Giovedì della III settimana di Avvento








Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 7,24-30.
Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù cominciò a dire alla folla riguardo a Giovanni: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento?
E allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano vesti sontuose e vivono nella lussuria stanno nei palazzi dei re.
Allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta.
Egli è colui del quale sta scritto: Ecco io mando davanti a te il mio messaggero, egli preparerà la via davanti a te.
Io vi dico, tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni, e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
Tutto il popolo che lo ha ascoltato, e anche i pubblicani, hanno riconosciuto la giustizia di Dio ricevendo il battesimo di Giovanni.
Ma i farisei e i dottori della legge non facendosi battezzare da lui hanno reso vano per loro il disegno di Dio.


IL COMMENTO

E' tutto molto semplice. Si tratta di non respingere la Grazia. Che è già una Grazia. Tutti odiamo le file, alla posta, al casello, agli uffici comunali, al semaforo, alla cassa, al bagno la mattina. Eppure c'è una fila che salva. E' sufficiente armarsi di pazienza e attendere il turno. Come hanno fatto i pubblicani e le prostitute sulle rive del Giordano in attesa del battesimo di Giovanni. Riconoscere chi siamo, semplicemente. Come Davide alle parole del Profeta Natan quando, con una parabola, gli svelò il peccato che egli stesso aveva comesso e che, probabilmente, aveva rimosso.

La felicità e la pace non sono utopie o trofei da strappare con i denti. E' solo una questione di fila, camminare lentamente e senza fretta verso le acque del battesimo. Israele è stato salvato e si è messo in fila verso la Terra Promessa. Nulla fu richiesto, se non di cogliere l'urgenza della libertà. Poche cose e via. Senza tanti pensieri, senza guardare indietro, come fu detto a Lot quando lasciò Sodoma. Perchè d'una urgenza si tratta, ed è questione di vita o di morte. Non si scherza.

Abbandonare false certezze, legami e progetti, e seguire la chiamata d'amore. Come Abramo che si pose in cammino senza neanche sapere per dove. Anche lui in carovana, lasciando che fosse il Signore a segnare il cammino. Già, il cammino. La salvezza è un cammino. Semplicemente. Pensiamo troppo e, spesso, a sproposito. E siamo schiavi di noi stessi, di schemi angusti, delle piroette mentali che inseguono mondi e vite possibili, pur di raggiungere un briciolo di serenità. Come i Farisei e i Dottori della Legge siamo imprigionati nella tela della nostra pretesa giustizia. Ed è il cuore che fa fede, non basta ritenersi peccatori, le parole se le porta via il vento.

E' di fronte alle umiliazioni che si rivela il profondo del cuore, la superbia che muove le nostre esistenze, incapaci d'accettare la benchè minima ingiustizia. Ed è un bel squittire d'esser peccatori e bla bla, ma al dunque d'un trattamento degno d'un peccatore.... Beh è meglio lasciar perdere, ira e bollori ci gonfiano il cuore e le vene. Niente file, niente battesimo, da dove siamo e ci illudiamo d'essere, dalle nostre giustizie e ragioni non ci muoviamo neanche di un millimetro. E' una questione di principio perbacco. E rendiamo vana la salvezza, la volontà di Dio su di noi. Il grande, unico vero pericolo per la nostra anima. Rimanere prigionieri del nostro volere e della nostra giustizia.

E c'è una fila che salva. Si, proprio una fila, lenta, che attenta alle nostre tronfie personalità sempre in cerca di fagocitare quelle altrui. Una fila che è un popolo in cammino. Una via di salvezza che demolisce le pseudo-certezze, gli assolo vanagloriosi. Un cammino condotto da un Altro, il Signore della Gloria che non ha ricusato di porsi alla testa della fila dei peccatori. Lui che non aveva peccato, insieme ai peccatori. Per i peccatori. Le acque del Giordano santificate dal corpo santissimo di Dio fatto carne.

Ascoltiamo oggi la voce del Profeta più grande, le sue parole di fuoco che illuminano la nostra realtà. Accogliamo la Grazia che ci pone in cammino. Giovanni, i profeti inviati alla nostra vita, la Chiesa nostra madre che anche oggi ci annuncia la Buona Notizia, non è una canna sbattuta dal vento, sempre pronta ai compromessi pur di ottenere qualcosa. Non è un uomo avvolto in vesti delicate che dimora in un lussuoso palazzo. No, la parola di conversione non è figlia dell'uomo vecchio, sempre in bilico e in cerca d'un modo per riempire la pancia. La parola di Giovanni è l'annuncio d'una radicale novità, come quel suo vestire profetico, quel suo cibo così diverso: il cielo aperto e Dio con noi, la salvezza nella misericordia capace di farci figli di Dio. Ascoltiamo senza indurire il cuore. Oggi. Lasciamoci sedurre dalla parola di Giovanni e mettiamoci in cammino. Una fila dinnanzi a noi è questo Avvento. La fila che ci conduce alle acque della vita. Una fila per la Vita. Piena ed eterna.






