1 Gennaio. Maria Santissima Madre di Dio




αποφθεγμα Apoftegma


Il Verbo, assunto in sé ciò che era nostro, 
lo offrì in sacrificio e lo distrusse con la morte. 
Poi rivestì noi della sua condizione, secondo quanto dice l'Apostolo: 
Bisogna che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità 
e che questo corpo mortale si vesta di immortalità.
Veramente umana era la natura che nacque da Maria, secondo le Scritture, 
e reale, cioè umano, era il corpo del Signore; 
vero, perché del tutto identico al nostro; 
infatti Maria è nostra sorella 
poiché tutti abbiamo origine in Adamo.
L'uomo in questa intima unione del Verbo ricevette una ricchezza enorme: 
dalla condizione di mortalità divenne immortale; 
mentre era legato alla vita fisica, divenne partecipe dello Spirito; 
anche se fatto di terra, è entrato nel regno del cielo. 

Sant'Atanasio


Siamo madri di Cristo quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo 
per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza; 
lo generiamo attraverso le opere sante, 
che devono risplendere agli altri in esempio... 
Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, 
dolce, amabile e desiderabile sopra ogni cosa, 
avere un tale fratello e un tale figlio, il Signore Nostro Gesù Cristo!

San Francesco d'Assisi










NELLA CHIESA IMPARIAMO DA MARIA AD ENTRARE NELLA STORIA ASCOLTANDO E CUSTODENDO LA PAROLA FATTA CARNE PER OBBEDIRE IN CRISTO ALLA VOLONTA' DEL PADRE 

Nonostante tutto, all’aurora di un nuovo anno, il Signore ci invita a non aver paura del futuro, perché nei giorni che ci attendono “farà brillare il suo volto e ci sarà propizio”. Proprio come sperimentarono i pastori entrando nella grotta, dove contemplarono il volto di Dio splendere in una famiglia, “Maria e Giuseppe” che fasciavano con le loro cure amorevoli "il Bambino deposto in una mangiatoia". Il “segno” che Dio anche oggi offre al mondo è dunque la Santa Famiglia di Nazaret. Per questo ci chiama ad incamminarci “senza indugio” nella storia, perché la Santa Famiglia, immagine della comunità cristiana, accoglie anche noi per aiutarci ad accogliere Cristo nella nostra vita. Anche negli angoli oscuri, dove non capiamo nulla di ciò che ci accade, e vorremmo cambiare gli eventi, le persone, noi stessi. Accanto a Gesù, infatti, come una porta verso di Lui dischiusa dinanzi a noi, c’è Maria. Non c’è altro cammino a Cristo che sua Madre, la Chiesa: Maria, che ha accolto Dio nel suo cuore prima che nel suo grembo, e non ha mai smesso di gestarlo nel suo intimo, dove l’uomo è davvero se stesso e, al riparo dai condizionamenti, decide se obbedire o no. E Maria ha obbedito. Ascoltava, guardava, e obbediva, perché nel suo cuore “serbava e meditava tutte le cose” di suo Figlio; "sumbállousa" recita il greco, che letteralmente significa "mettere insieme": come componendo un puzzle, Maria metteva insieme nel suo cuore, uno ad uno, i frammenti che andavano componendo il volto radiante e misericordioso che Dio rivolgeva sull'umanità imprimendolo nella carne di Gesù: il suo amore infinito deposto in Lei e che le cresceva in grembo; che nasceva, si faceva uomo, e Parola, e segni; e poi insulti e rifiuti, sino all’istante in cui una spada ha trafitto il suo cuore. In quel momento la lama le conficcava nel cuore il dolore di ogni uomo; e lo univa a “tutte le cose” di suo Figlio, custodendo nella memoria quello che non comprendeva, perché l’impossibile non restasse fuori dalla sua vita. E ora, ai piedi della Croce, accoglieva nel suo cuore le nostre angosce, ogni evento che non abbiamo capito e accettato, perché la sofferenza non ci allontanasse da suo Figlio. E così, accogliendoci nel dolore di Gesù, diventava nostra Madre


