,15-10). 

Anche noi abbiamo bisogno di camminare molto per scoprire e accettare di essere gli "ultimi", e così entrare nella libertà dei figli di Dio, felici del "denaro" che ricevono immeritatamente ogni giorno; saremo allora una primizia tra i risorti inviata agli ultimi della terra, per annunciare loro la "giustificazione" gratuita di Dio che li "fa primi nel Regno dei Cieli".   









Mercoledì della XX settimana del Tempo Ordinario



Martedì della XX settimana del Tempo Ordinario








L'ANNUNCIO
Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli.
Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli».
A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?».
E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?».
E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.
Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.
Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi».
 (Dal Vangelo secondo Matteo 19,23-30)






La "salvezza" è l' "impossibile all'uomo" che Dio rende "possibile". Con le parole di oggi, Gesù priva di forza qualsiasi moralismo e pelagianesimo, rivelando al contempo la friabilità di ogni morale laica. L'orizzonte che attende ogni uomo è il Regno dei Cieli, non un regno che trasformi ideologicamente la terra in Cielo; la salvezza è entrarvi perché chiamati, e non può essere il frutto degli sforzi umani

Si tratta di pura gratuità; all'uomo carnale piegato orgogliosamente su se stesso, la Grazia purtroppo riesce terribilmente indigesta. Come al "giovane" che se ne va "triste" perché "aveva molti beni"; cioè voleva "fare" qualcosa di "buono", ma era un povero illuso. Voleva "fare" un atto eroico con cui guadagnarsi una medaglia, e invece nel regno di Dio, nella Vita eterna, per primi entrano gli ultimi, e non gli eroi...

Nel corteo trionfale che entrerà in Cielo dopo la battaglia combattuta sulla terra, i primi saranno i più deboli, i piccoli, feriti, quelli che nel mondo sono considerati gli "ultimi", stolti e insensati a perdere tutto per Cristo.

Saranno "una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani". E grideranno "a gran voce: « La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello »". 

Eccoli quelli che entrano nella Vita! E che cosa hanno "fatto"? "sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta. perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi" (Cfr Ap 17).

A un ricco non interessa lavare le proprie vesti; si illude di averne così tante da poterle cambiare ogni giorno, e magari buttare quelle sporche. Ha tutto, e crede di sfuggire così la "grande tribolazione". Per questo, "difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli". 

Pietro e gli apostoli restano "costernati": stanno con Gesù da tempo, hanno intuito che è Lui la "benedizione" promessa a chi è fedele all'Alleanza e obbediente alla Torah; ha moltiplicato il nulla, certo che è Lui la vera ricchezza, la fecondità, il raccolto, la gioia; è Lui la vita che non muore, sempre sovrabbondante. Ma hanno anche capito che tanti sono i "ricchi", non solo di denaro, anche loro chissà, che lo seguono ancora non si sa bene perché...

Nella domanda di Pietro è riassunta quella di tutti quelli che, avvicinandosi a Cristo, restano sbalorditi dalle sue parole; in fondo è come se dicesse: ehi, ma qui non si salva nessuno...  

Ma Gesù, invece, sta annunciando la verità che può dischiudere all'umiltà e alla libertà di un mendicante, cioè un autentico catecumeno, uno che sta imparando a seguirlo per diventare suo discepolo. E dice a tutti che è inutile illudersi: anche oggi, per ciascuno di noi sarà "difficile", anzi "impossibile", "entrare nel regno dei cieli". 

Per questo occorre, infatti, "vendere" ciò che si "possiede", donare il ricavato ai poveri e "farsi" così un "tesoro nei cieli". Senza il certificato che garantisca di averlo, come un segno che la nostra Patria ormai è lì nel Cielo, ci sarà "impossibile" varcare la soglia del Regno dei Cieli. Resteremmo degli stranieri... 

