Mercoledì della XXI settimana del Tempo Ordinario




αποφθεγμα Apoftegma


Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine.
Grande silenzio perché il Re dorme: 
la terra è rimasta sbigottita e tace
perché il Dio fatto carne si è addormentato
e ha svegliato coloro che da secoli dormivano.
Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita.
Egli vuole scendere a visitare
quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte.
Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze
Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
Sorgi, allontaniamoci di qui.
Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso.
Io invece non ti rimetto più in quel giardino,
ma ti colloco sul trono celeste.

Da un'antica omelia sul Sabato Santo
    





L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 23,27-32

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni impurezza. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».





Il sepolcro imbiancato trasformato in Santo Sepolcro



Secondo la Torah, che etimologicamente esprime il concetto di "mostrare" una condotta di vita, la "santità" è il principio e il germe di ogni comportamento: "Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo". Al principio di ogni agire morale vi è l'Alleanza con la quale Dio ha accolto Israele nella sua "santità" ("l'agire segue l'essere" afferma San Tommaso d'Aquino). Per questo esso è un popolo diverso da tutti gli altri, è "santo", "separato" dalle Nazioni e dai loro costumi civili e religiosi. E guarda caso, "fariseo" significa proprio "separato". Allora, con i suoi "guai" Gesù sta dicendo ai farisei e agli scribi che erano un gruppo colto all'interno di essi: "Siate voi stessi! Siate santi, siate farisei, siate quello che dite e mostrate di essere!". Ma dice "guai" come in un lamento funebre, pieno di commozione e compassione di fronte alla morte della loro elezione! Così si comprende meglio perché Gesù li paragona a dei "sepolcri imbiancati". Questa definizione allude all'usanza di cospargere di calce, un mese prima della Pasqua, i sepolcri di Gerusalemme più vicini alle strade perché non diventassero occasione di contatto involontario per quanti si recavano in pellegrinaggio nella Città Santa; calpestandoli, infatti, sarebbero diventati ritualmente impuri per sette giorni, con la conseguenza di non poter avvicinarsi al Tempio. La "giustizia" che "appare davanti alla gente" è, agli occhi di Gesù, come la "calce" che segnala il pericolo di contrarre l'impurità. La "bellezza" di una vita apparentemente pia può dunque essere il segno di "anomia", ovvero di iniquità, che significa "senza legge". Ecco il cuore delle parole di Gesù: "Guai a voi ipocriti" perché indossate la maschera della "giustizia" - "sedeq" in ebraico, che nel linguaggio biblico significa rettitudine morale, conformità alla volontà di Dio, "essere amico di Dio" - illudendovi che questo basti per essere "farisei e scribi"; "guai a voi" perché proprio questo vostro apparire è il segno che siete morti, perché "dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità". Non a caso Gesù dice che essi "assomigliano" a dei sepolcri; "separati" dal mondo dovrebbero essere nel mondo "immagine e somiglianza" del Dio "separato", invece "assomigliano" a quanto è da Lui più distante, la morte. "Dio", infatti, "non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi... perché la giustizia è immortale". Il loro cuore pieno di iniquità corrompeva cioè la loro "giustizia", rendendola appunto "iniqua". La "giustizia iniqua", relativa alla sua amministrazione nei tribunali, è spesso definita nell'Antico Testamento come una "perversione" del giudizio, che si realizza essenzialmente con la "parzialità" e la "corruzione". Quando nel giudizio si fanno preferenze di persone o si accettano regali in cambio di favori si "torce" il cammino della "giustizia". Gesù dunque, definendo "sepolcri imbiancati" quei farisei e quegli scribi sta mettendo in guardia tutti dalla loro ipocrisia, a non farci attirare e sedurre dalla falsa bellezza di una vita apparentemente giusta, perché finiremmo con il calpestare quei "sepolcri imbiancati" che ci renderebbero impuri. Attenti all'ipocrisia ci dice oggi il Signore, perché per quanto ci si sforzi per apparire "giusti", se non si è "santi" ogni atteggiamento, parola, pensiero è uno "scandalo" sul cammino verso il compimento della nostra vita. Chi non è fedele all'Alleanza con cui Dio lo ha accolto nella sua intimità, chi cioè non ha il cuore nel cuore di Cristo ma continua ad amare il mondo, usando mondanamente e pervertendo addirittura la "giustizia" di Dio che lo ha "giustificato", precipita nel sepolcro di ipocrisia e iniquità che lo "separa" da Colui che proprio da quelle lo aveva "separato". La "giustizia" di Dio, infatti, ha anche il senso di "innocenza" e "vittoria". Essa è scesa sul Sinai come il sigillo dell'Alleanza di Dio con il popolo che aveva liberato dalla schiavitù per "separarlo" dall'Egitto e dal Faraone. La "giustizia" del popolo è dunque il permanere nell'intimità con Dio, il modo concreto di proteggere la propria "santità" partecipando alla "vittoria" e all' "innocenza" di Dio su questa terra. Insomma, oggi Gesù ci chiama di nuovo a sé, a restare uniti a Lui per non entrare in contatto con il peccato e la morte che sono l'impurità che ci impedisce di vivere la nostra vita come una liturgia, rendendo vano il nostro pellegrinaggio verso la Gerusalemme celeste.