Evangelio según San Lucas 7,24-30.
Cuando los enviados de Juan partieron, Jesús comenzó a hablar de él a la multitud, diciendo: "¿Qué salieron a ver en el desierto? ¿Una caña agitada por el viento?
¿Qué salieron a ver? ¿Un hombre vestido con refinamiento? Los que llevan suntuosas vestiduras y viven en la opulencia, están en los palacios de los reyes.
¿Qué salieron a ver entonces? ¿Un profeta? Les aseguro que sí, y más que un profeta.
El es aquel de quien está escrito: Yo envío a mi mensajero delante de ti para prepararte el camino.
Les aseguro que no hay ningún hombre más grande que Juan, y sin embargo, el más pequeño en el Reino de Dios es más grande que él.
Todo el pueblo que lo escuchaba, incluso los publicanos, reconocieron la justicia de Dios, recibiendo el bautismo de Juan.
Pero los fariseos y los doctores de la Ley, al no hacerse bautizar por él, frustraron el designio de Dios para con ellos.


COMENTARIO

Todo es muy simple. Se trata de no rechazar a la Grazia. Qué ya es una Grazia. Todo odiamos las colas, al correo, a los despachos municipales, al semáforo, a la caja de un supermercado, en el banco, al baño la mañana. Sin embargo hay una cola que salva. Es suficiente armarse de paciencia y esperar el turno. Como han hecho los publicanos y las prostitutas en las orillas del Jordan, en la espera del bautismo de Juan. Reconocer quiénes somos, sencillamente. Cómo David frente las palabras del Profeta Natan cuando, con una parábola, le desveló el pecado que él mismo habia cometido y que, probablemente, removió.

La felicidad y la paz no son utopías o trofeos que arrancar con los dientes. Es sólo una cuestión de cola, caminar lentamente y sin prisa hacia las aguas del bautismo. Israel ha sido salvado y se ha puesto en cola hasta la Tierra Prometida. Nada fue solicitado, si no de coger la urgencia de la libertad. Pocas cosas y afuera. Sin muchos pensamientos, sin mirar atrás, como le fue dicho a Lot cuándo dejó Sodoma . Porque de una urgencia se trata, y es cuestión de vida o muerte. No se bromea.

Abandonar falsas certezas, ligasones y proyectos, y seguir la llamada de amor. Cómo Abraham que se puso en camino sin tampoco saber por dónde ir. También él en caravana, dejando que fuera Dios a señalarle el camino. Ya, el camino. La salvación es un camino. Sencillamente. Pensamos demasiado y, a menudo, a disparate. Y somos esclavos de nosotros mismos, de esquemas estrechos, de las piruetas mentales que siguen mundos y vidas posibles, con tal que alcanzar una pizca de serenidad. Como los Fariseos y los Doctores de la Ley, somos encarcelados en la tela de nuestra pretendida justicia. Y es el corazón que manifiesta la verdad, no basta con creerse pecadores, las palabras se las llevas el viento.

Es frente a las humillaciones que se revela la profundidad del corazón, la soberbia que mueve nuestras existencias, incapaces de aceptar la aunque mínima injusticia. Y es un bonito chillar de ser pecadores, pero en el momento crucial de recibir un tratamiento digno de un pecador.... es mejor dejarlo, cólera y hervores nos hinchan el corazón y las venas. Ningun expediente, ningun bautismo, de dónde estamos y nos ilusionamos de estar, de nuestras justicias y razones no nos movemos ni de un milímetro. Es una cuestión de principio caray! Y hacemos vana la salvación, la voluntad de Dios sobre nosotros. El único verdadero peligro por nuestra alma: quedarnos prisioneros de nuestra voluntad y justicia.

Y hay una cola que salva. Sì, justo una cola, lenta, que atenta siempre a nuestras presumidas personalidades en busca de fagocitar rapidamente aquellas ajeno. Una cola que es un pueblo en camino. Un camino de salvación que demuele las pseudo-certezas, que estropea los "solos" vanagloriosos que ejecutamos intentando ser mas notables. Un camino conducido por Otro, el Dios de la Gloria que no ha rehusado de ponerse a la cabeza de la cola de los pecadores. Él que no pecó, junto a los pecadores. Para los pecadores. Las aguas del Jordan santificadas por el cuerpo santisimo del Dios hecho carne.