Ma è proprio questo l'impossibile, vero? Chi, a parte Sant'Antonio del deserto, San Benedetto, San Francesco e qualcun altro, ha dato tutti i suoi beni ai poveri? Dai, che qui siamo tantissimi che stiamo seguendo Gesù senza averlo fatto... Infatti, molto sale ha perduto il sapore, molti cristiani divorziano, sono incapaci di perdonare, e vivono seguendo il mondo...

Sì, sarebbe più facile l'inimmaginabile di un "cammello che passi per la cruna di un ago" che tu ed io diamo via tutti i beni e ci "salviamo" dalla corruzione. Gesù non sceglie a caso le parole: la porta attraverso cui si accede al Regno è "stretta" come la "cruna di un ago", angusta come la Croce. E' più facile che un cammello passi attraverso un foro così piccolo che per vederlo, a volte non bastano neanche gli occhiali, che tu ed io distendiamo oggi le nostre braccia sulla Croce. Troppo possediamo per poterci donare

Per questo è "impossibile" amare davvero, sino alla fine: perdonare il marito che ha tradito? Impensabile! Perché? Perché da quando eravamo fidanzate con lui abbiamo fatto di tutto per "possederlo": gelosie, scenate, parole e atteggiamenti, ricatti affettivi e slanci passionali, tutto per incollare l'altro al nostro cuore. 

Così, il "mio" ragazzo è diventato il "mio" marito. Sembra del tutto naturale, ma non lo è. Chi fa dell'altro un suo possedimento non può lasciarlo libero, di pensare e di essere se stesso, men che meno di sbagliare e peccare. 

L'altro è mio, e, come un bambino capriccioso, ci posso giocare solo io. Quando poi succede che si libera delle catene e scappa, infilandosi ad esempio nel tradimento con la segretaria più giovane, il mondo cessa di esistere e tutto crolla; sotto le macerie di una vita fallimentare spesa a possedere l'altro senza risultato, il marito diventa un nemico da cancellare, un ladro che ci ha rubato gli anni migliori, che ha frantumato i nostri sogni e le nostre speranze. Amarlo? "Impossibile".

E così in tante altre circostanze e nelle diverse relazioni. Chi "possiede" i figli non li amerà, anche se farà sacrifici immensi per loro; chi "possiede" gli amici con ricatti affettivi perversi, non sarà mai veramente amico, non potrà desiderare il bene dell'altro.

I "beni", infatti, occultano il "bene" autentico; usurpano il posto di Dio e ci uccidono; il denaro usato per possedere è la radice di tutti i mali, non ci fa come Lui, anzi, ci lega al demonio.

Chi "possiede" non può entrare nel Regno dei Cieli, laddove l'aria rarefatta e l'assenza di gravità disegnano una libertà che la terra non conosce. Gesù lo sa, e nel "giovane triste" riconosce ciascuno di noi. Siamo egoisti, ci siamo appropriati di persone e cose al punto che non ne possiamo fare a meno

Per noi "ricchi" è "impossibile" entrare nel Regno dell'amore perché è "impossibile" disfarci delle ricchezze e seguire Gesù! Chi crede di impegnarsi per Lui, di scegliere eroicamente di essere cristiano in un ideale volontariato dell'anima, è un illuso e un superbo. Come in fondo lo era anche Pietro, che ancora non si conosceva, e si illudeva di aver lasciato tutto per seguire Gesù. 

Non aveva capito nulla di quello che il Maestro gli aveva detto; non ricordava che la sua carne si era prestata a satana accogliendo i pensieri del mondo e divenendo scandalo sul cammino di Gesù; non si era riconosciuto nei "ricchi" incapaci di entrare nel regno dei Cieli perché pensano secondo i regni della terra, e non poteva immaginare che, di lì a poco, avrebbe tradito il suo amico. 

