7 Ottobre. Beata Vergine del Rosario (Venerdì della XXVII settimana del Tempo Ordinario)




αποφθεγμα Apoftegma

Maria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola: 
«Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore». 
I ricordi di Gesù, impressi nel suo animo, 
l'hanno accompagnata in ogni circostanza, 
portandola a ripercorrere col pensiero 
i vari momenti della sua vita accanto al Figlio. 
Sono stati quei ricordi a costituire, in certo senso, 
il 'rosario' che Ella stessa ha costantemente recitato 
nei giorni della sua vita terrena.
Ed anche ora, tra i canti di gioia della Gerusalemme celeste, 
i motivi del suo grazie e della sua lode permangono immutati. 
Sono essi ad ispirare la sua materna premura verso la Chiesa pellegrinante, 
nella quale Ella continua a sviluppare 
la trama del suo 'racconto' di evangelizzatrice. 
Maria ripropone continuamente ai credenti i 'misteri' del suo Figlio
col desiderio che siano contemplati, 
affinché possano sprigionare tutta la loro forza salvifica. 
Quando recita il Rosario, la comunità cristiana 
si sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria.

San Giovanni Paolo II











L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Luca 11,15-26. 

Ma alcuni dissero: «E' in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». 
Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. 
Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. 
Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl. 
Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio. 
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino. 
Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. 
Quando lo spirito immondo esce dall'uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell'uomo diventa peggiore della prima». 



SOTTO IL MANTO DI MARIA PER RESISTERE AI DARDI VELENOSI DEL DEMONI
Epica battaglia fu quel giorno a Lepanto. Altrettanto difficili e violente sono le battaglie che ci attendono oggi ed ogni giorno. Ma proprio su ogni giorno che si apre dinnanzi ai nostri occhi risuona l'annuncio di Gabriele: "Non temere, piena di grazia....niente e' impossibile a Dio". Oggi dunque non temere i cannoni delle tentazioni, le spade dei pensieri e dei dubbi, il fuoco delle passioni, il Signore e' con te ad indicarti il sentiero della vita. Oggi la Vergine Maria proteggerà i tuoi passi sino a sperimentare, nella concreta storia che ti e' donata, che davvero nulla e' impossibile a Dio.