Per entrare nel nuovo anno non abbiamo bisogno di fare propositi buoni solo per essere smentiti. Ma di convertirci e deporre l’uomo vecchio figlio dell’inganno di satana per rivestire il nuovo dei figli di Dio. Ma come si diventa figli di Dio? Accostandoci alla Croce piantata nella nostra storia, perché anche oggi da essa Gesù ci affida a sua Madre. Accogliamola oggi e ogni giorno, per imparare ad accogliere senza riserve la volontà di Dio, nella quale “il Signore volge a noi il suo volto e ci concede la Pace”. Non è questa desideriamo? Essa ci viene incontro con Cristo risorto nell’annuncio della Chiesa. Per chi in essa impara ad ascoltare e a “meditare nel cuore” la Parola di Dio, ogni istante è un frammento della “pienezza del tempo” sbocciata nel grembo di Maria, nel quale la morte è già vinta e si può amare oltre il limite che impone il peccato. Dio continua a “mandare suo Figlio” per nascere nel seno della comunità, “sotto la legge” che nessuno può compiere, e per questo siamo così frustrati e sfiduciati. Ma sulla soglia di questo nuovo anno, Maria ci attende per donarci suo Figlio, l'unico che può “riscattarci” e farci “adottare come figli” dal Padre. Attraverso le liturgie, la predicazione e i sacramenti Dio “manda nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Papà!”. Esso è la “prova” deposta nella nostra carne che siamo diventati figli di Dio nonostante le debolezze che ci umiliano. Con la sua forza possiamo entrare nella storia liberi e senza timore per amare sino alla fine, custodendo nel cuore la certezza di “ereditare” il Cielo. Buon anno allora, buona vita avvolta da Maria con le fasce dello Spirito Santo. Ogni suo giorno sarà per noi un “tornare” nel mondo dalla grotta per “glorificare e lodare Dio” incarnato in noi, prova regina che “tutto quello che abbiamo visto e udito” nella Chiesa è vero. E così offrire a tutti la stessa gioiosa speranza di salvezza, “Gesù”, il nome nuovo nel quale Dio ci ha benedetti.










TE DEUM LAUDO PER MIO MARITO

E AGGIUNGO: TE DEUM LAUDO PER LA CHIESA MIA MADRE, SORELLA E SPOSA, PER OGNI SUO FIGLIO E MIO FRATELLO, NEL QUALE RISPLENDE IL TUO VOLTO. IN MARIA TUA MADRE SI E' FATTO CARNE NEL VOLTO DI GESU' PERCHE' LA BENEDIZIONE DEL PADRE GIUNGESSE A ME ATTRAVERSO LA CARNE CONCRETA DI CHI MI E' ACCANTO, DOVE DIO HAI VOLUTO PORRE LA SUA DIMORA 

Di Costanza Miriano


Te Deum laudo per mio marito, che è rimasto ancora quest’anno con me, nonostante dopo centomila chilometri di corsa le giunture di una vecchia signora andrebbero rottamate per legge.
Te Deum laudo per come tronca le mie lamentele, ascoltandomi solo quando serve (va be’, qualche volta anche un po’ meno, tipo quando gli parlo dei prof dei figli, e adesso non sappiamo con quale insegnante ha parlato: l’ho mandato da quella di latino e mi è tornato riferendomi di un tema di italiano che lui non ha mai fatto, e comunque lo sconosciuto ragazzo di cui parlava quella signora – chi sarà stata? – ha preso 8 e mezzo).
Te Deum laudo per le volte in cui invece le mie lamentele le ascolta, e cerca una soluzione pratica e si dimentica sempre che io invece volevo un complimento, ti lodo perché ha ragione lui, i complimenti non mi servono, le soluzioni pratiche moltissimo, i complimenti sono gratis, le soluzioni pratiche costano, i complimenti alimentano solo la mia vanità, le soluzioni pratiche fanno il mio vero bene.
Te Deum laudo per come mi conosce anche nei lati peggiori – quasi tutti – e continua ad amarmi.
Te Deum laudo perché mi spiega quello che succede nel mondo, tutte le cose che io non ho voglia di sforzarmi a capire, e così quando mi intervistano posso chiamarlo e chiedergli cosa penso della guerra in Siria, risparmiando un sacco di neuroni.
Te Deum laudo per come gioca con i figli, parla con loro, si ricorda i loro gusti e le passioni, amandoli come figli unici. Ti ringrazio perché sa dire i no che servono, mettendo muri e limiti, un po’ perché è figura dell’autorità di Dio Padre, un po’ perché a ‘na certa non ne può più e a differenza della mamma smonta dal servizio e non ce n’è più per nessuno.
Te Deum laudo perché anche a me vorrebbe insegnare a dire no (non ce la farà mai), perché mi indica i rami da potare (non ce la farò mai), perché ignora i miei capricci.
Te Deum laudo perché gli ho ceduto in appalto tutta la gestione del comparto ansie materne, e ho deciso che posso preoccuparmi solo quando mi autorizza lui, cioè praticamente mai.
Te Deum laudo per quanto è diverso da me, e mi esonera dall’interessarmi a parti interessantissime del mondo che io ignoro completamente (sono troppo presa dalle persone, dalle loro vite, dai fatti delle mie amiche, e delle amiche delle amiche fino al nono grado), tipo la musica il cinema la politica la storia la scienza e la tecnologia.
Te Deum laudo perché mi ha promesso che non morirà all’improvviso, e che prima di farlo mi spiegherà come si accende Sky.
Te Deum laudo per la sua solidità silenziosa (troppo!), concreta, fattiva.
Te Deum laudo per tutto quello che di lui mi fa arrabbiare, l’orsaggine, la poca voglia di parlare e la fatica che mi tocca fare per capirlo, la rudezza di modi, la scorbuticità – conio il termine – perché sono occasioni di conversione, perché se amare fosse facile non sarebbe la via per diventare santi.
Te Deum laudo perché nella differenza feconda con lui, così altro da me, si apre la via per il totalmente Altro, che è Dio, lo Sposo che si nasconde dietro la sua faccia.








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