NELLA CHIESA IMPARIAMO LE NUOVE LINGUE DELL'AMORE PER ANNUNCIARE A TUTTI LA BUONA NOTIZIA CHE SALVA DALLA MORTE




Buon San Valentino a tutti! Perché no? C’è infatti Uno che è follemente innamorato di ciascuno di noi. Non ci regala cioccolatini, ma la sua vita, che è eterna. Basta riceverla, meglio se con l’entusiasmo di una ragazza innamorata, sognando un futuro meraviglioso con la persona amata. Allora dai, accogli il suo amore, e comincia a scartarlo e ad assaporarlo. Gusterai il dolce della misericordia, ma anche l’amaro della sofferenza, perché l’amore, qui sulla terra, o sale sulla Croce o è una finzione, passione e cuore palpitante, ma nulla di più. Come accadde a Cirillo e Metodio che la Chiesa festeggia oggi. Avevano conosciuto e accolto l’amore di Dio fatto Parola di carne in Cristo. Se n'erano innamorati al punto che avrebbero voluto chiudersi in un monastero per goderne senza ostacoli e distrazioni. Ma per loro Dio aveva pensato qualcosa di diverso: apostoli inviati ad annunciare il Vangelo innanzitutto, e poi pastori di quanti avrebbero accolto lo stesso dono che aveva trasformato loro. Nella loro vita brillava la sollecitudine della Chiesa che  "esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio" (Paolo VI). Il loro monastero divennero le terre slave sulle quali l'amore li spinse senza posa. L'amore più grande, infatti, è annunciare l'amore, che ha un nome, è una persona, Cristo Gesù. L'annuncio del Vangelo è sempre un'apparizione di Cristo risorto: ovunque giungano i suoi messaggeri, si rinnova il prodigio della sera di Pasqua: Pace a voi! Pace a questa casa. San Paolo scriveva agli Efesini che "Egli è venuto ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini". Egli nei suoi apostoli, nella sua Chiesa, "è venuto", e "viene" ogni giorno, passando attraverso la porta sprangata dietro la quale si nasconde l'uomo deluso e sofferente di ogni tempo, che nega l'eterno facendo delle proprie vuote parole l'assoluto su cui fondare l'esistenza. Come cantava John Lennon in "Imagine": "Immagina che non esiste paradiso, è facile se provi. Nessun inferno sotto di noi, nient’altro che il cielo su di noi. Immagina tutta la gente vivere per l’oggi, immagina non ci sono patrie. Immagina tutta la gente vivere la vita in pace". E questa sarebbe la pace che desiderano gli uomini? Non è possibile, non è vero, perché l'inferno non è sotto di noi, ma accanto a noi, spesso anche in noi. Per questo Cristo è venuto ad annunciare la Pace quale testimonianza e caparra di quel Paradiso che Lennon invitava a negare perché utopia. Come gli esploratori inviati da Mosè nella Terra di Canaan tornarono con le primizie ivi raccolte, Gesù ha fatto ritorno dal Paradiso portando il suo frutto più squisito, la Pace che rompe ogni barriera tra gli uomini. La Pace che stringe nel perdono chi stava per divorziare, che fa accogliere il frutto del proprio grembo anche se malato, che ti fa entrare nel cancro e nella morte nella certezza che di là c'è davvero il Paradiso. Accogliere oggi il dono di Cristo è lasciare che questa Pace entri in noi per creare, come fecero Cirillo e Metodio, un alfabeto nuovo per tradurre in una lingua comprensibile a tutti, le parole e i gesti dell'amore. Così, ci troveremo come loro, agnelli in mezzo ai lupi, nelle città e nei luoghi dove Cristo "deve" venire, per annunciare la pace in mezzo alla guerra, il perdono che polverizza il rancore. Che san Valentino ci aspetta fratelli... Altro che fiori e cioccolatini, potremo curare i malati senza speranza, perché è la nostra vita spogliata di ogni sicurezza umana ma piena e felice in Cristo il dono che aspetta ogni persona promessa sposa di Cristo, il Regno di Dio che si fa vicino chiunque incontreremo.


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