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Sabato della XIV settimana del Tempo Ordinario




“Esorcizzare”, 
collocare il mondo nella luce della ratio 
che proviene dall’eterna Ragione creatrice 
come pure dalla sua bontà risanatrice e a essa rimanda, 
questo è un durevole e centrale 
compito dei messaggeri di Gesù Cristo.

Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Vol. I








Dal Vangelo secondo Matteo 10,24-33.


Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone; 
è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più i suoi familiari! 
Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. 
Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. 
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. 
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. 
Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! 
Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. 

IL COMMENTO 

Siamo parte della famiglia di Gesù. Tutto quello che riguarda Lui riguarda anche noi. La nostra vita è legata indissolubilmente alla sua, perchè siamo nati per essere conformi alla sua immagine. "Tra il Figlio di Dio fatto carne e la sua Chiesa v'è una profonda, inscindibile e misteriosa continuità, in forza della quale Cristo è presente oggi nel suo popolo. È sempre contemporaneo a noi, è sempre contemporaneo nella Chiesa costruita sul fondamento degli Apostoli" (Benedetto XVI, La volontà di Gesù sulla Chiesa e la scelta dei Dodici15 marzo 2006). Il Signore è il primogenito della nuova creazione e, come Lui, in Lui e per Lui, non possiamo che suscitare sconcerto, scandalo, persecuzione. L'apparire di Gesù infatti scatenava infatti l'ira dei demoni, stanati nell'ombra delle loro menzogne. Allo stesso modo l'avvento della Chiesa, la parola e la vita degli apostoli, svela le trame occulte del principe di questo mondo, perchè la Verità illumina la menzogna, inescusabilmente.


Così quando in ufficio, a scuola, tra gli amici, nelle diverse relazioni, si fa presente l'avvenimento di Cristo incarnato negli apostoli, tutto quello che non gli è conforme - i nemici della croce - è come risucchiato in superficie, e, una volta smascherato, schiuma ira e calunnia, e violenza che giunge ad uccidere, pur di ricacciare nell'ombra la menzogna di un'esistenza preda dell'inganno. Come Giovanni fu inviato a svelare i pensieri di molti cuori, il Signore stesso fu, ed è e nei suoi apostoli, segno di contraddizione. Quando al supermercato, all'uscita dall'asilo o spesso, purtroppo,  anche a messa, appare una mamma circondata dalla nidiata dei suoi cinque, o sette, o dieci figli, è come una saetta precipitata laddove si sono posati i suoi piedi: risolini, ghigni, ironie, e insulti. E' la Verità che sconfessa la menzogna, il velo del Tempio squarciato dalla stessa carne di Cristo. In quella madre, come in ogni cristiano che incarni il vivere di Cristo, appare il Maestro, il Primogenito risorto e vivo che ha vinto la morte dell'egoismo, della paura e del mondo; quei bambini che le fanno ressa ululante intorno sono i segreti che Gesù le ha sussurrato all'orecchio e che lei annuncia alla luce e predica dai tetti; i suoi figli sono il corpo di Cristo che squarcia il velo del Cielo, e ne lascia intravvedere la bellezza e la pace, l'infinita estensione nell'amore che non conosce barriere. Quei volti venuti alla luce per un miracolo di amore e risurrezione sono il profumo del Regno, la testimonianza dell'unica Verità capace di rendere libero l'uomo. L'impatto con la dura scorza della menzogna provoca, inevitabilmente, il grido violento di chi ha ceduto all'inganno, e si è accomodato sul sofà tranquillo dell'egoismo mascherato di ragionevolezza. 

