Venerdì della X settimana del Tempo Ordinario




αποφθεγμα Apoftegma

Il mio cuore ripete senza fine che voglio Te, Te solo! 
Tutti i desideri che ogni giorno e notte 
mi distraggono sono falsi e vani, 
fin nel profondo dell'anima. 
Come la notte cela nelle tenebre la brama che ha della luce, 
così nel profondo dell'essere mio, un grido risuona:  
Te, Te solo!   


R. Tagore











L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Matteo 5,27-32.
 
Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.
E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.










PURIFICARE LO SGUARDO SPORCATO DALLA MENZOGNA NEGLI OCCHI DI FEDE DELLA CHIESA  

Lo sguardo sorge dal cuore, perché l''uomo non è una zuppa nella quale gli ingredienti sono gettati alla rinfusa, ma è stato creato nell'armonia: "il corpo non sta accanto allo spirito come qualcosa di esteriore, ma è l'autoespressione dello spirito, la sua «immagine». Ciò che costituisce la vita biologica, nell'uomo è costitutivo anche della persona. La persona si realizza nel corpo, e pertanto il corpo ne è l’espressione; in esso si può vedere la realtà invisibile dello spirito. Dal momento che il corpo è l'aspetto visibile della persona, e la persona è immagine di Dio, il corpo è al tempo stesso, in tutto il suo contesto relazionale, lo spazio nel quale il divino si raffigura, diventa esprimibile e visibile" (J. Ratzinger). Così è l'uomo "al principio", nella volontà creatrice di Dio. Ma sappiamo come satana si sia ribellato ad essa, inducendo nello stessa superbia Adamo ed Eva. Sulla soglia del peccato originale troviamo proprio la "concupiscenza", che nel vangelo leggiamo tradotta semplicemente con "desiderio". Il termine deriva dal greco "epithymia", che letteralmente significa "desiderio, brama, bramosia", e contiene, nell'etimologia, anche una connotazione di violenza, ira, scoppio della passione: "La teologia cristiana ha dato a questa parola il significato specifico di moto dell'appetito sensibile che si oppone ai dettami della ragione umana. L'Apostolo san Paolo la identifica con l'opposizione della «carne» allo «spirito». È conseguenza della disobbedienza del primo peccato. Ingenera disordine nelle facoltà morali dell'uomo e, senza essere in se stessa una colpa, inclina l'uomo a commettere il peccato" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2515). Lucifero ne è l'araldo malvagio, l'ambasciatore nefasto; nell'episodio narrato da Isaia (14,13-14) leggiamo di lui: "Tu dicevi in cuor tuo: io salirò in cielo, innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio". Il pensiero e il dialogo con se stesso, la solitudine del cuore, lo hanno condotto ad auto-convincersi di essere come e meglio di Dio, al punto di poter usurparne il trono. Tutti noi facciamo esperienza della stessa concupiscenza. Come diceva Papa Francesco, "non c’è bisogno di andare dallo psicologo per sapere che quando uno sminuisce l’altro è perché non può crescere, ha bisogno