Ma è pur vero che Tutti abbiamo un "esterno bello a vedersi" così come abbiamo un "interno" pieno di "ossa di morti e di ogni putridume". E' quello che, splendidamente, afferma Chesterton: "certe volte credo che i criminali abbiano inventato l’igiene. O forse i riformatori dell’igiene hanno inventato il crimine. Tutti parlano di stanzette puzzolenti e sudici tuguri in cui si può scatenare il crimine, ma è proprio il contrario. Sono definite luride non perché vengono commessi delitti, ma perché i crimini vengono scoperti. E’ nei luoghi netti, candidi, ordinati, puliti, che il delitto può scatenarsi: non c’è fango per trattenere le orme”. Quanti delitti senza impronte, nelle nostre famiglie senza fango per trattenere le orme... Non si contano i cadaveri putrefatti delle persone che da anni abbiamo cancellato, e ora giacciono in un angolo del cuore, apparentemente dimenticati, rimossi. Fratelli, viviamo in un cimitero di quelli dei paesi di montagna. Belli, non c'è che dire: i cipressi a dare pace, le tombe curate, i fiori sempre freschi, e ogni domenica, all'uscita della messa una visita e una preghiera. A destra è sepolta mia madre, insopportabile; a sinistra mio padre, evanescente e sempre al lavoro, non mi ha mai capito; un po' più indietro mia sorella, sempre brava a scuola, il fisico da favola e... beh lasciamo perdere, tanto insieme a lei ci ho sepolto pure quel ragazzo che mi ci aveva fatto credere, e alla fine si è sposato con lei. Poi, dietro il campanile quell'anno di seconda media, che incubo, tutti a prendermi in giro. E poi, amici, parenti, e fatti, tanti fatti dolorosi, sono tutti sepolti qui, sotto questi cipressi. Ma il vero problema che affligge la nostra vita non è neppure che lavoriamo da anni in un'impresa funebre. Il problema è che, avendo "innalzato i sepolcri e adornate le tombe" proprio a ridosso della Chiesa, ci illudiamo di aver esorcizzato e risolto le situazioni. Crediamo di aver condotto il matrimonio in una posizione di equilibrio, certo la passione è svanita ma già è tanto se stiamo ancora insieme... Siamo convinti d'essere dei bravi preti, dentro quell'immagine così curata, e tutti gli impegni assolti... Insomma, occhio non vede, cuore non duole. Siamo purtroppo convinti d'essere a posto, a parte certo qualche peccatuccio, che so', una bugia, una parolaccia, ma furti, imbrogli, omicidi, scherziamo? Siamo così "correct" che non perdiamo occasione per onorare la memoria dei "profeti", sottolineando come noi mai e poi mai li avremmo uccisi. Noi siamo diversi! Gli altri invece, sempre loro, quelli del passato come quelli del futuro, ne hanno fatte e ne fanno di tutti i colori. Noi preghiamo, curiamo le tombe, ci sforziamo, non come l'inquilino di fronte, o come mia cognata che "Dio come tratta mio fratello"... E così "colmiamo la