Ma dentro ogni uomo è scritto il codice genetico dell'amore, la volontà di felicità che ne ha disegnato la mappa del Dna spirituale. Quando, in quella mamma, come in ogni apostolo, si fa prossima la Verità, il compimento di quel codice nell'esistenza quotidiana, il pus velenoso della menzogna erompe come un vulcano, e allora giù lava di violenza. Ma sotto, nel fondo nascosto di tanta ira, si ode il grido incancellabile che reclama giustizia, il seme di vita eterna deposto da sempre nel cuore. La persecuzione che si scatena contro la Chiesa è sempre dettata dall'orgoglio che induce a non arrendersi, a difendere le certezze acquisite, non importa se gravide di morte; la superbia che spinge a non abbandonarsi alla misericordia. La persecuzione, la calunnia, l'odio che gli apostoli attirano su di sé, sono il segno inequivocabile che il Regno dei Cieli è arrivato e il regno di satana ha le ore contate: è segno di debolezza, la stessa che gridavano i demoni alla vista di Gesù: "Che cosa abbiamo in comune con te, Gesù nazareno? Sei venuto a rovinarci?". 


Sì, Gesù è venuto per la rovina dei demoni, e per questo, dopo di Lui, anche i suoi apostoli saranno apostrofati quali principi dei demoni, perchè l'opera più astuta di satana è proprio quella di camuffarsi e scambiare il bene con il male, Gesù con egli stesso. E' quanto abbiamo sotto gli occhi ogni giorno: è bene uccidere un bambino nel seno di sua madre, è male farlo nascere. Beelzebùl  è Cristo, il Papa suo Vicario, ed ogni apostolo che incarna il Vangelo della vita. La compassione, la pietà, il bene si compiono in quanti operano per cancellare il dolore, fuggire la sofferenza, disintegrare l'uomo peccatore impedendogli l'incontro con la misericordia autentica che schiude alla felicità eterna. Ed è solo un esempio, il più evidente.   


La Chiesa dunque è inviata come un agnello in mezzo ai lupi, ad attirare su di sè il disprezzo, il rifiuto, la morte vomitati da satana. La Chiesa è inviata come il suo Maestro e capofamiglia a catalizzare su di sé tutto il male della storia, perchè, una volta stanato e fuoriuscito, lasci posto alla Grazia capace di sanare, perdonare, ricreare: "l’annuncio del regno di Dio non è mai solo parola, mai solo insegnamento. E’ avvenimento, così come Gesù stesso è avvenimento, parola di Dio in persona. Annunciandolo, conducono all’incontro con Lui. Poiché il mondo è dominato dalle potenze del male, quest’annuncio è allo stesso tempo una lotta contro queste potenze. “I messaggeri di Gesù mirano, al suo seguito, ad un’esorcizzazione del mondo, alla fondazione di una nuova forma di vita nello Spirito Santo, che liberi dall’ossessione diabolica” (R. Pesch)... Si sente tutto l’impeto di quest’irruzione nelle parole di Paolo, quando dice: “Nessuno è Dio se non uno solo. E in realtà, anche se vi sono cosìddetti dèi sia nel cielo sia sulla terra, e difatti ci sono molti dèi e molti signori, per noi c’e un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per Lui; e un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per Lui” (1 Cor 8,4ss). In queste parole c’e un potere liberatorio - il grande esorcismo che purifica il mondo. Per quanti dèi possano fluttuare nel mondo - Dio è uno solo e uno solo è il Signore. Se apparteniamo a Lui, tutto il resto non ha più potere, perde lo splendore della divinità" (J. Ratzinger - Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Vol. I).