che l’altro vada più in basso per sentirsi qualcuno". E chi, pieno di superbia, ha sminuito l'altro, lo guarderà immancabilmente con concupiscenzaLa superbia, infatti, è un cancro che aggredisce le cellule buone e sane del cuore, lo svuota e ci lascia affamati. Come Lucifero, chi sperimenta nel suo cuore l'inganno suadente che insuperbisce, si ritroverà precipitato a terra, con i rantoli della fame per saziare la quale, con ira, bramosia e passione, vorrà appropriarsi dell'altro, sino a desiderare di possederlo sessualmente. La lussuria, infatti, è sempre il segno visibile della superbia nascosta. Quando Gesù dice "chi guarda una donna con concupiscenza (per desiderarla) ha già commesso adulterio nel suo cuore", sta togliendo il velo d'ipocrisia che ci riveste tutti. L'adulterio è "già" consumato in un cuore malato, che, prima di ogni donna o uomo, ha "guardato" Dio con "bramosia", invidia e gelosia, desiderandone il posto e il prestigio. Gesù non sta parlando di ormoni, ma del cuore ferito dal peccato, dove ormai alberga la superbia nei confronti di Dio. Il demonio ha ingannato Eva inducendola a credere che il comando di Dio fosse una limitazione della sua libertà, una frustrazione della sua personalità, un impedimento alla sua realizzazione. E se Dio comanda cose cattive e ingiuste significa che Lui stesso non è buono come si dice... Dal momento che si accetta questa menzogna cambia lo sguardo su Dio e, di conseguenza, gli occhi cominciano a "guardare" le persone e le cose in modo diverso, con il cuore avvelenato; così Eva vede che “il frutto è bello, è buono da mangiare, è desiderabile”, che è proprio il modo di "guardare con desiderio" una donna di cui parla Gesù: "E’ cambiato il cuore e quindi cambiano anche gli occhi. Nel momento in cui io dico che Dio è cattivo e mi chiede cose che non sono per il mio bene, allora le cose proibite diventano belle e desiderabili, io non le so più riconoscere per quello che davvero sono. Io non so più capire che quello mi fa male... "E perché mai non dovrei farlo? Che male c’è?" (B. Costacurta). Nei primi due capitoli la Genesi "rivela il senso profondo dell'uomo che è questo incredibile e difficilissimo mistero, molto difficile da vivere: tenere insieme due realtà che sono invece contraddittorie. Il compito dell'uomo è vivere questo mistero senza mai illudersi di essere uguale a Dio, ma chiamato ad esserne immagine; senza mai ingannarsi di essere come gli animali e solo terra, ma sapendo invece di avere un destino eterno che è quello di vedere Dio e diventare come Lui." (B. Costacurta). Infatti, "nell'uomo, essendo un essere compostospirito e corpo, esiste una certa tensione, si svolge una certa lotta di tendenze tra lo « spirito » e la « carne ». Ma essa di fatto appartiene all'eredità del peccato, ne è una conseguenza e, al tempo stesso, una conferma. Fa parte dell'esperienza quotidiana del combattimento spirituale... " (Catechismo della Chiesa Cattolica, n 2516). 