misura" dei peccati, proprio dentro a quell'indignazione così trendy, così cool e così perversa... Ma poi - ed è l'amore indomito del Signore - avvengono fatti apparentemente insignificanti che ci scuotono come in un attacco epilettico. Allora investiamo i figli con lo tsunami della nostra ira, assaliamo il coniuge coprendolo con ingiurie tra le più turpi, e tutto il candore ipocrita se ne va a carte e quarantotto tra un eccesso di ira e fughe alienanti. La nostra "giustizia" identica a quella "iniqua" dei "sepolcri imbiancati". Ti stupisci allora perché tuo figlio sia diventato "impuro" e sia scappato dalla Chiesa? Si è contaminato con la tua tomba fratello! E così tua moglie e tuo marito, come anche tanti pagani che si avvicinano a te sedotti dalla tua ipocrisia... Sì, perché il problema di ogni uomo è l'ipocrisia, non l'iniquità; la menzogna e non il putridume. I peccati Dio li perdona, ma l'ipocrisia impedisce a Cristo di avvicinarsi al sepolcro e di entrarvi. E' la corazza nella quale ci infiliamo per difenderci dalla verità, gelosi come siamo della tomba nella quale l'inganno del demonio ci ha fatto scendere. Come il figlio prodigo sei scappato di casa con la tua eredità; ma, lontano dalla "santità della casa di Dio" hai potuto solo dilapidare le Grazie con le quali, come i farisei e gli scribi ipocriti, ti illudevi di poter vivere secondo "giustizia". Ma, avendo tagliato con la  santità di Dio, hai chiuso la fonte della giustizia, e il tuo cuore si è "colmato" di iniquità. E' così? Accettalo e coraggio! Un "tribunale iniquo", composto proprio da quei "sepolcri imbiancati" ha giudicato Cristo, e lo ha condannato! A che cosa? A morte, per scendere così proprio nei loro sepolcri! Lo ha condannato anche la tua ipocrisia vero? Ma il Signore si è fatto condannare da te proprio per scendere anche oggi a prenderti per mano e farti risorgere nella vita nuova e "santa" in virtù della quale puoi camminare nella "giustizia" autentica. Il suo sepolcro è il nostro, e lì dentro Lui ha vinto davvero la morte! Sì, Lui ha, oggi, il potere di strappare dalla tomba il nostro matrimonio, e di donargli una vita "santa" che nella "giustizia" che compie la volontà di Dio è immortale, più forte cioè del peccato. Lui può fare del nostro matrimonio un segno così potente da attirare tutti a contemplare in esso la "vittoria" e l'"innocenza" di Dio fatte carne in noi, poveri e deboli peccatori. . Lui può trasformare un sepolcro imbiancato in una tomba vuota avvolta di luce pasquale, la tua vita come il Santo Sepolcro di Gerusalemme, il luogo più "santo" della terra: un sepolcro che per il mondo dice morte, ma che in Cristo afferma la "santità" di Dio, che cioè la morte non ha avuto potere su chi vi è stato deposto, perché Dio lo ha "separato" da essa in virtù del suo amore. 