La missione è dunque una lotta, è parte del combattimento escatologico che appare nell'Apocalisse, soprattutto al Capitolo XII. La Donna è perseguitata dal grande drago che vuole divorare il bambino appena nato, Cristo fatto carne nella Chiesa, nei suoi fratelli più piccoli. Ogni istante della vita dei discepoli, ogni aspetto della nostra vita è un frammento di questa grande e cruenta battaglia. Ma non siamo soli, tutto ci accade perchè siamo di Cristo, perchè Lui è vivo in noi. Con Lui ci accompagnano i martiri di ogni generazione, e i fratelli che subiscono le stesse prove in ogni angolo della terra. Al lavoro, a casa, a scuola, con amici e colleghi, con il fidanzato o con i parenti, ovunque e sempre ci è consegnata una tessera del mosaico che compone la volontà di Dio su ogni uomo. Deporla al suo posto prevede che sia "esorcizzata", tolta la tessera falsa, apparentemente somigliante, ma inautentica. E questo accade non senza pagare un prezzo spesso salatissimo, la nostra dignità, il nostro onore, l'amicizia, la stima, l'affetto. Caricarsi, con Cristo, del peccato e del male che si scatena intorno e verso di noi, è l'amore più grande, gratuito, che libera e conduce al Regno. "Ma nella fede, nella comunione con l’unico vero Signore del mondo, gli è donata l’“armatura di Dio”, con cui - nella comunione dell’intero Corpo di Cristo - può opporsi a queste potenze, sapendo che il Signore ci restituisce nella fede l’aria depurata da respirare - il soffio del Creatore, il soffio dello Spirito Santo, nel quale soltanto il mondo può essere risanato" (J. Ratzinger - Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Vol. I).


Ogni capello del nostro capo è contato, siamo già cittadini del Cielo, non un secondo della nostra vita scivola dalle mani di Cristo. La fiducia e l'abbandono alla sua volontà è l'unico che ci viene richiesto: dare spazio alla Grazia, all'autentica libertà, all'amore che vince il timore e la morte, e fa di noi luce splendente della Verità che ogni uomo, anche se violento e nemico, attende con ansia. Chiuderci alla Grazia è rinnegare Cristo, sciogliere nell'acido la nostra identità autentica, scappare dalla sua famiglia, e cadere prede della Geenna. Ma come potremo farlo se anche oggi, ora, stiamo sperimentando l'amore infinito che ci perdona, consola, accompagna, protegge e ci fa felici davvero? Temiamo dunque il Signore, abbandoniamoci alla sua fedeltà, Lui che ha il potere di condurci al porto sospirato della Vita eterna. Armiamoci del santo timore di Dio, e camminiamo nella storia che Lui ci ha preparato, sorgente di salvezza per ogni uomo a cui saremo inviati.



Benedetto XVI. La missione grande esorcismo del mondo

San Paolo, nella Lettera agli Efesini, ha descritto una volta, da un’altra prospettiva, questo carattere esorcistico del cristianesimo, dicendo: “Attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza! Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef 6,10-12). Heinrich Schlier ha spiegato così questa rappresentazione della lotta del cristiano, che oggi ci appare sorprendente o anche strana: “l nemici non sono questo o quell’altro e nemmeno io stesso, non sono carne e sangue [...], il contrasto va più nel profondo. Si rivolge contro una quantità innumerevole di nemici che sono instancabilmente all’attacco, avversari non ben definibili che non hanno veri nomi, ma solo denominazioni collettive; sono anche a priori superiori all’uomo e questo per la loro posizione superiore, per la loro posizione “nei cieli” dell’esistenza, superiori anche per l’impenetrabilità e l’inattaccabilità della loro posizione. La loro posizione è, appunto, l'“atmosfera” dell’esistenza, un’atmosfera che essi stessi diffondono intorno a sé, essendo infine tutti ricolmi di una malvagità sostanziale e mortale”. Chi non vedrebbe che queste parole descrivono proprio anche il nostro mondo, nel quale il cristiano è minacciato da un’atmosfera anonima, da quello che “è nell’aria”, che vuol fargli apparire ridicola e insensata la fede? E chi non vedrebbe che ci sono avvelenamenti mondiali del clima spirituale che minacciano l’umanità nella sua dignità, addirittura nella sua esistenza? La singola persona, anzi, le stesse comunità umane sembrano irrimediabilmente abbandonate all’azione di queste potenze. Il cristiano sa che, da solo, neppure lui può riuscire a dominare questa minaccia. Ma nella fede, nella comunione con l’unico vero Signore del mondo, gli è donata l’“armatura di Dio”, con cui - nella comunione dell’intero Corpo di Cristo - può opporsi a queste potenze, sapendo che il Signore ci restituisce nella fede l’aria depurata da respirare - il soffio del Creatore, il soffio dello Spirito Santo, nel quale soltanto il mondo può essere risanato.