Anzi, esibisce la sua buona volontà e la scelta di seguirlo in comune a quella dei suoi amici, e chiede la ricompensa. La sua mentalità è ancora quella dei "ricchi" che, abituati a "possedere", misurano tutto come dentro una partita di dare e avere, "lasciare tutto" per "ottenere" qualcosa. Pietro non ha compreso d'essere stato chiamato, amato e liberato da se stesso per entrare, già qui sulla terra, nel Regno dei Cieli, dove tutto è donato e nulla si possiede

"Lasciare tutto" è "impossibile" a Pietro, a me e a te, come a tutti gli "uomini". E' un'opera che solo Dio può rendere "possibile". Se Pietro e i discepoli hanno "lasciato tutto" è stato perché Dio ha compiuto l'impossibile di strappare i loro cuori dalle catene del "possesso" e dalla schiavitù dell'egoismo. I loro nomi sono scritti in Cielo con il sangue del Signore; per questo la loro vita, come un "tesoro" - il "tesoro" di Cristo! - è custodita lassù. 

Non si tratta, dunque, di un moralismo, ma della Grazia che attira gli uomini a seguire il profumo dell'unico amore per il quale, "dare tutti i beni della terra, sarebbe ancora disprezzarlo".

Si tratta di una "nuova creazione", di una "palingenesi" secondo l'originale greco; significa che Gesù "ci ha salvato non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per la sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo", cioè grazie alla "palingenesi" che, in tutto il Nuovo testamento, troviamo solo qui e nel brano di oggi.

E questo "perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna" (Tito 3, 5-7). Proprio ciò che voleva il giovane ricco! La Vita eterna si eredita grazie al testamento fatto da Gesù, l'Agnello che ha offerto la sua vita per ogni uomo. Ma per ereditarla concretamente occorre andare dal "notaio" per così dire, cioè dalla Chiesa.

E qui prepararsi seriamente a ricevere il battesimo, o, per noi già battezzati, a riscoprirne il valore, e far crescere il seme ricevuto da bambini. E' in questo cammino, nella Iniziazione Cristiana che Dio compie l'impossibile. Nulla di magico, secondo lo spontaneismo del sentire che sta avvelenando questa generazione. 

L'eredità è già pronta, c'è il nostro nome, come quello di quel giovane e di tutti i "ricchi". Ma occorre davvero desiderarla, metter in gioco la propria libertà, perché Dio non salva nessuno senza l'adesione personale. Non siamo marionette, e proprio il giovane lo dimostra. Nella Chiesa non si fanno lavaggi del cervello come invece capita altrove, dove regnano le ideologie e i maestri di cattivo pensiero...

Nella Chiesa tutto nasce nella libertà. Dio l'ha data a tutti, sino al punto di farsi uccidere pur di non toccarla. E nella libertà vuole compiere l'impossibile.

Per questo Gesù "fissa lo sguardo sugli apostoli", su tutti noi. Ma l'originale è molto più incisivo: Gesù "guarda dentro"! Ecco, questo è proprio quello che fa la Chiesa, alla quale è dato il discernimento per scrutare i cuori e condurre le persone alle fonti dell'acqua viva.

La Chiesa, attraverso i pastori, i catechisti, ma anche i genitori, "guarda dentro", oltre le apparenze, al di là delle maschere ipocrite, per arrivare al cuore, laddove si è davvero liberi e si può decidere senza condizionamenti.

E ci accompagna a scoprire che proprio lì siamo malati come ogni ricco. E' nel cuore che s'annidano la menzogna e il peccato, che fanno impossibile quello che prima, nel paradiso, era possibile: vivere eternamente, senza morire. Perché il salario del peccato è proprio la morte.

Allora ogni uomo ha bisogno che qualcuno scenda laggiù, nelle profondità del suo cure, e lo guarisca, strappandogli il veleno che lo fa morire. E' questa l'unica risposta alla domanda del giovane, come a quella di ogni uomo che vuole vivere eternamente.

