Martedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario


"Insonnia d'amore", il titolo d'un romantico film di qualche anno fa. Insonnia beata, secondo le parole di Gesù del Vangelo di oggi. La beatitudine di chi non riesce a dormire perché il cuore batte forte in gola in un amore travolgente. Beati coloro che amano Cristo d'un amore incorruttibile. Che sono pronti ad aspettare, perché ogni istante può essere quello buono.

Ma noi quante volte, come i poveri discepoli al Getsemani, cadiamo distrutti dal sonno delle nostre fatiche senza risultati. Quante volte gli occhi si fanno pesanti senza sperare nulla. Il nostro amore per il Signore, è, nella migliore delle ipotesi, una grigia routine. L'amore di chi è ancora schiavo, di chi non ha conosciuto o ha dimenticato la notte della Pasqua. L'Egitto è come il Getsemani dei discepoli, angoscia senza speranza, qualcosa da cui scappare, come presi nella morsa della depressione che ti costringe a letto per non pensare, per non vedere, per anticipare la morte, unica plausibile via d'uscita al fallimento della vita. Un'esistenza che non attende è un'esistenza spenta, che scivola vegetando sui giorni. Chi non attende non ama, è schiavo dell'egoismo che lo sospinge ad offrire ogni cosa alla propria concupiscenza.

Anche noi spesso viviamo in Egitto, coccolando le sue cipolle, accontentandoci dell'unico, solito sapore, per paura e per abitudine, forse non rendendoci neanche conto di quello che ci stiamo perdendo e quello che stiamo soffrendo.

L'Egitto del Signore invece è ben altra cosa. E' angoscia gravida di speranza; Lui fa dell'Egitto una porta dischiusa sulla libertà. La Croce, il sonno di Cristo sulla Croce, la sua morte per noi, un sonno ben diverso da quello dei suoi discepoli, dal nostro dormire appesantito nello scoraggiamento.

Nel suo sonno è nascosta la nostra salvezza. Nel suo sonno d'amore possiamo trovare la pace. Il suo sonno a saziare i nostri vuoti. Nell'incontro del nostro accidioso dormire con il suo sonno fecondo d'amore vi è l'unica possibilità di salvezza, di gioia, di pace e d'amore. E' il sonno dello Sposo che consegna completamente la sua vita per riscattare e liberare i suoi amati, ciascuno di noi. E' il sonno della Pasqua, quel sonno che ha vinto la morte da dentro il sepolcro, facendo dei nostri sepolcri, delle nostre notti un cammino di libertà. I giorni, le ore, il lavoro, lo studio, le malattie, le relazioni, tutto quello che ci sembra incatenarci ad un sonno di fuga e di abdicazione è, in Cristo risorto, il luogo dell'attesa.

Esattamente dove più stretta stringe la morsa della schiavitù, dove la notte dell'angoscia è più oscura, è preparata per noi la beatitudine più vera e autentica. E' la Pasqua del Signore che spezza l'assedio della morte e del buio, è la sua luce d'amore che ci viene a cercare, e l'attesa della liberazione, dell'incontro con il suo amore è la beatitudine più grande. L'attesa è già libertà, i fianchi cinti per la fretta e l'urgenza del momento dirigono già l'esistenza sul cammino della Verità. Vivere la vita come una lunga notte di Pasqua: ogni istante, ogni evento, tutto immerso nell'attesa innamorata e trepidante dell'Amato che viene a liberarci per fare, giorno dopo giorno, della nostra vita un'offerta gradita a Dio, amore puro nel dono libero di sé.

Il Suo amore ci tiene svegli e accende il nostro cuore destandolo dal peccato e dall'angoscia. Beato quel cuore in attesa tremante del suo Sposo; vedrà e sperimenterà, ad ogni notte di paura, la misericordia di Dio che trasforma l'Egitto e la sua angoscia in un banchetto di nozze e di libertà, dove sedersi e riposare amati e serviti da un amore eterno e incorruttibile.



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