San Patrizio (circa 385-vers 461), monaco missionario, vescovo 
Confessione, § 43- 47 ; SC 249, 119 




« Quello che ascoltate all'orecchio, predicatelo sui tetti »


        Non per mia iniziativa ho cominciato questa opera, ma Cristo Signore mi ha ordinato di venire a trascorrere tra i pagani Irlandesi il resto dei miei giorni – se lo vuole il Signore e se mi custodisce da ogni via cattiva... Ma non confido in me stesso «finché sono in questo corpo votato alla morte» (2 Pt 1,13; Rm 7,24)... Non ho condotto una vita perfetta come altri fedeli; ma lo confesso al mio Signore e non arrossisco alla sua presenza. Infatti non mentisco: da quando l'ho conosciuto nella mia giovinezza, l'amore di Dio è cresciuto in me, insieme al suo timore, e fino a oggi, per la grazia del Signore, «ho conservato la fede» (2 Tm 4,7).

        Rida dunque e mi insulti chiunque vorrà; io non tacerò e non nasconderò «i prodigi e i miracoli» (Dn 6,28) che il Signore che conosce ogni cosa mi ha mostrato, molti anni prima che succedessero. Per questo dovrei rendere senza sosta grazie a Dio, che tanto spesso ha perdonato la mia stupidità e la mia trascuratezza e non si è irritato neanche una sola volta contro di me, nonostante sia stato eletto vescovo. Il Signore mi «ha fatto grazia», «in favore di mille generazioni» (Es 20,6), perché ha visto che ero disponibile... Infatti numerosi erano coloro he si opponevano a questa missione; parlavano anche fra di loro a mia insaputa e dicevano: «Perché costui si getta in un'impresa pericolosa presso degli stranieri che non conoscono Dio?» Non per malizia si esprimevano così; io stesso lo attesto: a causa della mia rustichezza non potevano capire perché io fossi stato nominato vescovo. Neanch'io sono stato pronto a riconoscere la grazia che era in me. Ora tutto questo è diventato chiaro per me.

        Ora dunque, espongo semplicemente ai miei fratelli e ai miei compagni di servizio che mi hanno creduto, perché «ho predicato prima e lo ripeto ora» (2 Cor 13,2), allo scopo di fortificare e di confermare la vostra fede. Possiate anche voi ricercare scopi più elevati e compiere opere più eccellenti. Questo sarà la mia felicità, poiché «il figlio saggio rende lieto il padre» (Pr 10,1).

Giovedì della III settimana di Quaresima



Cristo è 'la mano' di Dio tesa all'umanità,
perché possa uscire dalle sabbie mobili della malattia e della morte,
rialzarsi in piedi sulla salda roccia dell'amore divino.

Benedetto XVI



Lc 11,14-23 


In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate. Ma alcuni dissero: “È in nome di Beelzebul, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni”. Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demoni in nome di Beelzebul. Ma se io scaccio i demoni in nome di Beelzebul, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde”.