Escuchamos hoy la voz del Profeta más grande, sus palabras de fuego que iluminan nuestra realidad. Acogemos a la Grazia que nos pone en camino. Nuestro Juan enviado a nuestra vida es la Iglesia nuestra madre, que también hoy nos anuncia la Buena Noticia; ella, no es una caña sacudida por el viento, siempre lista a los compromisos con tal que conseguir algo. Los Apostoles no son hombres envueltos en vestidos delicados, que viven en un lujoso edificio. No, la palabra de conversión no es hija del hombre viejo, siempre en vilo y en busca de un modo para llenar la barriga. La palabra de Juan es el anuncio de una radical novedad, como aquella su indumentaria profética, aquella su comida tan diferente: el cielo abierto y Dios con nosotros, la salvación y la misericordia capazes de hacernos hijos de Dios. Escuchamos sin endurecer el corazón. Hoy. Dejamonos seducirnos de la palabra de Juan y ponemonos en camino. Este Adviento es una cola delante de nosotros. La cola que nos conduce a las aguas de la vida. Una cola por la Vida, plena y eterna.


Beato Charles de Foucauld (1858-1916), eremita e missionario nel Sahara
Lettera a Père Jérôme del 19 maggio 1898

« Che cosa siete andati a vedere nel deserto ? »

Occorre passare dal deserto e soggiornarvi per ricevere la grazia di Dio. Là ci si vuota, là si caccia fuori da sé tutto ciò che non è Dio e si vuota totalmente questa piccola casa della propria anima per lasciare tutto il posto a Dio solo. Gli Ebrei sono passati dal deserto, Mosè vi ha vissuto prima di ricevere la sua missione, san Paolo, san Giovanni Crisostomo si sono anche loro preparati nel deserto... È un tempo di grazia, è un periodo attraverso il quale ogni anima che vuole fare frutti deve necessariamente passare. Essa ha bisogno di questo silenzio, di questo raccoglimento, di questo oblio di tutto il creato, in mezzo ai quali Dio stabilisce il suo regno e forma in essa lo spirito interiore : la vita intima con Dio, la conversazione dell'anima con Dio nella fede, la speranza e la carità. Dopo, l'anima farà frutti, esattamente nella misura in cui l'uomo interiore sarà stato formato in essa (Ef 3,16).

Un uomo può dare soltanto quello che ha ; e soltanto nella solitudine, nella vita da solo a solo con Dio, nel raccoglimento profondo dell'anima che dimentica tutto per vivere da sola, in unione con Dio, Dio si dona interamente a chi si dona, così, interamente a lui. Datevi interamente a lui solo... ed egli si darà interamente a voi... Guardate san Paolo, san Benedetto, san Patrizio, san Gregorio Magno, e tanti altri, che lungo tempo di raccoglimento e di silenzio hanno vissuto ! Salite più in alto : guardate san Giovanni Battista, guardate Nostro Signore. Nostro Signore non ne aveva alcun bisogno, ma ha voluto lasciarci un esempio.



Beato Carlos de Foucauld (1858-1916), ermitaño y misionero en el Sahara
Carta al Padre Jerónimo del 19 mayo 1898

«¿Qué salisteis a contemplar en el desierto?»

Es preciso pasar por el desierto y permanecer en él para recibir la gracia de Dios; es allí donde uno se vacía, donde uno echa fuera de sí todo lo que no es Dios y vacía completamente esta pequeña casa de nuestra alma para dejar todo el espacio para Dios solo. Los Hebreos pasaron por el desierto, Moisés vivió en él antes de recibir su misión, también san Pablo y san Juan Crisóstomo se prepararon en el desierto... Es un tiempo de gracia, es un período por el que toda alma que quiere dar frutos debe necesariamente pasar. Le es necesario ese silencio, ese recogimiento, ese olvido de todo lo creado, en medio de los cuales Dios establece su reinado y forma en ella el espíritu interior: la vida íntima con Dios, el diálogo del alma con Dios en la fe, la esperanza y la caridad. Más tarde el alma dará frutos en la medida exacta en que el hombre interior se habrá formado en ella (Ef 3,16)...

Sólo se da lo que se es y lo que se tiene en esta soledad, en esta vida solo con Dios solo, en ese recogimiento profundo del alma que lo olvida toda para vivir sola en unión con Dios, y Dios se da enteramente todo aquel que se da enteramente a él. Daos enteramente a él solo... y se os dará enteramente... Mirad a san Pablo, san Benito, san Patricio, san Gregorio Magno, y tantos otros, ¡qué largos tiempos de recogimiento y de silencio! Subid más arriba: mirad a san Juan Bautista, mirad a Nuestro Señor. Nuestro Señor no tenía necesidad de ello, pero quiso darnos ejemplo.




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