E' questa la risposta anche ai manipolatori di embrioni, agli abomini della scienza con cui si cerca di rompere le barriere della morte. Non è così, non è con la "ricchezza", con i beni, con l'intelligenza e strumenti sempre più sofisticati, non è con la ragione e l'abilità, non è correndo per arrivare "primi" che si vince la morte. Lei, comunque, arriva sempre prima di noi...

Non c'è niente da fare, perché il demonio è più astuto e potente di noi. C'è un solo modo per vincere la morte: perdonare e cancellare il peccato! E uno solo lo ha "fatto" per tutti: Gesù Cristo!

E' Lui che, con una carne identica a quella di Pietro e compagni, si è lasciato spogliare di tutto, e con la sua Croce è passato attraverso la "cruna d'ago" che lo separava dal regno dei Cieli; entrato in esso vi ha deposto il suo "tesoro", la vita di Pietro e degli apostoli. 

E' l'amore di Cristo che lo perdonato ed eletto ad entrare nella "nuova creazione", dove regnerà è giudicherà, cioè "governerà" le Dodici tribù di Israele insieme con Lui; ravveduto e cercato dal Signore, confermerà, pascerà e giudicherà con amore i suoi fratelli. L' "ultimo", il pescatore di Galilea che ha tradito e abbandonato Gesù, nella sconvolgente gratuità dell'amore di Dio, diviene il "primo", senza alcun merito! 

Questa è l'economia del Regno dei Cieli, una creazione nuova, opera del Creatore e non delle mani dell'uomo. In essa ha valore ciò che nella vecchia creazione infettata dal veleno del demonio non ne ha. I piccoli e incapaci come Pietro, i peccatori incoerenti, i "ricchi" rimandati a mani vuote dalla Croce che li spoglia dell'orgoglio, "ultimi" e falliti secondo i criteri mondani, sono i "primi" e perfetti secondo i criteri divini. 

Loro "giudicheranno" le tribù di Israele, perché hanno accolto il "giudizio" di misericordia che ha "salvato" le loro vite. Gli "ultimi" sono, infatti, sullo stesso trono crocifisso del Primo che, per loro, si è fatto Ultimo.

Il Signore ci chiama oggi a passare dalla "tristezza" dell'orgoglio che non accetta la debolezza, alla "gioia" umile di "ricevere cento volte tanto" di quello che abbiamo "lasciato" nelle sue nelle mani. Gesù ci invita a non temere e ad accettare che ci è impossibile entrare nel Regno dei Cieli: camminando nella Chiesa, se fidanzati, accetteremo l'impossibilità di essere casti; se sposati accetteremo l'impossibilità di donarsi senza riserve; per vivere ogni circostanza nella consapevolezza della propria debolezza. 

Solo così non presumeremo nulla di noi stessi, e lasceremo che Dio operi in noi l' "impossibile". Gesù non ci chiama a buttare tra i rifiuti le nostre ricchezze, ma di "darle ai poveri". Questo significa "lasciare" che si occupi Lui dei nostri beni; che Lui, vivo nei "poveri", li purifichi e li santifichi, li trasfiguri perché siano strumenti del suo amore che vince il peccato e supera i limiti dell'egoismo e della concupiscenza. 

"Lasciare case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il Nome di Gesù" non significa perderli, ma vederli "centuplicati". Come accadde nel miracolo della moltiplicazione dei pani, quando portarono via "dodici" ceste dei pezzi avanzati.

Ecco, i Dodici apostoli sederanno su questi troni della sovrabbondanza, sui canestri di vita moltiplicata, della quale sono stati testimoni. Come loro il Signore ci chiama e ci chiede la nostra debolezza e quello che abbiamo posseduto sino ad oggi, per moltiplicarlo nella gratuità. 