IL COMMENTO


Ammutoliti, inermi, presi tra i tentacoli dell'orgoglio. In silenzio. La porta sbarrata e una vita passata nel proprio mondo, con gli "altri" è troppo complicato, ingiustizie, incomprensioni. Meglio star soli che è già molto sopportare se stessi. Orgoglio allo stato puro, il demonio muto, demonio di questa generazione, come forse mai. Il mutismo che caratterizza le relazioni delegate a chat senza volti e voci, ove nascondersi, acconciarsi, ingannare: rapporti muti, infecondi, ripiegati su stessi, schiavi della paura e delle concupiscenze che ne derivano. Rapporti muti come i rapporti prematrimoniali, passione da soddisfare nell'attenzione a non "combinare il guaio", pervertendo radicalmente la sessualità che è dono attraverso il quale partecipare all'opera creativa di Dio: rapporti muti come i rapporti tra coniugi chiusi alla vita, tsunami d'egoismo contro la natura disegnata dal dito di Dio, amore che crea, che dà vita, la moltiplica, la colma, la conduce a perfezione. Rapporti muti come i rapporti omosessuali, vagiti infantili alla ricerca di nutrimento affettivo, schiacciati sul proprio io da soddisfare nel latente egoismo ben mascherato di altruismo e camuffato nei sentimenti che cercano, "orgogliosamente", diritti che, concessi, darebbero cittadinanza al suicidio. Perchè un rapporto muto è sempre un suicidio, lento, subdolo, inesorabile: esso attenta alla natura più profonda dell'uomo, che è creato per parlare lingue nuove, per entrare in una relazione d'amore con chi gli è posto accanto, uscendo da se stesso per apprendere il linguaggio di chi è diverso e altro da me, perdendo così la propria vita per ritrovarla moltiplicata e compiuta. Parlare l'amore rispettando il corpo e la vita di chi ancora non è carne della mia carne nel vincolo del matrimonio, rapporto fecondo che genera generosità e responsabilità che saranno sigillate nel sacramento nuziale; parlare l'amore unendosi al coniuge nell'apertura alla feconda volontà di Dio, donandosi mutuamente il compimento santo della propria carne nella purezza originale che genera amore, e quindi vita destinata all'eternità.



Invece, come affermava Mons. Giussani, "Questo è l’importante per il mondo: impedire all’uomo di raggiungere la propria ferita, cioè di raggiungere sé stesso"Qualche tempo fa il professor Veronesi sentenziò sulla superiorità dell'amore omosessuale (amore?) nel nome di una sua presunta maggiore purezza. L'amore tra due uomini o tra due donne sarebbe più puro perchè non strumentale alla procreazione. Purezza da preservativo, per cui un omosessuale non "usa" l'altro per concepire una nuova vita: lo usa solo per se stesso, nell'assolutezza tragica dell'egoismo. Purezza claustrofobica, rinchiusa nello spazio esile del piacere ripiegato su sé stessi: scriveva Veronesi che "due gay si dicono: amo te perchè mi sei vicino nel pensiero; il tuo pensiero, la tua sensibilità e i sentimenti sono più vicini ai miei". L'altro è così trasformato in un clone di me stesso: quanto più vicino, tanto più amato; quanto meno differenze, tanto più amore. E' così descritto il demonio muto, che svela la grave infermità di cui soffre questa società, e anche il nostro cuore: impuro è ciò che procura sofferenza e dolore; la ferita inferta dall'alterità diviene la porta all'infelicità. La ferita aperta sulla costola di Adamo per dare la vita ad Eva. L'altro sesso costituito moglie o marito, con le sue incognite, con il carico di precarietà e inafferrabilità che porta in dote, è lo spazio dischiuso al rispetto e al dono di sè. Ma, spesso, l'altro, è visto e vissuto come un tumore. Ti afferra la carne, si infila tra le cellule, occupa i tuoi spazi. Ti fa debole, inerme, piccolo. L'altro ti spinge all'amore gratuito, a spiccare il volo in un cielo di cui non conosci le proporzioni, a dimenticare te stesso e i tuoi schemi. E questo significa dolore, amore segnato da una ferita.