QUI UN ALTRO COMMENTO APPROFONDITO







La doppia vita di un ipocrita è una tomba. I suoi pensieri sono quelli di chi, senza fede, va a rendere visita ai morti: i ricordi si confondono con i rimpianti nell'incapacità di vivere, autenticamente, il presente. Il problema dei farisei e degli scribi ipocriti non era l'iniquità, perché tutti siamo peccatori. Tutti abbiamo un "esterno bello a vedersi" così come abbiamo un "interno" pieno di "ossa di morti e di ogni putridume". 

E' quello che, splendidamente, afferma Chesterton: "certe volte credo che i criminali abbiano inventato l’igiene. O forse i riformatori dell’igiene hanno inventato il crimine. Tutti parlano di stanzette puzzolenti e sudici tuguri in cui si può scatenare il crimine, ma è proprio il contrario. Sono definite luride non perché vengono commessi delitti, ma perché i crimini vengono scoperti. E’ nei luoghi netti, candidi, ordinati, puliti, che il delitto può scatenarsi: non c’è fango per trattenere le orme”.

Quanti delitti senza impronte, nelle nostre famiglie senza fango per trattenere le orme: quanti regali a nostra suocera, ma che cosa pensiamo di lei? E di quel collega? Ogni giorno lo facciamo a fettine, con giudizi che sembrano laser di precisione, ma prendiamo il caffè con lui discettando di calcio e politica, come se niente fosse. E accade anche con i figli, anche se non lo ammetteremmo mai... Parole, predicozzi, e amici per la pelle, e cinema insieme, ma in fondo li vorremmo diversi, e uccidiamo in noi quello che di loro non accettiamo. Non si contano i cadaveri putrefatti delle persone che da anni abbiamo cancellato, e ora giacciono in un angolo del cuore, apparentemente dimenticati. 

Magari nostro marito o nostra moglie. Sono anni che non ci lasciamo neanche sfiorare, e viviamo ormai come fratello e sorella, incapaci di vedere nell'altro il volto di Cristo, la persona alla quale abbiamo consegnato, in Dio, la nostra vita per tutta la vita. E tutto era iniziato senza chissà che crisi: il lavoro, il denaro, il prestigio, la carriera, la vanagloria; il mondo, la carne e il demonio, avevano attaccato alle radici, come l'acqua che, giorno dopo giorno, marcisce ogni cosa. Senza rendercene conto ci siamo volti a mammona, prima con timidi abboccamenti, e poi sempre più intimamente, dimenticando che "non si può servire Dio e il denaro. Si amerà l'uno e si odierà l'altro". E così, intontiti dalle menzogne, siamo scivolati in un odio sordo verso Dio, celato e latente. E così, a poco a poco, sono cresciute le mormorazioni, le invidie, le gelosie, il nervosismo e l'ira. E ora ci ritroviamo con un matrimonio tanto carino che lo esponiamo in vetrina, ma è solo una lapide tirata a lucido. Dietro vi sono due cadaveri, putridi e maleodoranti.

Qual'è il segno che abbiamo ridotto la nostra vita a un "sepolcro imbiancato"? L'ammirazione superficiale di chi vi passa accanto; o, come riportato da Luca, l'indifferenza suscitata, l'irrilevanza del nostro matrimonio, che le persone calpestano senza rendersene conto, come si fa con il "sale che ha perduto il sapore". Il matrimonio cristiano invece è la vocazione a una missione, è sale sparso sulle ferite dell'umanità, non può non bruciare, non essere un segno di contraddizione. Innanzi tutto per i figli, e poi per i parenti e per tutti quelli che si incontrano e con cui si hanno relazioni. 

Quando un matrimonio non è un segno, anche se non sembra essere precipitato in chissà quale crisi, è ormai un sepolcro imbiancato. Domeniche a messa, i bambini a catechismo per carità, e una volta al mese dai nonni. Ma dentro vi è solo putridume. Carni corrotte incapaci di donarsi; impossibile da vedere a occhio nudo, perché ogni dovere mondano è compiuto. D'altronde chi entra con i coniugi nella camera da letto? Chi può intercettare gli sguardi delusi del cuore, le piccole e grandi chiusure, le barriere invisibile che sbattono l'altro a migliaia di chilometri? Eppure.... è proprio l'altrettanto ipocrita ammirazione dei conoscenti - "che bella famiglia...." - il segno che ormai la nostra vita è ridotta a una tomba.

E così di un prete con il cuore attaccato al denaro, o schiavo di se stesso e del suo dover essere "prima donna" a tutti i costi. Bellissime omelie, chilometri ingoiati per salvare un'anima, liturgie curatissime.... Un prete fantastico, che "appare giusto all'esterno davanti agli uomini, ma dentro è pieno d'ipocrisia e d'iniquità". E non c'è niente da fare, l'ammirazione delle persone si ferma alla scorza, alla superficie delle sue belle parole e dei suoi incensi profumati; se lo contendono a cene e ricorrenze, lo cercano per mille consigli, ma.... niente, lui e le sue parole restano incredibilmente irrilevanti. 