STORIA E ORIGINE DELLA MEMORIA


Nel 1212 san Domenico di Guzman, durante la sua permanenza a Tolosa, vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta ad una sua preghiera, a Lei rivolta, per sapere come combattere l’eresia albigese.
Fu così che il Santo Rosario divenne l’orazione più diffusa per contrastare le eresie e fu l’arma determinante per vincere i musulmani a Lepanto. Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu fondamentale per arrestare l’avanzata dei musulmani in Europa. E tutte e tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti, anche e soprattutto all’intervento divino.
La battaglia navale di Lepanto si svolse nel corso della guerra di Cipro. Era il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell’Impero ottomano si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie. Dell’alleanza cristiana faceva parte anche la Repubblica di Lucca, che pur non avendo navi coinvolte nello scontro, concorse con denaro e materiali all’armamento della flotta genovese.
Prima della partenza della Lega Santa per gli scenari di guerra, san Pio V benedisse lo stendardo raffigurante, su fondo rosso, il Crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto costantiniano In hoc signo vinces. Tale simbolo, insieme con l’immagine della Madonna e la scritta S. Maria succurre miseris, issato sulla nave ammiraglia Real, sarà l’unico a sventolare in tutto lo schieramento cristiano quando, alle grida di guerra e ai primi attacchi turchi, i militi si uniranno in una preghiera accorata. Mentre si moriva per Cristo, per la Chiesa e per la Patria, si recitava il Santo Rosario: e i prigionieri remavano ritmando il tempo con le decine dei misteri. L’annuncio della vittoria giungerà a Roma 23 giorni dopo, portato da messaggeri del Principe Colonna. Il trionfo fu attribuito all’intercessione della Vergine Maria, tanto che san Pio V, nel 1572, istituì la festa di Santa Maria della Vittoria, trasformata da Gregorio XIII in «Madonna del Rosario».
Comandante generale della flotta cristiana era Don Giovanni d’Austria di 24 anni, figlio illegittimo del defunto Imperatore Carlo V e fratellastro del regnante Filippo II. Al fianco della sua nave Real erano schierate: la Capitana di Sebastiano Venier, capitano generale veneziano; la Capitana di Sua Santità di Marcantonio Colonna, ammiraglio pontificio; la Capitana di Ettore Spinola, capitano generale genovese; la Capitana di Andrea Provana di Leinì, capitano generale piemontese; l’ammiraglia Vittoria del priore Piero Giustiniani, capitano generale dei Cavalieri di Malta. In totale, la Lega schierò una flotta di 6 galeazze e circa 204 galere. A bordo erano imbarcati non meno di 36.000 combattenti, tra soldati, venturieri e marinai.
A questi si aggiungevano circa 30.000 galeotti rematori. Comandante supremo dello schieramento ottomano era Müezzinzade Alì Pascià. La flotta turca, munita di minore artiglieria rispetto a quella cristiana, possedeva 170-180 galere e 20 o 30 galeotte, cui si aggiungeva un imprecisato numero di fuste e brigantini corsari. La forza combattente, comprensiva di giannizzeri, ammontava a circa 20-25.000 uomini. L’ammiraglio, considerato il migliore comandante ottomano, Uluč Alì, era un apostata di origini calabresi, convertitosi all’Islam. Alì Pascià si trovava a bordo dell’ammiraglia Sultana, sulla quale sventolava un vessillo verde, dove era stato scritto, a caratteri d’oro, 28.900 volte il nome di Allah.
I musulmani di allora tagliavano le teste così come le tagliano oggi quelli dell’Isis: essi non hanno mutato i loro sistemi, mentre i cristiani hanno declinato i loro doveri davanti a Dio e alle loro nazioni, asservendosi non più al Re del Cielo e della terra, ma al padrone degli Inferi. Spiegava san Louis-Marie Grignon de Montfort: «Nel Cielo, Maria comanda agli angeli e ai beati. Come ricompensa della sua profonda umiltà, Dio le ha dato il potere e l’incarico di riempire di santi i troni lasciati vuoti dalla superbia degli angeli ribelli». Tutte le grazie passano per Maria, come ci insegnano i grande teologi mariani ed ecco perché san Pio V, Papa mariano e domenicano, affidò a Maria Santissima le armate ed i destini dell’Occidente e della Cristianità, minacciati dai musulmani.
Da allora in poi si utilizzò ufficialmente il titolo di Auxilium Christianorum, titolo che non sembra doversi attribuire direttamente al Pontefice, ma ai reduci vittoriosi, che ritornando dalla guerra passarono per Loreto a ringraziare la Madonna.
I forzati che erano stati messi ai banchi dei remi furono liberati: sbarcarono a Porto Recanati e salirono in processione alla Santa Casa, dove offrirono le loro catene alla Madonna; con esse furono costruite le cancellate poi poste agli altari delle cappelle. Lo stendardo della flotta fu donato alla chiesa di Maria Vergine a Gaeta, dove è tuttora conservato. (Cristina Siccardi)


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IL COMBATTIMENTO DI GESU' CHE CI DONA LA LIBERTA' AUTENTICA 


L'amore del Signore, il suo zelo per ogni aspetto della nostra vita, lo conduce a ingaggiare quotidianamente una lotta feroce con il demonio che vuole la nostra infelicità. E' Lui l'uomo più forte dell'uomo forte, a cui strappa l'armatura nella quale confida. Preda degli inganni del demonio siamo pieni di armature nelle quali riponiamo le nostre certezze, amuleti ai quali chiediamo di distruggere la nostra paura di morire e di restare soli. Menzogne, come la stima comprata a caro prezzo, il prestigio frutto di amari compromessi, l'affetto per il quale abbiamo dismesso perfino la nostra identità di padri e madri, mariti e mogli, forse anche di pastori... Gesù sa che tutto ciò ci rende più deboli e vulnerabili. Il Signore, che ci ama e sa in quali trappole cadiamo, ci strappa di dosso le tante armature. A volte a forza, e che sofferenza, è come se ci strappassero via la pelle, tanto si è incollata a noi l'ipocrisia, E' la Croce, che non è solo l'apparenza di dolore, la buccia amara di qualcosa che ci va storto, di aver perso un'occasione o un affetto, di un amico che ci ha tradito, della salute che se n'è andata, dell figlio che si è rivolto contro di noi. No, dietro a tutto questo vi è il puro, autentico e serissimo amore di Dio. Se guardiamo bene, ci accorgeremo che in quello che proprio ora stiamo vivendo vi è Lui, geloso della nostra felicità, Lui che ci ha appena strappato di dosso una menzogna.... Il dito di Dio - il suo Figlio diletto che cerca Adamo per ricrearlo e ricondurlo al Paradiso perduto - che ci ha raggiunti e liberatiPer fare della nostra "casa" un frammento di Paradiso. "Spazzata" e "adorna" dove vivere in intimità con Lui. E ciò implica un combattimento per difendere la sua presenza in noi. Per non contristare lo Spirito Santo e noI lasciare la casa disadorna, senza difese. 