Il demonio muto è l'artefice dell'inganno di una vita senza dolore, senza ferite, senza il difficile linguaggio che cerchi di comprendere, accogliere, amare davvero. Il demonio muto che schiaccia e frustra una relazione nella ricerca di una somiglianza e di una vicinanza che annullino le differenze e i rischi, le difficoltà, i sacrifici e il dolore, cortocircuita, in questa generazione, con il folle anelito ad una vita sempre più lunga e senza malattie. Il nesso tra la ricerca contro i tumori e la beatificazione dell'amore omosessuale è evidente. Si tratta dello stesso demonio muto perchè questi si ammanta di luce, si traveste e si annida nelle menti e nei cuori, nascosto nel cavallo di Troia dell'ideologia dominante, suadente e gravida di speranze per un domani senza dolore. Lotta ai tumori, eutanasia, selezione embrionale e amore gay sono parenti stretti, gemelli figliati dall'unica menzogna che ha chiuso il Cielo, il destino eterno cui ogni uomo è chiamato. E allora ecco le parodie del paradiso, porzioni di piacere su misura, perchè senza un destino di felicità dinanzi non si può vivere. Il Cielo trasformato in idolatria dell'ego, unica possibilità rimasta a chi ha cancellato il peccato, e con esso la ferita del male inferta dal principe di questo mondo. Il dolore, ogni dolore, cola da questa ferita primigenia, dall'invidia del demonio (cfr. Sap. 2,24). Impegnarsi per cancellarne gli effetti è quanto di più irragionevole vi sia, un vero attacco alla scienza e al buon senso. Accanirsi su un tumore senza ricercarne le origini è pura stoltezza. Per questo, di fronte alla sconfitta di una cura, l'unica via di uscita è l'omicidio, in versione aborto o eutanasia, demoni muti, senza parole di fronte al dolore, alla sofferenza dell'innocente, all'amore che richiede il dono totale. 


Eppure è proprio la ferita il luogo del riscatto: "dove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la Grazia" (Rom. 5,20). Quella ferita originale di cui tutti sperimentiamo il dolore, si è aperta un pomeriggio di duemila anni fa nelle mani, nei piedi e nel costato di Gesù, sospingendolo nell'abisso del male e della morte. Ma da quell'antro oscuro è risorto, mostrando finalmente quelle ferite trasfigurate e radianti di luce. In esse vi è ogni nostra ferita. Da quel giorno la Croce è divenuta la porta del Cielo, l'accesso misterioso alla felicità autentica, ad un parlare la lingua dell'amore sconosciuta a chi è stato preda del demonio muto. Cristo crocifisso e risorto è la Parola che scioglie le catene del "grande peccato" e libera la lingua e riconsegna il cuore alla verità e all'autenticità. Il sepolcro d'una vita ripiegata sulla propria solitudine è finalmente spalancato. E' questa l'opera di Dio, che genera meraviglia. Perchè solo l'amore crocifisso è amore vero e degno, dono fecondo e libero, amore puro che sgorga dalla misericordia sperimentata e ridonata. Accogliere e amare il marito o la moglie esattamente come essi sono, senza sperare nulla, donando all'altro la vita che zampilla dalla sorgente inesauribile dell'amore risorto. Accogliere una malattia, laddove non si abbiano i rimedi per curarla, facendone un luogo di offerta e di amore. Raggiungere l'altro all'estremo opposto dell'orizzonte, senza chiedere e senza esigere, nella consegna totale e gratuita di sé. Restare crocifissi con Cristo nei dolori che umiliano un corpo che vorrebbe correre e vivere in pienezza, come in una liturgia che abbraccia l'universo e che offre ogni lacrima per un destino più grande. Amare e dare la vita, aprirsi alla fecondità che Dio ha pensato per ciascuno, sul talamo nuziale come sul letto della malattia. E figli, di carne e di fede, figli nati per la vita eterna.  