Lo spirito dei parrocchiani "sente" che c'è puzza di cadavere, e se ne tiene lontano, freddo e sopito. La carne malata di affettività malsana di questo prete ha sedotto l'altrettanto malata carne delle persone, e il risultato è una marmellata di ipocrisie che non ha sostanza. Vanagloria sempre più vana, mentre la Croce, ovvero la storia che aspetta per essere vissuta e dove sperimentarvi la risurrezione di Cristo, restano lontanissime, come immagini sfocate. Un prete ipocrita, con una vita doppia, avrà così frustrato la sua missione e scandalizzato i piccoli a lui affidati, il tutto dentro una nuvola di incenso soave. 

Così anche delle vicende tristi della nostra storia. Le abbiamo rimosse  e chiuse in un sepolcro. Abbiamo divorziato da quell'ingiustizia subita da piccoli, e guai a parlarne. Quella delusione con quel ragazzo? No, no, superata a costo di grandi sforzi, ma ora sto bene.... Il mio fisico? Che cosa vuoi, ormai non sono più giovane, un po' di palestra e sto bene con me stessa. Giovani o adulti, uomini o donne, non fa differenza. 

Viviamo in un cimitero di quelli dei paesi di montagna. Belli, non c'è che dire: i cipressi a dare pace, le tombe curate, i fiori sempre freschi, e ogni domenica, all'uscita della messa una visita e una preghiera. A destra è sepolta mia madre, insopportabile; a sinistra mio padre, evanescente e sempre al lavoro, non mi ha mai capito; un po' più indietro mia sorella, sempre brava a scuola, il fisico da favola e... beh lasciamo perdere, tanto insieme a lei ci ho sepolto pure quel ragazzo che mi ci aveva fatto credere, e alla fine si è sposato con lei. Poi, dietro il campanile quell'anno di seconda media, che incubo, tutti a prendermi in giro. E poi, amici, parenti, e fatti, tanti fatti dolorosi, sono tutti sepolti qui, sotto questi cipressi. Ma il vero problema che affligge la nostra vita non è che lavoriamo da anni in un'impresa funebre. 

Il problema è che, avendo "innalzato i sepolcri e adornate le tombe" proprio a ridosso della Chiesa, ci illudiamo di aver esorcizzato e risolto le situazioni. Crediamo di aver condotto il matrimonio in una posizione di equilibrio, certo la passione è svanita ma già è tanto se stiamo ancora insieme... Siamo convinti d'essere dei bravi preti, dentro quell'immagine così curata, e tutti gli impegni assolti... Insomma, occhio non vede, cuore non duole. Qualche lacrimuccia e un paio fiori, e passano paura e angoscia. Siamo purtroppo convinti d'essere a posto, a parte certo qualche peccatuccio, che so', una bugia, una parolaccia, ma furti, imbrogli, omicidi, scherziamo?

Siamo così "correct" che non perdiamo occasione per onorare la memoria dei "profeti", sottolineando come noi mai e poi mai li avremmo uccisi. Noi siamo diversi! Gli altri invece, sempre loro, quelli del passato come quelli del futuro, ne hanno fatte e ne fanno di tutti i colori. Noi preghiamo, curiamo le tombe, ci sforziamo, non come l'inquilino di fronte, o come mia cognata che "Dio come tratta mio fratello"... E così "colmiamo la misura" dei peccati, proprio dentro a quell'indignazione così trendy, così cool e così perversa...

Ma poi - ed è l'amore indomito del Signore - avvengono fatti apparentemente insignificanti che ci scuotono come in un attacco epilettico. I figli sono investiti da uno tsunami, il coniuge assalito da ingiurie tra le più turpi, e tutto il candore sacerdotale se ne va a carte e quarantotto tra un eccesso di ira e fughe alienanti. Basta qualcosa che, anche solo lontanamente, ci mostri la vita per quello che l'abbiamo ridotta, e allora non bastano più le lacrime per piangere i morti che abbiamo sepolto. 