Ora si comprendono le parole della preghiera insegnata da Gesù: "non ci indurre in tentazione": non lasciare che, nella prova, io riapra le porte al maligno. Che è un'altra forma di dire: non permettere che indurisca il cuore al punto che devi spingermi nel fuoco della tentazione per destarmi e implorare aiuto. Insegnami ad innamorandomi di te ogni giorno di più, aprendo gli occhi sul tesoro che è il tuo amore in me, Tu in me, e che faccia di tutto pur di difendere la tua intimità. Aiutami ad essere fedele e costante nella preghiera, ad accostarmi ai sacramenti, ruminando la Parola giorno e notte, porgendo l'orecchio e il cuore alla predicazione, digiunando e facendo elemosine; solo così potremo disporre tutto intorno e all'interno della casa i "sensori" dell'allarme capace di destarci e mettere in fuga i "sette demoni" più forti di quello che il Signore ha scacciato dalla nostra vita. Attenzione, non possiamo sederci, ci corromperemmo. il peggio che possa capitare. Il nostro cuore non è mai vuoto: o c'è Cristo o il demonio, o Dio o mammona... Lo abbiamo sperimentato quando non siamo stati perseveranti; quando ci siamo lasciati cullare dai miracoli e, stoltamente, ci siamo creduti ormai all'altezza della situazione. Abbiamo abbassato la guardia, tralasciando la preghiera, i sacramenti e l'ascolto della Parola di Dio, e non abbiamo più forze. Ed ecco che il demonio si è fatto di nuovo sotto, camuffato in un evento di dolore, o travestito dalla persona più cara che si è messa a farci la guerra. Vuole tornare nella casa dalla quale è stato cacciato, non sopporta di aver perduto un'anima. Quella di un cristiano poi, alla quale è legata la salvezza di tante persone... Per questo, il cristiano non si installa mai, non fa dell'amore di Cristo un valore borghese. Un cristiano sa che lo aspetta ogni giorno una battaglia più dura, sino all'ultima, all'agonia, la più feroce. Ma sa anche che il combattimento è proprio il luogo dell'intimità più prossima a Cristo, dove è Lui a vivere nella propria carne, e lottare con il demonio. Ad ogni guerra è garantito un riposo nel cuore di Gesù, anticipo di quello eterno che ci attende nella "casa" del Padre, dove non vi saranno più demoni ad insidiarci la felicità.


QUI IL COMMENTO COMPLETO






La libertà è autentica solo quando incontra la verità: "la verità vi farà liberi" (Gv. 8). Quando non si riconosce e accoglie la verità si finisce con il manipolarla e pervertirla. Allora ciò che si crede essere libertà si trasforma nella più dura schiavitù, "condizione finale peggiore della prima". Nel brano odierno Gesù, dopo aver scacciato un demonio muto (episodio inspiegabilmente tagliato nella versione liturgica), annuncia la Verità: quel segno indica che il Regno di Dio è arrivato, è lì davanti agli occhi. E' l'avvenimento che pone tutti di fronte alla verità offrendo l'autentica libertà.

Identificandosi con il più forte Gesù annuncia che il Regno di Dio è giunto con Lui: è stolto pensare che satana scacci se stesso, il suo regno non si reggerebbe. Satana al contrario è forte e ben armato per custodire il suo palazzo e i suoi beni. Il demonio esiste! Siccome nessuno è più forte di lui, nessun filosofo o politico, allora proprio questi falsi maestri stabiliscono che il demonio non esiste, decretandone così il trionfo mondano. Solo uno più forte di Lui può combatterlo e vincerlo: è il segno che Gesù ha realizzato scacciando il demonio muto, profezia di quanto si sarebbe compiuto nel suo Mistero Pasquale. Gesù entrerà nel Palazzo di Caifa; davanti al Sinedrio annuncerà la Verità e per essa sarà condannato; saranno strappate le vesti del Sommo Sacerdote, l'armatura di menzogna nella quale confidava; uscirà dal Palazzo caricato della Croce, sulla quale saranno inchiodati i nostri peccati, spartite le spoglie (secondo l'originale greco del testo odierno) del nostro uomo vecchio. Così il dito di Dio - il suo Figlio diletto che cerca Adamo per ricrearlo e ricondurlo al Paradiso perduto - scaccerà satana: strapperà i beni che aveva rubato a Dio per riportarli a casa, ciascuno di noi liberato dalla schiavitù dell'inganno, tornato ad essere bene di Dio: "In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero" (Gv. 8, 24-26) .