Si comprende allora la tanta invidia del demonio, è insopportabile per lui vedere uno schiavo liberato. Il Più Forte è arrivato, lo ha vinto, gli ha strappato l'armatura di menzogne, le stesse che costituivano l'appoggio di tante esistenze bruciate nel mutismo più oscuro. Il bottino, gli schiavi liberati, distribuiti nel mondo ad annunciare la Buona Notizia, una Parola capace di strappare la preda al demonio. Il demonio muto che governa il mondo si ribella, si fa pensiero malvagio, cultura di morte, negli intellettuali come, spesso, in ciascuno di noi. E allora processi, calunnie, menzogne, quelle di duemila anni fa come quelle di oggi, nel tentativo di ricacciare tutti nel mutismo che soffoca la verità. E Lui, il Signore, l'umile, l'amore spezzato, Lui considerato un demonio. E' la sua sorte, il mondo chiude le gabbie, e sigilla le labbra in un mutismo di morte e solitudine. Quello che sperimentiamo, che vediamo, che soffriamo. Perchè chi non è con Cristo è contro di Lui, non vi è spazio per la mediazione con il demonio! Esso è muto, non vuole parlare, non vuole uscire allo scoperto, si cela nei pensieri, illudendosi che Dio non lo scovi nell'abisso più profondo. Chi non raccoglie il suo amore disseminato nella storia disperde, come si disperde il seme nei rapporti muti, siano essi tra fidanzati, tra omosessuali, o chiusi alla vita tra i coniugi, siano quelli ancor più egoistici che si risolvono nella masturbazione. Rapporti muti nella sessualità come in ogni altro aspetto; disperdere l'amore, renderlo vano, prostituirlo e pervertirlo per saziare il proprio uomo vecchio, in famiglia, tra amici, nella missione e nella stessa Chiesa: è questo il demonio muto che ci afferra tutti. Il demonio che disperde il seme della Parola creatrice, e lo secca tra rovi, sassi, sul ciglio della strada della vita, negli inganni del mondo. Il demonio che ammutolisce la Parola capace di far crescere e dar frutto, la pazienza dell'amore, perchè il Signore non raccolga con noi i frutti pensati nel piano amorevole del Padre. Ma il Signore è più forte, conosce i nostri pensieri, il mutismo dove si nasconde l'inganno: ci conosce e ci conduce fuori, alla luce, ci libera nella verità, perchè il Suo amore crocifisso ha vinto il mondo. Il dito di Dio che ci ha creato giunge anche oggi, anche per noi, per toccarci e sanarci, per schiudere le labbra del nostro cuore, la lingua del nostro corpo, le corde del nostro spirito, perchè possiamo parlare le parole del Cielo, il suo amore che ha vinto l'egoismo e la morte, e raccogliere con Lui senza disperdere i frutti per la Vita Eterna.








Sant'Amedeo di Lausanne (1108-1159), monaco cistercense, poi vescovo 
Omelia mariana ; SC 72


Il dito di Dio


        « Mi venga in aiuto la tua mano ! » (Sal 118, 173). Il Figlio unico del Padre, per mezzo del quale egli ha creato tutte le cose, è chiamato la mano di Dio. Questa mano ha operato quando si è incarnata, non soltanto nel fatto che non ha causato a sua madre nessuna ferita, ma anche, secondo la testimonianza del profeta, addossandosi le nostre malattie, caricandosi delle nostre sofferenze (Is 53, 4).
        Sicuramente, questa mano, piena di rimedi diversi, ha guarito ogni malattia. Ha respinto ogni causa di morte ; ha risuscitato dai morti ; ha frantumato le porte degli inferi ; ha incatenato l'uomo forte e gli ha strappato via le armi ; ha aperto il cielo ; ha elargito lo Spirito di amore nei cuori dei suoi. Questa mano libera i prigionieri e dona la vista ai ciechi ; rialza coloro che sono caduti ; ama i giusti e custodisce i forestieri ; accoglie l'orfano e la vedova. Strappa dalla tentazione coloro che sono in pericolo ; ristora, riconfortandoli, coloro che soffrono ; ridà gioia agli afflitti ; ripara sotto la sua ombra coloro che faticano ; scrive per coloro che vogliono meditare la sua Legge ; tocca e benedice il cuore di coloro che pregano ; li rafforza nell'amore, per mezzo del suo contatto ; li fa progredire e perseverare nella sua azione. Infine, li conduce alla patria ; li riporta al Padre.
        Infatti, si è fatta carne per attrarre l'uomo attraverso l'Uomo, unendo la nostra alla sua carne, per riportare, nel suo amore, la pecora smarrita a Dio, Padre onnipotente e invisibile. Poiché questa pecora, avendo lasciato Dio, era caduta « nella carne », era necessario che questa mano, fatta uomo, venisse a sollevarla « dalla sua carne » per riportarla al Padre (Lc 15,4s).