E così scopriamo che il problema di ogni uomo è l'ipocrisia, non l'iniquità; la menzogna e non il putridume. I peccati Dio li perdona, ma l'ipocrisia impedisce a Cristo di avvicinarsi al sepolcro e di entrarvi. Essa è sempre l'esito amaro della libertà frustrata e pervertita. E' la corazza nella quale ci infiliamo per difenderci dalla verità, incapaci di capire che questa è sempre una declinazione dell'amore. 

Ma il Signore è entrato proprio nei sepolcri che abbiamo eretto. In tutti, nessuno escluso. Vi è sceso per riprendersi Adamo ed Eva, come noi e il nostro coniuge: "A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un'unica e indivisa natura" (Da un'Antica Omelia per il Sabato Santo). 

Gesù scende anche oggi e ci viene a prendere per mano, noi e tutti quelli che abbiamo trascinato con noi nel sepolcro: ci viene incontro perché tutti e tutto della nostra storia è opera delle mani di Dio, fatta a sua immagine. Il demonio ha sporcato tutto con la sua menzogna, ma Gesù viene a rifare tutto bello e nuovo. Non occorrono psicologi, occorre Cristo che si inabissi nel nostro sepolcro a raccogliere tutto quello che vi giace senza vita e per risuscitarlo. Il suo sepolcro è il nostro, imbiancato e calpestato. E lì dentro Lui ha vinto davvero la morte! Lui può fare del nostro sepolcro il luogo più santo della terra, meta di pellegrinaggi da ogni dove, perché segno della sua vittoria e del suo amore. 

Sì, Lui ha, oggi, il potere di strappare dalla tomba il nostro matrimonio, e di donargli una vita che non ha fine; in Lui possiamo tornare ad unirci al nostro coniuge, a perdonare e a sperimentare la dolce fecondità che ci unisce al Cielo. Lui può darci Isacco, nonostante le nostre carni imputridite. Lui può fare del nostro matrimonio un segno così potente da attirare tutti a contemplare in esso la vita più forte della morte, come accade al Santo Sepolcro di Gerusalemme. 

Lui può aprire ogni tomba e ridonarci, vivi e trasfigurati, tutti gli eventi e tutte le persone che vi abbiamo rinchiuso. Lui fa nuova la nostra vita e ricrea ogni relazione. Lui fa della nostra vita un prodigio, un Mistero Pasquale "live" di fronte a chi ci è accanto. Lui opera il miracolo della risurrezione "in diretta" per il mondo, perché questo creda che Dio esiste e ama ogni uomo. 

Morti come siamo non possiamo far nulla, solo accogliere la sua voce che, anche oggi, ci richiama alla vita. Dio saprà come scuoterci e ridestarci per non rimanere nella menzogna; ci cercherà con piccoli e grandi eventi, forse molto dolorosi, perché ci ama e non ci lascerà diluiti nell'ipocrisia. Invierà a noi un apostolo, un segno, una Parola, e vedremo la luce della fede, della libertà e della verità: in essa potremo riconciliarci con gli eventi e le persone che avevamo rimosso; questa è l'unica, autentica guarigione, quella che solo Cristo risorto può donarci. 

Oggi, accanto al nostro sepolcro imbiancato, appare Gesù, il giardiniere capace di riconsegnarci la nostra vita come un giardino, con ogni aspetto trasfigurato nel suo amore; Lui è dinanzi a noi, per fare di ogni nostro sepolcro il suo Santo Sepolcro, e della nostra vita un giardino di delizie: "Al terzo dì, gli amici di Cristo vennero sul far del giorno a quel luogo e trovarono la tomba vuota e la pietra sepolcrale rotolata da un lato. Si resero conto in varia guisa del nuovo miracolo, ma non capirono che un mondo era morto quella notte. Quel che essi vedevano era il primo giorno di una nuova creazione, con un nuovo cielo e una nuova terra: e in sembianza di giardiniere Dio camminava nuovamente nel giardino, nel fresco non di una sera ma di un'alba" (G.K. Chesterton).






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