Così Gesù smaschera l'opera più subdola del demonio: creare divisione per occultare se stesso e la sua opera. E' ciò che appare in quanti mettono alla prova Gesù: asserendo che Egli sia Beelzebùl, si rendono complici di satana e la Verità è trasformata in menzogna. Diventano suoi nemici, o con Lui o contro di Lui. Pur di non accettare l'evidenza e accogliere Gesù, disperdono quanto da Lui operato. Così facendo lasciano incustodita la casa appena spazzata e adorna; essendo contro Gesù si alleano con lo spirito immondo favorendone il ritorno per riprendere possesso della casa dalla quale era stato scacciato. Il Regno era lì, guadagnava terreno e strappava dal potere di satana i piccoli, i poveri, gli ultimi, ma i sapienti secondo la carne, ormai figli del demonio, non potevano accoglierlo. Come il Popolo nel deserto ha tentato il Signore pur avendo visto le sue opere (Sal. 94), anche noi spesso induriamo il cuore e lo mettiamo alla prova pur avendo visto il suo amore nella storia. Eravamo muti, incapaci di parlare la lingua di Dio, e Lui ha sciolto la nostra lingua: ecco il matrimonio, i figli, il perdono offerto e ricevuto tante volte, e mille altri segni. Eppure, di fronte a Gesù che viene oggi nelle persone e negli eventi, i segni non ci bastano. Il veleno satanico si insinua e ci induce a pensare male di Dio, e non ci rendiamo conto che, complici del demonio, gli apriamo le porte della nostra vita. E ogni volta stiamo peggio, più nemici di Cristo, più lontani dall'amore a cui aneliamo. 

Ora si comprendono le parole della preghiera insegnata da Gesù: non ci indurre in tentazioneNon lasciare che, nella prova, io riapra le porte al maligno. Gesù oggi ci chiama ancora una volta ad essere dei suoi, dalla sua parte; ad abbandonarci a Lui, il più forte, capace di respingere tutti i conati malvagi e le risacche suadenti del demonio. Dio è stato fedele sino ad oggi, e lo sarà anche in quello che mi sta accadendo e che mi è così difficile accettare. E' proprio Lui che viene a noi negli eventi di sofferenza che non comprendiamo, nelle persone che incontriamo. Lui sa che facilmente cadiamo p
reda degli inganni del demonio e così spalanchiamo le porte al suo ritorno; sa che, nonostante tante esperienze, siamo pieni di "armature" nelle quali riponiamo le nostre certezze, amuleti ai quali chiediamo di distruggere la nostra paura di morire e di restare soli. Menzogne, come la stima comprata a caro prezzo, il prestigio frutto di amari compromessi, l'affetto per il quale abbiamo dismesso perfino la nostra identità di padri e madri, mariti e mogli, forse anche di pastori... Gesù sa che tutto ciò ci rende più deboli e vulnerabili. Non siamo stati perseveranti, ci siamo cullati nei miracoli e, stoltamente, ci siamo creduti ormai all'altezza della situazione. Abbiamo abbassato la guardia, tralasciando la preghiera, i sacramenti e l'ascolto della Parola di Dio, e non abbiamo più forze. Ed ecco che il demonio si fa di nuovo sotto, camuffato in un evento di dolore, o travestito dalla persona più cara che si è messa a farci la guerra.

Per questo il Signore, che ci ama, viene anche oggi a strapparci di dosso queste armature. A volte a forza, e che sofferenza, è come se ci strappassero via la pelle, tanto si è incollata a noi l'ipocrisia, E' la Croce, che non è solo l'apparenza di dolore, la buccia amara di qualcosa che ci va storto, di aver perso un'occasione o un affetto, di un amico che ci ha tradito, della salute se n'è andata, del figlio che si è rivolto contro di noi. No, dietro a tutto questo vi è il puro, autentico e serissimo amore di Dio. Se guardiamo bene, ci accorgeremo che in quello che proprio ora stiamo vivendo vi è Lui che, geloso della nostra vera felicita', ci ha appena strappato di dosso una menzogna.... 








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