Per questo, nel Discorso della montagna che annuncia la comunità dei risorti con Cristo e "fotografa" il Regno dei figli nel Figlio, non vi è spazio per il sentimentalismo e il buonismo d'accatto. Nella Chiesa, i fratelli di Gesù, rinati nelle acque del battesimo, vivono ogni giorno un combattimento spirituale contro le insidie della superbia e del demonio che vorrebbe chiudere gli occhi sulla Verità e su Dio per dischiuderli sulla menzogna. Per questo, quando c'è da tagliare si "taglia", per amore. Quando in uno Stato o un'impresa o una famiglia si spende senza discernimento, occorre intervenire drasticamente, per non morire di fame e non frustrare lo sviluppo. Ebbene, lo sguardo posato dal desiderio concupiscente su una donna è una spesa irragionevole che procura inevitabilmente un debito inestinguibile. La concupiscenza, infatti, è come una carta di credito senza garanzie di copertura, una pura menzogna. Muove gli ormoni, arriccia la pelle, getta lo scompiglio nella carne sino ad annebbiare testa e cuore. Ma, anche se sembra coinvolgere completamente l'uomo quasi innalzandolo oltre il grigio che scolora le giornate, in effetti è solo vanità, come tutti i suoi effetti, effervescenti quanto si vuole, elevati a diritto da questa stolta società, ma non per questo meno evanescenti del fumo di cui sono costituiti. La concupiscenza è la corruzione che si appropria dei territori incorrotti dell'uomo, fiaccandoli e polverizzandoli poco a poco: "Si può portare il fuoco sul petto senza bruciarsi le vesti, o camminare sulla brace senza scottarsi i piedi? (Pr. 6,27-28). Quanti sguardi macchiati, sbirciate di peccato dai finestrini dell’auto, dalla scrivania dell’ufficio, gli occhi calamitati dalla carne svenduta dai monitor del PC... E, con il cuore ormai ubriaco, inciampiamo sugli imprevisti, ira e nervosismo esplodono dinanzi alle contrarietà. Uno sguardo impuro, lussurioso su una donna, o pieno di giudizio su un figlio, o di rancore su un collega, macchia una giornata. Tutto diviene pesante, cerchiamo la pazienza e non la troviamo. E ne fanno le spese mogli, mariti, figli, colleghi, amici. E poi ripudi, adulteri consumati o solo pensati, ovvero infedeltà all’amore, che è ripudio della croce. Piccoli atti di ripudio di chi ci è accanto, del suo carattere, del suo pensare, del suo agire. E' necessaria allora la purificazione dello sguardo che si compie nel cammino di conversione che schiude a poco a poco gli occhi sulla verità e la bellezza, messo in rilievo dall'utilizzo che, nei racconti della risurrezione, l'evangelista Giovanni fa del verbo vedere: "prima il verbo greco "bleso", che vuol dire scorgerenotare qualcosa. Poi "theorein" che troviamo per la Maddalena e vuol dire guardare attentamente, osservare. Poi il verbo "horan", al perfetto greco che esprime la forma perfetta del verbo vedere e che io tradurrei qui «ora vedo perfettamente, contemplo il senso profondo di ciò che vedo». Dunque dall'accorgersi di qualcosa alla contemplazione del Mistero di Dio nella realtà visibile, questa è la dinamica della prima fede cristiana, secondo i Vangeli" (Ignace de La Potterie). Così è di tutti noi quando "guardiamo" la persona che ci è di fronte: in essa vi è Cristo, ma dobbiamo riconoscerlo per contemplarlo profondamente e accoglierlo nell'amore e nella fede. Se ci fermiamo ad un primo sguardo con cui "guardiamo" per scorgere qualcosa, la passione ha buon gioco e si impossessa degli occhi, della mente e della carne, facendo dell'altro l'oggetto del nostro desiderio. Invece siamo chiamati a convertire il nostro sguardo in contemplazione, perché cristo ci guarda sempre così: nei suoi occhi possiamo anche noi "guardare" ogni persona, immagine della bellezza che ci è data per contemplare e conoscere Cristo attraverso di essa, come il Paradiso dove vivere la comunione con il Padre. Chi la guarda con concupiscenza "ha già commesso adulterio nel suo cuore", cioè tradendo la sua dignità e l'amore per donarle il quale essa ci è di fronte. Non si può desiderare con concupiscenza e nello stesso tempo offrirsi con amore nella gratuità, pena la schizofrenia. L'adulterio, infatti, è il peccato che nasce dalla schizofrenia spirituale, che scioglie dall'unità "occhi e mani" facendone strumenti irresponsabili e schiavi della passione, a servizio dell'iniquità. Per questo occorre purificare potando, tagliando i rami secchi e "gettandoli via da noi", come ogni idolo e persona incontrata dagli Israeliti nelle Città che dovevano conquistare. Non si possono fare compromessi, ci attende la Terra Promessa, il ritorno al Paradiso, e siamo chiamati a mostrarne il cammino a questa generazione. L'unica medicina sono allora i chiodi inzuppati d’amore del Signore crocifisso, le sue piaghe gloriose: abbiamo bisogno che ogni giorno ci venga a prendere Cristo, nuovo Adamo, negli inferi della nostra concupiscenza, per liberarci e donarci la sua natura, per vivere, nelle tentazioni, con il suo potere sulla menzogna. Camminiamo allora nella Chiesa, dove purificare il nostro sguardo per imparare a guardare con lo gli occhi puri della Vergine Maria dinanzi all'Angelo che le annunziava la grande Notizia. Imparare cioè lo sguardo immacolato della fede che solo nella comunità cristiana ci viene donato. In essa infatti la Parola e i sacramenti operano "taglio", la circoncisione del cuore e della mente, dello sguardo e della carne che si opera nell'iniziazione cristiana, la formazione permanente alla fede che ci prepara a vivere da cristiani adulti, che sanno "guardare" alla propria croce, quella di oggi, come al "taglio" che dà vita.  







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