XXV Domenica del Tempo Ordinario. Anno A



αποφθεγμα Apoftegma

Giusto per noi è “ciò che è all’altro dovuto”, 
mentre misericordioso è ciò che è donato per bontà. 
E una cosa sembra escludere l’altra. 
Ma per Dio non è così: in Lui giustizia e carità coincidono; 
non c’è un’azione giusta 
che non sia anche atto di misericordia e di perdono 
e, nello stesso tempo, non c’è un’azione misericordiosa 
che non sia perfettamente giusta.
Come è lontana la logica di Dio dalla nostra! 
E come è diverso dal nostro il suo modo di agire! 
Il Signore ci invita a cogliere e osservare il vero spirito della legge, 
per darle pieno compimento nell’amore verso chi è nel bisogno.

Benedetto XVI











GUARDATI, AMATI, PERDONATI, CHIAMATI E STRETTI IN UN'ALLEANZA DI AMORE ETERNO PER LAVORARE NELLA VIGNA PREGUSTANDO IL SALARIO DELLA VITA ETERNA


Sei felice della tua vita? Con la parabola di questa domenica, come uno Sposo innamorato Gesù ci ricorda che, per farci felici, è “uscito all’alba” della mattina di Pasqua vittorioso sulla morte. Che è venuto a cercarci per “salvarci” e strapparci all’ozio e ai vizi, frutto della “disoccupazione” del cuore, “prendendoci a giornata” per “lavorare” nella sua “vigna”.
Che ci ha promesso “quello che è giusto”, ovvero la giustificazione, il condono di ogni debito. E ci ricorda anche che lo abbiamo creduto: sì, nella “vigna” saremmo stati rigenerati e finalmente potevamo essere felici perché “occupati” per amare.
Credere è “convenire” che il salario promesso dal Signore è fantastico, proprio quello che il nostro cuore desidera. Ogni volta che accogliamo la predicazione, o riceviamo il perdono sacramentale, o mangiamo il Corpo del Signore, Cristo si fa nostro “salario”; è Lui stesso in noi che fa di “ogni giornata” un evento irripetibile, traboccante di vita.
E così siamo “andati” nella “vigna”, a camminare nella comunità cristiana dove sperimentare le promesse del Signore.
E oggi, si sono compiute in te? Sei felice o no? Forse dovrai dire, con molti altri, che no, non lo sei; se stai “mormorando” significa che sei ancora preda dei “tuoi pensieri”, così diversi da quelli di Dio.
Sei “invidioso”, ovvero, traducendo dal greco originale, il tuo “occhio è cattivo”; affetto di strabismo spirituale, guardi tutto di traverso con insoddisfazione ed esigenza.
Sei “invidioso” della “bontà” di Dio, come il demonio! Vorresti essere come Lui, “buono” con chi gli pare e come gli pare. Ma come? Nella sua imperscrutabile bontà non gli era parso di amare te che non ne avevi alcun diritto? Non ti ha “salvato” mille volte? Così satana rovescia la realtà nella nostra vita… 
Hai dimenticato le promesse e il “salario” accordato”. Non ti basta, Cristo non ti basta. Vuoi altro, quello che il mondo offre, quello che la carne reclama; magari ti basterebbe un sofà dove riposare, invece di discutere con tuo figlio o dover ascoltare le nevrosi di tua moglie.
Il demonio ha ancora potere e continua a sporcati lo sguardo; ti rapisce il cuore con i “pensieri” ragionevoli, accordati sul tuo sentimento di giustizia, perché tu metta il tuo tesoro nel salario che credi di meritare.
Sei così ingannato, infatti, che pensi di esserti sacrificato per seguire Gesù, di aver perduto molto per non aver ricevuto nulla in cambio, nulla di quanto speravi. Tua moglie continua ad essere identica a dieci anni fa, tuo marito è addirittura peggiorato, e tu, sì tu, ancora con gli stessi difetti, quelle debolezze che ti umiliano così tanto. 
Ma no, coraggio! Il Signore viene anche oggi ad annunciarci il suo amore! Il “Padrone”, ovvero il Padre, “fa delle sue cose quello che vuole”: “fa” cioè, di te e di me la sua volontà: “fa” una creazione nuova di te e di me, poveri peccatori “oziosi”.
Ci “fa” suoi “amici”, e per questo ci dona esattamente la stessa vita che ha dato al Primogenito, a Cristo! Allora, è un “torto” ricevere la natura di Dio, il suo potere sulla morte, l’amore nel quale offrirci agli altri e sperimentare la “ricompensa” che nessuno potrà toglierci?
E’ un “torto” ricevere in dono l’eredità che il Padre ha dato a suo Figlio? Pensa quanto ci inganna il demonio… Ma non ti rendi conto che sei “l’ultimo” di questo mondo? Che anche io, prete e missionario, dovrei stare all’inferno per i peccati che ho commesso, in pensieri, parole, opere e le omissioni?
Solo così potremmo aprire gli occhi e vedere che proprio per te e per me, Gesù si è fatto l’ultimo, lo “strumento d’espiazione nel suo sangue”, e viene a cercarci per farci diventare i “primi” tra i salvati. Ultimi perché deboli, incoerenti, nevrotici, peccatori, e “primi” perché più intensamente possiamo sperimentare il suo amore, gratuito, immeritato, insperato. 
Ora si comprende perché Gesù aveva detto al giovane ricco che Dio è “l’unico buono”: è l’unico che ama così, sovvertendo ogni idea sindacale della misericordia. Lui ricompensa di più chi meno merita… Anche se la carne pensa che sia ingiusto, questa è l’unica giustizia possibile, perché abbraccia tutti senza distinzioni.
Quello che non sa il mondo con i suoi “pensieri” che non prevedono il peccato originale nel cuore dell’uomo, è che nessuno merita nulla perché tutti sono stati “disoccupati” nell’incapacità di amare: “Non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù” (Rm 3, 22-30).  
Se, per Grazia, siamo stati chiamati alla salvezza prima dei pagani che ancora sono schiavi del mondo, è in vista della loro salvezza. Lo aveva capito Pietro: ha continuato a seguire Gesù, cadendo altre mille volte, scandalizzandosi della Croce e tradendo; ma così ha sperimentato di essere stato chiamato ad essere il “primo” proprio perché era l’”ultimo” tra tutti, il peggiore.
Come aveva ben chiaro San Paolo: “Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana ” (1 Cor. 8,15-10). 
Proprio per questo desiderava morire per andare con Cristo! Aveva sperimentato quale fosse il “guadagno” che lo Sposo aveva “convenuto” con lui. Ma sapeva che c’era una “vigna” dove “occupare” il proprio “corpo” per “lavorare con frutto” annunciando il Vangelo.
Abbiamo bisogno di camminare molto per scoprire e accettare di essere gli “ultimi”, stupiti e felici del “denaro” ricevuto immeritatamente ogni giorno. Allora “Cristo sarà glorificato in noi” e saremo una primizia tra i risorti inviata agli ultimi della terra, per annunciare loro la “giustificazione” gratuita di Dio che li “fa primi nel Regno dei Cieli”.




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