Dalle Omelie di sant'Ambrogio sulla cacciata dei demoni

Expositio Evangelii sec.Luc.,lib.VII,91-94. PL 15,1722-1723.

Taluni accusavano il Signore di scacciare i demoni per mezzo di Beelzebul, principe dei demoni. Nel controbattere, Gesù vuole mostrare che il suo regno è durevole e indivisibile. Dirà giustamente a Pilato: Il mio regno non è di questo mondo (Gv 18,36). Coloro che non ripongono la propria speranza in Cristo e pensano che i demoni siano scacciati dal principe dei demoni, appartengono a un regno diviso. Qui Cristo allude direttamente ai Giudei che credevano di debellare certi mali invocando l'aiuto di un demonio per scacciare un altro demonio. Ma quando la fede è lacerata, potrà mai sopravvivere l'unità del regno? Il regno della Chiesa resterà eternamente, perché la sua fede è indivisa, il suo corpo è unico: Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti. (Ef 4,5-6) Quale follia sacrilega sarebbe credere che il Figlio di Dio agisca col soccorso della potenza diabolica, quando invece egli soggioga gli spiriti impuri e strappa il bottino al principe del mondo mediante il dito di Dio, oppure come dice Matteo, per lo Spirito di Dio! (Cf Mt 12,28) Il Figlio di Dio fatto uomo ha ugualmente dato agli uomini il potere di stroncare gli spiriti malvagi e dividerne le spoglie, ciò che è il simbolo del trionfo. La santissima Trinità si presenta a noi come un regno indivisibile, ad immagine dell'unità di un corpo, dato che Cristo è spesso chiamato la destra di Dio e lo Spirito Santo talvolta è definito dito di Dio. Il regno della divinità non appare dunque indivisibile, poiché è indiviso come un corpo? Infatti in Cristo si trova tutta la pienezza della divinità in forma corporea. (Cf Col 2,9) E ciò, senza dubbio, né lo puoi negare quanto al Padre, né lo devi negare quanto allo Spirito. Però, questo paragone della divinità con le nostre membra non ti faccia credere che sia il caso di stabilire una divisione della potenza: una cosa indivisibile non si può frazionare. L'immagine del "dito" è menzionata soltanto come figura dell'unità, non per distinguere o dividere la potenza; infatti la destra di Dio, il Cristo Signore ha detto: Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10,30) Ma se la divinità é indivisibile, le Persone sono distinte. Lo Spirito è chiamato dito di Dio; questo indica la sua potenza in atto, poiché, come il Padre e il Figlio, anche lo Spirito Santo è autore delle opere divine. Davide dice infatti: Il tuo cielo, opera delle tue dita; (Sal 8,4) e nel salmo trentadue: Dal soffio della sua bocca il Signore fece i cieli e ogni loro schiera (Cf Sal 32,6). Paolo dice a sua volta: Tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera distribuendole a ciascuno come vuole. (1 Cor 12,11) Quando Gesù dice: Se io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio, egli ci insegna due cose: anzitutto che lo Spirito Santo è dotato di un potere regale, perché in lui abita il regno di Dio; poi impariamo ad essere una dimora regale, dato che lo Spirito abita in noi, secondo questa parola: Il regno di Dio è in mezzo a voi. (Lc 17,21) Per conseguenza, dobbiamo considerare lo Spirito Santo come associato alla sovranità e alla maestà regale della deità. San Paolo infatti dice: Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà. (2 Cor 3,17)