Allora potremo sedere con loro a giudicare, a discernere dove c'è questa vita e dove no; ad annunciarla qui in terra, a mostrarla e testimoniarla, a donarla, perché nel giudizio le "dodici tribù di Israele" non si ritrovino come le vergini stolte, senza l'olio della vita. 

Gli apostoli, infatti, con la loro esistenza itinerante, povera, senza sicurezze, crocifissa, sono un segno, l'ennesimo, che Dio offre a ogni uomo, a Israele prima e poi al mondo. Ai religiosi, agli agnostici e agli atei. Ai cristiani e ai pagani. La Chiesa è il sacramento di salvezza. Chi accoglierà un piccolo, un apostolo, accoglierà Cristo; e chi accoglie Cristo accoglie Dio...

Con loro siamo inviati anche noi a testimoniare nella nostra carne che la morte è vinta; con le nostre comunità ad annunciare che Dio ha reso possibile l'impossibile, che esiste l'amore, perché tutti noi siamo vivi dentro le sofferenze perché ci nutriamo della sovrabbondanza di vita dei canestri avanzati.

Siamo dove siamo ogni istante perché attraverso di noi Dio vuole anticipare il giudizio per ogni uomo; perché in noi tutti vedano e accolgano dai nostri "troni" la sua misericordia, e passino così dalla morte alla vita, e non siano condannati nell'ultimo giorno.

Per questo, "lasciando" tutto e tutti a Cristo, liberi potremo andare nella storia raccogliendo il "centuplo" promesso, insieme alle tribolazioni, alle persecuzioni e alla Croce che autentica la credibilità della nostra missione. Il "centuplo" sono infatti le persone che Dio ha pensato che si salvino attraverso di noi... Allora, perdere per trovare, lasciare per riavere, tutto moltiplicato, centuplicato, nella brezza soave del cielo...

"Lasciamo" a Lui i figli, è parte della missione, perché il mondo veda e creda che Cristo è risorto e ha potere su ogni creatura, su ogni morte, su ogni divisione.

Rinunciamo alla nostra volontà su di loro, accettiamone le debolezze, e ce li renderà in una relazione nuova, libera e nella pace; potremo allora vivere nell'anticipo della "nuova creazione" dove ogni "giudizio" è misericordia nella verità; "giudicheremo" e mostreremo come si "governa" con Cristo la vita; illuminando, cioè, la verità e aprendo la fontana della Grazia ai i nostri figli e ai cento che il Signore ci donerà, quelli a cui avremo donato il Vangelo e la vita dal trono della Croce, dell'amore gratuito che ha salvato noi.

Così con la fidanzata, il marito, i genitori e i beni materiali: "lasciati" al suo "Nome" diventeranno caparra del Cielo, il sapore inconfondibile della vita eterna diffuso nella vita terrena.


APPROFONDIMENTI







αποφθεγμα Apoftegma








Chi potrà mai liberarsi dai suoi modi di agire e dalla sua bassa condizione, 
se non sei tu, mio Dio, a sollevarlo fino a te nella purezza del tuo amore? 
Come potrà elevarsi fino a te l’uomo generato e formato nella bassezza, 
se non lo sollevi tu, o Signore, con la stessa mano con la quale l’hai creato?  
Perché indugi tanto, se già ora puoi amare Dio nel tuo cuore? 
Miei sono i cieli e mia la terra, mie sono le genti, 
miei sono i giusti e miei i peccatori; 
gli angeli sono miei e mia è la Madre di Dio, 
tutte le creature sono mie. 
Dio stesso è mio e per me, perché Cristo è mio e tutto per me
E allora, cosa vuoi, cosa cerchi ancora, anima mia? 
Tuo è tutto questo ed è tutto per te. 
Non ti abbassare al di sotto di questo 
e non accontentarti delle briciole che cadono dalla mensa del Padre tuo. 
Va’ e gloriati della tua gloria; nasconditi in essa e godila, 
così saranno esauditi i desideri del tuo cuore.


San Giovanni della Croce